Una delle cerimonie provata da credo molti anzi forse tutti i preadolescenti della mia generazione fu senza dubbio la visione forzata del film Christiane F. – Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino a scuola (titolo storpiato da giovanissimi spettatori nel più breve e facile da ricordare Cristiana Effe allo zoo di Berlino). Lo scopo della proiezione: dissuadere noialtri, alunni delle medie, dodicenni freschi reduci delle elementari, dall’oramai inevitabile e forse già avvenuto utilizzo dell’eroina. Il bello è che io e la stragrande maggioranza dei miei compagni di scuola, in prima media, manco sapevamo cosa fosse, l’eroina.
Tuttavia, lo spettacolo, tenutosi di mattina in un salone della scuola, fu all’inizio da noi gradito: qualsiasi alternativa a lezioni e interrogazioni ci andava bene. Peraltro, dopo un po’, ci trovammo sorpresi: non capivamo come mai insegnanti e familiari ci stessero obbligando a guardare un film tanto brutto, né per quale motivo i personaggi trascorressero intere giornate a farsi iniezioni fra loro, a vomitare o a svenire per strada. A metà del primo tempo, la totalità del pubblico minorile aveva abbandonato per noia la visione in favore di altre attività quali combinare il consueto baccano infantile di scherzi, sputi, spintoni e chiacchiere in ultima fila. Solo maestre e genitori, incuranti del tramestio alle loro spalle, continuavano a seguire la trama con le lacrime agli occhi.
Ma erano altri tempi: inquietate dal pericolo a loro avviso incipiente il baratro della droga pesante, mostro che di certo aveva già preso a ingoiare i loro fanciulli, le mamme, di sera, prima di andare a dormire, approfittavano del nostro sonno per controllarci le braccia, alla ricerca di prove. Oppure rovistavano nei cassetti, alla ricerca di siringhe. Noi, ancora implumi e imberbi, eravamo ancora troppo piccoli per comprendere quelle perquisizioni notturne così come quel noiosissimo film horror sui fanatici delle punture.