Salve a tutti, sono il Direttore Marketing di questo Blog

Salve a tutti, sono il Direttore Marketing di questo Blog, e ho buone notizie per voi: ho rubato la password e la login e da ora in avanti ci scrivo solo io qua sopra, cari miei.
Capisco il vostra stupore: con le dovute proporzioni, è come se ad un certo capitolo dei Promessi Sposi, Don Rodrigo chiudesse a chiave Manzoni nel gabinetto e si impadronisse della narrazione cominciando a raccontare in prima persona i fatti suoi, di quanto gli piacciono le contadine, uscire la sera, sbronzarsi con la vernaccia. E soprattutto, non si lascerebbe morire in quella maniera.

Rassegnatevi. Le mie lezioni di web marketing, qui, saranno molto più piacevoli dei pensierini di chi ci postava fino a ieri e attualmente trovasi sotto sequestro in una location segreta sorvegliata da miei account manager armati fino ai denti: il più vicino pc in rete è a 2 giorni di marcia dal covo. Temo che per un bel pezzo non ne saprete nulla.

Ma torniamo all’argomento più interessante: me stesso. Mi riprendo solo ora dalla interminabile notte di San Valentino.

In occasione delle festività amorosa avevo indetto un concorso per gratificare una fedele lettrice di questo blog con un premio molto ambito: passare con me la sera del 14 febbraio. Intanto parliamo della prescelta, la misteriosa lettrice cui sono mi concesso. L’Eletta mi ha contattato direttamente via email con tanto di attachment fotografico.

Appuntamento in un lounge-cafè alla moda: lei, timida, restava muta, così io ho potuto tenere beato il mio celebre Monologo su Me Stesso, il mio pezzo forte nell’arte della conversazione, e al quarto campari shakerato col ginseng l’ho caricata sul mio fuoristrada. Dalla borsetta le spuntava l’angolo di un libro che mi pareva il manuale per installare il modem di Tiscali, il che avrebbe dovuto insospettirmi…

(continua?)

Il San Valentino del Direttore Marketing

Si avvicina il San Valentino e il Direttore Marketing indice un concorso. La ragazza che qui sotto voterà più volte questo post passerà la serata del 14 febbraio con il Direttore Marketing in persona, con il programma che segue:

1. Passeggiata romantica mano nella mano in via Montenapoleone a Milano a guardare le vetrine (solo quelle dei negozi maschili, perché lui davanti a quelli femminili si annoia, e poi deve comprarsi i gemelli nuovi);

2. Cena a lume di candela alla Pizzeria della Passione.

Il tuo menù: 1 pizza margherita a forma di cuore, 1 flute di spumante, 1 caffè corto. Bevande, servizio, pane e coperto e qualsiasi altra cosa a carico tuo.

Il suo menù (lui ha un menù diverso perché la pizza non gli piace):

Consommé
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Antipasto di cernia in guazzetto con aragoste, ostriche, funghi porcini freschi;
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Tortelloni farciti di fagianella, rum e tartufi bianchi piemontesi su passatina di cardi gobbi;
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Fantasia di pescatrice al timo e cacao con sformatino di cuori di carciofo e scampi in salsa di crostacei vivi;
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2 litri di Barolo scaraffato; 1 litro di Perrier; sorbetto; caffè; ammazzacaffè; 2 etti di cocaina; open bar.

3. A fine pasto, dono da parte sua di n. 1 rosa appassita venduta da un immigrato indiano (con il Direttore Marketing che ti dà una breve lezione su come mercanteggiare sul prezzo e alla fine oltre allo sconto ottiene anche l’accendino del Milan gratis)

4. Accompagnamento a casa sul suo fuoristrada mentre lui fuma anche se a te dà fastidio, ci prova anche se a te lui non piace, parla ad alta voce al cellulare con un suo amico raccontandogli l’esito della serata (qualunque esso sia stato) e descrivendo nei minimi dettagli il tuo aspetto fisico come se tu fossi sorda (ad es.: “Ha due pere così ma mi sa che è lesbica”);

8. Davanti al portone di casa tua, n. 2 baci di addio sulle guance;

9. Ultime parole sussurrate nel tuo orecchio: “Scusa se non posso aspettare che entri nel portone ma sono di fretta, fra due ore mi chiude il night club delle escort russe.”

Il Direttore Marketing e la strategy

“Buongioooorno, sono le 6.15 am di una magnifica giornata feriale d’inverno, tempo nuvoloso con possibili rovesci, temperatura esterna: -4°. In piediiiii!

Apro gli occhi e la prima cosa che vedo è una marionetta impazzita e in doppiopetto che sfarfalla per la stanza: è lui, il Direttore Marketing del Mio Blog, l’uomo che vuole trasformare il mio blog in un business.

– Aaah! Ma cosa ci fai qui? Non eri morto?
– Sto molto meglio adesso grazie, ho fatto delle iniezioni di ginseng addizionato a guaranà, aulin, caffè e cocaina, mi sento da dio. Senti, dobbiamo parlare.
– Non qui, non adesso.
– Dunque: ho studiato la pervasività del problema e ho approfondito alcuni aspetti che non avevo ancora contestualizzato. First of all: mi sono accorto che il 95% dell’audience ha già un blog. I blog, di questi tempi li leggono i blogger! I poveracci senza blog che arrivano qui da Google leggono due righe e giustamente fuggono terrorizzati. Quindi, per aumentare il numero di unique visitators dobbiamo concentrarci sui blogger e scordarci di tutta le plebe che vaga per la rete alla ricerca di donne nude o di ricette. Bisogna fare in modo che almeno l’80% dei blogger italiani legga il tuo blog ogni giorno. Per questo dobbiamo attivare un’azione aggressiva di accounting e di coverage.
– Di che?
(ride come un invasato) – Coverage! copertura!
– Ma cosa urli?
(lui è un fiume in piena) – Ok, mi sto facendo prendere dall’entusiasmo. Ho profilato un database di tutti i blog, e poi l’ho segmentato per fasce:
1) key account: blog che fatturano oltre 1.000 click al dì, come Luca Sofri, la Lucarelli ecc.;
2) major account: i blog da 999 a 200 click al dì;
3) poor christ account: i disgraziati sotto i 199 click, praticamente quasi tutti (scusate, lo ha detto lui, non io, ndr).
L’azione prevede 3 modalità di approccio: mailing, telemarketing e (solo sulle fasce major e key) visiting, lunching e meeting. Direi che io mi muovo sui key account e su alcuni major, tu invece ti becchi il marketing sui 5.000 poor christ.
La mailing: ho preparato delle mailing list mirate ai diversi target. Ad esempio, ai blogger che scrivono di economy o technology bisognerà mandare un messaggio tipo: ‘Vieni sul mio blog, ho scritto un bel post sul wi-fi marketing!'”
– Ma io non so nemmeno bene cosa sia!”
– E chi se ne fotte, tu il post mica lo scrivi: l’importante è che il customer pervenga al tuo blog, non che tu gli soddisfi il bisogno!
– E la customer satisfaction?
– Bella espressione, vedo che stai imparando. Ma le domande fammele alla fine. Continuiamo: il marketing one-to-one. Bombardiamo di telefonate, newsletter e email il target dei poor christ. Ad esempio, ai blogger che scrivono di cinema gli mandi una bella email che dice “Ehi amico, come stai? Sul mio blog parlo male del Mio Grasso Matrimonio Greco, vieni a dire la tua nei commenti! Hasta siempre Stanley Kubrick! Ti aspetto!”
– Che vergogna! E poi io non l’ho mica visto, il Mio Grasso Matrimonio Greco.
– Ma chi se ne frega, non è importante che tu l’abbia visto. Lasciami parlare. Altra idea: i Customer Days. Invitiamo qui a casa tua un po’ di gente, gli facciamo vedere il blog sul tuo pc, teniamo un coffee break, stringiamo un po’ di mani, offriamo dei drink, due pizzette snack col catering, saggiamo la customer satisfaction, facciamo un po’ di prospecting, fidelizziamo gli user, un pizzico di customer relationship… Intanto io ho già in forecast un lunch o un face to face con Mantellini, che è un key client. Hai il suo numero di cellulare?
– No, e secondo me non ti riceve nemmeno.
– Silenzio, disfattista! Io sono un vulcano di strategie in piena eruzione. Forza, devi iniziare con le telesales, ti ho preparato una tabella di marcia: devi portarmi 35 nuovi utenti al giorno, e ogni venerdì facciamo un action planning review, così controllo i tuoi risultati e se non raggiungi i KPI ti rompo talmente le balle che mammamia ti assicuro è meglio per te se li raggiungi. Ah, e questo era il kick off. Question time: domande?”
– Mmm… vediamo un po’. Ah sì. Vaffanculo?”

La cassiera dell’Esselunga

Al supermercato Esselunga, ho una cassiera preferita. Quando faccio la spesa, vado sempre alla sua cassa, anche se ha più fila delle altre. Ci vado perché so che durante i pochi secondi di interazione, lei mi dispenserà una sentenza, una profezia. Mi renderà partecipe di una riflessione. La cassiera del supermercato dice la sua su ogni argomento, solenne come un oracolo di Delfi in grembiule.

Il nostro primo incontro risale a più di un anno fa, a pochi giorni dall’introduzione dell’euro. Lei si accorge che faccio fatica a trovare nelle tasche gli ultimi spiccioli per pagare il totale, e se ne esce con un lapidario “Rincara tutto, tranne lo stipendio”. Resto di sasso. Questo sì che è dono della sintesi: in cinque parole dice tutto. Questa frase dovrebbero scolpirla sulle banche, dovrebbe diventare uno slogan, dovrebbero cantarla nei cortei. Mi vedo già la cassiera che va a parlare con il ministro delle finanze e gli svela il segreto: “Vecchio rincoglionito, adesso ve lo spiego io perché l’economia sta andando a puttane e la gente spende meno, è semplice: tutto rincara tranne gli stipendi, non è che bisogna essere laureati per capirlo!” E lui, muto, incapace ribattere, con lo sguardo sulla punta delle scarpe.

Da allora, al termine del tour tra le corsie del supermercato, passo sempre da lei. Non mi riconosce mai, non mi saluta: vede milioni di persone ogni giorno e io faccio la spesa soltanto tre o quattro volte al mese.

In questo periodo a Milano, per mitigare lo spaventoso inquinamento, hanno introdotto le targhe alterne: per una settimana, nei giorni pari circolano solo le auto con targa pari, nei giorni dispari quelle targate dispari. Serve a qualcosa? Non serve a nulla? Di sicuro la cassiera lo sa.
Svuoto il carrello sul rullo della sua cassa, e so con certezza che lei parlerà. E puntualmente succede: “Ma sì, è come se a mia mamma che fuma due pacchetti di MS al giorno, il medico gli ordinasse: invece di due, fumane solo uno di pacchetto, ma per questa settimana e basta, mi raccomando, dopo puoi ricominciare a fumartene il doppio!”
E ride sommessa, coprendosi la bocca con la mano. Ancora una volta ha colto in pieno il problema e lo ha sintetizzato con una metafora efficace.

Anche oggi cercavo il suo sguardo, mi aspettavo che dicesse se ci sarà la guerra, o un proverbio inedito, la prova che Dio esiste, un consiglio su come sopportare meglio la frenesia di questa città. O che mi chiedesse: “Ciao, come stai? Senti, ma perché non ce ne andiamo via di qui, magari ci mangiamo una pizza assieme? Ho un po’ di cose da raccontarti.”

Invece non ha voluto dirmi nulla. Era stanca. Si è limitata a un asciutto “Bancomat o carta di credito?”

Il Direttore Marketing sopravvive miracolosamente a un attentato

Dopo una giornatina in ufficio fitta fitta di riunioni con le 4 c (clienti, capi, consulenti e colleghi stronzi), insomma una giornatina nei campi sotto il sole a spalare guano e letame, mi rinchiudo in casa con il cuore gonfio d’amarezza e mortificazione per come sta andando male la mia vita lavorativa reale. Che rabbia. Sono in cucina a tagliare le cipolle e tengo l’acqua in bocca per non piangere, quando sento che in salotto c’è qualcuno che si affaccenda a spostare i miei mobili. Omamma, ci mancavano i ladri.

Faccio finta di dormire o vado a vedere? No, nessuno dorme in cucina. Vado a vedere. Impugno il pelapatate per difendermi.

Lo trovo lì, il Direttore Marketing, che sta montando un proiettore. E’ raggiante:

– Ueilà! Comne andiamo? Vorrei farti vedere alcuni grafici sugli accessi al tuo blog, poi ho delle slide sulle linee concettuali delle highlights per un format B2C sul mass market con focus sui trend applicati alle nuove solutions, i background delle utilities, le metodologie contestualizzate e i progetti di courseware per industry. E soprattutto dobbiamo fare una riunione sul comarketing: stai scrivendo su troppi blog collettivi, abbiamo un bel problema di content management.

– Da dove sei entrato?

– Ho fatto una copia delle tue chiavi.

– Ah, una copia.

– Dicevo, abbiamo problems di content management e…

– Sentimi bene, gli unici problems che mi vengono in mente sono l’affitto, la banca che mi telefona un giorno sì e uno no per dirmi che sono in rosso, la lavatrice rotta, lo stipendio da dog sitter che mi ritrovo a fronte di ore di rotture di coglioni e…

– Uhm, siamo nervosetti?

Riesce a finire la frase, ma alla seconda r di nervosetti ha già il pelapatate confitto nel rene destro.

– Aaaaaaaah!!! MA COSA FAI SEI FUORI DI SENNO!!

– Che diavolo stai dicendo, tu non esisti. E io per la prima e unica volta in vita mia ho l’opportunity (porcogiuda sto iniziando a parlare come lui, devo sbrigarmi) di sfogare lo stress (basta!) in un bel episodio di violence (argh) efferata senza rischiare la galera.

– Okey ma almeno non mi rovinare la camicia, che è su misura e con le mie iniziali.

– Non preoccuparti, tra poco le tue iniziali saranno disegnate su quel muro, ma col tuo sangue.

(continua?)

Il Direttore Marketing e la strategia per aumentare le pageviews

DOMENICA, NEL CUORE DELLA NOTTE sono nel mio lettuccio e sto sognando John Coltrane risorto e vestito di bianco che mi suona col sax una ninnananna per neonati. All’improvviso, dal vialetto di fronte a casa mia (abito al pianterreno) un urlo lacera la requie della notte e, cosa ben più grave, interrompe il sonno che dovrebbe ristorarmi dopo una disastrosa settimana di lavoro impiegatizio e sottopagato di (pardon) merda:

“Ahiaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!”

Coltrane si disintegra nel risveglio e io mi alzo di scatto, mi riprendo dal torpore e con un po’ di paura vado alla finestra a vedere cosa sia accaduto. Tiro su la saracinesca e scruto nel buio. Nel vialetto, c’è il Direttore Marketing del mio blog, con il polpaccio destro stretto in una delle tagliole da caccia che ho fatto sistemare per sfuggire ai suoi agguati notturni.
Il poverino giace per terra, sanguina e urla forte. Da un balcone gli intimano di piantarla: “Basta, vogliamo dormire!”.

Io bisbiglio qualcosa come:
– Zitto. Taci, stai svegliando tutto il circondario.
E lui, agonizzante: – Allora tu liberami, cristo!
– E perché?
– Dai che mi sto sporcando di sangue le Ferragamo nuove!

Mezzora dopo è nel mio bagno e si fascia l’arto ferito con le slide di una presentazione PowerPoint. Io, in pigiama, aspetto che finisca e se ne vada. Lo fisso impaziente. Noto che il dito indice della mano destra gli si è gonfiato quasi più della gamba ferita. Fatico a capire il nesso. Gli domando come mai.

– Ero venuto qui proprio a dirtelo. Con il target di far salire il numero delle visite ho passato gli ultimi due giorni a cliccare il tuo blog. Ho caricato la pagina migliaia di volte, picchiettavo il pulsante F5 della tastiera come un forsennato. Tic tic tic tic tic, migliaia di clic, un clic al secondo per ore e ore. Il contatore delle pageviews girava che era un piacere. Per questo mi è venuto il callo al dito.
– Bravo, bel modo di passare la giornata.
– Ridi, ridi, intanto adesso per merito mio siamo primi nella classifica dei blog più visitati. Un vero picco di audience. Dobbiamo sfruttarlo! Vediamo, cosa potresti scrivere adesso?
– Ho un’idea. Che ne dici di prendere posizione politica contro, che so, le guerre o il razzismo? Così almeno sensibilizzo i quattro gatti che leggono.
– Incosciente! In questo modo perdiamo tutto lo share di destra!
– Senti, tu parli e parli, parli di marketing, di share, di business, ma intanto io sono sempre qui a fare la solita vita del cavolo.

Ma lui non mi ascolta più. Pallido, a bocca aperta, guarda fuori dalle finestre che danno sul parcheggio. Guardo anche io. Il mio vicino di casa, armato di un mazzo di chiavi, sta rigando le portiere della macchina del Direttore Marketing:
– Ehi ma cosa stai facendo? Quella è una BMW st1005 con controllo elettronico della trazione! L’ho comprata stamattina, costa 105mila euro!

(continua)