Ciao, amici, sono Gesù. Ho una notizia importante per l’umanità e questo sito è stato sorteggiato tra sei miliardi di diversi mezzi di comunicazione esistenti per darla. Sì, lo so, avrei potuto fare una conferenza stampa in mondovisione e, in termini messianici, il risultato sarebbe stato senz’altro più valido, ma a me la tivù non piace, e poi, come l’altra volta, preferisco manifestarmi in luoghi umili e fatiscenti, come questo.
Dicevo: come forse saprete, fra pochi giorni sarà il mio compleanno. Grazie. Sì, duemila e rotti anni, e non li dimostro. Ma lasciatemi finire: il mio compleanno, stavolta, vorrei celebrarlo in maniera diversa. Sono stufo marcio dei soliti natali che ho visto in questi ultimi secoli. Così non va. Innanzitutto, il natale è l’unico compleanno in cui il festeggiato è assente. Vi pare bello? A voi piacerebbe che i vostri amici organizzassero la vostra festa di compleanno ma senza invitarvi? Vi sembra una cosa normale? No, nemmeno a me.
Inoltre: non capisco tutta l’attenzione per il tizio con la giacca, il cappello e i pantaloni rossi che da parecchie edizioni è diventato il vero protagonista della mia festa. Cosa c’entra, quello lì? È il mio compleanno, mica il suo! E poi, perché si veste così? È scemo?
E infine: vedo che da molto tempo avete preso l’abitudine di farvi regali tra voi. Fate regali a cani e porci: familiari, amici, colleghi, compagni di scuola, zie, nipoti, cognate. Scusate se mi intrometto, ma: e io? È il mio compleanno, non il loro. I regali dovreste darli a me. Tutti. Si è mai vista una festa di compleanno dove gli invitati arrivano, si scambiano i regali tra di loro e al padrone di casa invece non portano un bel niente?
E quindi: d’ora in avanti e sino all’eternità, il giorno della mia nascita verrà commemorato in altro modo. Niente cenoni e ritrovi fra di voi, niente alberelli con le luci. Nella data che sapete, l’intera popolazione cristiana del vostro pianeta (ma se lo desiderano possono partecipare anche gli atei) dovrà presentarsi nel deserto del Sinai. Il posto è assai spazioso ove dovremmo starci tutti, almeno in piedi. Lì voglio una grande torta, una crostata di alcuni chilometri quadri, in modo che sopra possano starci le oltre duemila candeline che io in persona spegnerò mentre voi terrestri, tutti assieme, in coro, mi canterete “Tanti auguri a te”. E dopo che avrò soffiato sulle candele, voi mi applaudirete e mi direte bravo.
Mi raccomando, i regali dovete farli a me. A me e basta. Poi fra di voi arrangiatevi come vi pare, ma negli altri giorni dell’anno, e a casa vostra.
Ah, portate da bere, e se volete delle patatine, o altro da mangiare. La musica però la scelgo io.