Contro il declino dei rapporti umani in istrada

Amici, una breve osservazione socioantropologica a margine della quotidianità: è ora di combattere la triste tradizione italica del malcostume nelle strade. Parlo del traffico. È una vergogna. Avrete notato anche voi come le nostre genti abusino di male parole, quando sorgono piccole controversie: un linguaggio, una gestualità, una maleducazione indegna di un paese nobile e colto come il nostro.

Faccio un esempio: poco fa, viaggiando a tutta velocità a bordo della mia simpatica vettura, poiché ero in ritardo, mi son visto costretto ad accelerare sulle strisce, correndo così il rischio di arrotare un incauto quanto anziano pedone. Ebbene, costui non solo non si è scusato per aver messo a rischio la franchigia della mia già costosa assicurazione, ma ha persino cominciato a urlare termini irripetibili, il cafone. E che sarà mai. Sono pure riuscito a scansarti, mica ti ho ammazzato, di che ti lamenti. E se hai paura delle auto, stai a casa, o vai vivere in campagna, non in città.

E non è tutto. Quando suono lungamente il clacson al principiante sulla macchina marchiata scuola guida davanti a me, spesso il di lui docente si sporge dal finestrino facendomi segno di passare con la mano. Ma il suo gesto è deciso, scortese. Quasi rabbioso. Insomma, io ci resto male. Perché tanto rancore? E perché non andate a insegnare da un’altra parte, anziché intasare le pubbliche vie? Maleducati.

La casistica è ricca: per dire, mi capita sovente di lasciare la macchina sui passi carrai o davanti alle saracinesche di garage altrui. Sapete com’è, succede: questa è l’era delle urgenze, della fretta, non sempre ho il tempo di cercare un vero parcheggio. Magari devo risolvere una commissione, altre volte le commissioni diventano due, in mezzo ci prendo un caffè al bar, quattro chiacchiere con la cassiera, la lettura del giornale, eccetera. Nulla di divertente, anzi. E tuttavia, quando torno sul luogo della sosta, dopo ore e ore, mi capita di trovare il proprietario del garage che protesta furiosamente per la lunga attesa. E mi copre di contumelie, bestemmie, minacce verbali o persino fisiche.

Insomma, in giro c’è troppa gente che urla, si lamenta, strepita ed eccede nel turpiloquio. Eppure basterebbe poco per essere educati e rispettosi del prossimo.

I grandi misteri della vita: la colazione

Care amiche, cari amici, oggi vorrei parlare con voi di grandi quesiti senza risposta, viaggi senza ritorno negli abissi della psiche umana. Di fronte a noi si spalancano, immensi, i cancelli dell’Ignoto. Cominceremo dal più grande enigma di tutti. Cioè: la colazione.

Sì amici, la colazione alla mattina. Questo rito ancestrale, forse magico, nasconde tanti, troppi segreti.

Ad esempio. Come mai alcuni consumano la colazione ancora in pigiama, ossia subito dopo la sveglia, mentre altri ne fruiscono già da vestiti? Perché alcuni la fanno e altri no?

E quale arcano si nasconde dietro la scelta della bevanda: caffè o tè caldo? E cosa spinge molti di noi a uscire da casa digiuni per recarci al bar davanti alla fermata dell’autobus per un cornetto e un cappuccino a pagamento in piedi e quasi mai con regolare scontrino?

E perché mai, di mattina, i nordeuropei si cibano di salame e prosciutto cotto e i sudeuropei di dolciumi e marmellate?

Vedete anche voi, care amiche, cari amici, quale infinito mistero sia la varietà di atteggiamenti nel cerimoniale della colazione. Con questo genere di inquietanti domande irrisolte, vi lasciamo alla proseguimento della vostra giornata, certi di avervi instillato dubbi che vi accompagneranno fino a notte, torturandovi nell’incertezza. A presto con nuove inutili ossessioni.

In diretta dal Salone del Mobile di Milano

Amici lettori, eccoci in diretta in diretta del più prestigioso evento dedicato all’architettura d’interni e all’arredo artistico. In questo momento ci troviamo nel padiglione dell’arredobagno in una magnifica esposizione di oggetti di gran pregio, ideati dai più grandi geni del nostro tempo, e quindi proibitivi per quanto riguarda i costi spaventosi a  voi pezzenti ma di sicuro effetto sul piano estetico. Ecco il titolare dello stand che ci viene incontro per cacciarci via: cercheremo di farcelo amico. Buongiorno, siamo la troupe del blog Personalitaconfusa. Vuole raccontarci quali sono gli ultimi tendenze in materia di gabinetti?

Bè, il nostro bathstyle recupera lo spazialismo simmetrico dell’espressione adeguata a un fascino asimmetrico per soluzioni mediate dall’avanguardia angolare. In parole semplici, la nostra analisi strutturale della realtà si allontana dalle remore funzionaliste e coniuga cultura creativa con la sintesi concettuale alla ricerca audace del lusso più sfrenato.

Mi pare ovvio. Ci fa vedere qualcosa?

Qui abbiamo uno splendido orinatoio in resina titanica e ametista, ma per chi come voi preferisce l’estetica high-tech la scelta più naturale è il magnifico sciacquone a riconoscimento vocale. Viceversa, nelle categoria tazze da cesso, ecco le forme più innovative, dalla semisfera al cilindro, dalla piramide all’ovoidale fino al parallelepipedo rotabile sul perno fisso del simpatico scarico trasparente.

Sì, ma sembra tutto scomodissimo.

E lo è! Però ‘sta roba l’ha disegnata un designer canadese e quindi costa come se fosse d’oro.
Passando all’accessoristica più ricercata, osservi l’allure rétro neobarocco coloniale di questo portacartaigienica  in wengé e pelle di pitone,  o il minimalismo di questo innovativo (e assai caro) spazzolone da water firmato del famoso designer giapponese…

Stupendo. Senta, e per quanto riguarda le assi da seduta?

L’ultima moda è l’asse di legno in frassino, cocco e macassar, ma un’alternativa ancora più raffinata, benché disagevole, è quella del rivestimento in cristallo temperato al vetro soffiato di Murano. Tuttavia, lasci che le mostri il nostro bidè in pietra supai e labradorite bianca con erogatori d’acqua a effetto ruscello: vien quasi voglia di metterlo in salotto. E poi, che mi dice di questa turca in alabastro e onice tigrato, con le maniglie a scomparsa, progettata da un architetto di grido?

Eh, che le dico?

Vuole provarla?

No grazie, basta così. Per oggi è tutto, il collegamento si chiude qui. Amici lettori, a presto con un nuovo elegante reportage dal pianeta dell’interior design.

(continua?)

Intervista all’aceto balsamico di Modena

Buonasera, eccoci all consueto appuntamento con l’ospite: oggi è con noi un personaggio davvero straordinario, mai intervistato prima da nessun altro giornale, rivista o programma televisivo. Un bel applauso per lui: l’aceto balsamico di Modena!

Buonasera a lei e a tutti i lettori. Che accoglienza calorosa.

Carissimo amico balsamico, grazie di aver accettato il nostro invito! Lei è un volto noto: molti di noi l’hanno vista ai tavolini dei ristoranti sul ripiano dei condimenti insieme a divi quali l’olio extravergine, la saliera, il macinapepe, suo cugino l’aceto normale. Eppure lei, balsamico, in questa combriccola spicca sempre per la sua bella figura da snob abbronzato, quasi volesse distinguersi dagli altri.

Sì, un po’ mi vergogno di stare in loro compagnia. Quando siamo lì tutti assieme, al sale non rivolgo neppure la parola: lui mi dice buongiorno e io non gli rispondo. Si tratta di una questione di classe: sono l’aceto balsamico di Modena, mica il primo che passa. Sono agrodolce, bruno, profumato. Discendo dal miglior mosto d’uva cotto, mentre il collega aceto rosso è poco più di un vino andato a male.

D’accordo, balsamico, adesso però spieghi meglio questa storia dell’abbronzatura: come fa ad aver sempre questo bel colore scuro?

Le svelerò il mistero di tanta avvenenza: per sembrare più alto, mi allungo con qualche goccia di colorante, come fosse un’ombra di trucco. Non se ne accorge nessuno. La cosmesi mi imbarazza, perciò ammetto di usarla ma a bassa voce, lo scrivo in caratteri minuscoli anzi quasi illeggibili in fondo alle note dell’etichetta. E poi, voglio dirle un segreto in un orecchio: aggiungo un po’ di caramello alla miscela, eh eh.

Ohibò, dunque lei, balsamico, è un immondo truffatore. Questa del caramello e dei coloranti non la sapevo. Perché allora la considerano pregiato? E come mai ha un prezzo così alto?

A dire il vero, costo assai meno di mio zio, il vero Aceto Balsamico Tradizionale a Denominazione d’Origine Protetta. Lui sì che è un aristocratico, puro e incontaminato, e infatti per comprarlo ci vuole una barca di soldi. Lo si trova solo nelle gastronomie di lusso o sulle tavole delle famiglie ricche: banchieri, notai, nobili ereditieri. In confronto a lui, io sono un tipo semplice, alla mano. Ma per colpa del mio vizio di edulcorarmi, finisco sui buffet delle mense aziendali e negli scaffali dei supermercati, alla mercé di voi plebei.

Colpo di scena, signor balsamico! Dunque lei è un impostore! Si alzi subito e abbandoni lo studio prima che la stappi e la versi nel gabinetto, disonesto farabutto che non è altro.

Oh oh, spiritosissimo, adoro il suo sense of humor.

Sense of humor un corno, caro balsamico, ladro imbroglione avvelenatore di insalate: sto soltanto cercando di rimanere calmo. Amici lettori, vi prego di accettare le mie scuse: la puntata termina qui, ci rivediamo presto con un nuovo incontro. Security, svuotate nel lavandino questo orribile mascalzone prima che lo denunzi. Arrivederci alla prossima intervista, sigla!

Sulle elezioni

Ogni volta che vado a votare, vengo colto da agitazione. Non per la scelta, ma per l’operazione formale in sé: ho sempre paura di sbagliare qualcosa, e votare è una cosa seria (quasi un esame, forse per questo usano le scuole).

Eppure oggi mi pare di essere abbastanza preparato: mi presento al seggio, nella sezione corretta. Nel silenzio, saluto i presenti in aula – un buongiorno cordiale ma discreto – e  con passo sicuro mi dirigo verso la scrivania giusta, quella delle registrazioni per maschi. Consegno i documenti allo scrutatore preposto al riconoscimento. Da vero cittadino modello, mi lascio osservare da lui: mi avvicino per permettergli di confrontare il mio viso con quello raffigurato nelle fototessera. Bene, per ora tutto procede senza intoppi.

Ricevo le schede, ma stavolta non dimentico, come mio solito, di prendere la matita. Ascolto l’indicazione numerica della cabina ove entrare. Non farò come quando invasi la cabina sbagliata, spaventando la signora che ci stava già dentro.

Ottimo, nessun errore, per adesso, nessuna gaffe: sto molto attento a non sovrapporre i fogli, al contrario di quanto ahimè feci in una consultazione precedente, annullando un voto assai sofferto. Sono persino encomiabile per velocità: so già dove mettere la croce, quindi non ci devo neppure pensare. Ho persino imparato a piegare le schede da solo e nel verso giusto: anni fa dovetti chiedere al presidente di seggio di venirmi a soccorrere; stavolta, per eludere disguidi imbarazzanti, mi sono allenato a casa con gli origami.

È quasi finita e, miracolo, non ho combinato nessun casino. Evviva. Apro le tende e mi dirigo, trionfante e severo, verso il banco dove mi attendono il presidente di seggio e le mie carte. Mi sento osservato ma sono tranquillo, molto tranquillo.

È a questo punto che, con grande disinvoltura, infilo documento d’identità e tessera elettorale nell’urna di cartone.

Come diventare giovani, sani e belli in 10 facili mosse

Benvenuti al consueto appuntamento con la rubrica della salute, cari perfidi sedentari che non siete altro. Voi luridi schiavo dell’alimentazione deleteria solo ora vi accorgete di come la letargìa consumista vi abbia ridotto a dei catorci. Male.

Sì, dico a te, sozzo pantofolaro quarantenne privo di tono muscolare che dopo una rampa di scale ti fischiano i polmoni. Caro il mio chiappe flosce, con la tua pancina da alcolista e il fiato corto, non sei più un adolescente, è giunto il momento di salvarti la vita prima della definitiva decadenza cardiorespiratoria, foriera di un possibile improvviso e nemmanco così lontano trapasso.
E quindi, ecco i dieci facili consigli da seguire.

– Distruzione luddista dell’ascensore condominiale: con le sue lusinghe esso ti impedisce di trarre salubre profitto della ginnastica dei piani delle scale, specie quando ti porti i sacchi della spesa;

– Abrogazione del pasto di mezzogiorno, sostituito con mezza mela e un’ora di attività sportive nella più vicina palestra, così da razionalizzare il tempo, diobono, evitando di perdere minuti preziosi a tavola;

– Rinuncia a mezzi di locomozione dannosi come automobili, aerei treni ecc. Ci si muove a piedi o con la bicicletta, meglio se col freno tirato. Ovunque, su qualsiasi distanza;

– Abolizione di tutte le bevande che non siano acqua o centrifuga di verdure. Una spremuta di rapanelli e cavolfiore non sarà granché come aperitivo ma di certo giova alla salute più dello spritz;

– Distruzione radicale delle sedie: tutte, a casa e anche sul luogo di lavoro, per chi lavora seduto; la sedia è una creatura maligna, invita al riposo, alla cattiva postura. Avanti, cominciamo a dar fuoco a divani e poltrone, osceni strumenti del demonio;

 – Inutile aggiungere che occorre dimenticarsi per sempre della sigaretta dopo il caffè: entrambi vanno banditi come il salame in Iran;

– Ogni giorno, nel raro tempo libero, sport a più non posso. Non hai più tempo libero? Figuriamoci. E la notte, allora? Fuori dal letto, sveglia!, e vai a correre di notte, da bravo.

– Scusa ma cos’è questa storia del cappuccino col cornetto a colazione? Ma siamo impazziti? Yogurt magrissimo all’avena e mezzo kiwi, mezza pera cotta, se proprio vogliamo esagerare, un uovo;

– Ma per piacere, ma quale noia: lo sanno tutti che gli esercizi a terra per gli addominali sono divertentissimi.

Guida alla vita notturna nel tuo quartiere

Eccoci a voi con la consueta rubrica dedicata a nightlife e movida: le location di questa rubrica sono un po’ fuori mano, ma si tratta di indirizzi stravaganti e meno conosciuti di quelli sempre uguali suggeriti dalle altre guide. Stupite i vostri amici: fategli scoprire una città differente, quella pittoresca delle periferie, ove il vostro scrivente cicerone abita. Pronti?


“Bar Paninoteca con Maxischermo
[ohé, si chiama proprio così, sull’insegna non c’è scritto altro]

A prima vista sembra un locale ordinario, eppure è assai frequentato dal pomeriggio in avanti, e di sera pieno zeppo di gente. Come mai attira tanta clientela? Semplice, è l’unico locale aperto in tutto quartiere. E poi pulsa  di iniziative sempre originali e interessanti: in questo momento vanno forte la saletta dedicata agli imperdibili anticipi di Juve, Inter e Milan (maxischermo si fa per dire: la televisione a casa vostra potrebbe essere più grande) e le postazioni con slot machine e videopoker truccati (il proprietario è tanto gentile da consentirne l’utilizzo anche a minorenni e pensionati rincitrulliti capaci di giocarsi 500 euro al giorno). Insomma, vi ritroverete in un’oasi di vero divertimento: un piccolo Maracanã ma anche una piccola Las Vegas. Solo, evitate la birra: se chiedete una media chiara alla spina vi portano la Dreher calda avanzata dal titolare a pranzo. 

La curiosità: il locale è amministrato dalla ‘ndrangheta.


Pizza Take Away snc

Qui si mangia la miglior pizza in piedi della città: mettetevi in coda, ordinate la vostra margherita e, nell’attesa, godetevi il relax di un’atmosfera magicamente retrò: potrete ascoltare ad altissimo volume la selezione musicale pop-rock nostrana (Antonacci, Pooh, 883) o sfogliare vecchie copie degli inserti della Gazzetta dello Sport.

La curiosità: alla cassa non si rilascia lo scontrino fiscale.


Tavola Calda “Lotto e Tabacchi

Siete a caccia di un brunch o di un pranzetto veloce purché a prezzi onesti? Allora questo bistrot è la meta ideale: si mangia malissimo ma si spende davvero poco. Il menu prevede un solo piatto: gli spaghetti al microonde. Di secondi non se ne parla nemmeno, però se insistete a volte vi scaldano un toast, e nel corridoio che porta ai cessi (a proposito: non usateli, per l’amor di dio) troverete il frigorifero a vetro coi semifreddi, che aspettano lì dall’anno scorso.

La raccomandazione: non vi passi per la testa di lasciarvi tentare dal caffè: costa solo 1 euro ma è imbevibile.


“Ai Giardinetti

Per concludere la serata, non mancate questo fantastico locale all’aperto con ingresso libero. Libero perché si tratta dei giardinetti pubblici. Niente musica, pochi drinks (la fontanella comunale è guasta, ma a volte alcuni anziani clochard hanno con sé vini bianchi e rossi in cartone) e nella ambientazione underground, tra i giovani seduti sulle panchine scassate, girano certi cannoni che manco una comune hippy in vacanza a Katmandù negli anni Sessanta. Dopo aver degustato le specialità della casa – il “fumo pacco all’ammoniaca” – i più spericolati fra voi potranno tornare bambini e approfittare delle magnifiche altalene abbandonate (di giorno i genitori razzisti della zona non frequentano il parco giochi per via del barbone che è buono ma non si lava e dorme sullo scivolo) o esibirsi in gare di impennate con le bici.

La dritta dell’esperto: i carabinieri di solito passano verso le undici e le undici e mezza.