– Benissimo, ora però dobbiamo scrivere il pezzo sul caldo.
– No, dai basta tutti gli anni con ‘sta storia del caldo!
– Calma: d’estate il pezzullo sul caldo è obbligatorio. Scriviamolo assieme, via.
– Vabbè, cominciamo. Idee?
– Io inizierei così: “Ondata di caldo…”
– No, no, già sentita.
– “Ondata di caldo torrido…”
– No.
– “Ondata di caldo africano…”
– No, non va bene.
– “Madonna se fa caldo…”
– No.
– “Allarme afa…”
– No.
– “La morsa dell’afa…”
– No, “la morsa” no, dai. E poi la usiamo già negli articoli sull’inverno: “la morsa del gelo”.
– Giusto. Allora senti questa: “Anziani a rischio…”
– No, no, quella degli anziani che muoiono come mosche non la puoi mettere all’inizio, che poi dice che meniamo rogna e così ci inimichiamo il grande pubblico degli over 60.
– Allora questa, senti che attacco: “La colonnina di mercurio…”
– Dai per favore, basta con ‘sta immagine della colonnina di mercurio, è vecchia come Noè. E poi oramai chi misura più la temperatura col mercurio?
– Potremmo dire quella cosa dei consigli, tipo “Bevete più acqua”, “Non uscite di casa alle due del pomeriggio”, “Meglio vestirsi leggeri che pesanti”, “State all’ombra”…
– No, sono consigli troppo cretini: per l’incipit ci vuole qualcosa di fulminante.
– “Record dei consumi elettrici”?
– Non gliene frega niente a nessuno.
– “Caldo record”! Eh?
– Ecco: il vecchio, caro “Caldo record”. Mi piace.
– Però l’abbiamo già usata l’anno scorso. E l’anno prima. E anche quello prima.
– Poi ci aggiungi le storielle che abbiamo detto prima: i vecchi morti, il problema del segno delle ascelle sudate sulla maglietta, l’inaspettato boom del commercio di ventilatori, e il pezzo è fatto. Ah, aspetta, manca la foto. Il tizio a torso nudo che si bagna la testa sotto la fontana.
– Hai ragione. Me l’ero dimenticato.
– Usiamo quello dell’anno scorso?
– Certo.
Mese: Giugno 2006
Tipologie di guardatori di partite durante il mese dei mondiali di calcio
Siccome in questi giorni ci sono i mondiali di calcio, non poteva mancare il post di maniera stupidino, ossia l’arguta casistica di guardatori di partite di pallone.
Tipo A) Lo so, sei felice come una pasqua che ci siano i mondiali di calcio, in questi giorni: la mattina ti alzi presto, corri a comprare un quotidiano sportivo per informarti sul programma della giornata e – wow! – questo finisce sempre per lasciarti a bocca aperta: “Che bellezza, oggi pomeriggio c’è Uzbekistan – Mauritania!”
Tipo B) Di calcio non capisci una ceppa. Per dire, se ti parlano di portieri, pensi al tuo portinaio. Ma in questi giorni, fingi interesse: consideri la partita come un’occasione per socializzare. Una festicciola. Così finalmente ci rivediamo con gli amici, tutti assieme sul divano davanti al televisore, io porto la pizza, tu l’insalata di riso, lui i piatti di carta, quell’altro le birre. Tuttavia, la festicciola si rivela noiosa (uno scialbo 0-0 tra Uzbekistan e Mauritania). Già nel primo quarto d’ora di gioco, alcune ragazze abbandonano lo spettacolo per chiacchierare in cucina. I maschi più ostinati si obbligano a restar incollati alla tv. Tu ti addormenti all’inizio del secondo tempo, con l’insalata di riso in mano.
Tipo C) Sei un vero fanatico di pallone: aspetti i mondiali da mesi. Ti sei persino allenato. A maggio hai investito centinaia di euro in tecnologie dedicate all’evento: hai aperto il mutuo per comprare un colossale televisore piatto, l’antenna satellitare, l’abbonamento per scaricare le partite in differita da Internet su telefono e computer.
Il problema è che, adesso, nessuno di questi apparecchi funziona.
Passi le giornate a caccia di appuntamenti con tecnici che dovrebbero venire a ripararti la parabola. Ma essi, i tecnici, sono irreperibili: la segreteria automatica del call center ripete che “tutti gli operatori sono occupati: stanno guardando Mauritania-Uzbekistan.”
Tipo D) E ancora tu, tu che di calcio non sai un tubo ma hai avuto la bella pensata di approfittarne. Una partita di calcio significa strade vuote, cinema vuoti, teatri vuoti, città vuote. Completamente a tua disposizione. Quando ti ricapita? E quindi, colpo di genio: alle 20, ora del fischio d’inizio, tu, unico caso in tutto il paese, te ne vai al cinema.
Immagini tutta la sala per te. Prevedi già di poterti sdraiare sull’intera fila di posti, e di tenere i piedi sul poggiatesta della poltrona davanti.
Ti presenti raggiante alla biglietteria, ma il cassiere ti ignora (è rapita dalla visione di Mauritania-Uzbekistan su un televisorino in biancoenero a pile). Domandi più volte quale sia il film in proiezione ma lui, di spalle, non ti risponde. Poi, pur di farti tacere, si volta verso di te e ti annuncia che per tutto il mese niente film: sul grande schermo solo partite dei mondiali o repliche delle partite dei mondiali. Se voglio entrare, stasera c’è Mauritania-Uzbekistan.
Poco male, allora: fuggi verso un ristorante, sognando tavoli deserti e sconti per incentivare i clienti.
Invece è pieno zeppo: c’è la fila fuori. Sul videowall 10 metri x 20 scorrono immagini di giocatori più grandi che dal vero. Un cameriere ti suggerisce di tornare più tardi e adesso di far silenzio, per favore, che c’è il rigore per l’Uzbekistan.
Dialogo con un Modello 730 (dichiarazione semplificata dei contribuenti)
Scena: siete lì, tu e lui, il modulo 730.
Tu hai in mano una penna.
Lui è sdraiato sul tavolo.
Modulo 730: – Sei sicuro?
– Sì. Dobbiamo tentare, almeno.
– E sei sicuro di dover compilare me e non un altra cosa?
– Cioè cosa?
– Ho sentito dire che oltre a me ci sono anche altri moduli…
– Ma no, stai tranquillo.
– E sei certo di saper rispondere a tutte le domande? Da solo?
– Vedrai, sarà una passeggiata. Cominciamo.
– Senti, ma non potremmo andare da un commercialista? Io non credo che tu sia in grado di…
– No, proviamo da soli. I commercialisti costano. Tu ce l’hai i soldi per pagare un commercialista?
– No.
– E io nemmeno. Quindi.
– Vabbè, iniziamo. Nome e cognome?
– Ah, questa la so.
– Bene. Data e luogo di nascita?
– Lo so, lo so.
– Codice fiscale?
– Eccolo qui.
– Luogo di residenza?
– Et voilà!
– Luogo e data di nascita.
– Eh eh. Vedi che le so tutte?
– Incredibile, avevi ragione: è una cazzata! Questa storia che noi 730 siamo incomprensibili è una leggenda metropolitana. E pensare che c’è gente che incarica professionisti strapagati, ah ah.
– Una leggenda messa in giro da quegli stessi professionisti. Sei più tranquillo adesso, vero?
– Sì, sì. Andiamo avanti. Dove eravamo? Ah sì: spese per interventi di recupero del patrimonio edilizio per le quali spetta la detrazione del 41% o 36%?
– Uhm. Nel dubbio, direi zero.
– Imposta lorda sui redditi dominicali?
– Eee… lasciamocela per dopo. Prossima domanda.
– Interessi per prestiti e mutui agrari?
– Boh.
– Come ‘boh’? Scrivo zero?
– Sì, zero.
– Addizionale regionale all’irpef risultante dalla certificazione di cui alla sezione IV quadro E465…
– Urca. Questa mi sa che dobbiamo inventarcela.
– Sì ma non ho mica finito: …E465 del 20 per cento sui redditi soggetti a tassazione separata della SEZ. VIII del Quadro F.
– Il quadro F…
– E ricordati che per assicurare la progressività dell’imposta a seguito dell’introduzione delle nuove aliquote e per creare un imponibile minimo escluso dall’Irpef è stato introdotto un meccanismo che somma i conteggi rapidi dell’Ircep al reddito complessivo aumentato di eventuali crediti d’imposta sui dividendi e al netto dell’Icram.
– E come parli adesso? Non ti capisco. Dove son finite le domandine semplici di prima?
– Non spaventarti alle prime difficoltà, via. E’ facilicissimo! Seguimi, che io son del settore: le deduzioni diminuiscono in funzione del crescere del reddito fino ad azzerarsi completamente e…
– E ?
– ..e naturalmente non sono cumulabili.
– “Cumulabili” a cosa?
– Ma è ovvio: alla nuova formulazione dell’ILOG per carichi di tassazione che possono verificarsi in casi in cui la regola attuale sia meno conveniente di quella precedente..
– Sto perdendo il filo, rallenta!
– …precedente al mancato versamento del 5 per mille
ai valdesi.
– I valdesi?? Che c’entrano ora i valdesi?
– Niente! Non confonderti, stammi a sentire. Dunque. Il calcolo per addivenire all’importo effettivo del 2005 (o del 2004, o del 1871, fai un po’ te) è pari alle deduzioni spettanti e ricalca quello per la determinazione della ‘no tax area’ riportato nella parte terza rigo 2 paragrafo 9b con la variazione dell’importo fisso da utilizzare per i conteggi, che ora è 0,7% anziché 0,6%. La formula è…
– Quale formula?
– Quella che sto per dirti. Scrivitela, che poi non te la ricordi.
– Ok. Vai.
– Allora: 0,2% dell’Impdef moltiplicato per la rendita catastale della casa meno l’aliquota lorda al 1 gennaio 2004 diviso…
– Piano, vai più piano.
– …diviso la radice cubica del logaritmo per 7.555 + 23% degli oneri deducibili…
– Non ho capito niente: cosa devo fare?
– Calmati. E prendi la calcolatrice.
– Sì.
– Digita la formula che ti ho detto: se il risultato è uguale o maggiore di 1, la deduzione a carico spetta per intero. Se il risultato è pari o inferiore a 0, la deduzione non spetta.
– Mmm…
– Se invece il risultato è compreso fra 0 e 1 la deduzione spetta moltiplicando il suo importo per tale risultato. Facile, no?
– Va bene, mi stai prendendo in giro. Mi dai il numero di telefono di un commercialista?
– Uno qualsiasi?
– Sì, cercalo sulle pagine gialle.
(un quarto d’ora dopo)
– Tutto a posto: ho chiamato il commercialista, ci aspetta nel suo studio oggi pomeriggio. Si è raccomandato di portare il codice fiscale e una valigia con tutti i tuoi risparmi in contanti. Per il disturbo, dice.
– Perfetto: risparmi non ne ho. Ci vado subito.
– Ma io sono tutto pasticciato, non posso presentarmi così a un commercialista.
– Infatti tu non vieni. Ti accartoccio, ti straccio in mille pezzi e ti butto via.
– Ma non eravamo amici?
– Non più.
– Ahia, ma che fai?? Ahiaaaaaa!
Nella corsia dei surgelati del supermarket alle 20 di sera
Ore 20 di un mercoledì. Vago nel supermercato semideserto. Devo procurarmi qualcosa di edibile, il frigo a casa è vuoto da ieri.
Percorro la corsia surgelati quando odo una voce misteriosa chiamarmi:
– Senta… mi scusi…
– Chi è?
– Sono io.
– Chi parla? Io chi?
– Io. La zuppa di pesce surgelata.
– Ma dove?
– Qui, nell’armadietto frigo, di fronte a te.
– Non ti vedo.
– Dai, a destra della gran frittura di calamari Findus.
– Dove, vicino ai filetti di platessa?
– No, di fianco al caciucco pronto Buitoni.
– Ah sì. E cosa vuoi?
– Ti prego: potarmi via.
– Non posso, costi troppo.
– Ma no, oggi sono in offerta: solo euro 8,99 periodico.
– Appunto.
– Però dentro c’ho lo scorfano del pacifico, l’astice indonesiano e le cozze cilene.
– Non mi fido.
– Sarò pronta in cinque minuti. Mi metti in padella – et voilà – mi servi in tavola.
– Mi fai paura. E poi sei troppo cara.
– Ti supplico, portami con te: son dieci mesi che aspetto.
– Lo so. Ogni volta che passo di qui, ti guardo, e mi chiedo come tu possa esistere.
– (piagnucola) Anch’io me lo chiedo, e ancora non ho trovato risposta..
– Mi spiace, ciao. Io devo andare.
– (maliziosa) Dai, mettimi, nel carrello, mon amour: Non te ne pentirai. Vedrai che serata.
– Mmm.. Dici?
– Ti faccio impazzire di piacere.
– Davvero?
– Te lo giuro sul merluzzo sudafricano.
– Vabbe’, facciamo ‘sta pazzia. Vieni, amica mia, che a cena si festeggia.
– Prendi anche una bottiglia di pinot grigio sottocosto.
Più tardi, a casa:
– Bene, signorina zuppa di pesce surgelata, è ora che tu faccia il tuo dovere.
– Ih ih.
– Avanti: spògliati, levati quel pacco di dosso, e mostrati in tutta la tua abbondanza.
– Pirla.
– Eh?
– Scongela tua sorella, ah ah.
– Non ho capito, scusa.
– Ti ho fregato, cretino.
– Come sarebbe dire?
– Aprimi e scoprirai il perché.
– Vediamo… Ehi! Ma questa busta praticamente è vuota!!
– Uè, non offendere, sai? Guarda qui: almeno una mezza porzione di ventose di polpo condite da qualche grammo di sostanze chimiche liofilizzate. Coi tempi che corrono, che t’aspettavi?
– Mi hai truffato! Rendimi i miei nove euro!
– Mai fidarsi degli sconosciuti. Specie se questi son confezioni di surgelati parlanti.
– Maledizione, e adesso cosa mangio, a quest’ora?
– Boh. Che ne dici di un bel riso in bianco?
– Non ce l’ho, il riso: ho speso tutto per comprare te!
(continua)
Del perché alla chiesa cattolica non piace il Codice Da Vinci
Ho esaminato un libro orribile, e ho cercato di capire per quali motivo Il Codice Da Vinci sia così inviso alla chiesa, all’Opus Dei, a Comunione e Liberazione, ai parroci.
Ho quindi preso in mano il testo alla caccia dei dettagli che hanno fatto infuriare i lettori cattolici. I risultati di questo studio sono pubblicati di seguito.
Ad esempio, nel capitolo 8, l’autore racconta che il protagonista del libro sta compilando il 730 ma per errore firma la donazione dell’8% agli Avventisti anziché alla Chiesa cattolica.
Più avanti, nel capitolo 13, ambientato a Milano, Leonardo Da Vinci in cima a una scala a pioli sta affrescando il Cenacolo ma perde l’equilibrio, cade a terra di schiena e sottovoce pronuncia la frase “Maremma bucaiola”, il che ad alcuni ricorda una bestemmia.
Al capitolo 21, ancora un flashback blasfemo: il piccolo Leonardo Da Vinci, di anni 6 marina la lezione di catechismo insieme a due compagni.
E poi: capitolo 34, un venerdì di pasqua, giorno di magro, il protagonista, entra in un bar a mezzogiorno e distrattamente ordina una paillard di manzo.
Altro particolare irriguardoso: nel capitolo 55, l’autore descrive Leonardo Da Vinci che sta passeggiando nel parco del castello di Amboise, con aria assorta, quando pesta una popò di cavallo e sovrappensiero esclama “Maremma maiala”.
E non finisce qui. Capitolo 89. Parigi, XXI secolo. Mattina: un impiegato delle poste iscritto segretamente al Priorato di Sion è in automobile, sta andando in ufficio ma c’è molto traffico: a un semaforo giallo rischia l’incidente con una Renault Clio che non vuol saperne di dargli la precedenza: l’impiegato si sporge dal finestrino e mostra il gesto delle corna al guidatore della Clio. Che però è una frate trappista.
Anche il capitolo 144 contiene un paragrafo sacrilego. Domenica d’estate, il protagonista del libro è in mutande davanti alla televisione e sta guardando un film di Don Camillo. Ma trova che Fernandel sia antipatico, e afferma che lui preferisce Peppone.
Epilogo. Il lieto fine, ove si scoprono un sacco di cose edificanti: l’attuale papa in realtà è una donna, Gesù era buddista; Carlo Magno era nipote di Maometto ma anche cognato di Maria Maddalena, che ovviamente era un uomo. Ad Abbiategrasso in un monolocale sfitto c’è una sede dei templari che di nascosto adorano una Gioconda di cartapesta. Nel frattempo l’ingresso al Louvre è aumentato del 300%, e dall’alto dei cieli Leonardo continua a insultare la Maremma.