Intervista alla recessione

Buonasera cari lettori e benvenuti al consueto appuntamento dedicato all’economia. Fermi, non scappate solo perché ho detto “economia”: abbiamo un ospite straordinario, grande protagonista del nostro presente e del nostro – soprattutto vostro, speriamo –  futuro.
Siore e siori, per la prima volta in assoluto sugli schermi di tutto il mondo abbiamo il piacere di presentarvi lei: la Recessione.

Signora Recessione, benvenuta. Come sta?
Da dio. Ma facciamo in fretta, cominciamo subito con le domande, è un periodo di immenso lavoro per me. Fuori da qua ho parecchi impegni.
Bene. allora ci parli un pochino di lei, amica Recessione. Molti la conoscono solo di nome. Alcuni la ritengono una persona malvagia, ma di certo si tratta di maldicenza. Si definisca. Si descriva.
Allora, quando la relazione inversa tra il Pil e il tasso di interes…
No, guardi, qui se parla in quel modo non si capisce un tubo e i lettori cambiano canale. Usi un linguaggio semplice. Mica siamo sul sito del Sole24ore o della Bocconi. Per esempio: ci racconti la sua giornata.
Mah, vediamo. Mi alzo… faccio colazione, magari la doccia, mi lavo i denti, mi vesto, e poi  provoco una catastrofe socioeconomica.
Cioè?
Cioè: disoccupati, miseria, povertà, sangue, orrore. Robe così.
Interessante, dottoressa Recessione.
E divertente. Almeno per me. Non per voi, credo.
Ma poi, dopo un po’, lei se ne va via, vero, signora Recessione?
Dipende. Forse sì, forse no.
Cosa possiamo inventarci noi umani in attesa che lei si stufi e s’allontani, o Recessione?
Mah. Niente. Aspettare. Ibernatevi. Programmate la sveglia fra qualche anno. O estinguetevi, ecco.
E per curiosità: la stagflazione, invece, con quel nome, cos’è? Una sua parente, una sua amica?
No, sono sempre io, però in più i prezzi si alzano. Veda, anche uno scemo come lei può intuire che quando ci sono meno soldi in giro, la gente spende meno. La domanda diminuisce e quindi le aziende abbassano i prezzi, per vendere comunque e attrarre i compratori indigenti. Con la stagflazione invece, accade il contrario: le persone non c’hanno più una lira però i prezzi salgono lo stesso. E molto. Che forza, eh?
Certo, signora Recessione. Uh, guardi là, una mucca che vola.
Ma cosa dice, è ammattito? Dove?
Presto ragazzi, è distratta! Saltiamole addosso, a ‘sta bagascia!
Aiuto, questo è sleal…
Avanti leghiamola e diamole una manica di mazzate!
Bastardi, vi faccio crepare di fame tutti!
Stringete quei nodi, e accendete la fiamma ossidrica. Bravi. Più vicino, però. Cari lettori, ci spiace ma dobbiamo interrompere la trasmissione: come vedete, l’intervistata si sente male, e non è più in grado di rispondere. Arrivederci alla prossima puntata. Sigla, sigla!

Aiuto, sono una vittima di un pazzo crudele

Cari lettori, vi supplico aiutatemi. Il mio proprietario, il signor Confuso da anni mi maltratta.  D’accordo, prima mi presento. Buongiorno a tutti, sono un’autovettura immatricolata molti anni fa. Amici, sono vittima di un mostro. Non mi lava da più di due mesi.  Mi fa la benzina solo quando sono a secco, e per avvisarlo mi tocca fingere di fermarmi. Non c’ha neppure i soldi per un garage, il pezzente, e quindi debbo dormire all’aperto. Né io né lui ci ricordiamo più la data dell’ultimo cambio dell’olio. Ho finito il liquido del tergicristalli dieci anni fa. I sedili là dietro sono ridotti ad accumulo di oggetti dimenticati da altri passeggeri. Io stessa sono ricercata da tutti i vigili urbani d’Italia per tre multe da divieto di sosta, forse perdute. Il lunotto posteriore è talmente polveroso che i passanti non s’azzardano neppure a passarci il dito per scriverci “lavami”. La mia assicurazione sta fallendo per via della crisi economica. Non so nemmeno se mi ha pagato il bollo. Eccazzo, adesso basta!

Non ne posso più. In una ragione, la Lombardia, dove tutti i maschi in età adulta amano i loro veicoli più della famiglia e passano ogni sabato mattina della loro vita al lavaggio self service con le pelli di daino, quest’uomo orribile mi vede come un oggetto, un semplice mezzo di locomozione, e ignora ogni minima regola di estetica automobilistica. Mi trascura. Caso unico nella storia dei trasporti privati, ho un valore di mercato che, secondo Quattroruote, è precipitato sotto lo zero, a un numero negativo.

Tuttavia, conservo una dignità. Sono contraria all’eutanasia delle auto. Dallo sfasciacarrozze non ci vado. No, no e poi no. Anche perché lui non mi ci porterebbe. Questo schiavista aspetta solo di vedermi schiattare di vecchiaia.

Ma mi muovo ancora. Nonostante tutto, la mattina, persino d’inverno, col gelo, parto al primo colpo. Va bene, magari al primo no: al secondo. O al terzo, ecco. Però parto. Sono viva – perdio! – e ho ancora la ruota di scorta. Insomma, da qualche parte, nel bagagliaio, dovrebbe esserci.

Amici, pur di tradire costui, sono disposta ad andare a vivere in Albania. Se qualcuno volesse venire a prendermi mi trova ogni sera nell’isolato del quartiere di Lambrate vicino al sottopasso ferroviario. Per aprire il bloster non c’è problema: è mezzo rotto pure lui, funge da semplice deterrente. Ma basta una martellata.
Pietà. Pietà. Pietà. Vi imploro, qualcuno venga a salvarmi da un’agonia lenta e ingloriosa.

Elenco di cose che non si possono fare a teatro durante le rappresentazioni di opere liriche:

– tossire;
– conversare con l’amico che sta due file dietro; 
– soffiarsi il naso rumorosamente;
– fischiettare le arie all’unisono con il cantante;
– russare forte;
– giocare con le suonerie del cellulare;
– domandare ai milionari melomani della fila davanti se ti fanno dare un’occhiata coi loro binocoli d’oro;
– interrompere a metà l’esecuzione della soprano urlandole brava;
– sbadigliare stirando le braccia;
– pomiciare con la vicina di poltrona;
– salire sul palco e fare stage diving;
– andare al bar del foyer durante l’intervallo e pretendere che un bicchiere di minerale naturale costi meno di 20 euro;
– manifestare il proprio dissenso anticlassista lanciando oggetti solidi sulla platea;
 – sorprendersi che all’uscita, al contrario di quanto accade ai concerti rock, nessuno venda le magliette di Puccini.

La telefonata alla banca

Pronto, buongiorno. Come va? Sì, sono un vostro cliente. No, non ho sbagliato numero. No, no, lo so benissimo che per chiudere il conto dovrei venire di persona fra le nove e le tredici. Nessuna chiusura del conto: volevo solo domandarvi se andava tutto da bene, lì da voi. Ci siete ancora, rispondete pure al telefono, mi pare già un segnale incoraggiante. Insomma, senza offesa, ma circolano certe notizie sulle banche che… Certo, ha ragione, i giornali esagerano sempre. Pure le televisioni, ovvio. Sì, ne convengo: il sensazionalismo, i titoli urlati, eccetera. Ma mi scusi se glielo chiedo: lei sta piangendo? Ah no? Davvero? Mi sembrava, dalla voce. Capisco, è solo un po’ di raffreddore. Già, gli sbalzi di temperatura, si avvicina l’inverno, non si sa più come vestirsi. Però non divaghi: torniamo a noi. Dunque, è tutto a posto. Perfetto. I miei soldi ci sono ancora. Sì, si tratta di due lire in croce, però meglio di niente, dai. E poi lei lo sa meglio di me, coi tempi che corrono. Ho capito, non devo preoccuparmi. Posso dormire tranquillo, sì, questo me lo ha già detto tre volte. No, di azioni non ne ho mai comprata una in vita mia, ci mancherebbe altro. No, neppure i fondi obbligazionali, non so manco cosa siano, si figuri se mi lasciavo freg – ehm, pardòn, si figuri se ci investivo del denaro. Allora nel mio caso nessun problema, dice? Sicuro? D’accordo, ma lei stia allegro, diosanto, si tiri su, mi sembra di parlare con l’oltretomba. Esca, stasera, si distragga. No, ad essere sinceri, con quella voce lì non è che lei mi dia una gran fiducia, ecco. E poi la smetta di ripetermi che devo stare tranquillo, basta, Ma sì, mi ha persuaso. Senta, si è fatto tardi, la saluto. No, niente giornali, niente internet, niente notizie, seguirò il suo consiglio. Arrivederla. Anche a lei. Sì, sono tranquillo, come no. A proposito: quando ci risentiamo? La richiamo io domani?

Intervista alla lattina di crauti Zuccato

Buonasera, cari lettori, e benvenuti al consueto appuntamento con l’angolo delle interviste. Ospiti eccezionali, come sempre. Ospiti esclusivi che nessun altro formato mediatico né su Internet né in televisione né altrove può permettersi. Questa notte è qui con noi, per la prima volta sui monitor di tutto il mondo, un personaggio indimenticabile: signore e signori, un applauso a questa lattina di crauti sottovuoto della marca Zuccato.
Grazie, grazie.
Standing ovation per i crauti Zuccato!
Oddio, vi prego, no, ci sentiamo in imbarazzo.
Signor lattina di crauti già cotti Zuccato, ci parli di lei: si descriva al pubblico che ancora non la conosce. Ammesso che ancora qualcuno non la conosca, famoso com’è.
Mah, cosa posso dire, sono il risultato della fermentazione naturale del cavolo cappuccio e…
Il cavolo cappuccio, signori! Un grosso applauso anche per lui.
Lui che poi ero io, per certi versi.
Prima di essere tagliato a pezzetti, certo. A proposito, signor lattina di crauti Zuccato, vuole spiegare ai nostri lettori almeno uno dei mille usi alimentari che è possibile far di lei?
Sono già pronto, quindi basta riscaldarmi per tre minuti.
Magnifico, soltanto tre minuti, amici! Quanta velocità, quanto senso pratico. Senta, vedo qua sotto che lei scade fra parecchi anni, be’, i miei complimenti!
Sì però le garantisco che sarebbe meglio consumarmi prima, quantomeno per…
Zuccato, perdoni, mi chiamano dalla regia. Che succede, lo sapete, non dovete interrompermi durante le interviste!
(voce gracchiante fuoricampo) No, niente, è arrivato il tubetto di pasta d’acciughe Balena, il tizio che all’ultimo momento non voleva più venire e allora come riserva abbiamo dovuto chiamare questo dei crauti. Solo che adesso la pasta d’acciughe Balena ha cambiato idea. È di là.
Per il tubetto della pasta d’acciughe Balena, tutto, perdiana. Portatelo nei camerini, parcheggiategli la macchina, offritegli da bere, procurategli delle ragazze, dategli qualsiasi cosa chieda! Signor lattina di crauti, scusi, c’è stato un imprevisto, dobbiamo mandarla via. Ma non s’offenda.
Come sarebbe a dire?
Sì, deve andarsene, abbia pazienza.
Aspetti, racconto una barzelletta sui wurstel con la senape, è divertente.
Troppo tardi, caro crauti, mi spiace. Arrivederla. Ragazzi, presto, allestite il trono d’oro per il tubetto di pasta d’acciughe Balena.
Non mi sembra educato, però.
Ha ragione, le buoni maniere innanzitutto: security, per cortesia, mi sbattete fuori dallo studio lo Zuccato e cominciate a stendere a terra i tappeti in seta damascata per la passerella il signor tubetto di pasta d’acciughe Balena? Amici lettori, un breve stacco musicale e poi torniamo con un ospite fantastico, mica ‘sto poveraccio dei crauti in scatola.
Ma…
Ancora qui stai? Fuori! Sigla, sigla, stop. A tra poco, amici. E rimanete con noi.