Natività 2

– Giusè, siamo in questa grotta gelida da sabato, io son stufa. Quando torniamo a casa? Qui si crepa dal freddo, e questo asino continua ad alitarmi in faccia.
– Lo fa per tenerci al caldo, Maria.
– Sì, ma gli puzza il fiato. Io voglio tornare a casa mia, Giusè.
– Non si può, Maria.
– Voglio dormire su un vero letto, Giusè. Basta con la paglia.
– Abbi pazienza, Maria. Resteremo in questa grotta solo fino al 6 gennaio.
– Il 6 gennaio??? Ma è tra nove giorni, Giusè!
– Ho appuntamento qui con i re magi. Gente ricca. Chissà che regali!
– Altri nove giorni qui, roba da pazzi. Speriamo che questi tuoi amici ci regalino almeno il passeggino. O almeno dei pannolini, ché li ho finiti.

***

(voce al megafono) – Attenzione siete circondati, uscite con le mani in alto.
– Oddio, chi parla?
– Qui è la polizia di Erode, signor Giuseppe. consegnaci il pargolo e non ti verrà fatto alcun
male.
– M… M-Maria? Sei tu?
– Ah ah ci sei cascato come un pollo.
– Maria! Davvero uno scherzo cretino.
– Che risate. Dovevi vederti, dovevi.

***

– Giusè, che facciamo a Capodanno? Hai prenotato da qualche parte?
– No, Maria.
– Eddai, una festicciola, una discoteca. Almeno un brindisi con gli amici. Che
facciamo?
– Maria, bisogna accudire il neonato.
– E allora cerchiamo una baby sitter.
– Una baby sitter? In questo secolo?
– Potremmo chiedere a uno di questi pastori. Almeno si rendono utili, anzichè starsene qui intorno inginocchiati.
– Maria, basta.
– Prova a chiederglielo, su.
– Io?

La scaletta del telegiornale di domani sera

In anteprima assoluta, le notizie del telegiornale di stasera. O anche quello di domani, vedi un po’ tu. Attenzione che parto con la profezia. Solo un secondo per la necessaria concentrazione, uhm, sì, ecco, ci sono. Dunque, vado? Vado.

1) Servizio di apertura: è natale e tutti son più felici. Servizio sulle luminarie e gli alberi di natale dalle piazze più famose del mondo.

2) Economia. D’accordo, la disoccupazione, la crisi, la miseria sono le solite, bando alle tristezza, suvvia: è Natale. Immagini di repertorio: vetrine decorate, cassiere festanti, signori carichi di pacchetti, babbi natale con il carello pieno al supermercato. Sottofondo: Bing Crosby esegue White Christmas.

3) Società. Grande inchiesta: Natale e i bambini costretti dalle madri a recitare la poesia a fine pasto (interviste raccolte per strada a bambini e mamme. Il parere dello psicologo infantile: “Sì, però.”).

4) Finanza. Il consiglio del ministro: “Quando comprate un regalo conservate lo scontrino e non buttatelo via così chi riceve il dono se non gli piace può andar a cambiarlo!”. Soundtrack: White Christmas feat. Bing Crosby.

5) L’approfondimento. Inchiesta: pandoro o panettone? Con canditi o senza? Meglio il mandorlato o il farcito? Il parere del pasticcere. Interviste tematiche a personaggi della tv, parlamentari, comici: il torrone è di destra?)

6) Politica: gli auguri delle più alte cariche dello stato alle plebi: “Vi vogliamo tanto bene ma voi non mangiate troppo.”

7) Politica estera: in luoghi lontani lontani, morti e feriti. Ma poca roba, e comunque qui da noi tutto bene. Ma ora passiamo ad un argomento più allegro:

8) Costume. Grande dilemmi: lo scambio dei regali, prima o dopo cena? Pro e contro. Interviste ad alcuni passanti. Il sondaggista: al Sud dopo, al Nord prima, ma dipende, a volte non è così. Colonna sonora: Bing Crosby canta White Christmas.

9) Tradizioni. L’immancabile servizio sui presepi di via San Gregorio Armeno a Napoli. In esclusiva per il nostro tg, le nuove statuine raffiguranti ministri e i divi tv dell’anno.

10) Dossier Capodanno: come lo passeranno gli italiani? La parola all’esperto: alcuni a casa, altri in montagna, altri ancora non lo sanno. Intervista al ministro degli interni: “Mi raccomando non sparate petardi dalla finestra, è pericoloso!”

11) Viabilità: Traffico intenso in tutte le direzioni. Reportage dai principali caselli autostradali. Il ministro dei trasporti: chi può usi l’elicottero anziché l’auto.

12) Sport: calcio, non è successo un tubo di niente ma ne parliamo lo stesso. Musica di sottofondo: B. Crosby interpreta White Christmas.

13) Previsioni meteo: fa freddo, ma anche no. Il consiglio del ministro della sanità: se uscite di casa mettetevi il cappello di lana e magari anche una sciarpa.

14) Chiusura. Auguri dalla redazione del telegiornale. Il conduttore sorride, saluta e mima un informale ciao con la mano, accompagnato da un commento musicale: la voce di Bing Crosby che (sopresa) intona White Christmas.

Sigla.

Che bella giornata, qui su Qvqqal899W9

Qui su Qvqqal899W9 tutto bene. Fa un bel calduccio secco, per nulla umido, e quindi non si suda. Si sta trascorrendo una bella giornata al mare, a prendere il sole sulla spiaggia. Il cielo è di un bel viola acceso e questi alieni, bisogna dirlo, sono proprio gentili. Ogni tanto vengono a portarci bevande fresche o a chiederci se abbiamo bisogno di qualcosa. Adesso domandano cosa vogliamo per pranzo.
“Possiamo avere qualsiasi cosa, gratis?”, dico io. “Certo”, sorride rassicurante il maitre alieno, sig. PxxxkhII. Un uomo molto colto, educato e verde.

Eccoci qui, sotto le palme, sabbia bianca e un mare infinito, quieto e senza onde. La musica viene diffusa nell’aria da chissà dove, ognuno può scegliere la sua e la sente solo lui, ci sono seimila canali tra cui scegliere. Davvero un altro mondo. Ed è persino sabato anziché giovedì.

 

Natività 1

– “Giuseppe, mi sa che stanno arrivando le contrazioni” disse Maria al suo sposo in una notte di dicembre. “Portami all’ospedale”, aggiunse, “sbrighiamoci”.
– “Ma quale ospedale, Maria, ti posso solo portare in una grotta con la paglia al posto dei materassi e un bovino in vece delle ostetriche.”
– “Sei sempre stato un pezzente, Giusè.”

***

– “Giuseppe, il dolore è troppo forte, voglio l’epidurale.”
– “Maria, l’epidurale verrà inventata tra venti secoli. Posso provare a chiedere conforto a questi tuoi amici angeli che da ore ci svolazzano sulla testa.”
– “Non mi servono angeli, mi servono degli anestesisti, Giusè.”
– “E poi, scusa, il tuo ginecologo non era un angelo, Maria?”
– “Che dici?”
– “Ma sì, quel tizio con le ali, quello che veniva a casa nostra all’improvviso.”

***

– “Ahhhhhhhhhhh!”
– “Forza, Maria, spingi più forte.”
– “Sono confusa, Giusè, dove siamo? Nella sala travaglio di un ospedale pediatrico?”
– “No, Maria, siamo in una grotta, al freddo e al gelo.”
– “Mia madre mi aveva avvertito di non sposarti, Giusè.”
– “Ma che dici, Maria?”
– “Solo tu potevi trovare una grotta con la neve qui in Medio Oriente.”

***

– “Avanti Maria, ancora una spinta, dai.”
– “Sì, fai presto a parlare, tu. Vorrei vederti al mio posto, Giusè.”
– “Ecco, Maria, eccolo. Sta uscendo! Che bellezza, che felicità!”
– “Adesso bisogna tagliarmi il cordone ombelicale, Giusè, e darmi i punti di sutura. Chiama gli infermieri.”
– “Infermieri, Maria? Nel deserto?”

***

– “Hai fatto fare il bagnetto alla creatura, Giusè? Gli hai messo il pannolino?”
– “No, Maria, però l’ho coricata nella mangiatoia.”
– “Nella mangiatoia?? Ma che schifo. E’ sterilizzata, almeno?”
– “Steriliz… cosa vuol dire?”
– “Lascia perdere. Dio mio, come nasce male, ‘sto poverino.”

***

– “Maria, qui ci sono dei pastori: domandano di veder il neonato.”
– “Dei pastori? E chi li conosce?”.
– “Ma hanno portato dei doni: pecore, agnelli e capre”.
– “Non ho fame, Giusè. Lasciami dormire. E poi i pastori puzzano. Mandali via, son stanca, Giusè.”

***

– “Maria, non ti pare che il pargolo mi assomigli?”
– “Ancora con ‘sta storia, Giusè?”
– “Ma sì, guarda, ha il naso uguale al mio.”
– “Giusè, l’angelo ginecologo è stato preciso: il padre, mi spiace, non sei tu bensì una persona molto ma molto importante. Mica un falegname morto di fame.”
“Grazie, Maria.”
“Ma io voglio bene solo a te, Giusè. Almeno tu sei qui con me, e mi tieni la mano. Questo signore così importante, invece, stanotte non si è manco fatto vedere…”

I prezzi che finiscono per virgola 99 euro spiegati alle plebi (e altre idee per markettari truffaldini)

Uno dei particolari più comici e surreali dell’economia consumer del nostro tempo è rappresentato dai prezzi che finiscono per 9. Dicannove. Novantanove, novecentonovantanove, novemilanovecentenovantanove, 199, 299, 399… Ancora meglio (o peggio) quelli che finiscono per ,99 (ossia ,99). Il massimo poi sono quelli che finiscono per 9 virgola 99 (per esempio: 99,99).

Codesto è un sagace artifizio psicologico messo in atto dal sales & marketing system globale, confidente nella dabbenaggine del potenziale cliente.
Se tu avventore vedi scritto “99,99 euro” il tuo cervellino fritto e impanato triterà nell’ordine le seguenti conclusioni:
1 – “Bene, è un numero di due cifre, non tre”
2 – “Costa solo 99 euro”
3 – “Sì, vabbè, 99 e rotti, ma non sottilizziamo”
4 – “Comunque sempre meno di cento di euro. Mi pare un’occasione. Lo compro.”

Ecco, ci sei cascato come una pera! Ma come sarebbe a dire “Meno di cento euro”, cretino! Il prezzo è cento euro! Non lo vedi? Sei cieco? O soltanto rimbecillito? Scusa, eh, ma questi ti pigliano per il naso, diobono, e tu manco te ne accorgi.

Postilla per soli commercianti e creativi del marketing
Alcune nuove ideuzze per i cartellini dei prezzi che finiscono con: virgola 9 periodico euro:

9,999 periodico €  (cioè virgola 9 seguito da un numero infinito di altri 9: la cassiera incamera una banconota da 10 euro ma non dà nemmeno il resto, che è appunto inesistente);

9 π € – il cliente scarso in matematica ignora che il prezzo, alla cassa, verrà moltiplicato per 3,14);

– il 2 (esponenziale) è scritto piccolo piccolo, il compratore non lo vede ma alla cassa dovrà pagare 81 euro anzichè 9. Se va bene si possono usare esponenti anche più alti;

∞ €  – l’utente crede siano otto euro, in realtà si trova di fronte al mitico Prezzo Infinito: alla cassa potranno pretendere qualunque cifra (e anche il pignoramento dei mobili, l’ipoteca sulla casa, un debito vitalizio illimitato e inestinguibile, e così via…)

 

Alla cassa del megastore (ma senza la tesserina)

– Buonasera.
– Buonasera. Ecco qui, prendo questo.. e questo.
– Aspetti. Lei ha la nostra tesserina?
– No, non ho nessuna tesserina. Quanto le devo?
– Vuole farla, la nostra tesserina?
– E perchè dovrei?
– Compilando questo simpatico modulo godrà di una serie di benefizi, regalini, raccolte a punti, gadgets omaggio.
– Comunque no, la tesserina non la voglio.
– E poi grazie alla nostra tesserina lei riceverà direttamente a casa la nooostra rivista settimanale con tante informazioni sulle ultime novità in vendita nei nostri negozi in tutta Ital…
– Ecco, appunto. Mi faccia pagare senza tesserina, per favore.
– E in più potrà entrare nell’esclusivo Club Tesserina, con ulteriori vantaggi per lei e per tutta la sua famiglia.
– Bellissimo, però non mi interessa.
– E se ci presenterà altri suoi amici disposti a sottoscrivere la tesserina, lei avrà in dono un prodotto scelto da noi tra quelli rimasti invendut…
– Senta, avrei anche un po’ fretta.
– E poi le invieremo via sms e via email gli aggiornamenti sui nostri sconti, le nostre offerte specia..
– Basta, dai.
– E inoltre tra i soli titolari della tesserina verrà sorteggiato il fooortunato vincitore del nostro concorso “Vinci anche tu la Rava e la Fava!”, pensi che il primo premio è un magnif…
– NON LA VOGLIO LA TESSERINA HAI CAPITO? N-O-N LA VOGLIO!!!
– Ehi, di’ un po’, cosa credi, che a me piaccia ripetere a pappagallo la poesiola a tutti quelli escono?
– E…
– Secondo te mi diverto, eh? Lo capisci che mi obbligano? Che altrimenti mi cacciano? Che tengono dei corsi in aula per farmi imparare a memoria ‘sta roba?
– Vabbe’, e allora?
– Allora, la facciamo ‘sta tesserina o no?
– No.

Fenomenologia del ponte di Sant'Ambrogio

I milanesi son troppo furbi: hanno obbligato il loro santo patrono Sant’Ambrogio a diventar vescovo proprio il 7 dicembre, cioè il giorno prima dell’Immacolata, così per secoli avrebbero potuto fare il ponte.

I milanesi vogliono tanto bene al loro santo che da secoli permette loro di stare a casa una settimana intera prendendo soli tre giorni di ferie.

Il vero milanese, infatti, studia la date del ponte di Sant’Ambrogio con dodici mesi di anticipo, fin dalla sera del primo gennaio dell’anno precedente. Si mette lì con gli altri amici suoi milanesi. Calendarietto alla mano, controlla tutti ponti come se fosse la schedina del totocalcio: pasqua, il 25 aprile, i morti. Ma soprattutto Sant’Ambrogio, il suo preferito.
Se Sant’Ambrogio cade in un giorno feriale (meglio il lunedì) l’anno sarà prospero e felice.
Se invece Sant’Ambrogio cade di domenica o, ancora peggio, cade di sabato e quindi l’Immacolata di domenica e il ponte va a farsi benedire, l’anno sarà infausto.

Un tempo il vero milanese approffitava del ponte per andare a sciare nella bergamasca. Adesso però lo skipass costa 300 euro al giorno, e quindi il vero milanese resta in città. La Milano del 2004 è una città incredibile: oramai sembra la Gotham City di Tim Burton, però senza i grattacieli, e senza Batman che ci salvi dal Male.

La telefonata della Collega Mamma al figlio adolescente

Ciao amore come stai?

Tutto bene, amore?

Come è andata oggi?

Sei il mio amorino lo sai vero?

Tato?

Ma cosa stai facendo, stai guardando la televisione?

A quest’ora?

Ah, la playstation ho capito. Bravo.

Va bene amore, scusa, ti lascio alle tue cosine, ci vediamo stasera.

Ciao amore, ricordati di arrivare puntuale a catechismo.

Da una parte del filo c’è la Collega Mamma, d’altra un tredicenne i cui pomeriggi sono di continuo interroti dalle martellanti incursioni telefoniche materne. Una chiamata dall’ufficio ogni due ore nei casi meno preoccupanti.

Per colpa della reperibilità telefonica, milioni di piccoli pubescenti italiani ahiloro non possono più dedicarsi in santa pace ai passatempi caratteristici della loro età senza esser interrotti dall’amorevole e tormentato genitore bisognoso di ragguagli su quanto fosse buona la merenda e facili i compitini.

Ma soprattutto, salvate i colleghi che condividono l’ufficio stesso con la Collega Mamma dall’imbarazzo di doversi ascoltare 7 o anche 8 volte al dì queste conversazioni e grondanti di tato, tatino, bacini e ciaociao. Proprio ora, mentre sto scrivendo in diretta queste righe, dal fisso della Collega Mamma, qui, sta partendo la telefonata n. 27 di oggi al rampollo, che secondo i suoi calcoli dovrebbe trovarsi sulla via del catechismo: lei deve avvisarlo di guardar bene quando attraversa la strada.

 

La rivolta dei formaggi nel frigorifero

Il Pecorino: Basta, non ne possiamo più di star qua dentro!
Io – Ma che c’è? Di cosa vi lamentate? Non fate un tubo tutto il giorno, a me tocca andare in giro a lavorare e voi invece rimanete qui e poltrite. Adesso avete pure il coraggio di lamentarvene?
La Fontina: Vogliamo uscire, qui dentro fa un freddo becco. Vogliamo stare all’aperto.
– Di uscire non se ne parla, per carità, fuori mi ammuffite in un paio d’ore. Ne va della vostra salute. Io lo faccio per il vostro bene, non lo capite?
Il Parmigiano Reggiano: E allora basta con le torture! Ad esempio perché a me mi grattugi sulla pasta, eh? Credi sia piacevole? Vorrei provare io a scorticarti la testa con quel arnese! Fa male, sai?
Il Pecorino: E poi qui dentro c’è un odoraccio terribile! Non si respira. Senza far nomi, c’è qualcuno che ammorba l’aria!
Il Gorgonzola: Ehi ehi, pecorino, ce l’hai con me?
– Sentite, io ho già tanti problemi, ci manca solo che debba far da paciere per una famiglia di formaggi parlanti che litigano fra loro.
Le mozzarelle (in coro): E allora noi, che stiamo scadendo?
– Per voi ho la soluzione: domani sera, pizza.
Le mozzarelle: Noooo! Pietà!
– E poi mi avete stufato. Arrangiatevi.
Lo stracchino: Ohè, avete finito di far casino o no? Qui c’è gente che sta cercando di dormire!