Ecco cosa succede dopo la morte

Caro telelettore, da queste parti continuiamo a darti l’informazione che non troverai mai sui giornali e che invece vorresti trovarci. E quindi ecco un altro scoop clamoroso.

Ora, da trilioni di anni gli umani si chiedono cosa succeda dopo la morte: vorrebbero saperlo prima, tanto per regolarsi. Ebbene, tra pochi secondi lo sapremo. Ci colleghiamo con il nostro inviato, in diretta dall’Aldilà. Con vero intuito da cronista, il reporter si è ammazzato, apposta pur di poter fare questo straordinario servizio. Questo sì che è giornalismo. Mi senti?
Bzzz….
Scusate, il collegamento con l’Oltretomba è disturbato.
Bzzz.. mi ricevete?
Ti sentiamo ma non si vede una ceppa. Però poco importa, il mondo intero ti ascolta in diretta e vuole sapere. Racconta: cosa succede dopo la morte? Cosa vedi? Il paradiso, la vita sulle nuvole con gli angeli? O ti stai reincarnando in un altro animale?
Sicuri che volete saperlo?
Vai.
Sicuri sicuri?
Ma sì, dai, ti abbiamo mandato lì apposta per darci questa notizia. Forza.
Ve lo dico?
Sì avanti, il mondo intero è in ascolto.
Dopo la morte non c’è niente.
Noooo…
Mi dispiace, purtroppo è così. Dopo la morte, c’è il nulla più totale. Ve lo posso dire perché in questo momento  sono proprio qui, e non c’è un tubo. Silenzio, tutto buio e non c’é nessuno. Ho provato a cercare se c’era qualcosa, i miei bisnonni, i defunti, gli spiriti, gli dei, ma non mi hanno risposto.
Spiegati meglio, per cortesia.
Praticamente è come stare chiusi nello stanzino delle scope al buio solo che… non ci sono le scope. Né il pavimento, né i muri, né altro. Né si prova alcuna sensazione. Sono desolato, ragazzi, ma qui c’è il vuoto, il vuoto assoluto. I poeti ci hanno raccontato un sacco di balle, qui non hanno mai messo piede.
Grazie, sono pessime notizie per l’intera l’umanità, ma almeno adesso sappiamo e possiamo godercela in pace. Ti saluto, riprendo la linea dallo studio, ciao.
Aspettate!
Voltiamo pagina e passiamo allo sport…
Ehi!
Guarda che sei ancora in diretta.
Sì ma adesso io come faccio tornare indietro?
Bzzz…

La più sconvolgente notizia che sia mai stata pubblicata

Siamo fieri di pubblicare in esclusiva mondiale su questo sito il più grande scoop di tutti i tempi, la notizia di certo più importante della storia dell’umanità. Tenetevi forte perché questa è davvero grossa: Dio non esiste.

E già. Il personaggio più famoso dell’universo, l’autore di invenzioni geniali come il tempo, lo spazio e la fisica dei quanti, ebbene costui semplicemente non c’è. Non c’è mai stato. Lo ha dichiarato lui stesso durante una press conference tenutasi in casa mia poco fa, presenti io e lui – anzi io e basta, visto che lui, appunto, non esiste:

“Interrompo il mio eterno silenzio stampa per chiarire definitivamente un equivoco che dura oramai da troppo: nei millenni, ho sempre evitato di manifestarmi a voi terrestri, ma se ho agito così non era per timidezza, maleducazione o boria, come alcuni ritenevano. E neppure per quella scemenza del libero arbitrio da voi escogitata al fine di spiegare la mia assenza dalle cose umane. Assenza che comunque, scusate se ve lo dico, avrebbe dovuto insospettirvi un pochino. E visto che voi teste di rapa da soli non ci siete ancora arrivati, lo dico io. Mi spiace ma la soluzione era molto semplice: io non esisto.”

E con un velo di amarezza ha aggiunto:

“Sono sinceramente mortificato: voi umani avete trascorso milioni di anni a pregare in ginocchio e a costruire in mio onore templi, sinagoghe, chiese, moschee e monumenti vari – alcuni peraltro belli, complimenti. Ma io non ci sono. Né con quel nome né con quelli di Allah, Elohim, Geova, Giove o con gli altri centomila modi con cui nei millenni mi avete invocato. Scusate se non rispondevo, ma non potevo farlo, perché non c’ero.”

Mi ha poi passato il comunicato per i giornali:

“Mi raccomando, invialo a tutti i media del globo, tutti. Televisioni, radio, quotidiani. Anche se a pensarci bene, sono sicuro che non pubblicheranno la notizia. Solo un folle potrebbe farlo. Per questo ho scelto te.”

Poi, come se nulla fosse, è scomparso. Per tornare a fare quello che, da sempre, ha fatto: non esistere.

Venezia, guida tascabile in 20 secondi

Venezia, secondo chi scrive, è senza alcun dubbio la più bella città del mondo. Sul serio. Solo, bisogna prenderla per il verso giusto. Qui di seguito alcuni consigli, spero utili per chi si appresta a visitarla magari per la prima volta.

A Venezia non ci sono strade, quindi non serve la macchina – al massimo, il motoscafo, o il canotto. Tuttavia Venezia può essere raggiunta con l’automobile, che però dovrai lasciare nel  parcheggio di Piazzale Roma, all’ingresso della città (dopo, c’è il mare). Codesto piazzale non solo è l’unico luogo brutto di Venezia, ma anche il parcheggio più costoso dell’intero sistema solare. Prezzi del tipo 150mila euro al minuto o giù di lì. Dunque, di norma, le persone sane di mente preferiscono evitarlo. La cosa migliore è arrivare a Venezia in treno. La stazione di Venezia si chiama Santa Lucia: si esce dall’atrio ed è già lì fuori, all’improvviso, compare la città incantata.

Dunque, come avrai intuito, a Venezia le vie sono fatte d’acqua, e quindi ci si può muovere in diversi modi peraltro poco convenzionali per una città: a nuoto, a remi, in battello.
Ora, a nuoto magari meglio di no, è pericoloso e poco igienico, e infatti nessuno, nemmeno i veneziani stessi, nuotano nei canali.

Sconsiglio anche la gondola. La gondola è un mezzo di trasporto spaventosamente lento (la guida un tizio con un remo solo, e per di più costui talora indossa un cappello di paglia, rema e intanto – chissà perché – canta) dicevo, un mezzo spaventosamente lento e spaventosamente costoso. Per questi motivi la gondola è prerogativa dei turisti stranieri sbronzi, dei miliardari, al limite delle coppie in viaggio di nozze pagato da terzi. A noi, pitocchi celibi, non resta che il battello (costoso pure lui, ma meno della gondola) o i piedi.

Prima di salire sul battello, occorre procurarsi un biglietto. Attenzione, poiché i nativi non comprano i biglietti (hanno il tesserino), da secoli ogni bigliettaio di Venezia, poverello, è abituato a interloquire con due sole categorie di umani:
1) gitanti di nazionalità estera;
2) studenti fuori sede iscritti all’università di Ca’ Foscari.
Perciò in entrambi questi casi, e non del tutto a torto, il bigliettaio è portato a pensare che i compratore siano esseri poco intelligenti, e quindi con loro tenterà di esprimersi a gesti o in inglese, e di provare a confonderli. Rassicuralo: comunicagli che parli un italiano fluente e cerca di non farti vendere merci strane tipo il biglietto di sola andata per Marghera o l’abbonamento annuale per l’isola di Torcello.

Venezia, si diceva, è di gran lunga la più bella città del mondo, quindi non si elencheranno qui le sue infinite bellezze: ai viaggiatori conviene vagare a casaccio a piedi e guardarsi attorno, prima o poi da qualche parte si arriva. È vero, si tratta di un labirinto e anche se hai con te una mappa in scala 1.10 ti smarriresti lo stesso (né riusciresti a piegarla). Del tutto inutile chiedere informazioni ai passanti: costoro sono anch’essi turisti, di norma stranieri che si sono persi a loro volta ma senza volerlo, oppure sono indigeni malvagi che si divertono a dare indicazioni sbagliate.

Tuttavia è utile sapere dell’esistenza del luogo più noto e  più affollato, quantomeno per orientarsi: la piazza di San Marco. Non so, hai presente il campanile, le cupole bizantine, il palazzo ducale? Ecco, è quella piazza lì. Che sarebbe anzi di certo è una delle piazze più belle del mondo (insieme a parecchie altre, quasi tutte a Venezia). Peccato per tutto quel casino di gente che ci va solo per riprendere col telefonino il figlio interamente coperto di piccioni.

Ci sono tre cose da non fare mai in Piazza San Marco. Mai mai mai. Esse sono:
– sedersi a uno dei bar all’aperto: per pagare il caffè dovresti aprire un altro mutuo;
– salire sul campanile: le ore di coda previste sono almeno cinque, otto il sabato e la domenica:
– lasciarsi adescare dai numerosi trafficanti di biglietti per escursioni, finti pittori, spacciatori di maschere, scafisti truffaldini, pessimi disegnatori di caricature, fidanzati americani che pretendono che gli fai una foto.
In definitiva, è meglio frequentare la piazza all’alba, o a tarda notte, o almeno di giorno feriale purché non vi siano scolaresche (ed è assai raro che non ci siano).
 
Dice: sì ma con tutti questi pericoli, tutta ‘sta gente, mi hai fatto passare la voglia. Errore gravissimo: i pericoli finiscono qui. Il resto, tutto il resto, è pura meraviglia. Chiudi gli occhi e immagina una metropoli del settecento, e immagina che risplenda d’oro e di marmo. Ora prova a calarla in mezzo al mare. Fatto? Riesci a immaginarla? Ecco, Venezia è infinitamente più bella. Infatti è la più bella città del mondo.

Sullo spiacevole incontro con il tecnico dell’azienda erogatrice di energia

Stamattina scendo le scale e vedo questo tizio che armeggia nell’armadietto dei contatori gas e luce. Lui è in regolare divisa dell’azienda erogatrice. Non mi guarda nemmeno ma siccome sono un rompiscatole, lo saluto lo stesso:

Buongiorno, signor tecnico dell’azienda venditrice di energia.
Buongiorno.
Scusi se la interrompo, vedo che è molto indaffarato e non vorrei disturbarla troppo ma: che sta facendo?
Ma niente, sto tagliando i fili a un tizio che non paga.
E allora bravo! È una vergogna, in questo condominio abitano certi parassiti che non le dico.
Immagino.
Son tutti ladri, disonesti e evasori.
Sì, e io gli tolgo luce e gas.
Che goduria. Gli tagli i fili a quel bastardo. Se lo merita di sicuro!
Non si preoccupi, gli sto combinando una bella sorpresa eh eh.
Per curiosità, ma anche per mio piacere personale, visto che provo per tutti i miei coinquilini un sentimento misto fra l’antipatia e il disprezzo, chi sarebbe il mariolo che andava a scrocco?
Mi faccia vedere, ce l’ho scritto qui… tale signor…
(fregandomi le mani) …Signor?
Signor… dove l’ho messo…
Che tanto poi lo so chi è, è quel porco dell’ultimo piano, eh eh.
Eccolo qui. Signor… signor Confuso.
Cosa? Ma sono io!
Ah sì? Complimenti, allora.
Complimenti un corno! Rimetti a posto i miei fili subito, sporco servo del potere affamatore di noi povera gente!
Troppo tardi: le ho già chiuso i sigilli. Fatto. Arrivederci!
Maledetto, non puoi farmi questo, io sono sempre puntuale nei versamenti!
No, lei non ha pagato la bolletta che le abbiamo spedito ieri.
Ieri quando?
Ieri sera. E quindi ci sono anche gli interessi di mora.
Ma quale mora e mora! Giù le mani dal mio fabbisogno energetico!

Veniamo all’inevitabile colluttazione.

Mentre tento di strangolarlo lui mi spiega che se smetto di colpirlo al volto con la sua chiave inglese e giuro che entro dodici secondi mando una copia dei bollettini postali timbrati al suo indirizzo email, lui potrebbe anche essere disponibile a riallacciare i fili e dimenticare lo spiacevole accaduto.
Gli propongo un compromesso: smetterò di colpirlo al viso, ma per l’invio dell’email ho bisogno di  mezz’ora anziché dodici secondi. Giungiamo così all’accordo.

Sulla nuova linea editoriale

Amici, siete lì? Urge riunione interattiva: qui siamo subissati dalle furiose email di protesta dai lettori. Si lamentano che la frequenza di aggiornamento da qualche mese è meno regolare e minacciano di trasferirsi tutti sul sito personale di un analista finanziario del Sole 24 Ore che pubblica solo notizie sull’economia asiatica.

La redazione di questo sito è peraltro assai affaccendata nell’organizzare liti interne, e considerando che la redazione stessa è costituita da una sola persona (che quindi litiga con se stessa, e nella foga della discussione si piglia pure a botte), non si prevedono tempi brevi per la stesura di un nuovo piano dei contenuti da sottoporre all’editore.

A tutto questo si aggiunga che l’editore e la redazione sono la stessa persona (eppure litigano lo stesso) e che la redazione non viene retribuita da novembre 2002, cioè da mai. Peraltro neppure l’editore stesso risulta sia mai stato retribuito. E quindi redazione ed editore hanno deciso di rimettersi al volere dell’audience. Cioè al volere dell’unico lettore rimasto. Cioè tu. Insomma, cosa vuoi? Più articoli? Meno articoli? Articoli giornalieri, bigiornalieri, bisettimanali, trimestrali o quadriennali? Un articolo all’ora? Preferisci che parliamo di politica, di televisione, di attualità, di arti visive, di religioni politeiste precolombiane o non te ne frega un tubo? Facci sapere. Tanto mica lo faremo.

Nel frattempo, tanto per ingannare l’attesa del pubblico non pagante, ammesso e non concesso che questo articolo abbia ancora un pubblico, trasmettiamo un post di maniera. Un post dadaista, privo di qualsivoglia contenuto informativo: consiste nello scrivere 30 volte il nome comune di un bivalve del mar Tirreno. Si precisa che per realizzare questo post non è stato utilizzata la funzione Copia & incolla: tutte le parole sono state digitate a mano. Una per una. Pronti? Via.

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