Buonasera, cari lettori, rieccoci a voi con una nuova puntata della consueta rubrica di cultura. E’ con noi stasera un ospite mai intervistato prima da nessun altro mezzo di informazione. Un grande applauso – stavolta è proprio il caso di dirlo – per lui, proprio lui, in persona: il teatro!
Troppo buoni, troppo buoni.
Guardi che non ha applaudito nessuno. La smetta. Anzi, là in fondo se ne stanno già andando. Avanti, caro teatro, si sieda, si sieda. Mamma mia, quant’è invecchiato.
Come dice?
Niente, niente, amico teatro.
La nostra mente non sorge mai tant’alto verso il suo eterno desiderio che non porti sempre seco un duro e straniero ingombro che la ritorce a terra; ma se conseguiamo le prosperità del mondo, allora diam nome d’illusion, o di menzogna, a quanto val meglio d’esse.
Bello. Però che c’entra, scusi?
Era il Faust. Una citazione.
Interessante, ma priva di senso, in questo caso. Passiamo alle domande. Siamo su internet, sa, e nel ventunesimo secolo: il pubblico si stanca facilmente, ci mette un secondo a premere un tasto e cambiare sito o canale. Dunque. Un tempo lei era lo spettacolo d’arte più visto del mondo, con secoli di successi. Poi all’improvviso arriva la televisione e lei mi rimane a piedi.
Le porte dell’oriente rosse di fuoco aprendosi a Nettuno non trasformino in oro sfolgorante
col divino splendor de’ loro raggi…
Questa sarebbe la sua opinione al riguardo?
Affatto. È stato Shakespeare a rispondere per bocca mia.
Ascolti, dottor teatro, abbiamo capito, lei è una persona colta. D’accordo. Ma non può mica cavarsela così. Forza, risponda: cosa pensa dei film, delle serie tv, dei social network, dei più giovani concorrenti che a lei, caro teatro, l’hanno ridotta allo stato di rottame?
Deh, vita facile, per codesti concorrenti. Gli basta accendere uno schermo e tutto è fatto. Per un lavoro come il mio, invece, ogni sera debbo organizzare macchinisti, attrici, suggeritori, registi, tecnici di scena, claques…
E per il suo futuro, caro teatro, dunque cosa prevede? Quali novità ha in serbo?
Oh scorsa etade, oh di vittoria lieti miei gloriosi giorni! Ecco, schierati mi si appresentan gli alti miei trionfi. Dal campo io riedo d’onorata polve cosperso tutto e di sudor sanguigno. Infra l’estinto orgoglio, ecco, io passeggio.
Uhm. In che senso, scusi?
È l’Alfieri. Saul, atto secondo.
Basta, dottor teatro. Basta per piacere. Se non la smette la caccio via.
Gradisce un pezzettino dai Sei personaggi in cerca d’autore?
Senta, lei è un uomo anziano e io non vorrei umiliarla davanti a tutti. Però, ancora con ‘sti personaggi in cerca d’autore, da cent’anni, tutte le sere, adesso anche qui: non se ne può più.
Allora indovini questa. Orsù, lasso!, pria resteranno ognor svelti li ardori, ohimè!
Ragazzi, finiamola qui, questo è andato. Ci credo che poi lo chiudono e lo abbattono per farci gli ipermercati. Portatemelo via. Cari lettori, abbiate pazienza, il signor teatro è stanco, abbiamo fatto tardi e ora deve andare a dormire. Arrivederci. E lei, teatro, la smetta di fare inchini, che non ci sta leggendo più nessuno, e i pochi lettori rimasti ci tirano addosso la verdura. Vada a casa, si metta a letto. Buonanotte. Sigla.