Stamattina alle ore 8.15 in un parcheggio

Ore 8.15, parcheggio di fronte a casa. Sono nel mio simpatico e sudicio veicolo, ancora fermo, sono del tutto incosciente, l’autoradio accesa sta sparando a tutto volume la furiosa Ascension di John Coltrane (oramai in auto la mattina tengo sempre il volume al massimo, dicono che non è chic ma me ne frego: aiuta a svegliarmi).

Insomma sono lì seduto, intorpidito, sto armeggiando con le chiavi dell’auto, quelle di casa e gli occhiali da sole cercando di capire quale dei tre oggetti serva a far partire la macchina, quando mi si presenta di fronte l’inquilina del quarto piano, tutta in ghingheri, pronta anche lei per la sua nuova fantastica giornata in ufficio:

– Senti scusaaaaaaaa (alza la voce per farsi largo tra il caos totale proveniente dall’autoradio, ma non sembra spaventata) scusaaaaaaaa mi si è bloccata la macchina cazzo di budda non parte santa la madonna saranno le batterie, ieri sera ho dimenticato i fari accesi e mi sa che la batteria è andata a puttane e mio marito è già uscito e ha il cellulare spento, non è che mi daresti un passaggioooo fino alla metropolitanaaaaa???
– Certo, certo, prego.
– Grazie, puoi abbassare il volume scusa ma stamattina ciò un malditestaaaaaaaaa
– Certo. (uffa, però)
– Ma tu non ti metti le cintureeeeeeeeeeeee?
– Sì sì, adesso mi metto le cinture, un attimo, non siamo manco partiti.
– E devi metterle le cinture, senti ma tuuuuuuuuu dove vai in vacanzaaa non te lo chiedo perchè io devo andare in grecia e non ci sono mai stata, l’isola si chiama non me lo ricordo però finisce per -os.
– Sì, sì.
– Attentooooo frena ma come cavolo guidi, frenaaaaaaaaaaaaa – cosa ti stavo dicendo, ah stasera mio marito vuole andare al mare in liguriaaaaa per il weekeeeeeend, secondo te troviamo traffico?
– Sì, sì. (ma quando è che arriviamo a ‘sta fermata della metropolitana, maledizione?)

Web shirking

Web shirking, dall’inglese web + to shirk, eludere, schivare; poltrire. Questo termine indica l’oziosa perdita tempo on line dal luogo di lavoro. Purtroppo, milioni di impegnatissimi impiegati e lavoratori passano ore davanti ad un pc, e sembrano indaffaratissimi, con le ditine che corrono sulla tastiera e l’espressione interessata sul viso. In realtà molti di loro stanno beatamente navigando su Internet, sfruttando la grande performance della banda larga aziendale, gratuita.

Il web shirking è la vera causa della rovina dell’economia italiana. Presto il governo lancerà una campagna per imputare al web shirking il crollo della produttività, i tagli alla finanziaria, l’inflazione, la crisi dei consumi, la siccità, la diffusione estiva della stipsi. Per cui bisogna approfittarne in fretta. Partiamo dagli elementi di base più banali.

1. La posizione del monitor è tutto, nella vita del web shirker. Scontato che non bisogna mai dare le spalle alla porta, lo shirker studia la scienza di traiettorie, angolature e prospettive, in modo da avere la geometrica certezza che lo schermo non sia visibile da altri colleghi. Occorre giustificare i continui cambiamenti della posizione del monitor dando la colpa a inesistenti riflessi di luce, al torcicollo ecc. ecc.

2. Può accadere che comunque venga posizionato, il monitor cada per forza sulla visuale di almeno un altro collega o compagno. In questo caso, allo shirker conviene scegliersi il collega più riccattabile, ossia quello che a sua volta shirkeggia a più non posso. Alleatevi in un patto di sangue e copritevi a vicenda.

3. Anche dietro al monitor, un vero shirker deve fingersi affacendato in attività serissime e irrinunciabili: è’ opportuno che lo shirker simuli di lavorare infaticabile pronunciando finti pensieri ad alta voce come “Madonna quanto sto producendo oggi”, “Che stanchezza”, “Oddio non ho salvato con nome”, ecc.

4. Il momento critico nella vita dello shirker: proprio nel bel mezzo del cicaleccio online con amici virtuali e immaginari, il capo o, peggio, il collega impiccione si avvicina minaccioso alla scrivania, fino a raggiungere un punto di osservazione critico. Qui ci vuole la manina di fata a cliccare sul tasto in alto “Riduci a icona”: un tocco leggero, rapidissimo, impercettibile, che richiede mesi di allenamento. Il nemico non deve nemmeno accorgersi del gesto. Una volta ridotta a icona la finestra scellerata, comparirà a tutto schermo un complicatissimo file excel finto, preparato in precedenza, simulacro dell’operosità.
Altre soluzioni:
a) andare incontro al nemico con una scusa qualsiasi e disastrarlo, evitando che si avvicini al monitor;
b) spegnere brutalmente il monitor o persino il pc, come se fosse un televisore (drastica ma efficace);
c) nei casi estremi, alzarsi di scatto dalla scrivania e senza motivo dare una sberla al nemico (poi bisognerà giustificare il comportamento in qualche modo, per es. “scusa ma avevi una zanzara enorme sulla guancia”).

5. L’ultima regola, la più importante: diventa amico del responsabile dei sistemi informativi. Anche se costui fosse il più stupido coglione a questo mondo, rendilo tuo connivente. Egli è l’unico essere umano che può in qualche modo monitorare il tuo web shirking. Vai a bere il caffè con lui, salutalo ogni volta che lo incroci nei corridoi, ricordati del suo compleanno. Non avere sensi di colpa: egli è peggio di te. I più grandi campioni di shirking sono sempre capi dei sistemi informativi: 99% del loro tempo lo passano così, a non fare una mazza. Il mio per esempio in questo momento sta leggendo questa roba, e non ha nulla da ridire. Ciao Giorgio, è andato bene il finesettimana? Pranziamo assieme?

Per oggi possiamo chiudere, anche se di sicuro manca qualcosa. Ogni tuo contributo alla causa è gradito (nei commenti).

Evitare lo shirking

Estratto da una slide presentata ad una riunione cui ho partecipato stamane (secondo me lo ha copiato da qualche parte, non è possibile parlare così):

“L’attività di monitoring consiste in un controllo dei singoli inputs di un processo produttivo al fine di impedire possibili shirking, ossia che la produttività marginale cada al di sotto del costo dell’input rendendo il processo inefficiente. L’introduzione delle nuove tecnologie d’informazione può ridurre lo shirking e quindi i costi del controllo. In questa maniera si rafforza il controllo del management centrale sulle unità periferiche.”

Problema

Vorrei sottoporti il problema che mi è capitato ieri notte. Secondo me è irrisolvibile.

Sei in automobile, lontano da casa.
Da diversi giorni la posizione della lancetta della benzina è oramai perfettamente orizzontale – addirittura sotto la tacchetta rossa del pericolo, e la spia della riserva splende sul cruscotto.
Tu pensi: Bè, forse sarebbe ora di fare benzina… “Eh già!” – risponde impettita la lancetta, sdraiata – “e a questo proposito, anche il mio collega dell’olio avrebbe qualche lamentela, caro signore!”
Si, vabbè, l’olio, non esageriamo con tutte ‘ste pretese.

Improvvisamente, in lontananza ti appare un magnifico distributore self service, si staglia all’orizzonte come un oasi o un miraggio nel Sahara. La salvezza.

Apri il portafogli per controllare se le banconote sono belle lisce e vellutate – è un tipo piuttosto preciso, il signor distributore automatico: a lui piacciono solo i biglietti appena usciti dalla zecca.
Con raccapriccio scopri di avere in tasca solo una moneta da 2 euro.
Serve uno sportello bancomat, il quale serve a prelevare i soldi necessari.
Ma per raggiungere il bancomat devi fare qualche chilometro, e per fare qualche chilometro ti serve la benzina. Che non hai. Come fai?

Nel senso che

Il cugino Tommy ha 10 anni meno di me e si veste come una versione hard rock di Bin Laden: fascia in testa, maglietta e pantaloni sei taglie oltre il necessario, ciondoli al collo, barba e capelli lunghi. Quando viene a Milano per gli esami è ospite a casa mia, e ieri ci siamo preparati un discreto set per affrontare la calura della serata: ventilatori a forza 5, bibite fresche, ozio plateale e come sottofondo alla nostra pigra e insulsa conversazione l’intera discografia Led Zeppelin. E così sui primi accordi di Rain Song mi chiede:

– Senti, adesso vorrei capire bene una cosa. Stiamo chiacchierando da un’oretta e non abbiamo assunto alcun stupefacente. Eppure io ho le allucinazioni. Come lo spieghi?
– Che dici?
– Non so se anche tu lo veda, ma io distinguo davanti a noi, seduto sulla sedia, un signore sulla quarantina in giacca e cravatta, molto elegante, abbronzato e con un sorriso da coglione stampato sulla faccia.
– Ah sì. E’ il Direttore Marketing del mio blog.
– Del tuo cosa?
– Del mio blog.
– E che è un blog?
– Una specie di diario online, dove puoi scrivere storie, impressioni, pensieri…
– Online? E chi lo legge?
– Questo è il bello. C’è qualcuno che lo legge. E ognuno legge quelli degli altri.
– Non capisco… a chi può importare di leggere il diario di una persona qualsiasi?
– Questo non l’ho capito bene neanche io, però funziona così. Forse è voyeurismo, o forse normale scambio di idee, di punti di vista.
– Ok, ma il cretino qui di fronte cosa c’entra con questo?
– Lui è un personaggio del mio diario. Rappresenta l’aspirazione balorda che il blog abbia successo e diventi fonte di reddito.
– E ce la fa?
– Assolutamente no. Anzi, ha fallito del tutto. Come è giusto che sia.
– Credo di non aver inteso bene. Vuoi dire che questo deficiente qua in realtà NON esiste?
– Esatto: non esiste.
– Ma perchè continua a sfogliare tabelle e mostrarmi grafici colorati?
– Questa è la sua natura: sta interpretando il personaggio.
– Ed io?
– Tu cosa?
– Io… Sono un personaggio del tuo blog pure io?
– In questo momento sì, lo sei. 

Insetti domestici

Sono a questa cena a casa di amici e la sconosciuta seduta di fianco a me per tutta la sera mi racconta di aver la casa infestata dalle farfalle della pasta, quelle che fanno le uove negli spaghetti prima che vengano confezionati. Le sue uova sono maturate tutte assieme e adesso la poveretta passa le notti ad inseguire col retino sciami di farfalle della pasta, come le vispa teresa. Sostiene di averne catturate a centinaia ma ancora la sua casa oramai sembra l’Amazzonia con tutte ‘ste farfalle e il loro stormir d’ali.

Da me invece tutto bene, fino a ieri notte. I misteriosi scarabei estivi che di solito si facevano vivi verso luglio, quest’anno non sono venuti a far le vacanze a casa mia. Solo una famigliola di moscerini della frutta che mi dormono in cucina – e quando di notte vado a bere e gli accendo la luce sul lavello, loro se ne lamentano.

Fino a ieri notte, ti dicevo. Verso le due, sono in camera mia a leggere il giornale – con porta e finestra spalancate.

All’improvviso, nel silenzio della notte, dalla finestra plana una cimice verde di almeno 3 etti. Vrrrrrrrrrr….

Ronza per la stanza come un elicottero, pattuglia il letto e quindi dopo alcuni giri di ricognizione si posa sul soffitto. Le lancio addosso il giornale piegato, sfiorandola, e lei precipita al suolo come se volesse simulare di essere deceduta. Ipocrita, si vede benissimo che stai fingendo. 

Approfitto del suo momentaneo stordimento per correre nel rispostiglio, armarmi di Baygon e tornare sul luogo dell’incidente aereo. A noi due, ora. La mia avversaria avverte l’imminenza della morte e tenta di fuggire sotto una fessura del pavimentom ma è troppo stretta per lei, e io gli scarico addosso mezzo litro di insetticida. Lei è rincoglionita, starnutisce (?), poi ancora scappa. La inondo con un nuovo getto, talmente violento che la rovescia sulla schiena. Mi guarda prima di morire, come se volesse dirmi qualcosa. Gorgoglia. Non ce la fa. Spira.

Celebro il suo funerale avvolgendola nella carta igienica e gettandone il cadavere nel water, tiro lo sciacquone e la guardo scomparire nel vortice.

Però, le cimici in casa, che schifo, già me le vedo che mi entrano in bocca mentre dormo. Mi barrico in camera, chiudo tutto. Avrei sete, ma non posso uscire, immagino torme di insetti misteriosi che mi aspettano fuori dalla porta come nel cunicolo di Indiana Jones e il Tempio Maledetto: mantidi religiose, tarantole e formiche carnivore.  Dentro la stanza è tutto serrato, porta, finestra, i nemici potrebbero entrare da un momento all’altro. La temperatura si fa tropicale, si crepa dal caldo qua dentro. Mi giro e mi rigiro nel letto. Poi, non so nemmeno io come, mi addormento.

Stamattina presto, prima di arrivare in ufficio, sono al supermercato. Mi aggiro per le corsie deserte, nel carrello ci sono tre bombolette di “TEKNOSPRAY IL SUPERINSETTICIDA MORTALE A LUNGA DURATA”, sette scaldapiastrine vape e una curiosa trappola con esche per zanzare – e anche i Rigoli, che non c’entrano niente ma li avevo finiti. 

 

La signorina dei commenti

Ma chi lo ha detto che per scrivere sui weblog bisogna per forza averne uno? Ultimamente nei commenti a questo ed altri compare ancheggiante lo straordinario personaggio della Signorina Silvani. A mio modesto avviso rappresenta uno degli interpreti più originali della comunità blog italiana di questi mesi. Innanzitutto, perche’ lei non ha un suo blog.

Compare solo nei commenti, interpretando con grazia il personaggio della segretaria svolazzante nel suo vestitino rosso. E interviene sempre con delicatezza, garbo e – più di tutto – grandissimo senso dell’ironia. Perfettamente calata nella parte della single colta e quarantenne, eppure talmente candida da sembrare reale. E probabilmente lo è. E anche se non lo fosse va bene lo stesso, almeno per me.

Insomma, se esistessero gli oscar dei blog, una nomination quale miglior commentatrice senza blog non gliela toglierebbe nessuno.

Ma non è tutto: la Signorina Silvani è un personaggio autentico, per quanto i personaggi possano esserlo in un ambiente fondamentalmente virtuale come quello di internet e quindi dei weblog. Non so molto di più di lei, anche se da qualche settimana intratteniamo una divertente corrispondenza come peraltro accade con diversi altri di voi.

E’ una delle tante, davvero tante, cose belle che questo blog, iniziato mesi fa per scherzo, mi ha regalato. Ecco, Signorina Silvani, se lei volesse comparire nei commenti, qui sotto, li lascio tutti a lei. E’ il suo spazio, suo e di tutti quelli che passano di qui.