La chiavetta o chiavina della macchina distributrice di bevande calde al gusto di caffè, tè o loro surrogati, elegantemente servite in bicchierino di plastica con una listarella anch’essa in plastica atta alla funzione di cucchiaino per mescolare l’eventuale zucchero nel liquido.
Caratteristica principale della chiavetta è la seguente: essa va ricaricata con vil danaro. Una volta effettuata l’operazione di carica, la chiavetta assume in sé il valore economico delle monete infilate, e tale valore non è convertibile in nulla ma può essere speso soltanto in caffè e altre porcherie erogate dalla macchina stessa.
Inserire nell’apposita fessura le monete, attenzione la macchina non dà resto, attenzione la macchina non accetta banconote false, consunte o stirate male, attenzione la macchina può permettersi di rifiutare monete quando cazzo le pare e senza doverne spiegar il motivo.
La chiavetta è usata esclusivamente sui luoghi di lavoro, dove la gente deve ingozzarsi di caffè per aver migliori performance, nel resto del mondo il suo essere non ha alcun senso. La chiavetta ha un suo portachiavi (anzi portachiavetta, direi) che ognuno dei lavoranti ha il diritto e il dovere di personalizzare con l’addizione pendagli, nastri, collari, cinghie, collane, cuori di gomma, pupazzetti, marionette e così via. I più prudenti scrivono il loro nome sopra la chiavina a reclamarne la proprietà: un destino tipico della chiavetta anonima o poco personalizzata è infatti quello di dissolversi nel nulla, specie se lasciata incustodita ma carica di soldi. Talora essa riappare dopo alcuni giorni, ma scarica di valore economico.
Così la mattina, – ogni mattina – in fila indiana tutti insieme i lavoranti si ritrovano nell’antro delegato all’erogazione meccanica di caffeina per tenerli belli svegli, operosi e produttivi. Ognuno ha la sua bella chiavetta da girellare tra le dita.