Si perdoni la perdurante assenza: ero come sempre in viaggio. No, non mi sono mosso da casa: vagavo, ma alla ricerca della perfezione. E non l’ho trovata. Mi interrogavo, difatti, su quale, dopo cinque miliardi di anni di storia, fra tutte le creature, possa dirsi la più evoluta del globo, e perciò la più degna d’ammirazione.
Non l’uomo, questo si sa. Ma neppure qualcuno degli altri animali.
Per non parlare poi dei numerosi membri del regno vegetale.
I minerali, loro sì, hanno capito tutto. Sono i migliori.
In primis, unici fra tutti gli esseri di questo mondo, essi sono immortali. Non è poco.
A noi può accadere che ci muoia un prozio, il cane, il gatto, i geranei che teniamo sul balcone. Ma non si è mai sentito dire di un sasso che sia defunto.
Di conseguenza: i minerali ignorano i problemi di salute. Non si curano, è vero. Ma non si ammalano nemmeno. Né se ne preoccupano. Per loro, le espressioni come “Sto male”, “Oggi non mi sento tanto bene”, “Soffro” sono prive di senso. I minerali hanno sconfitto il dolore.
I minerali non hanno bisogno di nulla. Non hanno mai sete o fame. Sin dalla loro comparsa, impararono a sopravvivere senza cibi. Perciò ancora adesso evitano di andare a caccia, o di recarsi al supermercato a far la spesa. Né di lavorare, guadagnare, eccetera. Ditemi voi se questa non è evoluzione, rispetto a noi umani.
Ma ciò che più colpisce dei minerali è il loro comportamento, assai diverso da quello degli altri esseri di questi pianeta. Caso eccezionale nella storia di ciò che esiste, i minerali si limitano a vivere in pace, da sempre. Oziano beati, senza lotte, senza guerre, senza ambizioni. Pensano ai fatti loro e dormono moltissimo, immobili di un sonno che presumiamo profondo e quindi ristoratore.
Stanno lì, zitti. Non fanno mai del male a nessuno.