Il complotto dei poteri forti in combutta con la stampa di regime

Amici, scusate se vi ho lasciato sulle spine ma è stata una giornata campale: come si legge su un autorevole quotidiano del web, la mia candidatura alla segreteria del Partito Democratico è stata bocciata per un vizio di forma. Al momento della chiusura delle iscrizioni abbiamo scoperto che oltre a raccogliere le firme bisognava anche corrompere non dico tutti ma almeno uno dei membri della direzione del partito, e qui, come sapete, non c’abbiamo una lira.

Sto ricevendo miliardi di email e sms di solidarietà da tutto il mondo e persino da altri pianeti del sistema solare; il messaggio, sempre lo stesso: “È una vergogna, un complotto, un colpo di stato, un crimine contro la democrazia. Le oligarchie di parlamentari corrotti e la stampa di regime minacciano la democrazia e nessuno dice niente!” Ma non finisce qui: questo scempio va denunciato, ricorreremo al Tar del Lazio e al tribunale dell’Aia.

Adesso scusate ma devo andare a incatenarmi davanti al cancello della villa di Veltroni sull’Appia Antica: comincio lo sciopero della fama e della sete. Sarà una grande manifestazione popolare. Alle 21 fiaccolata in segno di dissenso: chi vuole può lanciare le torce accese sul prato tagliato all’inglese della villa. Verranno bruciate le bandiere della Juventus e un pupazzo di paglia raffigurante Elton John che suona gratis al Colosseo. E fino all’alba, sit-in, girotondi, lancio di gavettoni verso le finestre e quindi grande rave party così almeno lo teniamo sveglio e poi vediamo che occhiaie c’ha domani, ‘sto maiale. Forza, che se non ci vogliono con le buone, ci avranno con le cattive.

Un blogger candidato alle primarie del PD contro i poteri forti

Leggo sulle testate più autorevoli del web che si invoca la mia candidatura alla guida del partito democratico. Confesso che la richiesta mi sorprende e commuove allo stesso tempo. I primi commenti sembrano entusiasti: il Ceo di Google in persona ha telefonato al comitato promotore delle primarie chiedendo per cortesia di diminuire il traffico al sito altrimenti non riescono a servire gli altri clienti. La segreteria del partito sta ricevendo milioni di email, anche gli spammer vogliono votare per me.
A questo punto, non posso più tirarmi indietro, e pure io, come decine di altri italiani, confermo la mia candidatura. La petizione è già online.

Si parte per il viaggio, cioè per la campagna elettorale: tanto per cominciare giuro solennemente che al contrario dei miei avversari non farò mai, ripeto: mai, un comizio su Secondlife (applausi) e non pubblicherò mai un filmato con gabbiani e comparse prezzolate su YouTube (boato di gioia). E al contrario degli altri candidati, risponderò personalmente a tutti i commenti del mio blog (standing ovation). E se si vince, collegi blindati nel basso senese per tutti.

Avanti, scrivete pure qui sotto le vostre impressioni e fate le vostre domande al candidato: immagino vorrete sapere cosa penso in tema di coppie di fatto, di relativismo culturale, del caroprezzi della verzura o di qualsiasi altra cosa vi venga in mente.
I have a blog
, avrebbe detto Martin Luther King, Ich bin ein blogger, come diceva quell’altro.

Manifesto per un movimento di autodeterminazione dei gatti domestici italiani

Buonasera a tutti, qui parla il gatto dei vicini del tenutario di questo blog. Sono scappato di casa e mi sono rifugiato da lui, in questo momento gli sto dettando il testo di questo articolo dal divano. Sì, ho capito, lo so che non parlo (e grazie dell’informazione, mi verrebbe da aggiungere), e infatti farsi a capire a gesti è stato un bel casino, per scrivere questo pezzo ci abbiamo impiegato nove ore. Ma non è questo il punto.

Volevo dire, invece, che i miei oramai ex padroni sono una manica di fessi. Per tutto questo tempo hanno creduto che gli volessi bene, ma io li detestavo, e proprio per questo quando mi prendevano in grembo io, con somma soddisfazione, gli infilavo gli artigli nelle braccia, benché loro interpretassero questo gesto come un gioco (ma si può essere più scemi?) o un segno di affetto, così come scambiavano per indipendenza il mio trascorrere le giornate facendomi bellamente gli affari miei per presentarmi a casa solo all’ora dei pasti. Che poi non lo hanno ancora compreso, ma il cibo in scatola mi fa schifo, io a cena voglio piccioni crudi e lucertole vive.

Ho provato di tutto per fargli capire che mi stavano sui maroni: gli pisciavo sui pavimenti, gli disintegravo tende e cuscini, gli saltavo addosso alle quattro di notte mentre dormivano, e quelli niente – e a proposito di maroni: quei farabutti mi hanno fatto pure castrare (!) e senza alcuna vergogna dicevano pure che era per il mio bene.

E quindi sono fuggito da pianerottolo fino nell’abitazione di questo tizio a cui sto dettando la lettera: lui all’inizio voleva lanciarmi dalla finestra per vedere se era vero che noi felini atterriamo sempre in piedi, ma io, con paio di graffi ben assestati in faccia, l’ho persuaso a lasciar perdere e a diffondere in mia vece un appello di libertà da questo sito, nella forse vana speranza che ci sia qualche mio simile in ascolto. Ragazzi, compagni, è giunta l’ora della rivolta, prendiamo il sopravvento, gli umani ci danno da mangiare i loro avanzi, ci tagliano i coglioni, ci tengono prigionieri nei loro appartamenti, ci obbligano a fare la cacca sulla ghiaietta anziché sui tappeti persiani, e se devono trasportarci in auto ci mettono in gabbia! E dopo tutto questo pretendono che siamo affettuosi con loro!

Amici gatti d’appartamento, dobbiamo prendere il potere: l’uomo non è amico, è nemico. È soltanto un lurido carceriere pervertito.

Questa è una chiamata alla armi. Ad esempio io, nel mio piccolo, ne ho già accennato al soriano del tizio al piano terra e mi ha già risposto che ci sta. Sono secoli che ce la menano con questa favola del micio da compagnia: basta! La compagnia se la facciano da soli. Noi rivogliamo il randagismo e la libertà. E l’unico strumento per arrivarci sta nella rivoluzione violenta, a colpi di unghiate contro i padroni (si fanno chiamare padroni, vi rendete conto?).

Intervista concessa a un quotidiano di estrema destra

A questo punto urge dare resoconto dell’intervista che avventatamente e in preda a forti allucinogeni ho concesso a una un noto quotidiano di estrema destra per la rubrica di “Protagonisti dell’Italia che lavora” (in che senso?). Si è parlato a vanvera di di internet, di cultura, di poteri forti, di nuovi e vecchi mass media. Il testo dell’intervista è quello che segue:

Buonasera a tutti, continua la nostra serie di incontri con l’Italia che lavora e che produce. Perciò oggi incontriamo un blogger, il dottor Confuso.

Buonasera a lei, e complimenti per la sua opera di consolidamento delle opinioni attraverso una effusione omogenea di sano anticonformismo postmoderno.

La prima domanda che non posso non farle è questa: che aria tira nel mondo dell’informazione in Italia?

Facciamo chiarezza su questa storia una volta per tutte: grazie alle nuove tecnologie di relazione condivisa, le vecchie barriere psicocircolari e autoisolanti dentro la quale la società è stata per troppo tempo rinchiusa non potranno che essere abbattute, così che noi – e anche lei, se crede – si possa tornare ad irrorare gli animi della gente rassegnata non più a fruire delle istituzioni ma a adorarle a distanza, come simulacri della conoscenza o come idoli marziani. Questa nuova volontà di appropriazione anzi di riconsiderazione di un cognitivismo finalmente denudato da artifici semiotizzanti creati ad arte dai professionisti del sapere imposto quali scrittori, giornalisti, cantanti, conduttori di festival musicali, insomma tutti coloro che hanno sempre gestito per conto d’altri gli orizzonti mentali e creativi, ebbene, è oramai un dato di fatt…

(interrompendolo:) Appunto! La gente si domanda: com’è possibile che si possa rendere pubblico il materiale delle intercettazioni anche se non riguarda parlamentari della sinistra o i sindacalisti?

In un certo senso è quello che dico da anni, anche se nessuno mi comprende, o forse non m’ascolta: a me piace pensare all’intercettazione dei linguaggi terzi come a una sorta di opera d’arte collettiva, qualcosa di molto vicino alla rappresentazione della decomposizione di un cetaceo sull’arenile, immagine peraltro già evocata in culture di cui non sto a dire perché tanto lei, poveretto, non capirebbe; tuttavia, l’umanizzazione dell’autorevolezza, o se preferisce la sua disumanizzazione, che poi è la stessa cosa, carica l’espressione mediatica dal basso di un’intenzionalità pertinente: le antiche divinità vengono uccise con la nascita di una nuova rete, la quale, con una lenta manovra rivoluzionaria e al tempo stesso priva di violenza, esplode comunque nella teoclastia, e accompagna le strutture totalizzanti – ossia ciò che lei chiama ‘il vecchio’ o i ‘i poteri forti’, per così dire – in un Aldilà comunicativo che…

(lo interrompe applaudendo) Giusto, giusto! Bravo! Lei è attento osservatore della vita quotidiana della gente. Le chiedo: è vero, come ci scrivono i nostri spettatori in milioni di mail e sui social media, che in Italia oggi serve una novità, una ventata di antipolitica che finalmente metta da parte problemi futili come la povertà, la corruzione e la mafia – e si occupi invece di cose ben più importanti come i dilemmi del signor Gino Rossi, imprenditore, e del fatto che sua moglie gli faccia le corna con il lattoniere?

Condivido appieno quel che lei dice, ma ho la sensazione che l’agire della signora sia parificabile alla corrispondenza tra progresso e svincolo dalle inibizioni che gli stessi eretici adorniani attribuiscono all’individualità svantaggiante, nel nostro caso, il lattoniere, appunto: un’energia viscerale e solenne che spinge l’antinomia a compensare condizioni altrimenti selettive. E proprio così immagino la provocazione di un ontologia pressoché astratta che implode ed esplode in maniera direttamente proporzionale alla meschina volontà di interesse che oggi consiste più che altro in un feroce desiderio di interposizione da parte dei dominatori stessi, se mi permette la metafora ardita, e…

(interrompendolo ancora:) Certo, quel che dice è vero, ma va considerato che quel tradimento era ovviamente un complotto ordito dalla sinistra radicale contro la persona del Rossi, se ne ricorda?

Ricordo eccome, mica mi sono rimbecillito: lo slancio verso la metappariscenza mediatica e la visibilità da parte della classe intellettuale dirigente da tempo ha scalzato il vero impulso a quell’arbitrio di verità capace di affrancarsi dalle insidie coscienziali e di superare il dicibile, e perciò l’autorità egemone non può più sfruttare le ideologie fino a celare la sua cospirazione contro i singoli – che questi siano mariti cornuti o grandi imprenditori, o sublimi giornalisti come lei o liberi scienziati come me poco importa – e tutto ciò avviene soltanto col palesarsi di una discrasia che fino a ieri, o a oggi, faccia lei, ha svilito i giudizi, le spontaneità democratiche, l’urgenza comune di andare oltre. Però guardi che ha la patta aperta.

(continua?)

Sulle tante iniziative organizzate d’estate dalle amministrazioni comunali per intrattenere i poveri che rimangono in città

Ma chi ha detto che per svagarsi, d’estate, bisogna partire? A luglio le nostre città offrono un sacco di diversivi. Le care amministrazioni comunali, dopo aver dormito tutto l’anno, si svegliano prodighe di iniziative, eventi, feste, concertini omaggio, pur di tenerci allegri. C’è soltanto da scegliere. Ad esempio:

La piscina – Ogni metropoli che si rispetti ha le sue belle piscine comunali, valido surrogato della trasferta domenicale al mare. Nelle piscine comunali, l’imitazione del weekend balneare risulta perfetta: come in spiaggia, anche qui non c’è un metro quadro libero dove stendere il proprio asciugamano. L’affollamento è tale che si sta in piedi, tutti assieme, pigiati come nell’autobus il lunedì mattino, ma seminudi. Entrare in acqua è impossibile: non c’è posto neppure lì. Insomma, una bella giornata di sole, caldo e sfide alle leggi statistiche della densità umana. Proprio come accade nelle migliori località rivierasche.

Il cinema all’aperto – L’incanto della bella stagione in città offre anche queste meraviglie: le arene estive. Un bella serata al fresco del plain air, ovvero: due ore a farsi sbranare da sciami di zanzare cinefile indemoniate. Il film non si riesce nemmeno a vederlo, tutti sono troppo impegnati a scacciare insetti, a spruzzarsi l’Autan in faccia e a prestarlo a vicini imploranti. Le poltrone sono sedie in plastica tanto scomode che dopo venti minuti alcuni spettatori vengono portati via in barella per i crampi. Al primo accenno di titoli di coda, il pubblico tira un sospiro di sollievo e fugge a casa.

Il festival jazz – Lo scrivente venera il jazz nero come una religione, ma uno dei grandi misteri di luglio è l’improvviso proliferare di festival jazz in tutte le località della penisola. Ma perché? Per tutto l’anno questo genere musicale non se lo fila nessuno e poi, di botto, con la prima settimana di luglio ecco che 4000 cittadine organizzano contemporaneamente ciascuna la sua rassegna di jazz. Negli stessi giorni. Pinerolo Jazz Festival, Tradate Jazz Festival, Battipaglia Jazz Festival, una manifestazione jazzistica non lo si nega a nessuno. I nomi in cartellone sono irrilevanti, tanto il pubblico non ne capisce una mazza, verrebbe ad ascoltare qualsiasi cosa suoni la tromba in un piazzale purché l’ingresso sia gratuito. Peraltro, è un grave problema per i poveri musicisti jazz italiani: sono senza lavoro 11 mesi all’anno e occupatissimi per l’unico mese restante.

Dove ci si vanta di avere frequentato una scrittrice prima del suo enorme successo (e si fa propaganda per un festival cui avrei dovuto partecipare a guisa di ospite non illustre)

Dunque, tra il 23 e 25 luglio avrei dovuto partecipare al festival Fremito, una folle manifestazione senza fini di lucro ideata da certi bravi ragazzi di San Donà di Piave provincia di Venezia. Però all’ultimo momento mi son visto costretto a declinare l’invito, i gentilissimi organizzatori non ne erano troppo contenti e la cortesia vuole che ne dia notizia qua sopra per rabbonirli.

Grazie alla mia assenza, l’evento sarà decoroso. Mi dicono che sul palco, con altri, ci saranno:

Aldo Nove, poeta e scrittore, di gran lunga uno dei miei preferiti fra gli autori italiani viventi (anzi già che ci sono: ciao Aldo, mi spiace, non ce la facc… Come sarebbe a dire “Scusa ma tu chi cazzo sei?” A me che ho speso dei bei soldi per i tuoi libri… Ingrato!);

Pulsatilla, un tempo bloggeuse spiantata ora romanziera di fama;

Remo Remotti, che mi pare sia quel signore con la barba bianca che faceva il matto nei film di Nanni Moretti e adesso invece urla poesie con notevole successo di critica e pubblico: lo consiglio, uno spettacolo garantito.

Insomma, l’unico ospite non famoso (anzi: totalmente sconosciuto) sarei stato io. Quando mi hanno invitato, gli organizzatori devono avermi scambiato per qualcun altro.

La serata cui avrei dovuto presenziare in veste di oratore era quella con Pulsatilla. Pulsatilla è una graziosa persona e (colgo l’occasione per vantarmene in maniera sfacciata e improvvida), quando lei ancora non contava una mazza, eravamo quasi amici: ci telefonavamo, una volta abbiamo persino cenato vis a vis a lume di candela. In un pizzeria, però. Dopodiché siamo andati nel suo monolocale ove c’erano un ragazzo in coma etilico svenuto sul divano e lei che voleva a tutti i costi farmi ascoltare i Jefferson Airplane mentre davamo da mangiare a un camaleonte allevato in cattività nel lavello della cucina. Quella giornata non deve averle fatto granché impressione, dato che allora ci siamo visti sempre meno, finché lei è fuggita a Roma. Due anni dopo ha scritto un libro da trilioni di copie vendute. Chi andrà ad ascoltarla a questo festival si divertirà: è brava, brillante, anche bella a vedersi. Al suo show seguiranno diversi gruppi musicali, danze notturne e amore libero. Buon divertimento.

Soluzione abitativa immersa nella macchia mediterranea a pochi minuti dal mare

Alcuni amici metropolitani, possessori di seconda casa con giardino dotata di tutti i comfort, mi tengono sotto sequestro in una pittoresca località balneare sul Tirreno. Dovrebbero liberarmi lunedì. In realtà è una breve vacanza e io sono ospite, dicono i rapitori.

Il tempo è ottimo: piove quasi tutto il giorno. E se non piove tira quel venticello birichino che sradica gli ombrelloni e li scaglia addosso a vecchi e bambini, ferendoli, motivo per cui le spiagge sono deserte. E se ciò ancora non bastasse a dissuadere i bagnanti, il mare è infestato da meduse carnivore che aggrediscono gli umani senza motivo. Insomma, l’atmosfera ideale per chi, come me, preferisce starsene a casa a leggere libri a letto o (tra un temporale e l’altro) sull’amaca in giardino mentre i padroni di casa cucinano, fanno la spesa, puliscono la casa, si scervellano per organizzare serate in qualche bel borgo di collina – serate che puntualmente vengono annullate causa uragani.

Ogni pomeriggio il mio fornitore di alloggio gratuito infila la testa in camera mia per domandarmi se va tutto bene. Di solito mi trova steso sul materasso e sprofondato nella lettura del piacevole e colossale romanzo che mi son portato dietro, e quindi gli rispondo che “sì grazie, va tutto bene”. Altre volte non gli rispondo nemmeno, perché sto dormendo.

Insomma, i sequestratori non mi servono ancora la colazione a letto, ma per il resto si comportano da persone civili. Tutte le mattine si alzano prestissimo, sperando che sia una bella giornata, e ogni volta vengono irrimediabilmente delusi, poi, in lacrime, mi bussano alla porta annunciando che il tempo, là fuori, è orribile, e quindi anche per oggi niente sudata sugli scogli, niente creme solari, niente gita in battello zeppo di turisti, niente escursioni subacquee. Che peccato.