Sul piacere di defecare leggendo

Tra tutte le umane attività ricreative, una delle più nobili e sottovalutate è fare la popò. Si badi, non il “farla”, non il gesto della produzione della medesima, ma il processo in sé, che implica raccoglimento e riconciliazione con l’Io. Infatti è questo un momento ideale per ritrovarsi con se stessi senza correre il pericolo di esser disturbati, giacché la porta dell’ambiente, ove l’attività produttiva si svolge, è chiusa a chiave: quindi nessun attore esterno può intralciare o ostacolare l’attività stessa, se non con grida o altri segnali sonori (lo squillare del telefono, il suonare del campanello) che il soggetto recluso non può né vuole recepire.

Si tratta di un momento da dedicare alle letture e alle meditazioni. Quando si è stanchi del mondo là fuori e non si vuole avere a che fare con alcuno, tapparsi in casa rischia di non bastare, poiché l’agente disturbatore può facilmente entrarvi e obbligare ad interagire con lui.
Ma in bagno, no. Non può.

L’attività di cui parliamo rappresenta un’occasione di quiete e di riscoperta del proprio corpo. Non è paragonabile ad altro svago da toletta come ad esempio potrebbe essere la doccia. Sotto la doccia non si può leggere, per dirne una, né si può riposarvi seduti. Viceversa il bagno in vasca è forse simile, ma in tal caso il soggetto deve possederne una, di vasca, e nelle società moderne, dove gli spazi abitativi sono quello che sono, questo non sempre accade.

Nel nostro innominabile caso, invece, la lettura pare essere un aspetto quasi indispensabile. Muto testimone è lo sgabello. A molti sarà capitato di visitare una stanza da bagno altrui e di aver notato questo arredo. Si tratta di uno sgabello in plastica, molto basso, inservibile come sedile e di apparenza ingombrante in un vano già ridotto nelle dimensioni quale la stanza da bagno è. Lo sgabello nel cesso non può avere alcuna altra utilità eccetto quella di fungere da leggìo durante l’atto.

Coloro che tengono in bagno uno sgabello sono persone di buon cuore. Amanti della lettura, della conoscenza, e quindi della saggezza. I migliori, poi, tengono in bagno anche una piccola biblioteca di libricini e di riviste.

Va detto che l’atto di trincerarsi in bagno con la giustificazione dell’urgenza fisica svincola dalla concreta ed effettiva produzione di feci. Si può benissimo restare lì, leggere e basta. Leggere o pensare senza produrre alcunché né provarci, e senza sentirne la reale necessità. Dopo, a nessuno verrà in mente di chiederci quale risultato materiale sia stato raggiunto.

Lo scopo ultimo, infatti, è la contemplazione, non la creazione.

Breve sequel alla morte del commesso di Blockbuster

Breve riassunto della puntata precedente: ho ammazzato il commesso del blockbuster di via casoretto. Eh sì. Era antipatico e malvagio.
Dopo l’omicidio, i suoi colleghi mi hanno ringraziato. Uno voleva abbracciarmi. Mi hanno detto di prendere tutti i film che volevo. Poi mentre arrivava la sirena loro mi hanno fatto scappare dal retro.

Ecco, dopo l’omicidio del commesso di Blockbuster lascio passare un giorno. E poi torno lì, naturalmente, a vedere cosa succede. Mi aspetto di trovare la polizia, la sagoma del commesso disegnata con il gesso sul pavimento, i nastri di recinzione con la scritta “Crime scene” attorno al luogo del delitto. Auto della polizia e carri da morto in tripla fila, la chiusura per lutto. O almeno se proprio deve essere aperto che ci siano gli addobbi funebri all’ingresso, insomma.

E invece niente. Il negozio aperto, e in vetrina, al posto dell’annuncio morturario, campeggia la pubblicità strillata della promo + tessera gratis per tutto agosto, come se non fosse morto nessuno.

Ma porcogiuda, porco.

Entro, ed è tutto come prima. Il solito ciarpame negli scaffali, il solito chiacchiericcio molesto dei due ragazzini dalla Blockbuster Tv, le solite anime dannate che vagano inconsolabili per i corridoi. E soprattutto, il commesso, il morto. Che anziché morto è vivo e vegeto, e sorride. E ti saluta pure, l’impunito:
“Ciao.”
Il suo solito ciao di plastica, come a dire ehi, siamo amici, siamo tuoi amici noi di Blockbuster, vedi come sono gentile me lo hanno insegnato al corso di customer care dopo l’assunzione, e io sto facendo carriera qua dentro. Come butta, amico? Vuoi un 3×2? Un thriller? Un action movie? Una scatola di pringles surgelate gusto bacon e cipolle?

Non ci vedo più. Comincio a interrogarlo su titoli di film inventati. Lui serissimo finge di consultare il pc e risponde che sì, The Soul of Your Dead Parents III (mai esistito) ce l’hanno, in vhs, ma adesso è fuori.
– Hai dei film italiani?
– Con o senza Massimo Boldi?
– Senza.
– Mi spiace, son tutti fuori.
– Consigliami qualcosa.
– Che genere? Relax? Adrenaline? Emotion?
– Ma tu non eri morto?
– Mai sentito nominare, questo film.
– Mani in alto, stronzo, questa è una rapina!
– Sei in onda, c’è una telecamera collegata con la questura.
– Basta, me ne vado.
– Ciao.
– Buonanotte.

In morte del commesso di Blockbuster

Il commesso del Blockbuster del mio quartiere è morto. Ho dovuto ammazzarlo. Non solo mi era antipatico, ma era anche un cretino e non capiva nulla di cinema.

Nella scala gerarchica aziendale il defunto doveva essere il capo delle altri due commessi, che infatti avevano una divisa diversa dalla sua: lui camicia azzurrina con logo, loro due – più giovani, maschio e femmina – magliettina arancio, anch’essa brandizzata.
Altri comportamenti evidenziavano la differenza di grado: ad esempio, i due subordinati arancioni venivano trattati con sufficienza e chiedevano a lui cosa fare quando capitavano dei casini tipo la signora anziana che non ha tesserina, non ha documenti d’identità, non ha nemmeno il portafogli, non ha un tubo ma è cliente fedele e pretende di noleggiare comunque Blair Witch Project 2 per i nipotini. Lui, tutto gentile, rispondeva alla vecchina che senza tesserino non si poteva far alcunchè, indi con un gesto comandava ai due di buttarla fuori dal negozio a calci.

Ma veniamo al momento della sua morte. L’altro giorno, negozio deserto, unico suono il berciare della blockbuster tv. Mi avvicino al banco e lo affronto:
– “Buongiorno. Questo vostro dvd non funziona.”
– “Ma valà, impossibile.”
– “Salta, si blocca. Potrebbe cambiarmelo?”
– “L’hai noleggiato da noi?”
– “Certo, vedi la scatolina? ‘Blockbuster’, c’è scritto. Siete voi, vero?”
– “E sei proprio sicuro che non funzioni?”
– “Sì che sono sicuro, perdìo.”
– “Forse è il tuo lettore a non funzionare.”
– “Il mio lettore gode di ottima salute, lo giuro.”
Lui osserva la superficie del disco: ci sono evidenti graffi, macchie di sugo, un cerotto:
– “Strano, è perfetto. Sembra nuovo.”
Estraggo dalla fondina una rivoltella d’oro e gliela punto sotto il mento:
– “Mi cambi il dvd e nessuno si farà male, né lei né i suoi colleghi.”
Lui, con mani in alto ma tranquillo:
– “Va bene, amico, va bene, non c’è bisogno di agitarsi.”
– “Bravo.”
– “Senti, facciamo una cosa, ci mettiamo qui belli tranquilli, io e te, e guardiamo il film, occhei?
– “Tutto?”
– “Sì. Se salta te lo cambio. Controlliamo tutto per benino, insieme…”

Non ci sono più gli agosti in città di una volta

Dal tuo inviato nella megalopoli del Nord, deserta. 

Non ci sono più le estati nelle città d’agosto di una volta, signora mia. Lo si vede da molte cose.

Per esempio, sono scomparsi i ‘fieri sostenitori della permanenza in città nel mese di vacanza. Annunciavano con orgoglio che ma guarda qui in città ad agosto si sta benissimo agosto è il mese migliore per restare a Milano masssì perchè non c’è traaaaaaaaffico e nelle strade vuote si può andare in bicicletta contromano, e dal panettiere non c’è coda, e la sera nelle piazze ci sono un saaaaacco di iniziative caaarinissime, e concerti, eppoi non fa mica caldo si sta meglio che a luglio.
Sul “non fa mica caldo” avrei qualcosina da contestare. “Iniziative carinissime” lo dici a tua sorella. E dal panettiere non c’è coda, certo, ma solo perché il panettiere è chiuso sino al 2 settembre.

O l’accaldato. Era sempre in televisione. Invece di starsene a casa vagava per il centro storico al sole, in canottiera: impazzito per l’afa, si rovesciava in testa bottiglie d’acqua oppure si tuffava vestito nelle fontane così da potersi far riprendere dalle telecamere dei tg per il servizio sull’estate più torrida del secolo. Come a dire che se un disgraziato si riduceva in quella maniera, doveva essere davvero la più torrida del secolo. Ma che dico del secolo, del millennio, e lui era il simbolo di questa sofferenza.

O i turisti stranieri, americani o giapponesi, capitati per sbaglio in piazza del duomo, ad agosto. Dove sono? Anni fa li vedevi aggirarsi impauriti nei viali disabitati. Poveretti, non capivano dove fosse finita la popolazione, da loro le ferie estive non esistono, musei e monumenti restano visitabili tutto l’anno, e soprattutto nei periodi festivi, e i commercianti li attendono pronti a spennarli. Qui invece i turisti non riuscivano a trovare neanche una pizzeria aperta e se ne domandavano il motivo, increduli. Avevano tutta l’aria di pensare: ma in che cazzo di nazione ci ha mandato, il tour operator?

La pessima idea di lasciare le chiavi al portinaio d'estate così va a bagnare le piante

Ma quali anziani, la vera corporazione delle città vuote ad agosto è quella dei portinai.
In estate, i portinai dominano la città. Essi hanno un dovere sociale nei confronti dell’intera popolazione: il loro compito è restare e bagnare le piante di milioni di famiglie trasferitesi al mare per le ferie: “Ecco le chiavi, e per favore mi raccomando le azalee”.

Ebbene, signori che siete là al mare, sappiate che i portinai si sono impadroniti dell’intera città. Approfittano della vostra assenza per entrare in casa vostra e guardare le televisione in mutande, sdraiati sul divano. Toccano le vostre cose, si fanno il bagno nella vostra vasca, ascoltano i vosti cd. Poi, dopo, stanno bene attenti a mettere tutto a posto, ma solo prima di uscire e passare all’appartamento successivo, l’appartamento di un altro incauto che gli ha affidato la sopravvivenza di quei quattro vasi di trifoglio che tiene sul terrazzino.

Ad agosto i portinai si riuniscono tra loro e cospirano. Io sono qui, li spio, lo so. Poco fa dallo spioncino ho visto un gruppo di portinai, avevano le chiavi e andavano dal mio vicino il quale, poveruomo, è in ferie con i figli piccoli sull’Adriatico da due settimane, ignaro che casa sua nel frattempo è diventato un ritrovo per portinai. Li ho visti, i portinai portavano casse di birra e salsicce per la grigliata sul balcone. Sono rimasti chiusi là dentro per ore, li sentivo ridere ubriachi. A mezzanotte uno di loro ha pisciato nelle fioriere, così da poter dire assolto l’incarico.

Signori, tornate, potrebbe essere troppo tardi! Squadracce di portinai armati di innaffiatoi e bottiglie acquapanna si aggirano per le strade deserte, e paiono minacciosi. Li sento bisbigliare, dicono che pretendono il potere, la mancia a settembre e il pandoro a Natale non gli bastano più, e non hanno alcuna voglia di un altro inverno al pianterreno a smistare la vostra posta o trascinar i sacchi neri della monnezza: ora vogliono conquistare casa vostra: l’hanno vista e gli piace più della loro.
Stanno già cambiando le vostre serrature per lasciarvi fuori.
Tornate. Fate presto.

Ferragosto in città (comunicato stampa comunale)

Anche quest’anno l’Assessorato al Tempo Libero della grande città del Nord ha organizzato un ferragosto all’insegna del divertimento per anziani famigliole e bambini rimasti in città. Un bel applauso grazie.

Musica, cultura, mostre, svaghi: ce n’è per tutti i gusti!

Alle ore 13 la grande arte, con una personale di quadri del famoso pittore Piergiorgio Schivazappa, nostro illustre concittadino.
Sarà presente l’autore che così magari per una volta riesce a vendere qualcosa e a settembre va in ferie pure lui.

Alle 14, per i più piccini, i tornei di schiaffi del soldato, gavettoni e sputi nella scenografica finta spiaggia allestita dal Comune in un parcheggio deserto.

Ore 15, ballo liscio per over 65, anche se fa un caldo da morire.

Alle 16 la grande moda con il defilè in piazza, presenta un ex concorrente del Grande Fratello 3, ci sono 100 posti a sedere, se per favore alla fine qualcuno ci aiuta a ripiegare le sedie.

Alle 17 sul maxischermo il grande sport con le imperdibili semifinali di tiro al piccione a squadre in diretta dai campionati del mondo di Atene.

Alle ore 20 la consueta Cena di Ferragosto con il signor Sindaco rientrato appositamente (e temporaneamente) dalle vacanze in Costa Smeralda. Il signor Sindaco – al fine di evitare la figura dello stronzo superabbronzato che mangia con i pallidi anziani povericristi – a tale scopo, dicevamo, il signor Sindaco sta trascorrendo la vigilia sì in Sardegna ma sotto l’ombrellone anzichè al sole sul materasso del suo motoscafo d’altura come è invece solito fare. La Cena Cittadina si terrà all’aperto e tutti proprio tutti potranno parteciparvi, basterà versare la simbolica cifra di euro 25, pane coperto e bevande esclusi. Portatevi l’Autàn.

Alle 21 la bella musica anni ’50 e ’60 con Gianni Fumagalli che nessuno sa chi cazzo sia ma invece è amico di Fausto Leali, dice che una volta stava quasi per vincere gli ottavi di finale al Festival di Castrocaro e poi insomma a ferragosto era l’unico disposto a cantare gratis.

Alle 23 breve spettacolo pirotecnico di petardi: gli anziani stiano attenti a non lasciarsi centrare dal fall out del fuoco amico.

E infine, alle 24 per cortesia tutti a dormire che domani il Sindaco ha il volo per Olbia alle nove di mattina quindi si deve alzare presto.

Torno subito

Col capo cosparso di cenere e guano fresco di pollo nonché in ginocchio su un letto di ceci e puntine da disegno, ci scusiamo con la spettabile clientela per l’assenza dovuta ad un breve periodo di ferie retribuite. Le trasmissioni di questo aggeggio qui dovrebbero ricominciare il giorno dopo ferragosto, al Gran Rientro in compagnia di un festoso corteo d’auto con traffico intenso al casello di Melegnano (Mi). Scusate per il disagio. Nel frattempo, chi vuole faccia come a casa sua: il frigo è quasi vuoto ma ci deve essere ancora qualcosa di scaduto, il bagno è in fondo a sinistra, date da bere alle piante morenti e prima di andare a letto svuotate i portaceneri. Ah, le chiavi son qua, sotto lo zerbino.