L’arma segreta

Giorno feriale. Ore 9.30.
Collega Dirimpettaia alla sua scrivania: anche stamane canticchia tra sé, allegra.

CD – Lallalà. Ih ih ih ih.
X – Si può sapere cosa hai da ridere?
CD – Ih ih. Lallalà.
X – Insomma, la tua vita va a catafascio, il fidanzato ti sta lasciando, lavori per un’azienda che ti odia, il prezzo delle zucchine continua a salire, sei in ritardo con l’affitto, vivi a Milano e fa pure caldo.
CD – Ih ih ih. Embè?
X – Come fai ad essere sempre così spensierata e serena ?
CD (pausa, poi sorride e guarda in camera come se stesse recitando uno spot alla tv):
– Semplice. Io, ogni mattina, prima di colazione, prendo lo Zoloft.

Sull’oggettistica delle camere d’albergo a due stelle

Ed ecco un’inutile (embè?) disamina dei misteriosi oggetti che si trovano nelle camere d’albergo: non gli hotel di lusso (e chi li conosce?) né le pensioni con topi e scarabei; insomma le via di mezzo, quantomeno come tariffa al giorno.

Il frigobar – Microelettrodomestico contente bevande d’emergenza a prezzi modici (a soli 50 euro la mezza minerale gassata). Ha poi un’altra funzione: nella notte il suo assordante ronzio serve a tener svegli gli ospiti che hanno il sonno leggero. I quali, pur di dormire, finiscono per staccare la spina dell’apparecchio, provocando così il disgelo dei cubetti di ghiaccio (da 9 euro cadauno) e il conseguente allagamento della camera.

I quadri – Il “Mazzo di Fiori”, la “Natura Morta con Uva”, la “Donna Nuda Brutta”. Dove vanno a finire tutti i quadri mal riusciti del mondo? Quelli che nessuno osa mettersi in casa, nemmeno la mamma del pittore? Facile. Vanno a finire sulle pareti delle camere d’albergo a due stelle.

La televisione – Ogni cameretta d’alberghetto o di pensione oramai ha il suo televisore, segno dei tempi. Si tratta di un apparecchio da 8 pollici, talora in equilibrio appeso a una parete per non occupare spazio prezioso. Trasmette canali italiani, tedeschi, francesi, inglesi, la Cnn, una rete regionale dedicata al mago che dà i numeri del lotto, un canale televendite di pentole, 16 canali criptati a pagamento (uno di cinema americano e 15 per adulti).

Gli orari della colazione – Affissi alla porta, in tutte le lingue del pianeta ci dicono che la colazione si fa dalle 06 alle 9.00, guai a chi arriva in ritardo. Il viaggiatore turista è contemplato solo se mattiniero. Per non perdere la colazione occorre quindi puntare la sveglia (e siamo in vacanza, porcogiuda): se gli ospiti si presentano in sala dopo le 9:01 vengono cacciati via in malo modo dalla titolare che sta già sparecchiando.

Le bustine omaggio brandizzate con nome e logo dell’albergo – Stanno nel bagno, sulla mensola, cortese omaggio del hotel, come a dire guarda quanto siamo gentili, ti regaliamo pure il sapone. C’è la fantastica confezioncina con l’ago e filo per nani, quella del bagnoschiuma, la spazzolina per lucidarsi le scarpe (è lì dal 1971, intatta perchè nessuno ha mai capito cosa sia), i profumini, il dentifricino (più raro), la malinconia del bicchierino incellofanato, l’immancabile “Sacchettino da Signora” (fine perifrasi per dire: “Donne, gli assorbenti metteteli qui e non buttateli nel water che poi ce lo intasate e dobbiamo chiamare l’idraulico!”). Le bustine sono bellissime, gli ospiti dell’albergo prima di partire se le nascondono nei bagagli, e nel farlo si sentono pure furbi. Non le useranno mai, anzi: durante il viaggio, come per magia, il microflaconcino brandizzato dello shampoo si aprirà da solo all’interno della valigia. Ma questo loro lo scopriranno solo una volta tornati a casa.

Tonno

Ognuno ha gli animali domestici che si merita. Son tornato di corsa per sincerarmi circa le condizioni di salute del tonno che con tanto amore da alcuni mesi sto allevando nella vasca da bagno di casa mia. Sta bene, ma comincia ad avere delle belle pretese. Ha domandato un’intera confezione di sale grosso: lui è abituato al mare e questa acqua dei rubinetti di città non la sopporta più. Passi per il calcare, – protestava – ma il sale grosso me lo devi.
Un’ora di discussione. Poi, sfinito, gliene ho versato una scatola intera nella vasca.

Stanotte piangeva, poverino. Gli ho domandato: Insomma, è tardissimo, si può sapere cosa hai, ancora gli incubi? Hai sognato di nuovo il documentario sulla tonnara di Favignana? Non te la faccio vedere più la televisione, lo giuro.
Invece no. Non era quello il motivo.

Stavolta sosteneva di aver saputo che nella dispensa avevo un’insalata Riomare – quella al mais e fagioli, per l’esattezza – e che dentro c’erano dei pezzi di suo zio. Ne era certo.

Un’altra discussione. Hai voglia tentare di convincerlo. Ho dovuto prenderlo in braccio e portarlo in cucina per mostrargli che non era vero. Nel trasporto abbiamo pure bagnato i pavimenti, ma adesso lui si sente più tranquillo.
Ora dorme.

A Firenze a parlare di blog

Appello ai fiorentini e a chiunque si trovi da quelle parti. In occasione della Sagra del Blog che si terrà a Firenze la prossima settimana sotto la direzione artistica di Giuseppe Granieri (forse il massimo esperto italiano in materia di blog) in tale occasione sarebbe bello organizzare una cena sociale ove ingolfarsi di ribollita e fagioli all’uccelletta. Insomma, cercansi sciammanati con cui condividere il desco: cenar da solo mi fa tristezza.

La sera è quella del 19 maggio, il luogo è da definirsi, si auspica una trattoria di quelle che costan poco e le conoscono soltanto gli indigeni (pare impossibile ma in ogni città esiste un posto così – dicono).  Meglio ancora se accettano i ticket restaurant.

Vediamo di non far troppo tardi perché lo scrivente il giorno dopo di mattina presto h. 10 antimeridiane dovrà trovarsi lucido (?) e desto presso la Fortezza Da Basso al fine di esibirsi in una perfomance vocale. Astenersi deboli di cuore.

Inciso. In effetti, non ci volevo andare. Gli ho detto: “Granieri, ho paura, ma che vengo a fare? Io conto come il due fiori quando la briscola è cuori, e poi sono il peggior oratore del mondo”. Ma lui, rassicurante, mi ha spiegato che tanto il mio intervento avrà luogo alle 10 del mattino di un giorno feriale, e che a quella ora le persone serie lavorano, e gli altri stanno dormendo. Per cui in sala ci saremo solo io, Granieri e l’omino che passa l’aspirapolvere sulla moquette per gli eventi del pomeriggio.

Nel primo pomeriggio invece salirà sul palco Massimo Mantellini, forse il maggior esperto italiano vivente in materia di blog.

Per il resto, il programma del festival prevede nomi autorevoli e qualificati tra cui i più grandi esperti italiani viventi in materia di blog. Il 22 mattina, on stage miss Loredana Lipperini, forse la principale esperta italiana vivente in materia di blog.

Ecco, tornando a noi. Per la trattoria: chi prenota?

Dialogo con la morte

Scena. Venerdì, mattina presto. Cielo sereno. Che strano, nella via di fronte a casa non c’è nessuno, tranne me. Mi sto avviando verso l’auto, quando arriva una di quelle mercedes lunghe da carro funebre.

È nera, lucida, perfetta. Brilla al sole.

Ne esce un uomo altissimo e sorridente, in divisa scura. Impeccabile.

Sembra quasi una creatura ultraterrena.

Mi guarda.
Mi viene incontro.
E punta proprio verso di me, deciso, dritto, come se mi conoscesse bene.
 
Nell’aria risuonano canti gregoriani. Oddìo.

Lui si avvicina, e mi saluta, gentile. Dice:

– Buongiorno.
– Ehm. Buongiorno a lei.
– Eccomi qua. La cercavo.
– A me?
– Già. E l’ho trovata. Ci siamo, dunque. [Mi indica l’ingresso posteriore al suo veicolo].
– Ci siamo, dice?
– Purtroppo sì. È pronto?
– Come sarebbe a dire? Pronto per cosa?
– Dobbiamo andare. È l’ora.
– Così, all’improvviso? Così presto?
– Presto mica tanto. Ma sono stato puntuale, no?
– Non saprei.
– Puntualissimo, le assicuro.
– Sarà. Però non credevo accadesse in questo modo.
– Lo so, è strano. Un momento difficile. Coraggio. Allora, andiamo?
– Andiamo, cosa vuole che le dica.
– Sia forte.
– Eh, forte. È una parola.
– Almeno non ha sofferto.
– Bè, no, quello no. Proprio per nulla.
– Lo so. Succede, a volte. Uno non se l’aspetta, e invece…
– E invece.
– Ma la capisco. Forza, però. Andiamo. È tutto finito.
– Tutto finito. Che debbo fare adesso? Mi sdraio nel… bagagliaio, là dietro?
– Ah ah. Suvvia, io a queste situazioni ci sono abituato, ma lei, le pare questo il momento di far lo scemo?
– No, no, per carità.
– Insomma, prima la bara, no?
– Certo, la bara.
– Deve stare nella bara.
– Ah, giusto.
– Dov’è?
– Dov’è cosa?
– La salma.
– La salma… sarei io?
– Ma cosa caz… Scusi, eh, ma lei non è il nipote di (rovista in tasca, estrae un foglietto, lo legge) “Pizzagalli fu Domenico, di anni 97”, deceduto iersera in questa via, a questo numero civico?
– Il signore anziano del secondo piano! Poverino. È mancato?
– Certo, infatti siamo venuti a prenderlo.
– Comunque no, io non sono il nipote. Anzi, io, a dire il vero, stavo solo uscendo di casa.
– Oh, mi scusi. Credevo fosse un parente.
– No, no, passavo di qua per caso.
– Ci deve esser stato un malinteso. Mi perdoni. Che gaffe.
– Non importa, non importa. Arrivederc… Aehm, volevo dire, buona giornata, e buon lavoro, ecco.

Mi spiace ma è nato l’Anticristo


Secondo l’Ansa, ieri notte, nella sala parto n. 6 della clinica “Apocalisse di San Giovanni Evangelista” di Gerusalemme alle ore 07:06 (cioè le 6 e 66 minuti) è nato il piccolo Anticristo. Il bebè gode di ottima salute: pesa 3,2 kg (3×2=6) ed è lungo 43 cm (4×3=12 che diviso 2 dà 6). È stato subito riconosciuto in quanto porta sulla testolina il numero 666 scritto in lettere romane.

Appena uscito dal ventre materno, il giovane Anticristo non ha neppure pianto: si è limitato a guardare l’ostetrica sorridendo e a orinarle in faccia. Ha poi trascorso la notte urlando come un ossesso senza sosta, e ha così tenuto sveglio l’intero ospedale, e anche i condomini del palazzo di fronte. Si teme per l’incolumità degli altri bimbi e per quella delle suore infermiere addette al cambio dei pannolini.

Nel frattempo i meteorologi hanno previsto per i prossimi giorni pioggia di rane su Appennini e Prealpi, e poi atterraggi di sciami d’angeli armati sulle piste di Malpensa e Fiumicino. Come volevasi dimostrare, sta per cominciare la fine del mondo.

Di quanto sia difficile trovare buoni argomenti di conversazione con idraulici, elettricisti e tecnici della lavastoviglie

L’altro giorno, mentre l’elettricista (o era l’idraulico?) in bagno cercava di ripararmi il boiler dell’acqua calda e io invece me ne stavo in panciolle a leggere fumetti sul divano, ho maturato questa arguta riflessione: non so mai di cosa conversare, con un elettricista.
Nè con un idraulico. E neppure con un tecnico della lavastoviglie. Pensavo: c’è questo sconosciuto in casa mia, traffica con le cose mie, nel mio cesso. Non è gentile ignorarlo. Dovremo pur conversare di qualcosa, dovrò pure intrattenerlo. Tanto più che l’onesto lavoratore sta faticando per me.

Mi sentivo un po’ in colpa, perciò l’ho raggiunto e ho tentato di imbastire un dialogo di circostanza.

Innanzitutto, mi sono scusato del disordine in cui aveva trovato l’appartamento. Lui ha risposto di non preoccuparmi, poi è subito piombato di nuovo nel silenzio operoso. La chiacchierata languiva, ma lui sembrava stanco e sudato e dunque gli ho chiesto se per caso avesse avuto bisogno di un qualche aiuto da parte mia. Lui ha ringraziato aggiungendo che no, che avrebbe fatto da solo.

Allora gli ho domandato se avesse voluto ristorarsi con un bicchier d’acqua. Lui ha grugnito un “No, grazie”. Quindi gli offerto, nell’ordine, un caffè, una spremuta d’arancia, una birra, del tè, una grappa, un succo di frutta all’ananas o all’arancia. A tutte queste offerte ha risposto in sequenza con una serie di altri “No, grazie” sempre più meccanici. Gli ho domandato se era proprio sicuro di non volere proprio nulla e lui mi ha replicato che sì, ne era sicuro. Sicuro sicuro sicuro?, gli ho detto io. E lui ha risposto che ne era sicurissimo. L’ho invitato a non fare complimenti ma lui mi ha tranquillizzato: non ne faceva affatto, e che adesso aveva da fare con questo scaldabagno.

A questo punto mi sono offerto di alleviare il suo lavoro con della musica o con la lettura delle notizie da un quotidiano. E qui il manovale, si è fermato, mi ha fissato tacendo per qualche secondo e poi mi ha detto se per piacere potevo lasciarlo finire il suo lavoro in pace.

Così, mi sono arreso, tornando a sprofondare nel divano.

È difficile conversare con un elettricista.