Omaggio a tutti gli appassionati, ai neofiti e agli snob da strapazzo con le pezze al culo nostalgici di un tempo mai vissuto: questo bel sito dedicato alla famosa foto di Art Kane, quella con tutti i jazzisti riuniti in una posa tipo “ultimo giorno di scuola”, soltanto che nel gruppetto ci sono Dizzy Gillespie, Count Basie, Mingus, Monk, Lester Young, Sonny Rollins, Coleman Hawkins e via così (e chi sa, dirà: son cose).
Mese: Agosto 2005
Che cos'è il viral marketing?
E sia. La risposta non dovrei osarla, eppure ci provo lo stesso, è molto semplice: viral marketing non significa nulla. Nulla di nuovo, almeno, è solo un inglesismo figo inventato da qualche cialtrone per ridefinire un banalissimo e ben più antico fenomeno: il “passaparola”.
Mi spiego meglio con un esempio: il panettiere vicino a casa tua fa il pane buono. Più buono di quello dell’altro panettiere del paese. Una massaia lo prova, le piace e lo dice alla sua amica e alla cognata. Così altre massaie vengono a saperlo, se la raccontano fra di loro e molte massaie del paese decidono (giustamente) di andar a comprare il pane dal panettiere che fa il pane buono anziché da quello che fa il pane cattivo.
Quale tattica, quale strategia geniale avrà avuto il nostro bravo panettiere che fa il pane buono? Pensiamoci bene… Nessuna, diobono, proprio nessuna! Tranne quella di aver fatto bene il pane. Questo qui impasta la farina meglio dell’altro: stop, fine.
Ecco, questa cretinata è viral marketing. “Viral”, come un’epidemia: il messaggio si diffonde da solo, senza che il produttore di pane possa farci granchè. E sin qui. Poi va a finire che il pane del nostro amico panettiere diventa, per così dire, di moda, e chiunque non compri dal panettiere virale viene etichettato come pirla, sfigato, e quindi ancora più gente se ne va da lui a prendere la focaccia e la ciabatta e non da quell’altro.
E i clienti del panettiere bravo aumentano, e quelli del panettiere stronzo diminuiscono.
Tutto qui, una teoria dal nome altisonante che però, stringi stringi, nasconde la più scontata delle ovvietà.
Poi, se proprio stiamo a guardare, qualche professorone dei miei stivali vorrà aggiungere che non è mica tanto semplice, che questa è una scienza, che ci sono pure gli opinion maker e i trendsetter (traduzione: i rompicoglioni montati che vanno in giro a dire che il pane di quello è migliore e ben cotto). O di quanto il viral marketing sia potente quando applicato a internet, dove il passaparola è evidentemente assai più facile ed esteso di quanto accada in un paesello (e ci mancherebbe altro). O di casi specifici tipo l’email, i social network, i blog (persino questo qua!) e qualsiasi altra cosa, persino la rava, e anche la fava, e, per carità, qui mi fermo.
P.S. In un certo senso la diffusione dell’assurdo termine viral marketing – di cui molti, come noi due, parlano proprio perchè non sanno bene cosa sia – è forse a sua volta una astuta e subdola forma di viral marketing.
L'allegro ritorno a casa dalle lunghe vacanze estive
Iersera, striscioni sui cavalcavia e display luminosi con messaggi di benvenuto personalizzati annunciano il trionfale ritorno a Metropolis: al casello vengo accolto da festeggiamenti organizzati a cura del Comitato Casellanti Autostrada “Genova-Milano”. Mentre inserisco il biglietto nell’apposita feritoia, l’intera popolazione milanese in coro mi fa cucù da dietro le sbarre, e intanto, nel cielo, partono i fuochi artificiali. Sullo spiazzo antistante, e in onore del mio rientro, spettacoli di acrobati, mimi, giocolieri, pitoni albini, venditori di zucchero filato e diverse bancarelle tenute da commercianti abusivi. Gran finale: sullo snodo per la tangenziale est, fragoroso concerto dei Pink Floyd riuniti con Syd Barrett.
L’ingresso nella regale abitazione è salutato dagli applausi scroscianti delle piante assetate e del limone marcio che poveretto ha trascorso le ferie nel frigorifero da solo. All’una, apparizione di un Cristo Pantokrator del XI secolo sul soffitto della camera della letto. Buonanotte, mi dice.
Goodbye Collega Dirimpettaia
La collega dirimpettaia parte per le vacanze. I bacini di rito, uno per guancia, i sorrisini, i risolini ih ih ih, l’annunzio urbi et orbi che contro ogni più logica previsione ella, udite udite, si recherà al mare.
E che ha tanto ma taaaaaaanto bisogno di “staccar la spina”. E che andrà in un posto beeeeellissimo. E che “hai sentito? quest’anno vanno tutti in XXX” – laddove puoi sostituire XXX con località balnerare a scelta – ma lei no: lei, la volpe, va a YYY.
E che oggi pomeriggio “esce presto”: infatti (quale astuzia, signora mia) ha preso due ore permesso, così anticipa la partenza e non trova la coda sull’autostrada. E che meno male che in macchina c’ha “l’aria condizionata e radio rtl102.5.” E che per il rientro ha preso il lunedì di ferie, così non trova traffico. E che ora scappa, deve finir di preparare le valigie, si porta dietro poco e niente, solo i costumi, i vestitini per la sera, le scarpe, le creme, e gli occhiali, i cappelli, la sdraio, e poi le pinne, la maschera e ah certo, le bombole in quanto magari ci scappa pure il brevetto da sommozzatrice. E che se gli gira magari resta a XXX “per sempre ih ih ih”.
Sì, magari.
Anche se ci vediamo tra 15 giorni ella saluta tutti, cermoniosa, come se partisse per Saturno.
O per l’Aldilà.
E in effetti, con tutti quei chilometri in autostrada, potrebbe anche essere. Non si sa mai.
La giornata della signora
Ah, l’età.
Buongiorno a tutti, sono venuta qui a rubare un posticino all’amico che scrive qui di solito per annunciare quanto segue: oggi, come tutti gli altri giorni da un bel pezzo a questa parte, non ho combinato niente. Ma n-i-e-n-t-e. Niente di niente.
Appunto: è l’età. Non posso fare molto. Non posso muovermi se non con l’aiuto di qualcuno.
Me ne sono stata tutto il giorno a letto, immobilizzata, sdraiata a pancia in su, a guardare il soffitto. E ti dirò, ho trovato questa visione persino interessante.
Mentre guardavo in alto, mi sono fatta la cacca addosso. Sì, proprio la cacca addosso. E son rimasta lì una bella mezz’ora con tutta quella roba calda nelle mutande. Non mi dava nemmeno troppo fastidio, se posso esser sincera.
Dopo un po’ è arrivata la signora, la solita signora: mi ha trovato così, nel letto mi ha detto buongiorno, ma io l’ho guardata senza neanche risponderle. Non si è nemmeno arrabbiata troppo, per la storia della cacca, oramai deve essersi abituata. Mi ha preso sottobraccio e mi ha accompagnato in bagno, dove mi ha lavato il sedere, poveretta. Poi mi ha dato da mangiare. A fine pasto le ho ruttato in faccia. Poi sono tornata a letto, a dormire.
Mi chiamo Alice.
Ho due mesi.