Il pianeta delle religioni rovesciate

Per essere infinito, l’universo deve per forza prevedere infinite combinazioni. Tra queste, sussiste di certo un mondo del tutto identico al nostro, in cui a essere capovolte sono soltanto le nostre religioni.

Un pianeta ove i sacerdoti d’ogni culto vestono non tonache ma pantaloni sgargianti, predicano il libertinaggio e si mostrano viziosi in pubblico ma morigerati nel privato.

Su quel pianeta, i musulmani si ingozzano di salumi e di vino, ma solo perché la loro religione li obbliga a farlo, e pregano seduti su una poltrona dando le spalle alla loro città santa, che è Caserta. Ogni induista, quando vede una mucca in mezzo alla strada, scende dall’automobile e la obbliga a spostarsi. Gli ebrei ortodossi si cibano soltanto di crostacei e molluschi, e vanno dal barbiere ogni giorno.

I cattolici sono privi del papa, e credono che non nel passato ma nel futuro, fra duemila anni, la mattina ferragosto, una donna nascerà nella suite del grand hotel, sorvegliata dal fiato di un cane e da quello di un gatto, ma nessuno andrà ad adorarla. Costei maltratterà gli storpi, accecherà chi ha dieci diottrie, ignorerà gli ossessi, morirà serena da novantanovenne, di vecchiaia, a casa sua, e si farà cremare. Gli insegnamenti che costei non avrà prodotto non saranno comunque mai divulgati, né nessuno parlerà mai di lei.

Mesta è la vita del

Mesta è la vita del lavoratore del terziario che salta la pausa pranzo di 60 minuti per andare in palestra a correre, sudare, indi farsi la doccia perché sennò puzza, asciugarsi i capelli col phon, rivestirsi in abiti civili e poi, con il borsone di tela nella sinistra e un panino crudo e mozzarella nella destra, rientra distrutto al suo posto in scrivania, pronto e puntualissimo per la riunione delle quattordici e zero zero.