Di quando annunciai al citofono a mio padre che andavo a vivere a Bahia

A Bahia acquistare una casa con giardino costa 5.000 euro, per cui eccomi qua, una mattina, al citofono del paterno ostello, con lo zaino in spalla e un collo a mano.

– Sì, chi è?
– Sono io.
– Io? Io chi?
– Papà, sono io.
– Ma che fai qui a quest’ora? Non vai in ufficio?
– Senti io parto. Vado a Bahia
– Albania?
– No, no, Bahia. Salvador de Bahia, Sudamerica.
– Ma per lavoro?
– Ma che lavoro, ti pare che mi mandino fin là? Vado proprio ad abitarci. Cambio esistenza. Pensa che bellezza: Bahia, la città di Teresa Batista, sole tutto l’anno, balli, canti e ozio dalla mattina alla sera.
– Bel programma. Ma come camperesti, di grazia?
– Vivrò di pesca e mi ciberò delle verdure coltivate nell’orto.
– Ma quali verdure e verdure, se non riesci nemmeno a tenere in vita le piante grasse di casa tua?
– Imparerò. E comunque oramai è tardi, ho deciso. Ciao, ci vediamo.
– Ma che farai tutto il giorno?
– Dipingerò quadri sul lungomare. Andrò in bicicletta per le piazze. L’amore sulla spiaggia, la cachaça, la musica. Mi accompagni all’aeroporto?
– Ci vai da solo, all’aeroporto. Ma pensa te.
– E poi mi servirebbero 5.000 euro per acquistare la casa.
– Senti, Gauguin, piantala di dir puttanate. Da dieci anni almeno una volta al mese ci fai ‘sta scenetta della partenza per Tahiti, il Borneo, l’Islanda, Capo Verde, la Patagonia, Marte… Va’ a lavorare, che hai un’età.

I blog spiegati da Enrico Ghezzi

Immaginati ancora una volta a tarda notte. Buio. L’insonnia non ti lascia dormire, ti alzi dal letto, vai di là a bere un bicchiere d’acqua. Poi, distrattamente accendi la tv. I bagliori dello schermo illuminano le pareti della stanza. Rai3. Enrico Ghezzi in video, ancora lui, in primo piano. Ma la voce è sempre fuori sincrono, distorta come se uscisse da un telefono rotto.

Sono sempre più attratto dalla lettura dei vostri blog, e dal dibattito che ne deriva. La blogosfera concentra l’intensità e la (anche spaventosa) pienezza dell’esperienza comunicativa con l’intensa e straordinaria vuotezza della autentica situazione di – o e in – rete. Nell’ultimo anno di un secolo corto (ma che non si decide a terminare, forse proprio perché è anche un millennio) questa nuova materia, la blogosfera, che è parole, immagine e relazione nello stesso momento, si è installata in un continuuu…uum temporale fruibile da ovunque. La blogosfera no stop. E in questa proliferazione di blog collegati, di scritture sempre più complesse e sempre più ininterrotte, si può avvertire non tanto l’annuncio di una rivoluzione a venire, quanto il senso di una rivoluzione già avvenuta. Che ci sfugge, ci esclude. Ma ci oltrepassa.

Dopo tre anni di blog non sappiamo ancora bene cosa sia e come funzioni, il blog (benché tecnicamente sia semplice), da dove sia arrivata questa strana comunicazione extraumana, quali potenzialità di linguaggio di percezione di comportamento intenda o possa intendere nell’uomo, quali relazioni immediate possa coniugare alla fondamentale staticità della comunicazione di questo tempo. Forse è verosimile considerare il blog come il futuro nodo neurale e virtuale di tutte le reti di comunicazione (non le reti telematiche, o non solo) il luogo dove si condenserà in parole lo spettacolo vero dell’informazione e della comunicazione in una sorta di pubblicazione istantanea, automatica e warholiana, di tutto e di tutti. E quindi di nulla.

E arrivare di nuovo al post automatico, sapendo che è un post, che non è più una rappresentazione di ciò che accade, ma semplicemente che è davvero e semplicemente ciò che accade. La pubblicazione della realtà e del pensiero riconosciuta fin da subito nel suo generarsi, mutare continuo, nel suo carosello da parata. Forse il futuro della blogosfera è una sorta di grande blog pulsante e immenso che tuttavia, non esiste: un luogo non luogo, appunto, dove il bloggante, oltre a manifestarsi, si dissolve. Buona visione.

Customer satisfaction survey

– Basta con ste vaccate introspettive dammi la tastiera, devo lanciare una survey!
– No, questo è il mio diario, lasciala.
– Ho detto basta, il mercato lo vuole!
– Nooo!
– Dammi la tastiera o t’ammazzo!
– Vaffanc… bastar… Aaaiah!

Gentile Signora, Egregio Signore,

Mi presento, sono il Direttore Marketing di questo Blog. Approfitto della momentanea assenza del titolare per farLe alcune domande, se è d’accordo.

Nell’ottica di migliorare la performance del service a Lei fornito, la Direzione Marketing della PersonalitaConfusa SpA le chiede solo pochi secondi del suo tempo per rispondere a un breve questionario di customer satisfaction (bla bla laravaelafava bla) confidando che i nostri sforzi per offrirLe una gamma di servizi integrati siano da voi apprezzati, restiamo a disposizione (bla bla bla) cogliamo l’occasione per porgerLe distinti saluti (bla bla) (risposte nei commenti, grazie)

A) E’ la prima volta che visita questo blog?
1) No
2) Forse
3) Non te lo dico
4) Ma a te che te ne frega, scusa?

B) Quali argomenti le piacerebbe fossero trattati su questo blog?
1) calcio
2) Immanuel Kant
3) blog
4) web semantico
5) algebra
6) l’eterogenesi dei fini
7) alta finanza
8) web marketing
9) religioni abramatiche
10) altro (indicare cosa): ………….

C) Lei preferisce
1) post lunghi
2) post medi
3) post brevi
4) post brevissimi (solo una parola)
5) post brutti
6) post così così
7) nessun post

D) Quale di queste innovazioni le piacerebbe fosse introdotta in questo blog?
1) la trasmissione della messa in latino ogni mattina alle 5
2) la chiusura del blog
3) la finta chiusura del blog
4) Altro:………………….

E) Quante volte al giorno visita questo blog?
1) Una
2) Più di due
3) Più di ottocento
4) Mai
5) Non sa / non risponde
6) Altro (?): ……………..

F) Ed ora esprima un desiderio:
………………………….

Cordialmente,

Il Direttore Marketing

Saluti dal Papa

Buongiorno a tuti, sono il papa. Sì, Wojtyla. Sì sì, io. Sono molto contento di poter scrivere su questo sito, e di cuesto ringrazio il titolare, qui, che è un mio amico, lò conosiuto per caso via email, e lui mi a conceso questo spasio.
Anzi, io di nascosto dai cardinali ò visitato alcuni dei vostri siti, cuesti diari blog, e mi piacerebe averne uno anche io. Eco, se potesi io vorei avere il mio blog dove scrivere il mio diario, racontare le mie giornate e dire la verita, mica le bùgie che scrivono su di me sui giornali, che quella roba la dice il siniore spagnolo, il mio portavoce, mica io. Quel siniore spaniolo non mi ricordo nemeno come si chiama… epure lo vedo tuti i giorni da tanti ani.. Navaro, si chiama cosi, Navarro. Quelo mi sorvelia pegio di un secondino.
Ma torniamo a noi.

Volevo lanciare un apelo. E farlo da qui, perche so che voi mi capirete. Se lo facesi da piassa Sanpietro la domenica matina davanti a tuti in mondovisione, mi farebero arestare. Ma sento che di voi poso fidarmi.

Io non ne posso piu, sono stanco di fare il papa. Vorei andare in vacansa in montania a respirare aria buona e sopratuto riposare. E invece lo spaniolo dice che devo fare il papa e che mi devo alsare la matina presto per dire le preghiere, la mesa e l’angelus. E poi alla mia eta mi voliono mandare in tuti quei viagi, in aereo e poi nela machina, quela coi vetri che devo stare in piedi e salutare, che due pale.

Vi prego, liberatemi.

E volevo anche agiungere che quando la sera pasate da piassa Sanpietro e vedete la finestra dela mia stansa iluminata, come la mostrava Bruno Vespa in televisione a Porta a Porta, e pensate che io stia lì ala scrivania a lavorare a quela ora, ebene vi sbaliate di groso. Infati io dormo con la mascherina. Per questo posso tenere la luce accesa.

Adeso vi devo lasiare, sento i pasi di Navarro avicinarsi e se mi trova cui al computer mi sgrida. Ciao. Se poso dopo torno a legere i comenti. Ciao amici,

Il Papa

P.S. – E non lamentarti del’ortografia, io sono polaco mica italiano come te. Vorei vedere te a scrivere in polaco.

P.S. 2 – Liberatemi per piacere.

 

Monologo del bancomat

Per aprire la porta blindata inserire la tessera nell’apposita fessura.

No, non così, dall’altro lato.

No, la barra nera deve stare sotto.

Nooooo, guarda il disegnino, porcocane.

Ecco bravo, l’hai capita. Ora puoi entrare.

Benvenuti nei servizi della Tua Banca che ti vuole tanto bene. Che tipo di operazione intendi effettuare, caro cliente? Cambiare valuta? Ricaricare il cellulare? Acquistare obbligazioni, fondi, buoni del tesoro? Pagare le tasse? Richiedere un finanziamento per acquistare un automobile? Richiedere un finanziamento per acquistare una barca? Comprare dei covered warrant? (Ehi, mica sarai qui per prelevare, eh?)

(tic)

Ecco lo sapevo, un altro prelievo. Passate di qui solo per i prelievi. Tutti uguali siete, venite qui solo per prendere soldi, mai per darne.

(tic)

Su, digita il codice segreto.

(tic… tic?)

Avanti, dai.

(ti…)

E attento a non sbagliare, pirlone.

(tic, tic…)

Non te lo ricordi, eh? Guarda che e non ti sbrighi a digitare il codice segreto ti mangio la tessera e comincio a suonare l’allarme, e dopo sono cazzi tuoi spiegare alla Guardia Giurata cosa stia succedendo, che quello ha il grilletto facile, amico, non vede l’ora di sparare ad un sospetto scassinatore di bancomat e di finire sulle pagine di cronaca nera.

(tic tic tic tic e tic!)

Sì, ***** è la risposta esatta. Vedi che con le minacce aiutano gli smemorati. Avanti, forza.

Ah, naturalmente a questo prelievo aggiungerò una commissione per il mio disturbo, caro pezzente.

Ora dimmi quanti soldi vuoi:
a) 50 €
b) 100 €
c) 150 €
d) 200 €
e) 250 €
f) altra cifra che a tua scelta che comunque ti verrà negata perché ho solo pezzi da 50
g) cifra superiore a 250 (opzione disponibile solo per i clienti abbonati al servizio Vip Deluxe, ma tu hai tutta l’aria di non essere né vip né deluxe)

(tic)

Operazione in corso.
Mentre conto i soldi, un po’ di pubblicità. Hai provato MUTUO SENZAPENSIERI il mutuo casa innovativo e vantaggioso, in grado di eliminare le tue preoccupazioni? Grazie a MUTUO SENZAPENSIERI non dovrai più rivolgerti agli strozzini. Chiedi informazioni al tuo impiegato bancario di fiducia!

(tic)

Ok, abbiamo quasi finito, ecco i tuoi euro, morto di fame. Se non li prendi entro 20 secondi l’allarme inizierà a suonare, il sensore wireless collegato agli zebedei della Guardia Giurata comincerà a emettere scariche elettriche e lui a sparare alla cieca, come sogna di fare da anni. Ti conviene aver fretta, amico.

Sì, sono banconote da 50, e non lamentarti, cosa volevi, i tagli da 10, da 20 e da 5? E poi? Ma pensa te…

(…)

Lo vuoi lo scontrino? Sì o no? No, VEROOOO??? 

(tic)

Bravo, hai dato il tuo contributo ecologico al resto del pianeta e soprattutto mi hai fatto risparmiare il costo della carta.

(tic)

Aaaaaaspetta dove vai?!? Eccone un altro. Stai dimenticando la tesserina! Se non la ritiri, scatta l’allarme, per non parlare della guardia giurata, quello già guarda i film americani tutte le sere in televisione, non ci mette niente a fare mezzogiorno di fuoco davanti ad una banca

(sguish)

Ok, grazie e arrivederci, tante belle cose, adesso lasciami in pace che ho da fare.

A breve sarà possibile effettuare una nuova operazione.

Benvenuti…

 

Appunti dal capezzale di un moribondo

Alcune note a seguito della battaglia con l’influenza, avvenuta domenica in casa. Un gran weekend di allegria.

La telefonata della Mamma
– Pronto? Come mai sei a casa? Stai male? (chiama ogni giorno in orario d’ufficio per controllare se sono malato o no, stavolta mi ha beccato)
– Ciao babba, insobba, ho ud po’ di…
– ODDIO!!! Ma stai male? Hai la febbre? Vuoi chiamare il dottor Bianchi? (il medico della mutua, celebre in tutto il quartiere per incompetenza e scortesia)
– Do, do, per carità.
– Ma stai male? Hai la febbre? Vuoi venire qui, così ti curo?
– Grazie do, babba. Dod posso uscire.
– Almeno hai fatto i fomenti?

Fomenti (o suffumigi) – Orribile tortura inflitta dal paziente raffreddato a se stesso. Il malato deve aspirare aria calda da un pentola ove sono state disciolte nell’acqua bollente strane sostanze al gusto di mentolo, eucalipto, pino silvestre, palissandro, deodoranti per auto e altro. Inspirare, espirare e tossire per circa un quarto d’ora. Tutto questo tenendo un asciugamano in testa. Effetti sortiti: nessuno, però la pratica di una terapia così bizzarra aiuta a sentirsi davvero malati, quasi dei degenti ospedalieri.

I nomi delle medicine – Supradyn, Bactrim, Aulin. Io me li immagino, nei laboratori delle multinazionali farmaceutiche, quando inventano una medicina e prima di metterla in commercio devono decidere come chiamarla:
– Eureka! Ho scoperto il mononitrato di magnesio glicerofosfato ergocalciferolo!
– Bravo. E che è?
– Una pastiglia per la tosse.
– Ma adesso come lo chiamiamo?
– In effetti così è un po’ lungo.
– Metti assieme cinque o sei consonanti, qualche vocale, e ricordati che deve finire per elle, emme o enne.
– Maledizione, non mi viene in mente nulla.
– Serve un nome breve, facile da ricordare: le vecchiette devono associarlo a qualcosa di familiare ed efficace allo stesso tempo.
– Aspetta, telefono a quelli del marketing e chiedo a loro.

Effetti indesiderati più frequentemente riportati (testuali, dal foglietto allegato al Alleve, pasticche contro mal di testa e raffreddori):”Gli effetti indesiderati più frequentemente riportati sono: vertigine, perdita di coscienza, stordimento, accelerazione del battito cardiaco, percezione anomala di di rumori auricolari quali ronzii, tintinii o fruscii…” Insomma, è Lsd.

Il mio angelo custode è un fannullone

La mia vita è cambiata da quando ho capito di avere anche io, come tutti, un angelo custode wendersiano. Ora non è più invisibile. Me lo ritrovo all’improvviso in cucina, rovista nel frigo. Indossa sempre il suo capotto scuro e si aggira silenzioso per le stanze.

Abita a casa mia.

Ecco, ieri sera torno a casa tardi, apro la porta e lo trovo sdraiato sul divano. Si è tolto le scarpe e poggia le gambe sul tavolino. Fuma come una ciminiera, non parla mai e guarda la televisione.
Segue solo trasmissioni religiose, questo disgustoso perdigiorno. I suoi preferiti sono la messa, le interviste ai politici cattolici di estrema destra, i talk show con ospite Antonio Socci e Protestantesimo.
La domenica mattina almeno un’ora prima dell’inizio si prepara alla visione di A sua immagine, il settimanale di comunicazione religiosa in onda su Rai Uno dalle 10,30 alle 12,00, con all’interno la Messa e l’Angelus. Lui affronta la visione di questo programma come un tifoso alla partita di calcio: birra, popcorn e piedi scalzi.

In bagno fa la doccia ascoltando Radio Maria a tutto volume, come se fosse il rock & roll. E quando esce usa il mio accappatoio. E per di più mi perde le piume sul pavimento.
Di notte russa.
Si alza a mezzogiorno e fa colazione leggendo L’Osservatore Romano e accendendosi una sigaretta dietro l’altra. Oggi glielo ho detto:
– Ehi ehi fannullone, quando sloggi, eh? Che qui l’affitto lo pago io!
– Questa è anche casa mia, io sono il tuo angelo cu…
– …ustode, sì, questo l’ho capito! E allora dovresti seguire me, e assistermi nelle difficoltà quotidiane, anzichè startene a casa a guardare la tivù.
– Siamo nervosetti? Sento che stai passando un periodo complicato sul piano emotivo. Ma voglio aiutarti.
– Come?
– Posso abbracciarti, se vuoi.
– Abbraccia tua sorella. Sai invece cosa potresti fare? Tu voli vero?
– Certo.
– Ecco allora vammi a comprare i biscotti, che li ho finiti e domattina col caffellatte mica posso mangiarci i cracker salati. E piglia anche due cestelli d’acqua, già che ci sei.
– Va bene. Però mi servono i soldi.
– Sèèè, bravo. Non mi fido di te. Sei un angelo, no? E allora fa’ un miracolo: creali, i soldi. Forza, ora vai, veloce. Decolla, plana fuori dalla finestra. Che tanto tu voli, il traffico ti fa un baffo. E occhio ai cavi dell’alta tensione, ah ah.

Mercoledì, il giorno in cui tutto può accadere

Che grande città, questa. E quanta gente. Tantissima. Lo pensi quando la mattina presto, con gli occhi ancora socchiusi dal sonno, te ne stai lì sulla banchina della metropolitana vedi arrivare il tuo treno. Si aprono le porte, il vagone vomita frotte di persone esauste, tutte arrabbiate, un fiume di signore e signori che ti travolge sgomitando, un esercito di fanciulli con zaino scende urlando e pestandoti i piedi senza chiederti scusa. Guardi l’interno del vagone, ed è ancora pieno zeppo: strano: eppure ne è scesa di gente. Ti fai piccolo piccolo per entrare e affronti il tuo viaggio. Sedici fermate.
E allora pensi che oggi è mercoledì, il giorno in cui tutto può accadere.

Oppure quando imbocchi la tangenziale est, alle 8 del mattino. All’improvviso, un muro di veicoli. Migliaia di automobili in fila tutte assieme, a passo d’uomo. E dentro ognuna una persona che canta. Canta a squarciagola, senza che nessun altro possa sentire. Se tutte le voci e tutte le autoradio si potessero sentire sarebbe la grande e dodecafonica sinfonia della tangenziale. E invece no, ognuno canta da solo, isolato dai finestrini. E quando l’impiegata, immaginandosi sul palco del festival di Sanremo si lascia prendere da furore mistico e attacca in coro con Eros Ramazzotti il ritornello di “Certi amori regalano un emozione per semp..” e zac! sul più bello interviene il dj. E questi si mette a parlare sopra la musica. E l’impiegata, interrotta nel momento dell’acme canoro, ci resta male. Poi però si ricorda che oggi è mercoledì, cioè il giorno in cui tutto può accadere.

E quando, sempre di mattina, a bordo della tua city car in corsa lungo il viale, scorgi in lontananza il posto di blocco: un assembramento di vigili urbani, ausiliari della sosta, carabinieri, telecamere, soldati. E solo in quel momento provi a pensare se è tutto in regola. Ma qualcosa che non è in regola ci sarà di sicuro, oddio no, mi arresteranno, mi porteranno in prigione, ma perché, io non fatto nulla di male, sono innocente… Rallenti, fingi di non averli visti. Gli passi davanti, nessuno ti fa cenno di accostare. Fiuuu.
Che sollievo.
E tra te mormori: oggi è mercoledì, il giorno in cui tutto può accadere.

Imbecilli dinamici

Ci sono due tipi di imbecilli: gli imbecilli dinamici e quelli inerti. Lo diceva anche il grande Kapuscinski, in un suo libro di viaggi (non ricordo quale). Provo a spiegare.

L’imbecille inerte è stupido ma per sua natura tende a non rompere le scatole agli altri, si fa i fatti suoi, per cui egli non può dare tanto fastidio, almeno finché non ci si trovi a dover interagire con lui.

L’imbecille dinamico invece è attivo. Parla, interviene, agisce, tenta di fare lo spiritoso, e a ogni modo deve sempre dire la sua. L’imbecillità dinamica genera aggressività, in quanto il soggetto, per difendere i suoi ragionamenti infondati, errati, indimostrabili (è un imbecille, appunto) deve rafforzarli come può.
L’imbecille dinamico – proprio in quanto imbecille – non è in grado di capire che (o se) il suo ragionamento è errato, nemmeno davanti all’evidenza, e quindi lotta come una furia per difenderlo. A tutti i costi. E proprio per questo motivo, proprio per questa tenacia nell’essere imbecille, talora, nella vita, l’imbecille dinamico diviene una persona di successo e di potere.

Non solo: gli imbecilli dinamici rappresentano una bella fetta della popolazione di questo pianeta. Questo spiega diverse cose: la crisi economica (è colpa loro), gli 883 (l’imbecille dinamico è goloso di musica orrenda), gli altissimi ascolti di certe trasmissioni televisive, i risultati delle elezioni politiche e vari altri fenomeni altrimenti incomprensibili.

Come una grande massoneria inconsapevole, gli imbecilli dinamici governano il mondo.

Il direttore marketing va alla grande fiera della tecnologia digitale

Come ogni anno, il Direttore Marketing va alla “grande kermesse dell’Information & Communication Technology”, la fiera dell’innovazione. Non ha l’invito e pur di non pagare le tenta tutte: all’ingresso esibisce il biglietto da visita, un finto tesserino da pubblicista, la patente nautica, l’attestato di iscrizione al Rotary. Ma non basta, e deve acquistare il biglietto.

Una volta dentro, il Direttore Marketing corre ad assistere al piacevole convegno “Dalla business intelligence al content management integrato: l’accelerazione delle dinamiche competitive e dei ritmi decisionali nell’Enterprise Information System”. Si siede in prima fila, ascolta con aria assorta senza capire una parola, annuisce quando incrocia lo sguardo dello speaker e alla fine si intrufola al cocktail dei relatori per scroccare due salatini e un bicchierino di spumante. Sono soddisfazioni.

Nel padiglione dedicato alla pubblica amministrazione, il Direttore Marketing vede il Ministro delle Telecomunicazioni che si sta facendo fotografare dai giornalisti in delirio. Il Direttore Marketing, tutto contento gli fa il saluto romano: la security del ministro allontana il Direttore a calci.

Il Direttore Marketing visita gli stand e interroga le hostess sulle differenze tra i vari prodotti di telefonia esposti: in realtà, a lui di ‘sta roba non gliene frega niente, ma la sua attenzione è del tutto rapita dalle minigonne e dai pettorali delle gentili interlocutrici, obbligate dall’azienda a presentarsi poco vestite.

Passeggiando per i viali di stand, il Direttore Marketing incontra gli ex colleghi dei bei tempi, prima del naufragio, quando la new economy valeva tonnellate di miliardi. Ci si ritrova, ci si abbraccia, si scambiano due chiacchiere sugli sviluppi della carriera. Ora gli ex colleghi hanno quasi tutti cambiato lavoro: c’è chi adesso fa il consulente freelance e chi si è semplicemente messo in proprio, chi è in pensione, chi si fa mantenere dai ricchi genitori, chi ammette di essere senza lavoro scoppiando a piangere sulla spalla del Direttore.

Il Direttore Marketing termina la giornata nel padiglione della Casa del Futuro a giocherellare coi frigoriferi che via web ordinano la spesa da soli e le lavastoviglie collegate al wifi. Ma non si accorge che sono le 19 e la fiera sta quasi chiudendo. Rischia di passare la notte là dentro. Qualcuno vada ad avvertirlo.