Espositore girevole di cartoline postali

Lungomare all’italiana, XXI secolo d. C.
Che bello sfogliare l’espositore girevole di cartoline di fronte al negozio di Sali e Tabacchi convertito in retailer di souvenir.

Le cartoline che vorrebbero esser spiritose, quelle con le due chiappe in primo piano e la scritta Saluti da (segue nome di località balneare a scelta).

L’immagine rustica: la Viuzza Caratteristica. Il Pittoresco Cortile. L’Angolino Suggestivo. L’Incantevole Porticciuolo.

Le cartoline vintage, in bianco e nero o virate seppia, serie “Gabicce d’altri tempi”, con il solito pescatore del primo ‘900 ritratto mentre ricama le reti da pesca sul molo che non c’è più, o la “scena di strada” con asino, bove e/o cavallo aggiogati a barroccio con botti e conducente mascherato in costume tipico.

Il tramonto arancione, inevitabilmente in controluce. La visuale aerea su mari di un blu sovrannaturale causa photoshop. La piazzetta della chiesina, peccato per quelle automobili parcheggiate là a destra, guastano la poesia.

La panoramica di litorali deserti come non son stati mai. Almeno, non prima dell’alba. Ritrae la spiaggia più visitata del luogo ma priva di ombrelloni, sdraio, lettini, chioschi, pedalò da 20 euro all’ora, folla di omini urlanti coccofrescococcobello. Il consueto bailamme reale scomparso nella virtualità di una fotografia scattata chissà quando – o chissà dove.

Appunti sparsi da un'estate in città

Sto leggendo un libro interessantissimo: la Pimpa al mare. E ho deciso, accetto l’invito di certi amici e mi trasferisco in ripa al tirreno sino a domenica. Spero di incontrare anch’io l’ombrellone parlante e il pesce che dà lezioni di nuoto.

Avevo sentito questa storia che gli elettrodomestici di notte consumano energia meno costosa. Preso da frenesia empirica, alle due di notte faccio partire in contemporanea lavatrice e lavastoviglie.
E accendo un paio di ventilatori, uno in camera e uno in salotto (quest’ultimo a vuoto, in salotto non c’è nessuno)
E tutte le luci, ma sì.
Già che ci sono, anche lo stereo.
E il microonde.
Vado a letto anche se c’è molto rumore (anzi: frastuono – sembra di essere in un’acciaieria) ma dopo sei secondi netti salta la corrente in casa mia, in quella del vicino di casa, di quello del piano di sopra, e si fulmina un lampione nel vialetto qui di fronte. Arriva il vicino, in pigiama e pantofole, molto gentilmente urla:” Prima che io chiami la polizia e la denunci, si può sapere cosa diavolo sta succedendo?
Niente, dico io, era un esperimento. Scusi.
Mi spiega che non è vero: l’elettricità notturna costa come quella diurna, per pagar meno bisogna aprire un contratto enel ad hoc.
Capisco, ho esagerato.
Ringrazio, però lo avviso, oramai lavastoviglie e lavatrice son partite e finiranno di suonare solo verso le 4. Lui se ne va via senza salutare.

Non capivo dove le zanzare trovassero l’acqua loro necessaria per procreare. Ho prosciugato tutto il prosciugabile, ho trasformato la casa in un deserto eppure queste si moltiplicavano lo stesso. Poi una sera, una di loro, impietosita, mi ha svelato il segreto: la tazza del cesso.

Oggi comincia la maturità. Come ogni estate, giornali e televisioni ne parlano con gran copia di suggerimenti medici agli studenti, come se questi fossero atleti che stanno per andare alle olimpiadi. Mangiate cibi leggeri, non bevete caffè, prendete un bel respiro, prima del tema fate lo yoga e il training autogeno. Gli articoli son sempre quelli, tutti riciclati dall’anno prima e da quello prima ancora.
Io, che la maturità l’ho già fatta e parecchio tempo fa, darei un unico consiglio ai poverini che affrontano questa prova con timore. Ragazzi, tranquilli, tranquillissimi: è tutta una farsa. Davvero, adesso non vi sembra ma è così, vedrete. Dormite sereni.

Epistolario con il responsabile della customer care

Gentile amica, gentile amico,
siamo lieti di informarLa che il Suo nome è stato inserito nell’elenco dei nostri soci e che Lei ha libero accesso a tutti i servizi, compresi esclusivi vantaggi e privilegi riservati. Inoltre da oggi Le inviamo in omaggio il nuovo numero del nostro magazine, dove  sicuramente troverà preziosi consigli per gestire al meglio la Sua vita, il Suo tempo libero e il Suo shopping.
Tuttavia  l’amministrazione mi segnala che il Suo abbonamento, comprensivo di quota associativa, ancora non è stato saldato. Come mai?
Cordialmente,
Dott. Pinco Pallino, Responsabile Customer Care.

Gentile Dottor Pallino,
mi spiace ma io non la conosco, né ricordo di aver sottoscritto alcun contratto con voi. Quindi da me non vedrete un soldo. Quanto al vostro magazine in omaggio, lo avrei volentieri adoperato come succedaneo della carta igienica, se non fosse stampato su fogli così ruvidi. Allora pensavo di trarne combustibile per il camino, ma qui fa caldo, e poi il camino non ce l’ho. Pertanto, il magazine, come lo chiama lei, giace illibato presso il vano condominiale adibito alla spazzatura, per l’esattezza nell’apposito bidone della raccolta differenziata per la carta. Venga pure a riprenderselo, tanto l’indirizzo lo sa.
La saluto.

Gentile signore,
con sincero dispiacere Le scrivo questa seconda lettera di sollecito. Non faccia tanto il difficile e molli ‘sti soldi, dai. Per agevolarLa, allego un bollettino postale. Qualora invece Lei avesse già provveduto al pagamento, La prego di considerare nulla questa comunicazione e di avvertirci telefonicamente dell’avvenuto bonifico, e di inviarcene una copia in pdf.
Tuttavia, in assenza di Sue notizie, mi vedrò costretto a nuovi inviti, anche più pressanti.
Con amicizia,
Pinco Pallino

Gentile Pinco,
“amicizia” un corno. Ho detto no, no, no e ancora no: dei vostri servigi non so che farmene, i magazine mi stanno antipatici e gentile signore ci sarà suo padre. E se non la smette di scrivermi, chiamo i carabinieri. Addio per sempre.

Gentile amico,
abbiamo ricevuto la Sua risposta e vogliamo prenderla come un segnale favorevole, vicino al consenso. Le comunichiamo che se tra le diverse modalità di pagamento sceglierà la carta di credito o la domiciliazione in conto corrente, Lei avrà diritto a uno sconto speciale del 0,o2% sulla prima rata unica annuale. Infatti tale modalità ci consente di ridurre le spese amministrative e noi vogliamo dividere con Lei il vantaggio che ne ricaviamo.
Cordialmente Suo,
Pinco Pallino.

Gentile Pinco,
che piacere. Possiamo darci del tu? Sì? Grazie, caro. Scusa se te lo dico, ma hai rotto i coglioni.
Ciao.
Ah, aspetta, un’ultima considerazione: vaffanculo.

Gentilissimo amico,
La ringraziamo della cortese risposta e Le ricordiamo che non appena il suo pagamento sarà registrato Le invieremo i simpatici regali riservati ai nuovi soci: il pratico portachiavi con la lucina per centrar la serratura dell’auto senza rigare le portiere, la calcolatrice tascabile ad energia solare – pensi un po’ il progresso. Indichi sul modulo allegato le Sue coordinate bancarie, e ce lo rispedisca con urgenza: la busta è già affrancata. Tuttavia, se nel frattempo avesse già provveduto al pagam…

Caro Pinco,
crepa.

Gentile amico, come sta? Visto che bella giornata? Eddai, compra.

Nooooo…

Uffa. Ma perché no, scusa?

Communication breakdown

Informazione di servizio. Chiedo scusa per il dileguamento degli ultimi giorni ma qui nella cruda realtà fisica c’ho delle seccature: tra queste, un direttore del personale che sta tentando di licenziarmi (è una mania, questa di voler licenziar la gente!) – insomma, storie di impicci. Un direttore del personale di quelli veri, giacca cravatta e orecchie a sventola, e pure ciellino. Ho appena terminato di incidere sul cofano della sua macchina nuova i 4 simboli esoterici dei Led Zeppelin e altri segni demoniaci: mi son venuti abbastanza bene, e belli grandi.

Se poi qualcuno sentisse proprio l’irresistibile urgenza di tendere un agguato notturno a uno sconosciuto, per esempio ad un dirigente benvestito e con le orecchie a sventola, ciellino, uno che fa il direttore del personale, magari al fine di prenderlo a nerbate sul viso o tra le gambe in un casuale incontro presso un vicolo buio e silenzioso, ebbene, mi faccia un fischio, ché ci si organizza volentieri. E a buon rendere, quasi fosse uno scambio di favori.

Come saranno i blog del futuro

Si stava pensando che qui, su questo blog, c’è troppo silenzio, e che la sola scrittura forse comincia a non bastare. Il blog è muto, e invece vorrebbe parlare. O almeno emettere dei suoni. Da qui l’idea di un blog più interattivo: il blog parlante.

Il blog che canticchia, il blog che fischia, il blog petulante che pretende di far conversazione. Il blog che starnutisce quando apri le finestre, il blog con la tosse e quello che, di notte, russa. In sintesi: il blog sonoro.

Esauriti i primi due sensi – la vista, ossia la lettura, e l’udito nel caso del più evoluto blog sonoro – i passi successivi potrebbero poi seguire gli altri sensi: il blog tattile, intorno al 2050, e il blog odoroso, il blog che comunica emettendo odori.

Infine il blog da mangiare o da bere, con gusti diversi a seconda della stagione. Il blog da cucinare in pentola, il blog fritto, il blog crudo, il blog che manca di sale.

Per poi passare a nuove forme ancora più progredite e interattive, come il blog che ti entra in casa senza salutare, ti rovista nel frigorifero e poi si piazza davanti alla tua televisione, in mutande e ciabatte.

APPUNTI SUL FUTURO

Autoreferenziale & sui blog. E fors’anche banale, ma magari ti vengono delle idee.

Si stava pensando che qui, su questi blog, c’è troppo silenzio, e che la sola scrittura forse comincia a non bastare. Il blog è muto, e invece vorrebbe parlare. O almeno emettere dei suoni. Da qui l’idea di un blog più interattivo: il blog parlante.
Il blog che canticchia, il blog che fischia, il blog petulante che prentende di far conversazione. il blog che starnutisce quando apri le finestre, quello con la tosse e quello che, di notte, russa. In sintesi: il blog sonoro.

Esauriti i primi due sensi – la vista, ossia la lettura, e l’udito nel caso del più evoluto blog sonoro – i passi successivi potrebbero poi seguire gli altri sensi:il blog tattile, intorno al 2050, e il blog odoroso.
Infine il blog da mangiare o da bere, con gusti diversi a seconda della stagione. Il blog da cucinare in pentola, il blog fritto, il blog crudo e il blog che manca di sale.

Per poi passare a nuove forme ancora più progredite e interattive, come il blog che ti entra in casa senza salutare, ti rovista nel frigorifero e poi si piazza davanti alla tua televisione, in mutande e ciabatte.

Cambiare lavoro

– Buongiorno, abbiamo una proposta di lavoro per lei.
– Oh, bene. A tempo indeterminato?
Tempo indeterminato? Che roba è?
– Intendo dire: il contratto.
– Ma quale contratto e contratto, scusi! Io parlavo di lavoro!

***

– Buongiorno, vorremmo proporle un nuovo lavoro.
– Finalmente! Mi licenzio subito e vengo da voi.
– Calma, calma. Lei adesso è impegnato con un’altra società, giusto?
– Sì, ma non c’è problema, possiamo trattare il passaggio.
– Aspetti, aspetti. Noi mica la assumiamo.
– Ah no?
– No. Lei dovrebbe far cosi. Chieda al suo attuale datore di lavoro di metterla in mobilità, oppure domandi un periodo di aspettativa, ecco.
– Uhm.
– O ancora meglio: si metta in malattia.
– E poi?
– Nel frattempo, viene da noi, a lavorare. Senza paga, beninteso: una specie di prova.
– Ma come?
– Se poi noi vediamo che lei è volenteroso, motivato e adatto alle esigenze della nostra società, magari alla fine la assumiamo pure. Forse. Presto, persino tra un paio d’anni o poco più.

***

– Buongiorno, la chiamo per un lavoro. Le interessa?
– Certo. Mi dica.
– Noi stiamo cercando un max 25enne, esperienza lavorativa di almeno 10 anni nel settore, laurea con lode in economia e/o ingegneria gestionale, megamaster in business administration, inglese tedesco e francese madrelingua, capacità di leadership e mentalità orientata al problem solving. Lei ha tutti questi requisiti?
– No, anzi, non ne ho nessuno, ma temo che l’individuo da lei descritto non possa esistere.
– Lo so, però mi diverto un mondo, a scrivere questi annunci, ah ah (scappa via ridendo come un folle).

***

– Buongiorno, la chiamo per proporle un lavoro.
– Ottimo. Che tipo di lavoro è?
– Un lavoro stupendo, molto creativo.
– Che bello, quando cominciamo?
– Oggi.
– Corro dal mio capo a dare le dimissioni.
– Aspetti, aspetti. Il nostro non è un lavoro fisso.
– Ah no?
– No, è… è una collaborazione, ecco. Però potremmo far così: lei continui a lavorare lì dove si trova ora, nei giorni feriali. Poi, la sera, viene a lavorare da noi.
– Mmm. La sera?
– Eh sì, noi abbiamo degli orari un po’ anomali. Sa com’è, siam creativi. Lavoriamo di notte.
– Di notte?
– Sì. E anche il sabato. E la domenica. E nei giorni festivi.
– Lo stipendio?
– Ennò. Lei lavorerebbe, diciamo, gratis.
– Ah.
– Ma guardi che è un lavoro bellissimo! Mi creda, ci divertiremo. Vedrà che risate.


Sul referendum e la procreazione medicalmente assistita

Donne di tutta la penisola, domenica e lunedì, andate a votare al referendum.
Votate quello che vi pare (checché se ne dica nel segreto dell’urna il parroco non vi vede) e quindi mettete la croce, o scrivete “vaffanculo” in stampatello, oppure nella scheda infilateci una fetta di salame, insomma fate quello che volete ma per carità non statevene a casa: andate a votare in massa. Perché voi donne non solo siete le uniche ad aver il diritto di dire la vostra sull’argomento (ci fosse una giustizia, questa consultazione sarebbe riservata alle sole femmine) ma siete anche la maggioranza della popolazione italiana: siete voi il quorum!

Sul pubblico dell’alterco dopo il tamponamento al semaforo

Che spettacolo, l’umana società. Ad esempio, quando nella quieta indolenza del traffico cittadino capitano quei tamponamenti che sfociano nel virile alterco fra i due coinvolti.

In genere son cose di poco conto, un graffio sul paraurti, un fanalino scheggiato, robe così. Ma la dinamica è quasi sempre questa: il tamponato scende impavido dalla vettura, esamina il danno, allarga le braccia, poi si avvicina alla vettura del tamponante e gridando lo insulta, lo invita a uscire quasi volesse battersi, lì in mezzo alla strada. 

L’altro, di solito, è un signore più anziano. Resta barricato nell’auto e finge il sangue freddo che non ha. Invero, è terrorizzato, ma protetto dalla corazza dell’abitacolo si sente più forte e risponde con degli strepiti. Spesso con lui c’è la moglie, poverina: resta muta, si vergogna.

Ma le urla belluine salgono e attirano i passanti. La violenza fa audience, si sa. Sul marciapiedi si fermano i curiosi, divertiti dal simpatico siparietto. Nella carreggiata a fianco, sulla corsia proveniente in senso inverso, altri veicoli rallentano per osservare meglio l’accaduto e seguir la discussione tra i due.
Altri si affacciano dalla finestra. “Corri, vieni a vedere, ci sono due che si menano”. Per carità, nessuno interviene, ci mancherebbe altro. Tutti restano a guardare. Qualcuno ride.