Invocazione di un supplice alla Dea Bendata

Giunge nell’esistenza di ciascuna persona, a questo mondo, un momento in cui è finalmente lecito aspettarsi l’avversarsi di quel fenomeno che in linguaggio scientifico è altrimenti noto come “una bella botta di culo”.
Si tratta certo di un fenomeno raro, ma non rarissimo. Io stesso ho potuto assistere mentre esso accadeva. Naturalmente accadeva non a me direttamente ma a terzi, ci mancherebbe, però ne sono stato spettatore, in non poche occasioni, seppur non beneficiandone.

Non voglio certo dire che non mi siano capitate, nella vita, alcune fortune. Ma queste fortune risultano differenti dalla succitata botta di culo. Mi è infatti successo di venire al mondo a in una città europea anziché in una baraccopoli di palafitte sullo Zambesi. In stato di discreta salute invece che privo di arti. Figlio di brave persone e non di ladri eroinomani. Ma questi destini, ribadisco, son cose difformi dal fenomeno suindicato, cioè dalla così detta – mi si perdoni la ripetizione non proprio raffinata seppur efficace – Botta di Culo, che ha ben altra natura. Essa si presenta non con il sorteggio della nascita ma nel decorso degli anni successivi. E all’improvviso, senza avvisare, di solito quando ce ne sarebbe bisogno.

Ecco, credo che per lo scrivente l’attesa sia durata anche troppo. Anzi, non vorrei pretendere troppo ma in tutta sincerità, se gli dei vogliono dimostrarsi cortesi, ebbene sarebbe necessario che l’evento si verificasse in questi giorni. O Suprema Botta di Culo, io ti invoco. Manifestati anche a me, dopo decenni di latitanza. Voglio apprezzare anche io le tue virtù. Prometto di riconoscere il tuoi merito, senza attribuirlo a me. Ammetterò di esser stato non bravo o furbo, ma semplicemente fortunato.

L'arte di fare la spesa al supermercato nei fine settimana

È oramai mio costume andare al supermercato il sabato pomeriggio, come milioni di altri umanoidi su questo pianeta: io, però, mi distinguo dalle plebi. Fra le corsie, piloto spericolatamene il carrello in mezzo alla folla inforcando gli occhiali da sole, anche dopo le sei, quando fuori, d’inverno, è buio. Già per questo atteggiamento spicco rispetto alle masse, che infatti, quando sono sulla mia traiettoria, si spostano guardandomi con preoccupazione.

Inoltre in tale occasione altero le percezioni sensoriali. Sono isolato dalla fluida realtà sonora circostante, ho la mia colonna sonora personale, giacché ho le cuffie alle orecchie, e in esse risuonano le Variazioni Goldberg suonate da Glenn Gould in persona, modestamente, a un volume notevole. Già questo basterebbe a caratterizzarmi quale cliente più eccentrico – seppur non abbiente – di tutto il supermercato e forse del quartiere.

Ma non basta ancora, perché io, diversamente dal volgo, pratico lo spostamento della cultura. Mi spiego meglio. Tale attività di spostamento consiste in quanto segue: mi reco al reparto dei libri, prendo dallo scaffale alcune copie di Ecce homo di Nietzsche (lo so, sembra pazzesco ma davvero lo vendono al supermercato, e costa pure pochissimo) o di Aut-Aut di Kierkegaard e poi le trasferisco nel reparto della verdure, nel cesto della lattuga, oppure all’interno dei frigoriferi in mezzo alle confezioni di merluzzo surgelato.

Quindi mi apposto per studiare, da lontano, la reazione degli avventori, i quali peraltro, di solito, si limitano a scansare Nietzsche e Kierkegaard per prendere, appunto, la lattuga e il merluzzo.

Diversa la reazione delle signorine del personale, che, pur non avendo prove, da tempo mi guardano con sospetto. “Uhm, quel tizio non mi convince… sarà lui il sabotatore seriale, lo spostatore folle?” Ma mentre costoro son rapite in simile riflessioni, intanto io sono già lontano. Indosso sempre gli occhiali da sole, e sulle note del duo Bach & Gould sfreccio verso le casse. Non temete, amici del supermercato: tornerò a seminare inquietudini molto presto. Quando? Sabato prossimo.