– Pronto?
– Buongiorno, parlo con l’Ufficio delle Cose Perdute?
– Sì, buongiorno, dica.
– Oh, era ora. Senta, lì da voi dovreste avere una gran quantità di oggetti da me smarriti nel corso dell’esistenza e ahimè mai più ritrovati.
– Ah, certo. Lei è il sig. Confuso?
– Sì, sì, esatto, son io.
– Tipo distratto, eh? La conosciamo bene, la sua pratica.
– Davvero?
– Sicuro, ce l’ho proprio qui davanti: più che una pratica pare l’enciclopedia. Pensi, per lei abbiamo dovuto noleggiare un intero magazzino dedicato e custodito. C’è un sacco di roba là dentro. Vediamo un po’, abbiamo parecchi portafogli (quasi tutti vuoti o con pochi spicci), diversi occhiali da sole ma tutti di scarsissimo valore…
– E poi?
– Bè poi solo per lei abbiamo un intero armadio traboccante mazzi di chiavi.
– Maledette, ecco dov’erano finite!
– Lei è un fenomeno, sa? Una vera leggenda.
– La ringrazio, lo prendo come un complimento. A questo punto io passerei lì da voi a ritirare tutto, se non vi dispiace.
– Quando vuole. La aspettiamo, sarà un piacere conoscerla.
– Per cortesia mi dica il vostro indirizzo, così passo per il ritiro. Dove siete?
– E no. L’indirizzo non posso mica dirlo.
– Ohibò. Come sarebbe?
– Non posso comunicare il nostro indirizzo ai clienti: è segreto.
– Come segreto?
– È proibito dal regolamento.
– E allora come faccio?
– Ci cerchi lei. E ci trovi. Se riesce.
Mese: Marzo 2005
È arrivato lo strozzino
A mio modesto avviso, esiste un indicatore assai significativo del momento economico che stiamo attraversando: la grande diffusione di manifesti, spot e annunzi pubblicitari reclamizzanti banche che, ben gentili, offrono mutui e prestiti all’immenso mercato costituito da (noi) milioni di morti di fame che “non arriviamo al 27 del mese”, siamo indietro con le rate del divano e, come se non bastasse, il padrone di casa, minaccioso e armato, ci dorme col sacco a pelo sul pianerottolo per riscuotere puntualmente l’affitto che nel frattempo è aumentato per via dell’inflazione.
Ebbene, care signore banche ed egregi signori istituti di credito, è inutile. Non mi avrete, o usurai.
Dialogo nel ripostiglio
– Io non ci voglio stare qui da sola!
– Ancora con questa storia?
– Ma scusa, mi vuoi spiegare perché io devo starmene nascosta al buio nello sgabuzzino tutto il giorno mentre gli altri miei colleghi arredi invece rimangono di là in salotto, assieme e in bella mostra? Perché loro sì e io no?
– Te l’ho detto mille volte: tu sei una scarpiera.
– Embé?
– Non si è mai sentito di una scarpiera in salotto. La scarpiera sta nel ripostiglio. Al massimo nel cesso. Scarpiere esposte in salotto non se ne sono mai viste.
– Ma perché, porcogiuda? Si può sapere!? Cos’ha un un tavolo, più di me? Cosa ha una cassettiera che io non ho, me lo vuoi spiegare?
– Posso essere sincero?
– Sì.
– Sei brutta e puzzi.
– E ti credo che puzzo: mi riempi di scarpe! Perché non posso contenere qualcosa di un po’ più nobile? Che so, le lenzuola, o i vestiti. O i piatti e le posate, ecco.
– Sei una scarpiera, e da che mondo è mondo le scarpiere contengono scarpe. Lo dice il nome, no?
– E allora io mi cambio nome!
– Come sarebbe a dire?
– Da oggi chiamami in un altro modo. Che ne so. Credenza, ecco.
– Non basta. Tu sei stata pensata, progettata, disegnata e costruita apposta per contenere scarpe. Vedi questi cassetti inclinati? Possono raccogliere scarpe, non stoviglie, non camicie né altro.
– Guarda che se voglio i piatti posso contenerli anch’io, lasciami soltanto provare.
– Per carità, che schifo.
– Dai, ti prego!
– Basta! Ho detto di no!
– Ma uffa!
– È mai possibile che io stia perdendo tempo a litigare con una scarpiera parlante, per di più vanitosa e parecchio rompicoglioni?
– Maleducato!
– Che hai, adesso? Ti sei offesa?
– No, non ho nulla. Vai, vai, torna dai tuoi mobili Ikea del soggiorno.
– Dai, non piagnucolare, su.
– Eh, facile, per te. Avanti, mollami pure qui sola, come una scema, tanto ci sono abituata.
– Senti, mi spiace, ma io devo andare.
– Ciao, ciao.
– Vuoi che ti lasci la luce accesa?
Viaggio nel corpo umano di Alberto Angela
Un sogno che sta per realizzarsi: ho appena finito di costruire il piccolo sommergibile miniaturizzato con cui visiterò il corpo di Alberto Angelo.
Sì, certo, anche io dovrò rimpicciolirmi, e di molto: lo farò con certe tecnologie gentilmente offerte dallo sponsor, la corporation aliena Zexus8917, società per azioni con sede legale sul pianeta extrasolare. HD 188753 Ab. I tecnici extraterrestri mi hanno assicurato che al rientro dall’esplorazione potrò tornare alle dimensioni abituali. “Ne siete sicuri?”, gli ho chiesto io. “Xcaswttttqq”, hanno risposto serafici loro, sorridendo. Spero fosse un sì.
Poiché mi serviva una guida esperta del campo, sarò accompagnato in questa nuova avventura dal mio medico di fiducia, la dr.ssa Fiorini, celebre in tutto il suo quartiere per le false prescrizioni di giorni di malattia vendute a impiegati col raffreddore e per le mazzette che prende dagli informatori scientifici. Esco or ora da una riunione con questa luminare della scienza. In tale sede abbiamo valutato con attenzione la scelta del luogo d’accesso esaminando le diverse opzioni possibili, ossia i numerosi orifizi di cui l’Angela è provvisto: è stato difficile decidere. Abbiamo scartato quasi subito l’ano (“avremmo la gravità contro, quando Angela è in piedi”) e perciò faremo il nostro ingresso nei visceri dell’Angela salpando da una delle cavità poste nella testa: il naso, anche se i peli potrebbero intralciare il sommergibile, oppure, come suggerisce la dr.ssa Fiorini, le orecchie.
Bene, è giunto il momento di preparar lo zaino. “Portare abiti leggeri, come se fossero le vacanze estive, là dentro si crepa dal caldo”, ordina la dr.ssa Fiorini. “Però non dimenticare la felpa, ché la sera, nel duodeno, può far fresco” aggiunge mia madre, un poco preoccupata.
Vado. A dopo.
(continua?)