Colloquio con un pompelmo

Scontro di civiltà: noi e loro, l’uomo e lui. Lui è l’ospite di oggi, davvero prestigioso: a seguito delle ultime polemiche, abbiamo pensato di dargli la parola. Con noi stasera, per la prima volta su questo schermo, un pompelmo.

Buonasera, signor pompelmo.

Le sono assai grato di avermi invitato qui: la disparità di diritti fra gli agrumi rappresenta un problema serio di cui poco si parla, e in tutta franchezza noi pompelmi iniziamo a esserne stanchi. Per troppo tempo ci avete discriminato in favore delle arance e dei mandarini: a loro li mangiate a spicchi e a noi no, e ci piacerebbe sapere proprio il perché. Tra l’altro noi abbiamo meno semi, quelli invece ne sono zeppi, così poi li dovete sputare, che fa pure schifo. Davvero non riesco a capire perché non ci facciate a spicchi pure a noi.

Glielo spiego subito, signor pompelmo. Voi siete più difficili da pelare. Avete quella buccia così sottile, toglierla è quasi impossibile. Le assicuro, io stesso ci ho provato una volta ma ho finito per ridurre il suo malcapitato affine in poltiglia.

Che orrore, la smetta per cortesia.

E poi siete aspri. Mangiarvi è impossibile. Però possiamo bervi.

Le sue sono stupidaggini da intollerante e razzista: con un po’ di zucchero diventiamo buoni pure noi. E comunque, ammesso e non concesso che noi pompelmi siamo aspri, allora vogliamo parlare dei limoni? Quei maledetti hanno un sapore ancora più acido di noi, ma voi umani li amate lo stesso. Li usate in cucina, come condimento, e in mille altri modi. Li tagliate a dischetti per servirli con la minerale o l’aperitivo. A noi niente: non ci fila nessuno. Non ho mai sentito un barista che davanti al cliente che ordina un tè caldo risponda: “Vuole che ci metta anche una fettina di pompelmo?”. Mai successo, la fetta è sempre di limone. Non è giusto! Questo è razzismo!

Si calmi, signor pompelmo.

E ancora: il gelato. Io non ho mai capito quale senso abbia il gelato al limone. Passi per il cioccolato e la crema, passi per la fragola: ma cosa c’entra quello stronzo del limone, che è quasi una verdura? Il gelato al limone è tanto diffuso, mentre quello al pompelmo è raro, praticamente non esiste. Torno all’esempio di prima: provi ad andare in una gelateria a domandare un coppetta di gelato al pompelmo. Le ridono in faccia. E dopo le offrono il limone.

C’è poco da fare: voi andate bene solo spremuti.

Lo sapevo. Ennò, ora basta!

La prego, non urli.

Urlo eccome! Ci avete scocciato, con questa storia della spremuta! Basta perdìo, non ne possiamo più! Siamo stufi, è ora di cambiare! Sempre e solo spremute!

Aspetti, adesso dove va? Perché rotola via? Dobbiamo finire l’intervista.

Ma vaffanculo!

Secondo un recente studio

Leggendo qua e là, ho notato che oramai sui quotidiani prende piede un genere letterario chiamato “Secondo una recente ricerca”.

L’artifizio consiste nel prendere un’analisi statistica, non importa di quale provenienza, ed esporne i risultati. E poi commentarli, magari con breve parere di un sedicente esperto scelto a caso, di solito relegato nel ritaglio in basso recante foto dell’esperto che per sembrare furbo si poggia la mano sul mento.

L’incipit è sempre quello: “secondo una recente ricerca coordinata dal centro studi scientifici della Università di Vattelapesca in collaborazione con il ministero dei miei stivali, il New York Times, l’Istat, l’Astud, l’Estor…” (e vari acronimi di organizzazioni forse inesistenti) e poi via, fiato alle trombe.

Si passa quindi all’annuncio, alla verità insospettabile oggetto dell’indagine. Udite udite: i pigmei sono più bassi dei norvegesi, il tale alimento fa bene al cuore, i calciatori guadagnano più dei ragionieri, il consumo di birra è più elevato in Germania che in Iran, l’acqua del mare è salata. Gli italiani sono i più (aggettivo a piacere) d’Europa, ma i giovani d’oggi – un classico – sono dei perfetti cretini analfabeti rincitrulliti, signor esperto, ci dica, come mai?

A volte il tutto è avvalorato da numeri. Cioè da percentuali e matematiche incomprensibili. Frasi del tipo “secondo le ultime rilevazioni condotte su un campione di 50,5 persone composto da individui di età compresa fra 0,8 e 100 anni nel secondo trimestre dell’anno scorso, il tasso di sviluppo sale del 9%, con una tendenza prevista pari a un decremento del 12% eccetera. Cose così. Segue grafico a torta che aiuta poco.

Ma è pur vero che il medesimo quotidiano, pochi mesi dopo, dimentica la ricerca precedente e pesca un’altra statistica. E riesce a stupire con risultati diametralmente opposti. Quindi, ecco che all’improvviso i pigmei sono diventati più alti dei norvegesi, il tale alimento fa male al cervello, i calciatori guadagnano meno dei ragionieri, gli iraniani consumano il triplo della birra rispetto ai tedeschi, l’acqua del mare è insipida, gli italiani, stavolta, sono i meno (aggettivo a piacere) d’Europa. Ma il dato confortante resta un altro. I giovani d’oggi, come sempre da secoli, continuano a essere più cretini di quelli di ieri: si apra il dibattito, sentiamo il parere dell’esperto.

Influencer marketing al negativo

C’è di che meravigliarsi: non è ancora arrivata alcuna offerta miliardaria da parte di multinazionali disposte a sponsorizzare questo sito purché si parli bene dei loro prodotti in modo da convincere qualche fesso a comprarli.

E quindi, cambio di strategia. Tocca passare alle minacce.
Amiche aziende, questo è un ultimatum: o ci date i soldi o qui cominciamo a dire che fate schifo. E  che sfruttate il lavoro ultraprecario degli stagisti per arricchire manager panciuti. Come dite? È vero? Ah. Allora, se proprio non potete prestarvi al ricatto, ecco una nuova proposta: pagate purché qui si parli male, sì, ma del vostro concorrente. L’offerta vale anche per le Pmi, le piccole medie imprese.

Facciamo un esempio: il panettiere all’angolo vorrebbe mettere in cattiva luce il suo feroce competitor che ha il negozio sulla piazza cento metri più avanti. Presto fatto: il committente invia un’email di incarico e, oplà, qui si scatena un uragano di critiche nei confronti del suo nemico. “Il fornaio in piazza è uno zozzone, si mette le dita nel naso mentre impasta, e quando esce dal bagno non si lava le mani prima di rimettersi al lavoro.”
E così per giorni e giorni.

Finchè, magari, a sua volta il concorrente stremato a sua volta inizia a pagare pur vedere brutalizzato il suo avversario – insomma, si alza il prezzo.

Non è un modello interessante? Avanti, amiche aziende, lanciatevi nel gorgo del marketing virale negativo. Costa poco. Qui si accettano tutti i tipi di pagamento: carte di credito, bonifici, contanti, lingotti d’oro. Forza, che aspettate?

Intervista

L’intervista fra blogger (un blogger che intervista un altro blogger) un tempo era un genere molto in voga nel piccolo universo ombelicale e ultrautoreferenziale dei blog. Qui alcuni esempi d’epoca. Poi quella moda è scomparsa, e ora i blogger preferiscono concedere interviste ai quotidiani o alle tv. È un peccato. Detto questo. Pochi giorni fa un gentile signore che ha un blog su Excite.it mi ha domandato un’intervista da pubblicare non in prima pagina al Corsera ma sul suo blog. Naturalmente ho  accettato. Ne pubblico alcuni stralci qui di seguito. I testi delle domande sono suoi, scritte in blu.
 
Prima di tutto: mi prostro di fronte a una celebrità dei blog. Tu che hai raggiunto i 1.000 contatti al giorno sei per me, povero sfigato, un idolo da venerare. Mi prostro e puoi passarmi sopra con la tua automobile.

Cafone, sono molti più di 1000, sono decine di migliaia, anzi milioni, miliardi di contatti al giorno. Alzati e vammi a parcheggiare la Mercedes che ho lasciata in doppia fila, così cominciamo con questa benedetta intervista.

Parlami del tuo blog, di quando è nato e del perché ci scrivi sopra.
No.

Allora racconta chi sei, che lavoro fai e cosa ti piace fare nel tempo libero.
Sono un latifondista miliardario. Vivo di rendite. È dal XI secolo avanti Cristo che nessuno nella mia famiglia lavora. Nel tempo libero dormo, passeggio in vestaglia per il parco della mia villa, leggo romanzi ascoltando musica classica.

Nel tuo blog parli della quotidianità e metti in disparte politica, tv, eccetera. Tutte cose che alimentano molti blog: perché questa scelta?
Non mi occupo di politica: è una materia volgare. Possiedo molti televisori, e di modelli grandi e costosi, ma il mio innato disprezzo per il resto della società mi impedisce di accenderli. Li ostento come meri soprammobili di lusso, spenti.

Dimmi due blog che vale la pena leggere.
Due sono troppi, me ne viene in mente solo uno, e non è il tuo. Sì, è il mio.

Hai scritto un libro: quante copie hai venduto? E soprattutto è un bel libro?
È un libro unico nel suo genere: si tratta del primo libro nella storia a non aver venduto neanche una copia. Neppure una. Un record. Ed è oramai introvabile: delle ultime due copie miracolosamente sopravvissute al macero una si trova nel salotto di casa mia, esposta in un teca di cristallo, l’altra è ancora al macero dove però si rifiutano di bruciarla perché non vale il prezzo del millilitro di kerosene necessario alla combustione. Aspetta, questo però non scriverlo.

Quali sono le tre cose per cui vale la pena vivere?
Me stesso, il mio blog e la mancata lettura di questa intervista.

Qual è il tuo post migliore?
Tutti i miei post sono egualmente eccezionali.

Raffica di domande veloci. Dimmi chi è il tuo comico preferito.
Io. Sono una persona molto spiritosa, oltre che molto intelligente.

Cibo preferito?
Il cuore di chi mi vuol male.

Libro preferito?
Il mio.

Nella vita, chi sono i vincenti nella vita e chi i perdenti?
Il vincente – l’unico vero vincente – sono io. I perdenti siete tutti voi che dovete piantarla di chiedermi interviste ma limitarvi alla vostra vera funzione ossia inginocchiarvi al mio passaggio e farvi il segno della croce.

Gioco della torre: Delitto e Castigo o Cronaca Vera?
Cronaca Vera non lo ho mai letto, è un romanzo? Adelphi?

Meglio Daniel Pennac o Stefano Benni?
Puah! Ignoro entrambi. I tascabili Feltrinelli sono roba da poveri. Evito di comprarli.

Tortellini o lasagne?
Non conosco questi piatti. Non mangio cibi da plebei.

Politica o antipolitica?
Monarchia teocratica assoluta con me nel ruolo di faraone.

Fatti una domanda e datti una risposta.
Domanda: Cosa pensi di quelli che ti chiedono “Fatti una domanda e datti una risposta”?
Risposta: Non posso rispondere, il mio censo proibisce l’eccesso di violenza verbale.

Posso adorarti?
No.


Verbale dell’assemblea di condominio

In data odierna si è riunita l’assemblea ordinaria del condominio per discutere e deliberare i seguenti punti dell’

Ordine del giorno

1) Abbassare le spese condominiali o cacciare l’amministratore di condominio?

2) Sapete qualcosa dell’omino delle pulizie? no perché son tre mesi che non si vede, o è rimasto chiuso nello stanzino dell’immondizia e allora bisogna almeno seppellirlo oppure fa il furbo.

3) I cani dell’inquilino del quarto piano siano autorizzati abbaiare solo dalle 11 a mezzogiorno.

4) Varie ed eventuali.


Introduce l’Amministratore di Condominio: assume la presidenza e a sorpresa nomina se stesso segretario dell’assemblea. Brusio in sala.

Interviene il signore del sesto piano: il restauro della tappezzeria nel retroscala a suo avviso non è davvero necessario, a meno che l’Amministratore non prenda mazzette dai fornitori, e in tal caso la bustarella andrebbe equamente divisa tra tutti i condomini in base al calcolo dei millesimi.

L’Amministratore di Condominio propone di ridipingere la facciata della casa. Alcuni inquilini gli ricordano che la facciata è già stata dipinta il mese scorso, e pure quello prima.

L’Amministratore cambia discorso e propone di demolire l’intero palazzo e poi farlo ricostruire da certi amici suoi. Brusio in sala. L’Amministratore distribuisce agli astanti un preventivo, ma durante questa operazione viene aggredito da alcuni condomini.

La coppia di pensionati del quarto piano chiede di mettere ai voti una mozione secondo la quale si chiamino i carabinieri, la polizia o l’esercito ogni qual volta i ragazzini del quartiere gli suonano il campanello di notte per scherzo. Tuttavia dal fondo dell’assemblea un anonimo si rivolge ai due anziani e testimonia come i giovani in questione siano i loro stessi nipoti, che li detestano. La coppia ritira la mozione.

Sale in cattedra l’Amministratore di Condominio: ci sale proprio, in piedi. E suggerisce l’acquisto di un nuovo ascensore che vada a sostituire quello in uso, costruito appena due settimane prima ma oramai fuori moda, specie per quanto riguarda pulsantiera e moquette. L’Amministratore sottopone un preventivo gentilmente elaborato dalla ditta di suo fratello. Brusio in sala. Segue lancio delle sedie verso l’Amministratore.

La riunione recupera il suo civile svolgimento: nelle ultime file scoppia una zuffa tra due vicini che si detestano da sempre per una vecchia storia di zerbini rubati. Il resto della platea assiste e applaude i lottatori.

L’Amministratore di Condominio si compiace del buon andamento del dibattito e propone di triplicarsi lo stipendio. Brusio in sala. Il signore del sesto guida una rivolta nel corso della quale l’amministratore rimane ferito.

Segue un lungo dibattito sul problema dei gatti della signora del terzo piano, che lei ha addestrato a orinare sulla porta della vicina che le sta antipatica.

Essendosi fatte le tre di notte, l’Amministratore dichiara di aver sonno e invita i condomini a organizzare un colletta per pagargli il taxi o Uber fino a casa. Boato in sala.
Onde evitare ulteriori violenze, si procede allo scioglimento dell’assemblea.

Come diventare ricchi grazie al marketing delle penitenze corporali

In quest’epoca di rinascita culturale viene il tempo di fondare imprese adatte ai nuovi gusti dei consumatori, ed è per questo che stiamo cercando soci con cui aprire una catena di negozi di flagelli, cilici e altri strumenti per una sana automortificazione della carne. Visto l’andazzo, quello del dolore volontario è un mercato con forti previsioni di crescita, benché ancora sgombro da attività commerciale (abbiamo cercato su Google, non esiste neppure una rivendita di cilici e flagelli in tutta Italia, perciò bisogna inaugurarne una prima che ci pensi qualcun altro). (Peraltro, non esiste neppure una fabbrica di simili attrezzi – è sempre Google a dirlo – e quindi dovremo occuparci anche della produzione.)

Amici, vi assicuro, diventeremo ricchi. L’umanità benestante ha un sacco di voglia di pentirsi e di soffrire. E noi potremo inventare nuovi articoli, collezioni per l’estate, per l’inverno, attrezzi per autoinfliggersi tormenti non solo nel segreto della casa ma anche in viaggio e a passeggio. Diventeremo una multinazionale specializzata nel dolore, invaderemo il mondo con i nostri shop in franchising, e grazie a noi, il supplizio autoindotto diventerà una tendenza: non andrà più nascosto ma esibito. Ad esempio: perché indossare il cilicio solo al girovita o alle cosce, con tutte le altre parti del corpo che ci sono a disposizione? Perché non metterselo anche in testa?

Chi vuole contribuire a questa straordinaria opportunità di business potrà condividere il suo brainstorming con noi. Servono slogan, idee, creatività, manodopera. E persone disposte a testare i modelli.