Nella nuova biblioteca comunale

Sssst. Silenzio. Abbassate la voce. Siamo in una biblioteca. La biblioteca comunale. Le biblioteche hanno una caratteristica: sono uno dei pochi luoghi al mondo dove le persone devono tacere. E se non lo fanno, arriva un tizio cattivo che con un colpo d’occhi gli intima: ssst, silenzio.

Altri luoghi chiusi dove vige il silenzio: i cimiteri. Rispetto a questi, però, le biblioteche risultano più allegre.

Parenti della biblioteca: la libreria. La libreria è quasi uguale alla biblioteca. È sua cugina. Ma ha un difetto: la libreria, quando le porti via un libro, vuole dei soldi. La biblioteca no. Lei ti presta tutto, gratis. Mica male.

Vicino a casa mia, questa primavera, hanno aperto una biblioteca comunale. Siccome sono un perditempo, ho pensato di recarmi a visitarla. Non è una biblioteca piccola: seimila metri quadri distribuiti su quattro piani. Cinquecento posti a sedere. Quarantanove postazioni multimediali per la consultazione di opere digitalizzate. Dodici ascensori. Sedici distributori automatici di bevande (fredde o calde) e dodici di merendine. Quattordici bagni. Disponibilità di tutti ma proprio tutti i quotidiani e i periodici esistenti in Italia, e di buona parte di quelli pubblicati all’estero. Duecentoventisei milioni di libri in scaffali perfettamente catalogati per argomento e poi per autore.

Ora, un posto così dovrebbe essere pieno zeppo di gente. Quante persone c’erano, là dentro, nella cattedrale, oggi?

Due. Io e l’addetto al prestito dei libri. Il quale da mesi non parla con anima viva. Quando mi ha avvistato, dal fondo della sala, cioè da un chilometro, m’è corso addosso per abbracciarmi. Come se avesse incontrato un miraggio nel deserto. S’è messo a piangere. Non mi ha neppure chiesto di fare silenzio.

Lista di cose da fare prima di chiudere la casa e partire per un lungo viaggio

Tanto per cominciare, gli animali domestici. Allora, vediamo. Ho bisogno di trovare una pensione per il cane. E anche qualcuno che mi tenga il gatto. E un vicino di casa gentile che ogni tanto venga qui a dar da mangiare ai pesci.
Ma non ho mai avuto un cane in vita mia. Nemmeno un gatto. Pesci ne ho posseduti, una volta, anni fa, ma erano morti e impanati, venivano dal supermercato. Non ho neppure il vicino di casa gentile.

Piuttosto: dovrei programmare l’innaffiatura automatica delle piante sul terrazzo. Ecco, questo mi pare importante.
Senz’altro lo sarebbe, se solo io avessi un impianto di innaffiatura automatica.
E soprattutto, se avessi un terrazzo. E se avessi delle piante.

A proposito. Potrei svuotare il frigorifero, per evitare che, in mia assenza, i cibi contenuti marciscano. Buona idea. ma inutile: da settimane, il frigorifero non contiene alcunché.

Stavo dimenticarmene: l’allarme. D’estate si mette l’allarme. Sì, prima di partire devo ricordarmi di inserire l’allarme. Credo ci sia un codice da digitare o qualcosa del genere. Una combinazione, un interruttore, non ricordo bene. Anzi. Ora che ci penso, io l’allarme non ce l’ho.

Dovrei però lasciare almeno il mazzo di chiavi alla portinaia. Non si sa mai, magari le serve, in caso di emergenze. La portinaia, poverina resta qua, la signora… la signora… come si chiama? Ah, giusto: in questo condominio, non c’è mai stata una portinaia.

Meglio così, tutto più facile. E siccome in casa non detengo nulla di prezioso, eviterò di controllare accuratamente che finestre e serrande siano ben chiuse. Bene, Io vado. Ciao.