Intervista al razzismo

Buonasera cari lettori, e benvenuti al consueto appuntamento con la rubrica di spettacolo. Oggi abbiamo qui con noi il personaggio più chiacchierato d’Italia, reduce da successi strepitosi quanto insperati. Credevamo fosse morto e sepolto, invece, osservate voi stessi, è in gran forma, sta benissimo. In esclusiva mondiale sul podio della nostra intervista, è con noi… il… il… il Razzismo!

Buonasera a tutti.

Buonasera a lei, signor Razzismo. Prima di cominciare, le ricordo che questa è una rubrica di intrattenimento, ossia un’intervista sulla sua vita privata. Niente ideologie, niente propaganda: trattiamo solo di pettegolezzi, della sua famiglia, del tempo, di cose allegre e leggere. Cerchi di non fare la solita figuraccia, d’accordo?

Certo. Anzi, la ringrazio di avermi invitato. Io ho una missione, devo appunto sfatare un luogo comune. Non sono così cattivo né così antipatico come descrivono. Sono un tipo alla mano, uno come tanti.

Davvero, caro Razzismo?

Mi creda, stasera dimostrerò di essere una persona a modo, un abile conversatore con tante altre cose interessanti da dire. Peraltro, a mio avviso, i negr…

Fermo lì, signor Razzismo, torniamo a noi. Dunque. Lei oramai è un divo, in questi giorni non si parla che di lei. Ebbene, tanta attenzione le dà fastidio o, viceversa, adesso che le chiedono l’autografo in istrada, tutta questa fama le ha dato alla testa?

Glielo ripeto: pur cosciente dell’apprezzamento del pubblico, non ho perduto la proverbiale semplicità di un tempo. Veda, sono il solito ragazzo di sempre. Mi piacciono la natura, una serata in pizzeria con gli amici, le cose genuine di tutti i giorni. Ma secondo me, gli zing…

Alt! Si concentri! Risponda alle mie domande senza divagare. Avanti, signor Razzismo, ci racconti la sua quotidianità. A che ora si sveglia la mattina? Cosa ha mangiato ieri a pranzo? Preferisce la doccia o la vasca da bagno? Meglio l’autunno o la primavera? Mare o montagna?

Dipende, dipende. La mia opinione è che ai musulm…

Ancora!? Ah ma allora non ci siamo intesi. Non è questo l’argomento! Non oggi.

Sì, sì, ho capito. Ma lasci che le spieghi: a me, tutti ‘sti cines…

A proposito: colpo di scena! C’è qui in sala un gruppo di suoi parenti: altri Razzismi stranieri, venuti appositamente dall’estero per incontrarla.

Saranno mica degli immigr…

Ma no, ma no, questi sono Razzismi veraci, amanti delle loro rispettive patrie (e odiatori di quelle altrui), vivono in paesi lontani e non si muovono mai da casa loro. Ma per lei, che sorpresa, soltanto stasera fanno un’eccezione. Venite ragazzi, è tutto vostro.

Ehi, aspettate un attimo, non è come pensate… Ahia, ahiaaaa!

Piano, piano, quanto affetto. Cari lettori, purtroppo l’intervista termina qui, gli amici Razzismi di tutti i continenti stanno fraternizzando e in segno di affetto, come loro costume, se le danno di santa ragione. Ehi, ragazzi, troppo entusiasmo, calma con quei coltelli a serramanico. Mi sa che qui servono delle ambulanze. Basta così, arrivederci, alla prossima puntata. Sigla, sigla.

Orazione funebre in memoria dei presenti

Buonasera e bentornati dall’Aldilà. Ma no, suvvia, che cos’è questo toccare ferro e agitarsi di mani a mo’ di corna? Un po’ di ritegno, signori. Lo vedete, stiamo tutti bene, chi più chi meno. Ma saremo previdenti: infatti, il breve omaggio a noi stessi che segue va recitato, amici, nel cinquecentomilionesimo anniversario della  Dipartita dall’Universo delle Cose Fisiche da parte tutti noi oggidì qui riuniti. Cioè quando il mondo, si presume, ci avrà dimenticato. E visto che per quella data nessuno, neppure i discendenti, si occuperanno più di noi, si supplisce hic et nunc all’incombenza da sé, anche con anticipo sul tempo.

Non staremo certo qui a celebrare il nostro talento (non l’abbiamo mai avuto) né l’intelligenza (e quando mai) né una qualche attitudine fonte di ammirazione altrui (ma va là) o il successo da viventi (figuriamoci). Eravamo, si sa, persone come tante. Gente da passeggio, conversatori che nel corso dell’esistenza hanno parlato molto ma combinato poco e mai alcunché di davvero memorabile.

Tuttavia, di noi – e qui l’uditorio dei posteri perdoni l’inevitabile seppur commossa autoreferenzialità – ci piace casomai ricordare le stranezze. La fascinazione per la meraviglia del mondo. Il gusto per la chimera d’accatto. L’aria trasognata. Il vezzo di portare una foglia di lattuga all’occhiello della giacca.

Noi fummo, sì. Fummo pittori senza dipingere, compositori senza musica, attori senza pubblico di fronte del palcoscenico, poeti senza il grado di firmare un solo verso degno di dirsi tale. La nostra arte fu lieve, priva di merito, sconosciuta a tutti. L’arte misera di pretendere poco e vagare con lo sguardo perso verso il cielo fra illusione e incanto. Chissà se un dio, o chi per lui, almeno di questo avrà pietà.

Sequenza di pensieri quando si e’ in pizzeria ed entra il sordomuto venditore ambulante di portachiavi e pupazzetti

1. O mamma, eccolo che arriva.
2. Lo sapevo, adesso viene qua, mi posa due portachiavi di peluche sul tavolo, il bigliettino…
3. Dai, almeno non parla, non disturba, non tenta di convincermi a comprare. È discreto.
4. Fammi un po’ vedere che c’è scritto sul biglietto.
5. Ah ecco perché non parlava.
6. Chissà se poi è veramente muto.
7. Anzi, sordomuto.
8. Però il testo incute tenerezza, va detto. C’è pure l’errore d’ortografia.
9. Titolo per una possibile tesi di laurea: “Tecniche di direct marketing nel frequente arruolamento di individui muti nel commercio ambulante da pizzeria”.
10. Questi portachiavi di peluche fosforescenti con la lucina dentro sono davvero orribili.
11. Vabbè, continuiamo a mangiare, via.
12. Adesso provo a gridare, voglio vedere se è davvero sordomuto
13. Oppure gli pesto un piede così scopriamo se dice ahia.
14. Ma cosa sto pensando, sono una persona orribile, che razza di pensieri.
15. Però chissà se è si è messo d’accordo con quelli della pizzeria.
16. Massì, magari il titolare della pizzeria piglia una percentuale sulle vendite. Altrimenti non lo lascerebbe entrare.
17. Titolo per una possibile tesi di laurea: “Il fenomeno del racket nel commercio ambulante dei sordomuti da pizzeria”.
18. Un giorno andrò all’inferno per queste cattiverie.
19. “Signor Confuso, benvenuto al Giudizio Universale: tutto bene, lei è innocuo, peccato per quella volta in pizzeria che non ha dato gli spiccioli al sordomuto venditore di pupazzetti.”
20. Eccolo che torna a raccattare bigliettini e portachiavi, e non ha venduto niente.
21. Faccio come gli altri  e fingo di ignorarlo?
22.  Oddio, mi sorride.
23. Facciamo così, accenno un gesto, del tipo “non mi serve niente”.
24. Dai lo compro e poi lo butto via.
25. Però quanto è brutto ‘sto coso.

Fenomenologia del giornalista markettaro prezzolato

Buonasera a tutti, cari lettori, e benvenuti al nostro programma di lifestyle & entertainment: consigli per vivere meglio, stare bene, essere felici, occupare il poco tempo libero che vi è rimasto e soprattutto comprare i prodotti giusti, ossia quelli suggeriti da me.

Partiamo con la rubrica di libri: avete letto l’ultimo di Alessandro Marco Truffador, vero? Come no? È un romanzo straordinario, il definitivo capolavoro della letteratura contemporanea. Una scrittura travolgente, lo si finisce tutto d’un fiato. Siamo di fronte a una storia magnifica e immortale. D’accordo, in effetti io non l’ho manco aperto, però questo è ciò che sta scritto in quarta di copertina, e siccome non avevo certo tempo di mettermi a leggere 800 pagine fitte fitte, ho copiato quel testo. E comunque resta un grande libro: me lo continua a ripetere uno che se ne intende, di mestiere fa il direttore marketing nella casa editrice che ha pubblicato l’opera. Ah, sì, è anche un mio amico, ma che c’entra?

Passiamo ai viaggi: dall’alto della mia esperienza sul campo, consiglio a tutti di andare in vacanza al Grand Hotel a Marina di Truffadore: uno spettacolo d’albergo a dodici stelle, con wellness center, piscine e ristoranti ovunque, persino in ascensore, e dentro le camere più costose c’è una spiaggia privata col mare artificiale. Da non crederci. Infatti non ci credo neppure io, che pur scrivendone non ci sono mai stato: sto semplicemente recitando a pappagallo il comunicato ricevuto via email dal direttore marketing di quella catena alberghiera. Il quale, peraltro molto gentile, mi promette sempre eterna gratitudine e pagamenti in contanti.

Ma voltiamo pagina per andare alla rubrica Tech: ehi ehi, ragazzi maniaci delle nuove tecnologie, ascoltate un suggerimento davvero disinteressato: il nuovo smartphone della Truffador è i-m-p-e-r-d-i-b-i-l-e! Sì, costa un botto e per pagarlo dovrete indebitarvi, ma vi assicuro che ne vale la pena: hanno dovuto regalarmene tre per convincermi che era un buon prodotto, e in effetti ci sono riusciti. Che poi questi arnesi elettronici non nemmeno come funzionino, li uso solo per telefonare, e di solito gli omaggi li rivendo al mercato nero: però voi, forza, correte ad acquistarlo – ma nei negozi, mi raccomando. Bene, con questa notizia è tutto, grazie, sigla!