Istruzioni per evitare l’influenza suina

Buonasera e benvenuti al consueto appuntamento con la rubrica dedicata alla salute. Ecco dieci utilissimi consigli per scampare all’epidemia di influenza suina. Ecco i 10 comportamenti in grado di ridurre significativamente la probabilità di infezione sono i seguenti:

  • Lavatevi bene le mani con il sapone dopo aver accarezzato suini.
  • Se per strada vi capitasse di incontrare un maiale che tossisce, tiene un termometro in bocca e ha una sciarpa al collo, cambiate marciapiede prima di farvi starnutire addosso.
  • Non bevete da bicchieri da cui, in precedenza, abbiano bevuto suini.
  • Ipotizzando che vi troviate a dormire in un appartamento dove il giorno prima siano stati rinvenuti cadaveri di suini, morti in maniera misteriosa, areate i locali prima di soggiornarvi.
  • Rinunziate a baciare in bocca suini la cui temperatura corporea risulti superiore ai 42 gradi centigradi.
  • Se rimanete chiusi in ascensore con una mandria di suini idrofobi, premete il pulsante di allarme e cominciate a urlare aiuto.
  • Informate in via preventiva il vostro medico della mutua che, qualora siate colpiti da un malore e perdiate coscienza, ebbene persino in tale situazione i vostri convincimenti etici proibiscono le trasfusioni da suini vivi o defunti.
  • Mai dico mai soffiarsi il naso con un fazzoletto da naso già usato da un maiale.
  • Nel malaugurato caso in cui in questo preciso momento vi troviate in vacanza in un agriturismo specializzato nell’allevamento di suini col raffreddore, tappatevi nella vostra stanza, evitate qualsiasi contatto con il personale alberghiero e soprattutto telefonate subito al vostro medico di base per dirgli di venirvi a prendere con un elicottero.

Comunicazione urgente per l’inquilino che abita qui di fronte ed è in ferie: guardi che le è partito l’antifurto, come si spegne?

Vorrei lanciare un accorato appello all’inquilino che vive nella casa di fronte al mio condominio.
Uso questo mezzo perché non abbiamo il suo numero di cellulare né altri recapiti. E quindi facciamo un tentativo disperato qui, augurandoci che lui, su segnalazione di qualcuno, si riconosca e legga.

Dunque, caro vicino. Intuisco che lei in questi giorni d’estate sia in vacanza altrove. O è in vacanza o è in casa, morto. Ma probabilmente è in vacanza, perché le finestre sono chiuse e le saracinesche abbassate.

Ebbene, sappia che la sirena dell’antifurto della sua abitazione suona tutte le notti., e a lungo. In particolare fra le tre e le cinque. A volte segue un bis anche intorno alle sei meno un quarto. Suona senza che nessuno di noi del quartiere, rimasti qui in città, sappia come disattivarla.

No, no, niente ladri, stia tranquillo. La sirena parte da sola: forse è guasta, o troppo sensibile. Basta un po’ di vento, un passante che sfiori il cancello, la pisciata di un cane sul muro esterno.

Lei risponderà: sì ma io mica posso tornare dalla Costa Azzurra per spegnere l’antifurto, abbiate pazienza e pensateci voi.
Lo stiamo facendo. Abbiamo provato a sfondare la porta con dei picconi, per poi distruggere l’antifurto. E tuttavia non siamo riusciti ad entrare. Lei ha una porta robusta, complimenti. Stasera proviamo con le asce, ma temo non basterà.

Dunque, che fare? Abbiamo diverse alternative. Ad esempio, il signore del piano di sotto, il tizio che abita sotto di lei, un fanatico del bricolage, suggerisce di creare un nuovo ingresso bucandole il pavimento con il trapano a percussione. Viceversa le famiglie del caseggiato all’angolo stanno raccogliendo firme per abbattere i muri e le finestre del suo appartamento dall’esterno con ruspe e catapulte. Insomma, come vede abbiamo più opzioni. Prima di procedere, però, volevamo sapere la sua opinione. A presto.

Corso accelerato e online per padri al primo parto

Benvenuti al consueto appuntamento col corso online preparto per uomini. Le ragazze se vogliono possono restare.

Dunque. Cari signori maschi, ricapitoliamo: avrete notato anche voi che negli ultimi nove mesi lei si stava trasformando e prima o poi qualcosa dovrà capitare. Una notte starete dormendo quando all’improvviso la vostra moglie / fidanzata / compagna / convivente / chiamatela come volete, vi sveglierà prendendovi a schiaffi. Che succede? Mi sa che ci siamo, dirà lei. Ci siamo per cosa?, direte voi, ancora confusi dal sonno. Per il parto, imbecille, risponderà lei.

Come comportarsi con la partoriente – Da questo momento sino alla nascita, ella si rivolgerà spesso a voi in questo modo, ossia con rimproveri e offese. Peraltro, come darle torto. Vestitevi in pochi secondi, ricordatevi la valigia da lei accuratamente preparata nei giorni precedenti. Conducete la vostra panciuta metà sul veicolo. Attenzione: a questo punto la signora fa fatica persino a camminare, e per di più mormora imprecazioni sottovoce (ma anche ad alta). Insomma, deve sfogarsi con qualcuno, e quel qualcuno siete voi. Assecondatela.

La partenza: si va in ospedale – In auto, meglio lasciare lei dietro, con tutto lo spazio disponibile per i suoi contorsionismi. Tentate (invano, ovvio) di rassicurarla nella dolcezza, tanto per tutta risposta verrete mandati a quel paese, o altrove.

Il viaggio – Attenzione alla strada. D’accordo, siete emozionati, ma non correte troppo. Occhio ai semafori: la constatazione amichevole con una partoriente che aspetta in auto gridandovi insulti può essere una seccatura. Giunti nei pressi della clinica, mi raccomando, evitate di mettervi a cercare parcheggi liberi o autosilos, non è il caso. Anzi, approfittatene: entrate dal vialetto del pronto soccorso e mollate il mezzo dove vi pare: per una volta siete giustificati.

All’ospedale verrete ricevuti da infermiere e medici abituati a trattare le donne incinte come persone bisognose di aiuto (giusto) e i maschi come poveri scemi (giusto). Insomma vi toccherà la simpatica parte del cretino, dell’imbranato più d’impaccio che necessario.

Il travaglio – Lo disse quel tale: “tu partorirai con dolore e il tuo amico maschio invece lo mandiamo a zappar la terra, di più non sa fare”. Il travaglio può durare ore, ma di certo lei non avrà il problema di inventarsi modi per ammazzare il tempo. Spiace dirlo ma in quei momenti lì ella soffrirà come mai in vita sua, e voi come un ebete starete a guardarla, almeno finché lei non comincerà a usarvi come punching ball per sfogarsi.

Il parto – A questo punto avrete capito che pratiche come il parto in acqua sono soltanto surreali leggende metropolitane, tecnicamente irrealizzabili, se la madre non ci si trova sotto l’effetto di forti sostanze psichedeliche. Sarà una banalissimo parto nell’aria, in una sala dai muri verdi e luci al neon, con ostetriche poco cortesi che vi domanderanno di spostarvi per permetter loro di lavorare.

La nascita – Vorreste sentirvi utili? A meno che non siate ginecologi, su un piano puramente logistico la vostra presenza in sala parto è del tutto superflua. Quanto all’utilità del vostro supporto morale, lei sarà parecchio impegnata a urlare parolacce per darvi retta.
E il nuovo arrivato a prima vista non sarà bellissimo, così coperto di sangue e liquami vari, ma gli vorrete bene lo stesso, e da subito.
Sarete l’ultima delle comparse, lei e il nascituro poi nato i protagonisti assoluti. Perciò si beccheranno tutti gli ultimi, meritatissimi, applausi.

I romanzi non sono mica tutti uguali, caro lei

Ad esempio, vi sono romanzi in lettura che si vorrebbe non finissero mai – e quando finiscono, dispiace.

Lettore – O porca miseria, sei finito.
Libro – Mi scuso, ma davvero non ho più nulla da dire.
– Sicuro? Non potresti continuare ancora un pochino?
– Eh, no. Arrivederci e tante belle cose.
– Peccato. Addio, sarà difficile sostituirti.
– Dai, chiudimi, sennò mi commuovo anch’io.

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O romanzi che invece si vorrebbero finissero al più presto possibile: si contano le pagine mancanti, e son sempre troppe, pare quasi che crescano:

– E ma che palle!
– Ehi, dici a me?
– Ma sì, dai, forza! Sbrigati a finire! Quanto ti manca?
– Hai voglia: ne ho ancora per trecento pagine almeno.
– Come trecento?
– Trecentoventisette, per la precisione.

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Romanzi che non riescono proprio a finire, e allora li si lascia lì, a metà, o all’inizio.

– Senti, io ce l’ho messa tutta, lo giuro. Però adesso basta.
– Di già?
– Non ne posso più di te. Basta.
– Aspetta, aspetta, ora sono un po’ stanco, ma il prossimo capitolo è meraviglioso.
– No no, non mi fido. Io ti mollo qua.
– Ti prego, resisti! Credimi: cambierò!
– Ciao, domani te ne torni alla bancarella dell’usato da cui vieni. Il che, peraltro, doveva insospettirmi.
– Un ultimo paragrafo ancora! Solo uno!

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Romanzi che si fatica ad iniziare: manca la comprensione. E quindi ci si separa subito, ma senza rancori.

– Posso interromperla un attimo?
– Dica, caro lettore, dica pure.
– Perdoni se oso, signor libro, ma avrei un appunto da porle.
– In fretta, o fruitore, altrimenti perdo il filo.
– Insomma, io proprio non la capisco, ecco. Non la seguo
– Ohibò, non si sarà spaventato per la citazione in francese medievale senza traduzione e in corsivo di 8 righe scritte in piccolo a metà capitolo IV?
– Per carità: quella l’ho saltata a piè pari.
– Orbene? Cos’altro? La trama? Il periodare? L’eloquio?
– Non lo so.
– Forse lei è poco intelligente. O io lo sono troppo.
– Può darsi.
– Magari ci riproviamo un’altra volta. Che so, fra vent’anni?

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Romanzi brutti: non c’è manco bisogno di aprirli, né di comprarli. Si vede subito che son orribili: dal titolo, dalla copertina, dal nome dell’autore. E allora non si comincia nemmeno. Ci si ignora vicendevolmente. Eppure sono primi in tutte le classifiche:

– Accidenti, tu devi essere proprio brutto.
– Ha parlato il fotomodello. E poi, non vedi? C’è la fila per me.
– Neanche con la canna da pesca, ti toccherei.
– Aria, aria, che c’ho da lavorare: devo vendere, io.

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Romanzi belli, celebrati, magnifici. E quindi irraggiungibili.

– Sei splendido, lo dicono tutti.
– Lo so. Prendimi e sarò tuo.
– Non sarai troppo impegnativo?
– Ma va là.
– Meglio di no. Preferisco continuare a immaginarti bellissimo.
– Immaginarmi? E non mi sfiori neppure?
– No. Nell’intimità potresti deludermi.