Saggi orientali, medici greci e il filosofo tedesco con la più incredibile barba della storia, l’oramai defunto Ludovico Feuerbach, sostenevano che noi siamo ciò che mangiamo. Se costoro avevano ragione, questa sera io sono un piatto di pastasciutta avanzata da ieri e intiepidita al microonde più un philadelphia alle olive.
Un essere orribile.
Mese: Giugno 2008
Intervista allo scrittore più venduto di tutti i tempi
Buonasera cari lettori, benvenuti al consueto appuntamento con la rubrica dedicata ai libri: l’ospite di oggi non ha ancora vinto il nobel ma è l’autore di un grandioso bestseller. È con noi l’autore del famoso “La Bibbia”, tradotto in tutte le lingue e giunto oramai alla trecentomiliardesima ristampa. Guardatelo lì, che aria modesta, chi avrebbe mai detto che lo scrittore più letto di sempre avesse un aspetto così dimesso? Signori e signori, un applauso di incoraggiamento per il nostro celebre amico!
Grazie ma no, dovrei chied..
Abbia pazienza, le domande le faccio io. E non mi parli sopra sennò chi legge non capisce niente. Signor autore della Bibbia, noi tutti proviamo difficoltà a concepire la giornata di un romanziere al lavoro. Come le sono venute in mente tutte quelle bizzarre storie intrecciate? E perché ha scelto di ambientare la trama proprio in quei luoghi, e a quell’epoca?
Ma veda, io veram…
Aspetti, non ho finito. Come descriverebbe la fase di superamento anzi del distacco successiva alla consegna del dattiloscritto finale? Che cosa ha provato quando ha avuto tra le mani l’ultima versione non più editabile, pronta per la stampa? C’è qualche cosa che avrebbe modificato, se avesse potuto?
Ma quale stampa e stampa, io…
Non mi interrompa per cortesia! La scelta del titolo e della copertina: momento risolutivo. Immagino che l’editor le abbia proposto un titolo provocatorio, capace di acchiappare i lettori distratti in libreria. Dal suo canto, lei ha imposto questo “La Bibbia”, che, a dire il vero, non incuriosisce, titolo troppo corto, incomprensibile. Lo stesso dicasi per la copertina, senza fotografie.
E che ne s…
Ma stia zitto, per favore! Sto parlando io! Guardi qui: sul libro non c’è neppure il suo nome, da nessuna parte, né fuori né dentro, e nemmeno sul dorso. Signor scrittore, come mai tanta modestia?
Se mi lasciass…
È timido, balbetta, non risponde. D’accordo, passiamo ad altro: lei ha un agente letterario? Un ufficio stampa che lavora per lei? Si serve di un’agenzia di comunicazione? Come spiega tanto clamore intorno alla sua unica opera pubblicata? A proposito: sta forse preparando un nuovo romanzo?
I-io dev…
Poverino, si emoziona. Che tenerezza. Un bel applauso, amici lettori. Mi ascolti: quale è stato il rapporto tra lei, scrittore, e il suo editor? Lui le correggeva le frasi a margine con la matita blu ma lei ignorava i suoi suggerimenti? Litigavate? Vi siete mai presi a schiaffi?
Senta, vorr…
Parliamo della campagna promozionale: qual è il suo rapporto con ammiratrici e ammiratori? Lei ha scritto un’opera di straordinario successo, venduta per secoli, eppure non ha mai tenuto neppure una presentazione in libreria. Mai. Come spiega queste scelta? Non le piacerebbe firmare autografi con dedica sulle copie vendute?
Ma quali ca…
Silenzio, per piacere, tocca a me. Debbo rivolgere il quesito più prezioso, atteso da tutto il pubblico: la sua identità. Lei, chi è? Vuole svelarci il suo nome? Ed è vero, come sostengono alcuni, che lei è Dio?
Insomma! Mi lasci aprir bocca!
Oh, finalmente! E allora parli, perdiana! Pensavo fosse muto!
Non sono Dio.
Colpo di scena, amici lettori: l’autore della Bibbia non è Dio. Be’, ad essere sinceri, lo sospettavamo.
E non sono neanche l’autore della Bibbia.
Coooosa? E che ci fa qui allora?
Sono il nuovo tecnico di scena, mi manda la regia: ha appena telefonato l’intervistato, si scusa ma ha avuto un contrattempo.
Che vergogna, questi scrittori stanno diventando sempre più cafoni.
E dice che prima vuole gli vengano inviate le domande altrimenti non se ne fa nulla.
Se lo scorda! Con noi ha chiuso. Amici lettori, perdonateci: credevamo di avere a che fare con un ospite serio e invece questo lurido gaglioffo ha annullato l’impegno all’ultimo momento. Per punirlo, non lo inviteremo mai più e diremo a tutti che il suo libro è brutto, lungo e noioso. Non compratelo, tanto si trova facilmente gratis su internet ad esempio nei comodini di certi alberghi. Arrivederci.
Sigla, sigla, sigla!
Poesia sullo sbrinamento del frigorifero
L’evaporatore dello scomparto refrigerante
elimina la brina
a ogni arresto del compressore.
Pulisci soltanto
il foro di scarico
per evitare che l’acqua
ricada sui cibi.
Ma quando dimentichi
la porta aperta
e lo spessore del ghiaccio
supera i cinque millimetri
munisciti di paletta raschiatrice,
mai oggetti metallici:
potresti bucare
il tubo del freon
e causare un danno
irreparabile.
Oppure stacca la spina
dalla presa della corrente,
poni una bacinella
ai piedi dell’apparecchio
e con tutta calma
osservalo pisciare dal beccuccio.
E lascia lo sportello spalancato
al fine di eludere
la formazione all’interno
di sgradevoli odori.
Sulla Settimana Enigmistica
Chiunque, da bambino, ha avuto una nonna o uno zio con la passione per la Settimana Enigmistica. Strana rivista in bianco e nero cui ogni tanto il parente ci lasciava dare un’occhiata. Scorrere quelle pagine misteriose, per noi bimbi, era magia. Riuscivamo a mala a pena a comprendere che i puntini numerati, una volta uniti, disegnavano la figura di un pescatore di profilo, e lo stessa accadeva con gli spazi da annerire. Ma come dimenticare il resto? Ad esempio.
Il Corvo Parlante. Trama: un angolo città, gremita di persone, per strada e nelle case. Le finestre sono spalancate e prive di tende, si può vedere cosa accade nelle abitazioni. Ognuno si occupa delle sue faccende. All’improvviso, sulla cima di un albero, un corvo nero si mette a parlare. L’intera nazione, ipnotizzata da un corvo, si ferma: tutti alzano gli occhi verso l’alto. Cos’è questa voce, che lingua parla? Sarà Dio? Donne e uomini si sporgono dai balconi: scrutano il cielo e vedono un corvo. Ma invece di mandarlo al diavolo, lo ascoltano. Purtroppo, di quanto sta dicendo il corvo nessuno capisce nulla: esso si esprime per anagrammi. E peraltro non ha nulla di rilevante da farci sapere. In genere segnala che la signora del quinto piano ha perso una ciabatta, il portafogli, la caffettiera, un quadro, ma lui sa dov’è: sta nell’aiola dei giardinetti. L’enigma consiste dunque nel decifrare il messaggio corvesco e trovare l’oggetto in questione.
I protagonisti dei rebus. : questi signori hanno lettere sulla fronte e si circondano di oggetti bizzarri: statue, trecce d’aglio, spade, animali esotici, torsoli di pera posati sul tavolo. Pura metafisica di un universo senza tempo, alla De Chirico, dove l’azione si svolge all’aperto e senza bisogno di avere un senso.
Carlo e Alice, odiosi stereotipi della coppia di mezz’età nell’immediato dopoguerra occidentale: lui marito fannullone, disoccupato e alcolista. Ha sempre il cappello, anche a letto. Lei casalinga oppressa, in grembiule e bigodini. Insieme da una vita, inseparabili. Niente figli. Si odiano.
Il quesito della Susy. Susy è bionda, alta, magra ma tonica nei suoi vestiti aderenti. Benestante. Vive con un fidanzato pazzo – un matematico fallito, si presume. Per di più, a casa loro non sono mai soli: tra i piedi c’è sempre un gruppetto di amici rompiballe che se ne stanno sul divano e in combutta col moroso scemo si divertono a sottoporre indovinelli alla povera Susy, che invece, si vede benissimo, vorrebbe uscire e andare in discoteca. Credono di sorprenderla con gli enigmi. Ma lei, pur essendo antipatica come la fame, ha il quoziente d’intelligenza più alto d’Europa. Dagli stessi autori del corvo parlante, credo, ma potrei sbagliarmi.
Il tenero Giacomo. Un omino muto, con un grosso paio di baffi neri e la bombetta in testa. Indossa una maglietta a righe orizzontali. Si accompagna a un cane di piccola taglia, anch’esso muto. Il tenero Giacomo di solito compare intorno a pagina 13, la sua storia si chiude in due quadri, ma per conoscerne il finale “vi rimanda all’ultima pagina”.
Nello scompartimento di un treno ho ritrovato per caso una copia recente della Settimana Enigmistica. Pensavo l’avessero rinnovata, adeguata alla modernità. Invece no. Non è cambiata affatto. Negli anni, tutto è rimasto immutabile e pietrificato, su quel pianeta. Persino la lingua sa di antico. Il tenero Giacomo è scomparso, magari col suo autore, immagino defunto. Ma il resto è ancora lì. Il bersaglio, le spigolature, l’aguzzate la vista, la doppia pagina di vignette che non fanno ridere, i confronti, le sciarade, i biscarti sillabici, le zeppe, gli aneddoti cifrati.
Mentre l’editoria mondiale s’affanna a inventarsi un “restyling” dietro l’altro, quel mondo popolato di enigmi e personaggi decide di essere identico a se stesso, per sempre. A suo modo, mi pare una notizia rassicurante.
Ode alla signora della tintoria
All’inizio della Storia del Mondo, il Mondo non c’era. Esistevano solo il Buio e il Silenzio. Poi venne la Natura, poi la Conoscenza. In ogni disciplina vigono norme, e maestri capaci di esercitarle: così è per le scienze, le religioni, le filosofie. E le arti. E i mestieri.
La Signora della Tintoria è una creatura sovrannaturale. Il cliente entra nel negozio, ma non viene ricevuto da nessuno, poiché la Signora della Tintoria sta sempre nel retro, da cui emergono afrori e calore. Si presume che Lei sia là a stirare, o a dar istruzioni, o a dannarsi in altra attività impegnativa. Eppure, non c’è da annunciarsi, né da tossire per avvertire della presenza: la Signora si appaleserà all’improvviso, come richiamata da una sensazione.
La Signora della Tintoria compare: sembra una dea madre, ma in ciabatte e senza trucco. Occhiali da vista. Ha sempre l’aria stanca – d’altronde fatica davvero, non come voi perdigiorno da ufficio. Risponderà al vostro saluto con voce dimessa, quasi a farvi sentire colpevoli. Come a dire ma insomma cosa vuole, non vede che sto lavorando.
Poi si scioglierà in un sorriso, e con mano sicura comincerà a rovistare nella vostra sporta piena di abiti zozzi. Li riconosce al tatto, non ha neppure bisogno di estrarli per capire se sono camicie o pantaloni, giacche o cappotti. Prende nota, a voce e su carta.
La bottega della Signora della Tintoria è sepolta in uno spaventoso caos apparente. A rivestire pareti e soffitto, miliardi di capi d’abbigliamento incellofanati appesi ovunque, gli uni sopra gli altri. Ognuno si distingue solo per il cartoncino con un numero o un cognome scritto in calligrafia frettolosa, e perciò illeggibile a chiunque tranne che alla Signora stessa.
Non v’è un senso coerente, nella disposizione. Non alfabetico, non temporale. L’unico ordine possibile risiede, come un enigma, nella mente della Signora della Tintoria.
Una mappa segreta che cambia di continuo, ma per lei non ha misteri.
Certo, a volte il ritrovamento dell’abito richiede uno sforzo di memoria, ma basta un suo gesto col bastone per scoprire, in quell’oceano di grucce e tessuti, la vostra trapunta lavata a secco, che mai da soli, neppure dopo mesi di ricerche, avreste trovato.
Stringo fra le mani un documento prezioso, il foglietto della Signora della Tintoria. Un’iscrizione con due differenti grafie: in parte un elenco di voci precompilate: maglia, maglione, giubbotto, tuta, copriletto, eccetera. In parte è vergato di suo pugno dalla signora, con la biro: alcuni numeri, forse il prezzo, e una data di presunto ritiro, anch’essa indecifrabile.
Più in basso, in caratteri di stampa, solenni, severissime, le regole. Le sue tavole di Hammurabi. Nessun oggetto può essere consegnato senza il regolare scontrino – La merce deve essere ritirata entro giorni 15 pena il raddoppio del prezzo. – Non sono ammessi reclami dopo giorni 3 – Si declina ogni responsabilità per bottoni, asole, imbottiture, guarnizioni, paillettes.
Intervista al sapone di Marsiglia
Cari lettori, benvenuti al consueto appuntamento dell’intervista.
Il nostro ospite di oggi è straniero, una persona d’altri tempi. Un vero gentiluomo. Come lui non ne fanno più. Signori, un applauso all’inimitabile sapone di Marsiglia.
Guardate quanto è bello posato sulla poltrona: se non fosse per l’educazione ci verrebbe quasi voglia di prenderlo in mano e annusarlo.
Marsiglia, benvenuto. Lei qui è a casa: siamo tutti suoi fieri ammiratori. In un mondo di saponi industriali prodotti grazie a chissà quali processi chimici, lei è riuscito a conservare il suo carattere tradizionale, puro, fresco. Nessun colorante, solo una fragranza antica di bucato. Quel fascino vintage, da sapone della nonna. Diciamo la verità: lei è l’ultimo nostalgico superstite della genuinità.
Grazie, lei è troppo buono avec moi.
Marsiglia, parliamo della sua città, quella che le ha dato il nome. Come ci si trova?
Verament je suì produit dans un cappanòn de Pianorò, en province de Piacenzà. Marsiglià non l’ho giamè veduta in vita mià.
Ah. Ma come? E allora perché parla in questo modo? Per darsi un tono?
Oui, i miei antenati venivano da là, ma adesso il mio successo c’est grande. Sono diffuso in tout le monde et così je suis emigrè ici. Tutavie, je continuo a sforzarmi di usare l’idioma dei miei padri. Mi sono iscritto a un corso per imparare ad arrontondare la erre e mettere l’accento sull’ultima vocale. C’est uno stratagemme per distinguermi dal votre volgare savon locale.
E bravo il nostro monsieur Marsiglia! Infatti i suoi ingredienti restano naturali: acqua, soda e olio d’oliva, secondo le antiche formule degli artigiani francesi, vero?
Ma figuriamoci. Pur di avere un odore charmant ho apportè qualche modifica alla vieux ricetta. Per dire, l’olio non est plus de olivà, ma de erbacce.
Già. Le profumatissime piante di Aleppo, culla dell’arte di saponificare.
Non, da serra di un grande piantasgiòn albanese, dove la manodoperà costa meno e il transport pure. E poi, oltre allo huile, ho aggiunto qualche nouvelle accorgimont: citronelle, clorures, propilene, alcòl, grassi des animaux morti…
E no! No, no e no! Marsiglia, sono stato zitto finora ma adesso basta! Così mi rovina tutto! Doveva essere un’intervista a un prodotto autentico sincero ed ecologista, e invece lei se ne viene fuori con le solite porcherie moderne. Ma allora è proprio un deficiente, scusi! Fuori, fuori, se ne vada.
Aspetti, non avevo capito. Mi perdoni, iniziamo daccapo: manteniamo le sue domande e tagliamo le mie battute sbagliate.
E adesso parla pure in italiano, parla!
Amici lettori, scusate, siamo costretti ad interrompere l’intervista: credevamo il nostro ospite fosse una persona sincera e invece s’è rivelato un orribile impostore. Perdonateci, ci rivediamo presto con una nuova puntata. Lei, Marsiglia, sparisca prima che il pubblico infuriato la linci e la riduca a scaglie in diretta.
Sigla, sigla!