Fiori, bambini, colori

E così, per gioco, abbiamo rapito Albertino di radiodigei. Dopo averlo torturato un pochino, all’ora di pranzo lo abbiamo legato ai binari del treno in un punto indefinito tra le stazioni di Milano Lambrate e Milano Rogoredo. Il poverino era pure imbavagliato, per cui non ha potuto nemmeno urlare quando l’Intercity delle 13.56 proveniente da Lecce gli è passato a gran velocità sull’addome (o attraverso l’addome, dipende). Dopo, siamo andati a vedere cosa era rimasto: di Albertino non restava alcuna traccia, a parte una strisciolina molto lunga e colorata, indelebile verso l’orizzonte, stampata sulla rotoia.

Oggi è una bella giornata di sole qui al nord: sembra quasi primavera. Stiamo cogliendo margheritine sulla scarpata tra la tangenziale e la ferrovia. L’erba è alta, ci son pure lumachine e quadrifogli. Ogni tanto, qualcuno di noi mostra il suo mazzetto di margheritine agli altri, che sorridono e si complimentano.

Come comportarsi a un colloquio di lavoro

Legenda.
In grassetto le domande del selezionatore.
In azzurro le risposte sincere, che però sono anche risposte sbagliate.
In grigio le risposte giuste.

Perché vorrebbe lavorare proprio per la nostra azienda?
Risposta sincera: Perché sto cercando lavoro. Che razza di domande mi fa?
Risposta giusta: E’ tutta la vita che attendo questa domanda. Io ammiro la vostra l’azienda, anzi la amo, la amo più di ogni altra cosa al mondo. Visito il vostro sito ogni giorno, compro i vostri prodotti al supermarket, in camera da letto ho il poster del vostro amministratore delegato. Il solo fatto che mi abbiate chiamato per un colloquio è per me motivo di gioia infinita, non importa se mi assumerete o no.

Dove le piacerebbe essere tra cinque anni?
Uhm… vediamo un po’… Sì, mi piacerebbe essere sulla spiaggia di Morea, in Polinesia.
Tra cinque anni mi piacerebbe lavorare per voi, anche gratis, svolgendo tutte le mansioni che voi avrete la bontà di affidarmi, magari con responsabilità crescenti e senza turni di riposo.

Quale è il suo punto debole?
Un punto debole solo? Ne ho parecchi, ma forse elencarli a un colloquio di lavoro non è una buona idea, che ne dice?
Ebbene sì, ho anche qualche difetto. Ad esempio, di notte sento l’irresistibile impellenza di approfondire la mia dimestichezza con le tecniche di marketing one to one e di direct marketing, e questo hobby, a volte, mi ruba preziose ore di sonno. Tuttavia, per ovviare alla questione, ho cominciato a prendere farmaci che mi tengano sveglio, e ora mi sto iscrivendo a un master notturno – le lezioni cominciano alle 23 e finiscono alle 5 del mattino – sì, dovrò aprire un mutuo per pagarlo ma sono contento lo stesso, come le dicevo i soldi non mi interessano, io vivo per la mia azienda, per il lavoro e basta.

Lei è disposto a viaggiare continuamente in auto (la sua), sopportare carichi di lavoro disumani per 23 ore al giorno, venire in ufficio anche quando è in ferie, e tutto questo firmando un contratto-capestro a tempo determinato che sicuramente non le rinnoveremo?
Ecco, vuole spaventarmi.
Amo viaggiare. Il contratto capestro mi pare una prospettiva interessante: accetto. Quando cominciamo?

Lei avrebbe intenzione di crescere in questa azienda o vede questo posto di lavoro come una tappa provvisoria?
Dipende. Se trovassi un lavoro più bello e meglio pagato, è ovvio che vi mollerei subito. Chi non lo farebbe?
Sono determinato a crescere nella vostra azienda. Non ho alcun dubbio che qualsiasi cosa mi offriate sarà in grado di soddisfare pienamente le mie aspettative per sempre e sempre. Fate di me ciò che volete. Posso baciarla?

Perché vuole lasciare il suo attuale lavoro?
Non sono io che voglio lasciarlo: sono loro che vogliono lasciare me a casa!
A dire il vero mi trovo molto bene nell’azienda dove lavoro adesso. I capi mi adorano, i colleghi piangono quando la sera vado via dall’ufficio. Tuttavia sono alla ricerca di una maggiore gratificazione professionale attraverso attività che permettano di sfruttare al massimo le mie potenzialità e per questo desidero mettere la mia vita al servizio della vostra magnifica, favolosa azienda.

Mi parli dei suoi hobby.
Boh. Direi il cinema, i libri.. la musica… Le solite cose, dai, che razza di domanda è?
Mi appassionano gli sport estremi a squadre e spero che la vostra società organizzi session di rafting aziendale sulle Cascate della Morte al fine di motivare lo spirito di team dei dipendenti, ma se non lo fate va bene lo stesso (dovreste farlo, però). Inoltre, nel tempo libero mi diverto un mondo a studiare saggi sull’analisi dei processi di customer relationship, di cui non glielo nascondo, sono un vero fanatico. E comunque il mio passatempo preferito resta lavorare. Lavorare gratis e 365 giorni all’anno, anche quando non serve.

Ha qualche domanda da farmi?
No, anzi, se non le spiace me ne tornerei a casa a pregare che mi assumiate.
Certo, ne ho a bizzeffe. Ma naturalmente non riguardano lo stipendio, argomento che non trovo affatto interessante, anzi mi disgusta.

Squilli di tromba, belati ovini, tante voci

Sono arrivati.
Insomma, la tua vita domestica sta per cambiare parecchio. Succederà stanotte alle ore 02:33. Sentirai strani rumori provenire dalla cucina: squilli di tromba, belati ovini, tante voci. Allora ti alzerai dal letto e andrai vedere pensando che sia un sogno.

Aprirai la porta della cucina e con somma meraviglia vi troverai davvero un sacco di gente. A cominciare da babbo natale, gesù bambino, la madonna, san giuseppe, la befana, santo stefano, san silvestro, santa lucia, tutti i personaggi delle statuine del presepe, ma in carne et ossa e in dimensioni naturali: gli angioletti, i pastori barbuti con pecore vive attorno al collo, la lavandaia, i suonatori di cornamusa, il fabbro, il falegname, l’ortolano, il ciabattino, il fruttivendolo, il re magio bianco con quello nero e quello che non è bianco nè nero (arabo? mulatto?), l’angelo trombettiere e l’angelo col cartello con scritto sopra “Gloria”, un coro gospel che canta oh happy day oh happy daaay, la cometa, il bue che dava del cornuto all’asino, l’asino che aveva il fiato pesante però alitava lo stesso in faccia al neonato e già che c’era anche al bue. Neve finta, oche, galline. La donnina con la gerla. L’oste dell’albergo pieno. Erode.

Tutti quanti stipati là dentro come se fosse un tram all’ora di punta, un casino mai visto nella tua povera cucina non abitabile. Ci sarà puzza di animale e odor di gente che non si lava. La befana e il fabbro rovisteranno nel vano surgelati del frigorifero, il re magio bianco ti verrà incontro e senza nemmeno salutare, senza nemmeno presentarsi o scusarsi dell’improvvisata, si farà avanti e ti domanderà con tono solenne:
– Dov’è il cesso?

Resteranno a vivere a casa tua per sempre, tutti: un po’ stretti, sì, ma sarete un bel gruppetto, una bella comunità. Loro si adatteranno e dormiranno per terra. Ci sono abituati. Il neonato crescerà in buona salute. Ben presto le pecore e parti del bue finiranno nel forno. I pastori si laveranno, ma alla mattina dovrete concordare i turni per la doccia. La signora con la gerla stira e fa la spesa.
Quando amici o amanti ti chiederanno di venire a casa tua non sarà facile spiegargli che non c’è più posto.

 

Tassonomia degli inquilini del condominio

[Classificazione antropologica su indagine campione hr56; oggetto: stabile x, scala y, quella entrando a destra, ingresso da via ghfzz ecc ecc.]

a) Misantropo. Quando ti incontra sul portone, non saluta.
Pur di non prendere l’ascensore insieme a te, si fa cinque piani di scale.
Non tiene la porta dell’ascensore aperta quando stai arrivando di corsa con le borse della spesa.
Di notte ti tormenti, domandandoti cosa tu gli abbia fatto di male e perchè costui ti odi tanto.

b) Signora con Cane. La Signora con Cane non sta mai a casa sua: vive in strada, al limite sul pianerottolo, insieme al cane.
Il suo cane è di piccola taglia, indossa un impermeabile viola, anche d’estate. Lei lo traina con guinzaglino estendibile e per l’intera durata del passeggio lo redarguisce, anzi lo insulta, parlandogli come se fosse una persona, un figlio indisciplinato.
A qualsiasi ora del giorno e della notte tu esca o rientri, inevitabilmente incontrerai la Signora con Cane che sta uscendo (o rientrando) con l’inseperabile cane per portarlo a orinare sulle ruote delle automobili parcheggiate.
Tu ogni volta pensi: Ma chissà quante volte lo porta fuori il cane, ‘sta signora, se io la incrocio sempre e negli orari irregolari non può essere una coincidenza’.
Non lo è. Lei ti segue. Si apposta alla finestra e quando ti avvista tornare, corre a prendere il cane e si butta fuori di casa.
Nel caseggiato la “Signora con Cane” è conosciuta anche come “La Pazza del Cane”.

c) Misterioso. Lo si incrocia nell’androne, molto di rado: è un signore timido con cappotto a bavero alzato, più che salutare bisbiglia un suono tipo ‘nasera (o anche ‘sera – a volte solo ‘era). Paga l’affitto per un appartamento che frequenta tre giorni all’anno, e solo per poche ore, mai in compagnia.
Le malelingue sostengono che abbia strani giri di economie sommerse, prestanome, coperture finanziare, commercio di reni umani.

d) Amante del bricolage e in particolare di strumenti come il trapano elettrico rotante, la fresatrice, il martello pneumatico, che però usa solo di sabato e nei giorni festivi, di mattina presto dalle 6 alle 10. Poi alle 10, puntualissimo, smette e va dormire, fino alle 6 del giorno festivo seguente, quando ricomincia i lavori. In genere, abita nell’appartamento confinante con la tua camera da letto. Spesso è anche il fenotipo a) e c).

e) Conversatrice da portone. La conversatrice è una signora sulla sessantina, garbata e sorridente. Pretende di conversare con gli altri inquilini, non importa di cosa, non importa se gli altri abbiano fretta o siano totalmente disinteressati al tema del dialogo, a lei basta che si parli. Argomenti preferiti: il freddo. Il caldo. Piove. Sono tre mesi che non piove. Non si respira più. C’è vento. Siamo quasi a Natale. Oramai è estate. Mia figlia ha il raffreddore. La mia gatta ha la cistite. Sono andata in città non ha idea del traffico che c’era. Dove sta andando di bello.

f) Conversatore da portone. Versione maschile della precedente. Argomenti preferiti: gli stessi della conversatrice, cui aggiungere la variante Ha visto la partita ieri sera?.

Tangenziale

Una delle meraviglie della Grande Megalopoli del Terzo Millennio è: la tangenziale. Una grande strada e circonda la città, tutta la città, come un cerchio: è impossibile uscire dalla città senza passare dalla tangenziale. Un tempo le città erano circondate da mura: oggi sono circondate da tangenziali.

Arrivando in città dalla tangenziale, si possono ammirare bei paesaggi. Le fabbriche. I capannoni. I campi coltivati. I cartelloni pubblicitari. Ogni tanto persino palazzi abitati con finestre sul traffico della tangenziale.
Vista dalla tangenziale la città sembra molto produttiva e operosa.

Ai bordi della tangenziale si trovano benzinai, bar, autogrill, mcdonald, mcdrive, cantieri, aree di servizio, aree picnic, piazzole per pisciare, piazzole per parcheggiare.
Non si può andare a piedi e nemmeno in bicicletta, sulla tangenziale. Peccato.

La tangenziale non si ferma mai: si muove sempre, come il mare. La tangenziale è sempre piena di gente, specialmente la mattina alle otto e la sera alle sette. Gli umani vanno volentieri in auto sulla tangenziale, e ci vanno tutti negli stessi momenti, negli stessi orari. Forse lo fanno per stare assieme.

Il Papa è deluso

Salve amici, qui parla il Papa. Si, quelo, con la P maiuscola, Wojtyla, insoma. Come alcuni di voi sano, ò la password per scrivere su questo blog e oni tanto la uso per racontarvi i fati miei privati: ma stavolta ne aprofito per sfogarmi. Ora vi spiego cosa mi e suceso.

Duncue, dopo mesi di monotonia finalmente ogi o qualcosa da fare. Stamatina mi sono alzato di buonora e mi sono preparato per l’ocasione.
Mi son fato pure la barba da solo e vi asicuro, per uno come me, e ala mia eta, è un bel casino.
Poi o preparato la valigia: ci o meso dentro il pigiama, il dentifriscio, lo spazolino e un cambio di vestiti.

Insoma, ero pronto: mi sono infilato bereto e capoto, quelo bianco, e con la valigeta in mano sono andata nela camera da leto di Navarro, il mio segretario capuficiostampa e factotum che percio mi avrebe dovuto acompaniare la dove volevo andare:

– Svelia Joaquì!
– Ma chi caz…
– In piedi! Sbrigati che e tardi.
– Karol! Sei impazito???
– Dai, Joaquì, se non ti spici ariviamo in ritardo e faciamo pure bruta figura.
– Se puo saver dove credi di andare?
– Al funerale di Arafat, che domande.
– Karol, se non torni a leto te facio ricoverare.
– Joaqui! Noi dobiamo andarci! Ci sarano i capi di stato, le teste coronate, i papi delle altri religioni, i miei coleghi musulmani! Cuindi dobiamo eserci anche noi.
– Inanzituto, Karol, io partecipo solo a funerali di catolici batezati e temo non sia il caso del personaje in cuestione. In secundis, tu non sei in grado di andare in banio da solo figuriamoci se puoi afrontare un vuelo aereo intercontinentale. Terzo: speni la luce e lasiami dormire che ieri sera o fato tardi.

Cosi, niente viagio. Ufa, che piza. Sono dovuto tornare nel mio apartamento con la coda tra le gambe. Adeso sono cui al picì, magari mi facio un giro sui vostri diari blog. Intanto pero vi ringrazio per avermi ascoltato e vi saluto.

Un abaracio forte forte dal vostro caro

Papa.

Hemingway all'Avana

Ingredienti del mojito all’Avana: rum, due cubetti di ghiaccio, menta cubana, zucchero di canna. Una volta Hemingway dichiarò che il miglior mojito dell’Avana lo servivano alla Bodeguita del Medio, in realtà nel quartiere del Vedado ci sono parecchi altri bar che lo fanno molto meglio (e a prezzi assai inferiori).

Ingredienti del mojito in Italia: mezzo chilo di ghiaccio chissà perché tritato, poche tracce di rum, menta sintetica, zucchero bianco (!), a volte uno spicchio di limone (orrore).

Pare che Hemingway, nella sua lussuosa villa alla perfieria dell’Avana, abbia scritto diverse cose tra cui il bestseller Il Vecchio e Il Mare, che letto negli anni del liceo, anzi delle medie, d’estate, faceva parte dei compiti delle vacanze. Tra il Vecchio e il Mare tifavo per il Mare, perché quel vecchio era davvero insopportabile quando parlava da solo o alle sue mani, e speravo che al più presto venisse sbranato dagli squali. Non bisognerebbe far leggere certi libri alle medie: è troppo presto.

Una delle cartoline più vendute all’Avana ritrae Castro e Hemingway che si stringono la mano a una gara di pesca. L’oramai anziano Hemingway porta occhiali scuri, indossa i guanti e sorride con aria poco consapevole, completamente ingolfato di mojito.

L’Avana è una città che cade a pezzi, ma in una magnifica decadenza: basta vederla scivolare nei colori ai lati dal Paseo de Martì fino alla fine del Malecòn, il lungomare spalancato sull’oceano. La murata del Malecòn non è abbastanza alta e in certe giornate le onde dell’Atlantico arrivano fin sulla strada, addosso alle automobili e ai passanti.
 

Negozietto Carinissimooooo

Il Negozietto Carinissimooo (con almeno tre o) è un po’ nascosto: si trova nella viuzza carinissimaaa nel quartiere carinissimooo.

Ha una sola vetrina, carinissima, tutta ordinata, ove sono esposti i prodotti in vendita. Sono tutte cosine di scarsa o nulla utilità ma carinissimeee.

La titolare del negozietto carinissimooo: una signora carinissimaaa, magra & distinta, con occhiali. Passa le sue giornate sola, nel negozietto carinissimooo.

Esempi di prodotti commercializzati dal Negozietto Carinissimooo:
a) piccola legatoria realizzata a mano dalla titolare;
b) oggettini in carta, creati e dipinti dalla titolare in persona;
c) graziosi manufatti raffiguranti buffi animali in miniatura (pecorelle, mucchine, gattini, ecc.), opera della titolare;
d) decoupage, a cura della titolare;
e) candeline zoomorfe prodotte artigianalmente dalla titolare.

La signora ha dovuto piazzare un cartello con scritto “Ingresso Libero” sulla porta al fine di attirare gli assai timidi clienti, che tuttavia, di solito, si limitano a osservare la vetrina (lasciandovi le ditate) e constatando soltanto dall’esterno (e non dall’interno, maledizione) quanto il negozietto sia davvero carinissimooo.
Infatti il negozietto è carinissimooo ma anche, quasi sempre, vuoto.
Al raro tintinnare del campanellino sull’uscio, la titolare alza gli occhi dal romanzo e guarda stupita l’incauto avventore che entra intimorito da tutto quel silenzio e dalla totale assenza di clienti: lei sorride e a bassa voce lo invita a farsi avanti.

I clienti del Negozietto Carinissimo
Tre persone al giorno. Cinque il sabato. Guardano, toccano, esclamano ma che carinoooo. La titolare finge disinteresse e immersione nella lettura, in realtà pensa dai almeno oggi compratemi qualcosa che c’ho l’affitto da pagare diobono. Loro escono senza aver acquistato nulla, considerano il negozietto carinissimoooo una sorta di esposizione, una mostra, non un esercizio commerciale.

La conversazione all’uscita dal Negozietto Carinissimo
– “Che invidia, anche io vorrei possedere un negozietto così!!”
– “Sì, è davvero un negozietto carinissimoo.”
– “Adesso però sbrighiamoci che mi chiude l’iper.”

I grandi misteri del negozietto carinissimo:
Quanto fattura? Come sopravvive?

Sui poster in vendita negli esercizi della grande distribuzione organizzata

Per studiare l’iconografia del nostro tempo, abbiamo visitato ipermercati, autogrill, Ikee e Bricocenter e ogni volta, abbiamo controllato gli espositori girevoli da poster. Pertanto desideriamo segnalare che i manifesti ivi esposti e in vendita sono, da trent’anni, sempre gli stessi:

a) la foto in bianco e nero dei muratori americani che fanno colazione sulle impalcature del grattacielo in costruzione (“ma come fanno a non cadere”);

b) i due angeletti pensosi di Raffaello;

c) L’Uomo Vitruviano di Leonardo Da Vinci – quello nudo e incazzato con quattro mani e quattro gambe;

d) la serie delle rockstar defunte – il sempreverde Jim Morrison a torso nudo, qualche Bob Marley con la canna in bocca ecc.

e) la serie dei fari da scogliera;

f) Einstein che fa le boccacce;

g) la serie dei neonati ritratti (spesso da tale Ann Geddes) nelle pose più improbabili;

h) la serie delle donne seminude in motocicletta, che hanno sempre un loro mercato;

i) immancabile, lo scimpanzè vestito da umano e seduto sul cesso.