La partenza intelligente della Collega Dirimpettaia

Venerdì sera, the Collega Dirimpettaia arriva al traguardo delle immeritate ferie, fresca come una rosa: domattina si chiude l’ufficio e per lei seguirà un luminoso futuro di creme protezione solare 5, pranzi con solo una pesca, serate di struscio sul lungomare tra bancarelle bohemien a trattare sul prezzo degli argenti, vip watching nei localini carini, che fa anche rima.

La Collega dirimpettaia pronta alle vacanze con partenza intelligeeeente scruta pensosa il sito delle autostrade per individuare orari e modalità tali da percorrere il tragitto in condizioni comode e con flusso scorrevole. Per questo, la furbina, prima di decidere, si è collegata con la webcam dello svincolo di Borgopanigale e ha scoperto che alle tre di notte c’è meno traffico che alle tre di pomeriggio.

Per spiazzarla, provo a darle notizie false. La informo che ai caselli sotto il solleone verranno distribuiti pizzoccheri e ossobuco con polenta, e che in certi orari al fine di scoraggiare i gitanti è prevista l’irrorazione di napalm e diossina sulle auto in coda. Le dico anche di non fidarsi del pannello sul cavalcavia di Fiorenzuola nel esso annunci “Attenzione autotreni contromano a mt 1000”.

Alla partenza intelligente le contrapropongo poi la partenza cretina, ossia muoversi alle dieci del mattino di sabato con il riscaldamento acceso, i finestrini chiusi e nell’autoradio Rtl102.5 a tutto volume, quindi guidare sulla corsia d’emergenza a 200 all’ora e sorpassando la polizia stradale suonare il clacson e salutare con la mano.

Sparecchia la scrivania, bacini sulle guance, auguri, quandoparti, quandotorni e dovevaidibello: per spaventarla le sussurro che lo spazio e il tempo sono forme universali dell’intuizione dei fenomeni – lei mi guarda perplessa, e tra risolini e ciaociao se ne va. “Fuori farà caldo?” le sue ultime, profetiche parole.

Lista di cose da fare prima di partire per le vacanze

Chiudere gas, acqua, elettricità, finestre, tapparelle, avvisare il portinaio che non ci sarete per qualche giorno e lui vi risponderà che nemmeno lui ci sarà perché fra due ore parte per la Thailandia e torna ai primi di ottobre.

Trovare un modo per evitare che in vostra assenza le piante domestiche, al buio e senza acqua per giorni e giorni, defungano. Ad esempio: potresti portarle con te. No, troppo scomodo.
Allora, si possono riempire i vasi di cubetti di ghiaccio, dicono funzioni.
Peccato che con questo caldo il ghiaccio si fonderà in pochi minuti, l’acqua allagherà la cucina provocando il cortocircuito del frigorifero, l’incendio dell’appartamento, l’esplosione del condominio, la devastazione dell’intero quartiere, la polizia vi condannerà all’ergastolo in contumacia. E il portinaio non potrà avvisarvi, dalla Thailandia.

Le valigie. Ricordarsi di portare magliette, costumi, mutande, pantaloni lunghi, pantaloni corti scarpe da mare, scarpe da passeggio, scarpe da ginnastica, ciabatte da mare, ciabatte da doccia, un golfino per la sera che non si sa mai magari fa fresco, ombrello, kway che se poi un giorno piovesse, l’asciugamano da mare, l’asciugamano da bagno, l’asciugamano di riserva, dentifricio, spazzolino da denti, cerotti, bende se ti fa mali ti tagli o metti il piede sopra una stella marina un riccio o un pesce pietra, aspirina, analgesici, siringhe, un sapone per lavarsi, un sapone per lavare i vestiti, minidetersivi, mollette, kit d’emergenza ago & filo trafugato in albergo, zainetto da spiaggia, pallone da pallavolo, pallone da pallanuoto, pallone da pallamano, le biglie, le formine, la paletta, il secchiello.

La scelta del libro (o: i libri), che poi se te ne dimentichi ti tocca andare a comprarne uno di riserva all’edicola balneare e lì puoi scegliere solo tra Wilbur Smith, l’opera omnia della Mazzantini, Faletti, le barzellette di Totti 2 o l’ultimo della Fallaci, e insomma mica possiamo farci del male fino a questo punto.

– E i ladri? Non hai pensato a nulla contro i ladri.
– Come sarebbe?
– E se venissero i ladri?
– Ah già. Ma cosa potrebbero portar via? Qui non c’è niente.
– Che so. Gioielli. Ori. Preziosi.
– Ma per chi mi hai preso?
– O apparecchi elettronici di pregio.
– Quali? La lavatrice? Il frullatore?
– Be’ allora no. Però forse cercherebbero dei soldi.
– Nessun pericolo: non ne troveranno.
– Forse è meglio prevenire lo scasso. Avvisarli prima. Piazzare un’avviso alle finestre, qualcosa tipo: “Qui dentro non c’è un ceppa da rubare: se proprio volete farlo vi conviene andare nell’appartamento a fianco, pare stiano bene.”

Colazione confusa

Di mattina, gli oggetti della colazione mi aspettano allineati sul tavolino e sorridenti:
– “Buongiorno, signor Confuso, ben alzato!,” trillano in coro come bimbi.
– “Grazie, amici. Che fatica, svegliarmi. Ditemi che oggi è sabato, suvvia.”
– “No, maestà, è martedì.”
– “Ohimè, lo sospettavo.”
– “Non si preoccupi, nostro signore e padrone: pensiamo a tutto noi.”

La tazza Ikea, un personaggino mansueto, si lascia riempire d’acqua e chiudere nel microonde senza protestare. Una coraggiosa bustina di tè compie piroette pronta a tuffarsi nel liquido fumante. La zuccheriera si leva il cappello e dentro c’è il signor cucchiaino ancora addormentato sul bianco. La radio suona un’allegra musica da camera.

I rigoli escono danzanti dalla scatola dei biscotti e anche loro con le vocine squillanti mi augurano il buongiorno. Nell’entusiasmo del balletto uno di loro cade dal tavolo, precipita e si frantuma sul pavimento strillando “NOOOoooooooooooooo…”: ora i suoi fratellini piagnucolano la disgrazia mentre ne raccolgo i resti e seppelisco ciò che rimane dell’estinto nella pattumiera. Ma presto l’increscioso episodio viene dimenticato.

– “Devo sbrigarmi, sarò mica in ritardo?”
– “Stia tranquillo, o nostro imperatore: messer orologio da lassù la avviserà per tempo.”
– “Che barba, non ho punta voglia di varcar l’uscio. Preferirei restar qui con voi.”
– “C’è una bella giornata di sole, sa?”
– “Invero, di questi tempi il sole mi sta sui coglioni.”
– “Non dica parolacce, sire. E orsù, sia ottimista!”

La tazza ride per il solletico quando la sciacquo nel lavabo. Ripongo nella credenzina i compagni di colazione, e prima che chiuda lo sportello mi salutano ancora:
– “Arrivederla, o sovrano, e che la giornata sia proficua e fortunata, noi restiam qui, a riposar nello stipetto.”
– “Ci rivediamo domattina. Fate i bravi.”

Antropologia della metropolitana di Milano

La metropolitana di Milano è quel luogo sotterreneo dove di mattina la gente aspetta il treno direzione Famagosta, Bisceglie o Molino Dorino, che non sono città ma capolinea di periferia.
Un piccolo schermo sul soffitto conta i minuti che mancano all’arrivo del treno, ma li conta un po’ come gira a lui, perché il suo minuto può durare 60 secondi come 6 o come 600.
La metropolitana di Milano è un bel posto: laggiù, nel buio, vivono creature strane, mai viste all’aria aperta.

La vocina di servizio – Un essere immateriale: puro suono gracchiante senza corpo, voce fuori campo diffusa. Passa il tempo a lanciare messaggi minacciosi dagli altoparlanti:
– “Bzz… Servizio, il pulicessi n.7697 è pregato di mettersi in contatto con l’ufficio H458ty2bzzzzzzz…”
– “Si ricorda che in stazione è vietato fumare anche di nascosto pena ammenda di euro centomila e reclusione fino a trent’anni”
– “Attenzione prestare molta attenzione si riscontra la presenza sui treni di borseggiatori, ladri e assassini”.
– “Attenzione non oltrepassare la linea gialla perdìo che se mi cascate sui binari venite rosolati vivi dall’alta tensione, uno spettacolo.”

Lo scompartimento zombie della mattina – Il treno arriva nella stazione, dalla banchina vedi sfrecciare i vagoni di testa semivuoti e allora pensi “Bene, così posso sedermi”. Invece davanti a te si ferma sempre questo vagone fantasma, con una sola porta funzionante e stipato di persone in piedi incazzate nere che dall’interno attraverso i finestrini appannati ti guardano feroci come se volessero dirti “Non c’è più posto, se provi a entrari ti meniamo.”
Dentro c’è una temperatura da mezzogiorno di ferragosto e odore di impiegati in ritardo che non si lavano le ascelle da mai: l’aria profuma di asparagi.

Il conducente di treni – Un uomo malvagio. Irrompe in stazione suonando la sirena, solo per spaventare la gente. Si diverte ad attivare la chiusura porte proprio quando ci sta passando la donna anziana zoppa con stampelle. Guarda nello specchietto e con precisione millimetrica, zac, preme il pulsante nel secondo giusto: la vecchia rimane stritolata, lui apre e richiude di scatto per finirla, lei urla pietà e le stampelle le cadono nella fessura sui binari. A volte il conducente parte lo stesso, trascinando l’anziana (o metà di lei) in galleria a tutta velocità.
Il sogno del conducente è guidare la metropolitana di Pechino, dove dicono che treni abbiano grandi lame al posto delle porte.

Lo Zingaro – La metropolitana di Milano è l’unico posto dove puoi assistere all’esibizione dello Zingaro. No, non il solito zingaro che suona male su una base preregistrata: questo è Lo Zingaro, lo Zingaro più grande di tutti.
Entra, altissimo e scuro, con un inchino si toglie il cappello per salutare, augura il buongiorno e nessuno gli risponde ma lui nel silenzio urla one two three e comincia a suonare una dietro l’altra tutte le danze ungheresi di Brahms in una indiavolata versione speed metal a 800 note al secondo. E le suona con i denti.
Per il gran finale si piazza lo stradivari dietro la schiena ed esegue un interminabile assolo bendato e in ginocchio. Quindi, mentre lo strumento oramai posseduto dal demonio ancora vibra e stride da solo senza esser toccato, lui lo posa per terra e gli dà fuoco alla maniera di Hendrix. Ma tra i passeggeri, nessuno si scompone, come se non fosse successo nulla.

Il vicino di casa fumatore professionista di maria

Egli è il tipo di persona che quando tu gli suoni alla porta per chiedergli che ciao per favore ho finito il sale grosso e se per favore te ne può prestare un pizzico per l’acqua della pastasciutta lui ti apre in costume da mare, ti guarda senza capire e dopo averci pensato per qualche secondo, prova a capire chi sei e su quale pianeta vi trovate, e per tutta risposta, nel dubbio, con nonchalanche, mettendosi il collirio, ti dice: “Ci facciamo una canna?”

Per questa suo modo abituale di accogliere gli amici, ha un sacco di gente che va a trovarlo anche senza avvertire, o con scuse banali come, per esempio, farsi imprestare il sale.

Costui è anche un grande esperto in coltivazione domestica di piante in serra, quasi un agronomo. Ha sperimentato ogni varietà, con ogni tecnica, e in ogni luogo. L’ha seminata sul terrazzo, sul cornicione, sul tetto, sul balconcino del bagno, nella vasca da bagno, nell’orto della nonna, nelle aiole ai giardinetti pubblici. Sa tutto sull’argomento, lo ha studiato in maniera scientifica. Alle piantine ha provato a far bere ogni cosa, dal latte cagliato al gatorade.

Per approvvigionarsi, sfrutta diversi canali ma privilegia l’autarchia. Tempo fa ha attraversato la dogana svizzera in treno dopo essersi rifornito nelle erboristerie di Chiasso, dove la maria viene venduta in bustine purchè il compratore giuri che non ne aspirerà e che la userà solo per scopi legale consentiti, come profumare gli armadi. Ma non l’ha usata per profumare gli armadi.

Ma soprattutto è abilissimo nell’arrotolare le cartine Rizla attorno alla mistura, quasi fosse un origami. Lo sa fare anche con una mano sola, mentre con l’altra guida l’auto, prepara da mangiare, suona la chitarra o gesticola a illustrarti le sue personalissime teorie sulla reincarnazione secondo certe antiche religioni marziane.

Un chiacchierone allegro e mai domo: brillante nella conversazione specie quando questa vira verso il surreale. Non è davvero sconvolto, non ride sguaiato, regge bene, oramai l’assuefazione lo obbliga ad assumere il quadruplo delle dosi che invece annientano gli amici fruitori occasionali, gente di lui assai meno allenata.
Per farla breve, è un personaggio: a suo modo un tipo da invidiare: comunque vada, sa sempre come finire la serata in maniera divertente.

Sulle riviste in omaggio all'uscita dei locali notturni

Ecco, ma queste rivistine gratuite trendissime esposte all’uscita dei locali, a fianco delle cartoline, insomma queste rivistacce in carta forse semiriciclata, queste pubblicazioni omaggio così fuori dagli schemi, con la loro bella intervista al diggei più fico del mondo cui seguono centodieci pagine consecutive di pubblicità e quindi ancora tre righe di articoletto sul tale gruppo post trip hop folk punkrock, e poi altre tredici pagine di pubblicità vodka smirnoff, mini denim d&g e quindi l’articolo sull’artista parigino figlio di genitori hippie con senso profondo del nomadismo come stile di vita acid super cult che si esibisce nel tale circuito clubbing di Londra esclusivamente il martedì sera (e anche se fosse, chi cazzo parte da qui per andare fino a Londra, il martedì sera???) in un cocktail bar con arredi vicini alle visioni house e t-shirt che inneggiano alla revolution garage rock del dj resident fanatico di funky jazz soul nation, segue un reportage di sei righe sei dalla mostra di Anrie Sala ad Amburgo (Amburgo?) realizzata in una ex pescheria trasformata in techno silent factory, sede di eventi, cultural landscape e visual vernissage nonchè ristrutturata secondo il design concept “del grandissimo Toshiro K. Johnson” (e chi sarebbe?), e quindi undici pagine consecutive di pubblicità robertocavalli con modelle in bikini ambient, spiritual noises e occhiali da sole liquid all desk al breakfast del blue bar a formentera tra fashion guru e summer dj set, pubblicità di una birra, pubblicità di altri cellulari e di una marca di rum bevuto nei peggiori bar della capitale del venezuela e poi ancora rubriche che si chiamano “nightlife”, “art”, “movie”, “fashion”, e quindi si ricomincia con recensioni di certi scrittori che a londra sono l’hype del momento per via del gothic futurism, poi un’altra fantastica mostra fotografica a new york (new york? ma qui siamo in italia, cazzo, non potete darci un indirizzo di una mostra che non sia a ventottottomila chilometri più duemila euro da qui?) più altre pagine di gucci, ancora telefonini, la lancaster, classifica dell’happy hour gotha jazzy underground e – gran finale – l’ultima di copertina con la pubblicità del chinò energy sanpellegrino (altro che sesso & droga, come estrema frontiera della trasgressione notturna qui ci vogliono rifilare il chinotto,, il chinotto sanpellegrino).

Ecco, volevo dire: ma queste rivistine qui, qualcuno le legge davvero?

 

Rimedi contro il mal di testa

Aulin – Molto efficace, in bustine o compresse, i giovani ne hanno usato e abusato come miracoloso rimedio contro la cefalea della domenica mattina. Sembrava che l’hangover fosse vinto per sempre, e il merito era tutto suo. Poi è arrivata la nimesulide, in tutto e per tutto uguale all’Aulin ma con prezzo più abbordabile (insomma erano la stessa cosa solo che l’Aulin aveva un nome più corto e costava il triplo). Quindi il produttore ha adeguato il prezzo. Poi però si è scoperto che l’Aulin ancorché assunto a stomaco pieno buca fegato e esofago come se fosse piombo fuso, insomma, combattere il semplice mal di testa con l’Aulin è come spararsi una revolverata al piede per curare i calli. Oggi l’Aulin non lo piglia più nessuno, è decisamente fuori moda, poveretto “Ma cooosa fai prendi l’aulin, sei impazzito?!? Lo sai cheeee… (segue elenco di sciagure e testimonianze horror).

Balsamo di Tigre – Profumatissimo unguento pre-etnochic, lo vendevano sulle bancarelle al mare, di sera, o in piazza alla festa dell’unità insieme all’incenso. Due grammi di olio solido in una scatoletta indiana con l’immagine di una tigre sul coperchio. Dicevano che bastava spalmarselo sulle tempie e puf – magia – il mal di testa spariva. In realtà ovviamente non funzionava mai.

Moment – Forse il meno pericoloso tra i farmaci nemici della cefalea. Peccato che la sua immagine sia stata rovinata da anni di spot televisivi cretini con protagonisti antipatici.

Aspirina – Da consumarsi a stomaco pieno. Se lo stomaco è vuoto, il mal di testa svanisce, sì, ma viene subito sostituito da gastrite combinata a senso di nausea e lievi conati. Può darsi che dal cambio di sintomo ci si guadagni: dipende dai gusti. Fra le varietà di aspirina ho sempre preferito quella effervescente, che sembra oransoda: è sempre bello gettarla nel bicchiere per vederla ondeggiare su se stessa e frizzare.

Cibalgina – Sorella sfigata dell’aspirina e del tutto innocua. Un vero mal di testa, un mal di testa come dio comanda, quando vede arrivare la cibalgina si rotola per terra dal ridere.

(Altre nei commenti)

Breve incontro con il Demonio alla vigilia dell'Apocalisse

E così, mentre a suicidarmi tagliandomi le vene con il bordo dell’isy pil insalatissime rio mare al riso e tonno pinna gialla, hanno suonato alla porta. E quindi ho lasciato lì lo scatolame e ho guardato dallo spioncino. Ed era Lucifero. Ed era vestito di viola, un bel completo viola credo dell’oviesse. L’ho lasciato entrare ma lui senza dire né grazie né niente ha cominciato a preparare il sabba. Ha sgozzato una gallina e con il di lei sangue voleva scrivere i numeri “666”, “777” e “89-24-24” bello grande sulle pareti del bagno, ma io gli ho detto scusa per favore no, ho appena passato l’ammoniaca e pure il cif sui sanitari.

Allora Lucifero è uscito di casa e dopo poco è tornato con una tanica e ha preso a rovesciar benzina verde senza piombo sul pavimento, e la versava in forma di cerchio, e al centro del cerchio vi era la stella a cinque punte. E quindi egli stava per dar fuoco a tutto ma sul più bello si è accorto di non aver l’accendino, e nemmeno i minerva o gli svedesi, e io lo stesso, perché l’accendino l’ho perduto e infatti da un mese le sigarette me le accendo con il fornello della cucina.

E tuttavia a questo punto Lucifero non si è perso d’animo e ha iniziato a recitare versi in aramaico stretto – o comunque una lingua di cui non si capiva niente, forse inventata – e fissava le finestre spalancate per l’afa estiva, e allora le tende si sono gonfiate, e benchè fosse notte fonda da fuori proveniva una gran luce, fino a quando proprio dalle finestre sono entrati volando gli animali dell’Apocalisse: un leone, un aquila, una mucca e un signore, ed ognuno di essi aveva sei ali e il corpo ricoperto di occhi.

E questi volteggiavano nell’aria, sul soffitto e nella camera da letto. E volando talora defecavano dall’alto e ridevano.

E in mezzo a tutto questo casino ho avuto la prontezza di spirito di guardare Lucifero negli occhi ferini e protestare:
– Ma sentai un po’, cornuto, si può sapere cosa sta succedendo?
– Ci perdoni, amico mio, questa è solo un’esercitazione in vista della oramai imminente fine del mondo.
– E con tutti i posti che ci sono proprio a casa mia dovevate farle, ‘ste esercitazioni?
– Ma…
– Io qui ho appena finito di pulire, sa?

 

7 accessori automobilistici che contraddistinguono il nostro tempo

1. Le tendine a forma di testa di gatto, da applicare sui finestrini laterali.

2. Il parasole da auto, poggiato sul cruscotto così poi il volante non brucia. Il cartone in genere raffigura un paesaggio tropicale con palmizi, ma l’ultima moda è quello argentato.

4. Il profumatore d’ambienti. Spesso sta appeso allo specchietto. E’ una boccetta trasparente con dentro del liquido verde. A volte la boccetta si svita da sola e versa il liquido verde sui sedili o sul guidatore. In alcuni modelli la boccetta espira aromi da una sorta di diffusore regolabile, e in questi casi l’oggetto sta sul bocchettone dell’aria (più aria entra, più forte sarà il profumo). Il profumino da auto è al gusto di kiwi, pescanoce, anguria o pino marittimo (quest’ultimo è così aspro da  causare mal di testa e nausee ai passeggeri).

5. L’adesivo della autostrade elvetiche. Ci sono auto il cui parabrezza è oramai coperto dagli adesivi delle autostrade svizzere, come fosse una collezione. C’è chi ostenta tutte le annate dal 1974 al 2002, ognuna di un colore diverso. Il guidatore non vede più niente, solo il mosaico di dorsi degli adesivini quadrati.

6. Adesivi da lunotto: la grande P, che significa “sì, sono un imbranato, piantala con quel clacson”. Simile funzione dissuasiva assolve l‘adesivo del trasporto neonati (l’icona del pargolo seduto o il minaccioso avviso “Bebè a bordò!”, a volte persino i nomi delle creature, “Jacopo e Martina a bordo”, come se si bastasse ad impietosire i tir assassini, tzé.)

7. L’adesivo della marca di antifurto. Da applicare in evidenza sul vetro sopra la portiera. Qui il messaggio è diverso, e il destinatario è il potenziale ladro. Compito dell’adesivo è esprimere qualcosa tipo: “Ok, caro ladro, stai meditando di fottermi la macchina. Ma non ti converrà rubare un’altra auto, senza antifurto? Magari proprio quella là, sì, quella parcheggiata a fianco della mia, del tutto indifesa…”

 

Un intervento estivo del Papa

Salve a tuti, qui parla il Papa. Propio io, Karol. No, no, restate in piedi, e che e, mica siamo nel medioevo.
Come sapete, in gran segreto facio parte dela redazione di questo sito e quando non mi ritrovo tra i piedi capi di stato o cardinali mi chiudo in camera, mi siedo al computer e vi scrivo i fati miei.
Adeso sono qui, ala tastiera, o meso il pinguino de longi sul 3 che seno dicono in tivu che prendo caldo e alle persone anziane come me il caldo d’estate non fa mica bene. Anche a gastelgandolfo io o il pinguino de longi nela stanza, pero di note Navaro mi entra in camera mentre dormo e me lo spegne e alora io la matina mi svelio tuto sudato.
L’altra sera lo o aspetato al buio, facevo finta di dormire e cuando navaro e entrato in camera quato quato lo o visto che si avvicinava al pinguino e alora mi sono alzato di scato e li o detto Joaquim ma cosa fai, mi spegni il pinguino?
E lui: – “Ah, perdone, Karòl, ti o sveliato?”
– “E si, managia a te! Senti Joaquì lasciamelo aceso che o caldo.”
– “Ma no que poi ti viene la cervicale, Karòl, lo sai.”

Abiamo litigato un pochino poi siamo giunti a un compromeso: lo ha solo abasato. Sull’1.
Poi pero quando e uscito io lo o rimeso sul 3.

Bene adeso vi saluto. Mi piacerebe tanto fare un viagio come ai bei tempi, una gita in brasile o sudafrica, che in cuei posti e inverno e si sta al fresco, ma navaro dice che piu in la di Rieti non mi lasia andare. E un uomo malvagio, se qualcuno vuole venire a liberarmi e portarmi via in vacanza li regalo l’indulegenza plenaria e perpetua dai pecati con validita per tuta la vita e anche oltre, cosi dopo va in paradiso. Io poso farlo. Se interesati contatatemi.

Un abracio dal

Papa