Non avendo né case al mare né al lago né in montagna, né parenti disposti a ospitarmi gratis e neppure soldi per pagare un albergo a mezza stella, mi sento di dover dare in qualche modo il mio piccolo contributo sull’argomento: trascorrerò l’intera vacanza in autostrada. Senza uscirne mai. Andrò pianissimo in corsia di sorpasso. Mangerò a pranzo e a cena negli autogrill più affollati del pianeta. Dormirò in coda al casello di quelli che non hanno nemmeno la Viacard. Ci si rivede al rientro. O magari in fila sulla A7.
Mese: Aprile 2007
Il noleggiatore di dvd più fornito in città
Per affittare i film, c’è Zari.
Zari non è una catena: è il cognome del titolare del negozio, signor Zari.
Il negozio è uno stambugio tra i garage di un condominio. Nessuna insegna all’esterno, solo chi ci è già stato sa dove sia.
Entri nello stambugio e ti trovi davanti il sig. Zari, omino di mezz’età cogli occhiali e aria da bibliotecario gentile.
Qui Egli custodisce il Cinema come un sacerdote. Almeno 7.000 (!) titoli diversi, paradiso per i nostri cuori. Hai presente quel bel film che nessuno a parte te sembra aver mai sentito nominare e che da anni vai cercando senza speranza e ti piacerebbe davvero tanto rivederlo? Ecco, Zari quel film lì ce l’ha. Qualsiasi film esso sia, lui ce l’ha.
E per dartelo, non deve mica andare a rovistare in un magazzino, no. Senza guardare, senza neppure muoversi dal banco, Zari allunga un braccio all’indietro e pesca dallo scaffale alle sue spalle la scatola con il film in dvd. “Eccolo qui”.
Al momento mi trovo dentro un cantiere (ma contro la mia volontà)
Al momento mi trovo in un cantiere. Un caos che non ti dico. No, non è che trovato lavoro come muratore (non ancora, almeno): è che qui fuori, una volta al mese ristrutturano il palazzo di fronte. Alla fine dei lavori il palazzo sembra uguale a prima. ma forse questo è voluto.
La strada invece la asfaltano ogni tre giorni. La aprono, scavano un buco, ci guardano dentro. Piazzano le transenne tutte intorno (in modo che a nessuno venga la brutta idea di cascare nel buco) e poi se ne vanno.
Il giorno dopo tornano, ma forse è passato troppo tempo e non si ricordano più tanto bene perché mai la sera prima avevano sventrato la strada: e allora, nel dubbio, la richiudono.
Ma quando l’hanno già chiusa si accorgono che ci hanno dimenticato dentro qualcosa – una vanga, un mazzo di chiavi, un operaio vivo. Ed ecco che la riaprono di nuovo. E quindi la richiudono, la riasfaltano. Poi, dopo un paio di giorni, arrivano degli altri signori (o gli stessi, non si sa) e la riaprono. E così via. Ma perché?
Sulla guerra tra farmacie e supermercati
La farmacista del quartiere, mentre siam lì in fila, approfitta del folto pubblico per lanciarsi nella solita invettiva per denunciare che (cito testualmente) “adesso anche i supermercati si metteranno a vendere le medicine, bastardi che non sono altro, ci toccherà chiudere per colpa di questi supermercatacci del menga, e io come lo pago il mutuo dell’attico nel centro storico, me lo volete dire dove andremo a finire di questo passo, signori miei, se pure quei pescecani (in realtà lei usa un termine più forte, ndr) dei supermercati si mettono a rubarmi i miei – lo capite? i miei – clienti ingordi di (urla come un’invasata e si strappa il camice dalla rabbia) aspirineeee ?
Ma cara la mia farmacista. Innanzitutto, si calmi. Si è calmata? Brava.
Ma anche lei, scusi: tutto bisogna spiegarle. Stia a sentire. I supermercati le rubano i clienti? E lei li rubi ai supermercati.
Gli renda la pariglia.
Mi spiego meglio: oltre all’aspirina, cominci pure a vendere le zucchine. E il gorgonzola. E il latte a lunga conservazione. E il pane.
Si metta lì con le sue cassette di melanzane e pomodori, e prepari il cesto coi guanti di plastica per scegliere le verdure a mano. Vedrà che così qualche acquirente nuovo se lo fa pure lei. Già sento le voci per strada: “Vado un attimo dal farmacista a prendere i carciofi”.
E se qualcuno le dovesse chiedere spiegazioni, lei risponda: mi sto vendicando dei supermercati.
E faccia dei begli sconti, così la gente smetterà di andare a far la spesa al supermercato per venire da lei, che magari, in questo modo, diventa ancora più ricca.
A quel punto saranno i supermercati stessi a chiederle scusa, e a dirle “D’accordo, signora, se lei smette di vendere i cavolfiori noi smettiamo di vendere le supposte, e siamo pari, amici come prima.”
Questa sì che sarebbe una rivalsa, cara lei, Mica romper le scatole a noi avventori in coda, costretti a subire le sue invettive.