La più grande civiltà mai esistita: una cronologia

2 milioni di anni dopo Cristo:
Il mondo, inspiegabilmente, risulta abitato soltanto da piante di carciofi. Tutte le specie animali sono scomparse e l’uomo, dopo la lotta contro l’irresistibile diffondersi dei carciofi, s’è estinto. Ci fu un tempo per i dinosauri, uno per l’umanità, ora è il turno del carciofo. In maniera del tutto inaspettata, questo vegetale ha preso il sopravvento e domina il pianeta. Non c’è più spazio per nessun altro: l’acqua e l’aria vengono esaurite da centoventi miliardi di piante di carciofo. Le superfici di Africa, Asia, Europa e Americhe ne sono ricoperte.


15 milioni di anni d. C.
I carciofi, signori indiscussi del globo, si sono evoluti: ora pensano. Compiono ragionamenti complessi. E li elaborano per ore, mesi. Millenni. Hanno concepito daccapo l’algebra, l’astronomia e la filosofia teoretica, alla loro maniera. Oggi i carciofi rappresentano di certo la civiltà più avanzata mai esistita sulla Terra. Risultano adesso assai più intelligenti di quanto lo siano stato gli umani al loro apogeo. E diversamente dagli umani, i carciofi non possono (o meglio: non desiderano) imparare a esprimersi verbalmente né a deambulare né a impugnare oggetti, accendere il fuoco, zappare il suolo, innaffiarsi, costruire città, vestirsi, guidare l’automobile, mandare email, eccetera.

L’essere più progredito della Storia è una verdura, e non combina nulla di pratico tranne stare lì fermo e immobile, a farsi i fatti suoi e a prender pioggia, assorto in profondissime meditazioni. Gli va bene così: di tutto il resto non gliene frega un accidente.

La straordinaria capacità mentale dei carciofi ha permesso loro di conquistare il mondo adattandosi ai climi e alle condizioni più diverse: non solo l’Antartide e il Sahara appaiono rivestiti da immense distese di carciofi, ma persino i fondali marini ne sono infestati.


4 miliardi di anni d. C.
Per la prima volta da sempre, una navicella con a bordo un esploratore alieno raggiunge la Terra: avvenimento memorabile, si dirà. Tuttavia i carciofi ignorano in modo plateale il visitatore. Anzi, senza neppure muoversi lo feriscono con le spine, così da obbligarlo a tornarsene a casa sua.
In tutta calma e senza paura, questi ortaggi, imprevisti trionfatori finali della guerra dell’evoluzione, si preparano ad assistere allo spegnimento del Sole.


Sulla Stanza Inaccessibile di Erik Satie (1866-1925)

Ci piace ricordarlo così, a passeggio per i viali della Parigi dadaista, con la bombetta, il completo di velluto, e in mano l’inseparabile ombrello, che teneva chiuso anche in caso di pioggia, per non bagnarlo.

La mattina del 2 luglio 1925 si scoprì cosa conteneva la celebre Stanza Inaccessibile dell’appartamento di monsieur Erik Satie: nessuno prima di allora aveva potuto visitarla, in quanto chiusa a chiave da sempre e a tutti – ospiti, amici e familiari inclusi. Soltanto il proprietario ne conosceva il segreto. Ma il proprietario era morto il giorno prima.

Costui, pianista di gran fantasia, fu di certo uno dei più originali compositori del Novecento, forse l’ultimo del genere. Scrisse opere di successo (le prima delle sue Gimnopedie è ancora oggi uno dei brani pianistici più suonati al mondo), ma non rinunciava alle incursioni nell’avanguardia con sperimentazioni capaci di mettere alla prova anche il pubblico più colto: è il caso di Vessazioni, uno spartito semplice che però prevedeva tassativamente di essere ripetuto dal suo esecutore per 841 volte di fila, e perciò l’interpretazione del pezzo, nelle sale da concerto, durava più di dodici ore.

Satie, a dispetto della sua fama, era un pessimo amministratore dei suoi averi. O per meglio dire, un pezzente. Viveva da solo in un appartamento così piccolo che lui stesso, con autoironia non comune, lo chiamava “armadio”: “Abito in un armadio”, “Torno nell’armadio”, soleva annunciare al momento del congedo serale. Si trattava infatti di un bilocale minuscolo, pressoché privo di arredamento. In una camera lo stretto necessario, la branda da letto e il pianoforte, e questo era noto. Ma nell’altra, nella Stanza Inaccessibile? Cosa c’era? Nessuno lo sapeva. Almeno fino a quella mattina, quando la serratura venne divelta dal furore della curiosità, e il mistero finì.

La stanza era piena di ombrelli. A migliaia, quasi tutti nuovi e mai usati, molti ancora nella confezione. C’era da aspettarselo.