L'apparizione del papa

Cari amici, sono il papa.
No, non cuel papa che ce adeso, io sono cuelo di prima, insoma Karol, l’ex papa, e vi scrivo dal aldila. Come alcuni letori di cuesto sito ricorderano io cuando ero li da voi sula tera avevo la password per scrivere su cuesto sito del amico confuso, e oni tanto lo facevo, cosi per distarmi un po.
Ci siete ancora, vero?

Cua in cielo un po mi anoio. Ieri l’o deto anche a Dio: stavamo pasegiando nel infinito e dicevamo il rosario da cincue mesi consecutivi senza sosta (il tempo non pasa mai, cui, nel vero senso dela parola) e lo interoto. Li o deto che ero stufo, e li o chiesto se per favore potevo far qualcosa per amassare il tempo, tipo manifestarmi in piaza san pietro in pieno giorno mentre ci sono i turisti e farmi fotografare come ai bei tempi che ero papa. Ma lui mi a deto no per carità karol che poi la gente si spaventa, e magari finisci al telejornale!
Io davero non capisco perche la madona e li altri santi posono aparire e io no. Lui mi a deto che e tropo presto, magari tra cento ani. Ufa.

Ero triste, eccuindi, mi son meso al computer, che cuassu abiamo certi supercomputer d’oro e l’internet piu veloce del universo, e tuto gratis, e alora mi son ricordato di voi e o pensato: cuasi cuasi li facio un salutino. O recuperato la vechia password, o clicato e, per farla breve, eccomi, vi do la buonasera. O il buongiorno, o la buonanotte, non so mica che ora e li da voi, cua ce sempre luce (e infati dormo male, pero fa fresco)

Stavo dicendo? A si. Gia che ci sono ne aprofito per agiungere una cosa che quando ero vivo non potevo dire. La dico? Sicuri? Ma si.
A me Ratzinger mi stava antipatico. Cuando ero al mondo facevo finta che fose mio amico ma non era vero, ero obligato perche non e bene che al papa stia antipatico un càrdinale. E invece mi sta antipatico pure dopo che a preso il mio posto. Io ero molto melio di lui, ed ero anche piu belo. Lui invece fa paura ale persone con cuela facia da retile. Ma l’avete visto? Ma dove li a presi cueli ochiali?

Bene, dopo cuesto picolo sfogo devo tornare, mi stano cercando, se gesu mi scopre al computer si arabia, lui dice che cui bisogna pregare e basta.

A presto, ci vediamo cuando salite anche voi.

Un post scritto dal Papa in persona

Salve a tuti, qui parla il Papa. Karol. Si, ancora io. Evabe, portate pazienza.

Ci sono un paio di cosete che devo racontarvi qui su internet che mi piace tanto.
L’amico confuso che mi ospita sul suo blog dice che molti li chiedono di me e io li ringrazio.
Duncue. Non so cosa scrivano i giornali ma io sto abastanza bene, il rafredore mi e pasato anche se facio sempre un po fatica a parlare, daltronde vorei vedervi voi a 84 ani a urlare in latino da una finestra aperta, specialmente con cuesto fredo.

Mi e arivata la letera di quel sinior Ali Agca. Questo siniore un giorno lui mi voleva amazare ma poi si e pentito e io che son papa l’o perdonato, e adeso lui oni tanto mi scrive letere dala prigione. Pero secondo me cuesto cui è mezo mato, o ubriaco, opure drogato,  erche scrive dele asurdita che mi fano piegare in due dale risate. Pre esempio: nel ultima letera delira come al solito dei segreti di fatima e poi mi chiede di rivelare il nome del’anticristo. L’anticristo, capite? Forse dovrei rispondirli, ma come si fa a rispondere ala letera di uno che ti chiede informazioni sul’anticristo? Mi prendera in giro, pensavo io.

Un altra cosa, e arivato cui il cardinale Sodano, quelo che secondo me vuole prendere il mio posto, non mi fido mica di cuelo li. Insoma ero li ala scrivania e sbrigavo la mia corispondenza, che sicome sono papa e monarca asoluto del vaticano e dela chiesa intera tuti giorni devo firmare un saco di scartofìe – alora dove eravamo rimasti? A si – ariva sodano e mi dice scusate santita gia che avete in mano la pena mi firmereste anche un autografo per mio nipote che il picino a saputo che lavoro per voi ed e un vostro  amiratore e voleva portare l’autografo a scuola per vantarsene con li compagni di clase. E io li o deto certo dia qui sor sodano. E lui Sodano mi a dato questo folio pero copriva meta del folio con la mano ma io o visto che dove copriva cerano dele altre scrite. E cuindi li o deto scusi Sodano mi facia un po vedere bene cosa ci e scrito li sopra. E lui diceva ma niente, santita, una picola dedica per mio nipote, la o scrita io per fare prima cosi voi non vi afaticate.

Alora li o preso il folio e o guardato bene: ma non era mica una dedica! Era il testo di una letera di dimisioni per papi, mancava solo la mia firma. Mi sono arabiato di bruto e li o deto sinior Sodano tu mi vuoi fregare ma a me non la si fa. Lui si e scusato, continuava a ripetere ma no santita ci deve esere un disgudo, la mia segretaria datilografa forse e impazita o forse voleva solo farle uno scherzo di carnevale, adeso vado la facio arestare dale guardie svizere e poi la brugiamo in piazza come a giordano bruno.
Ma io lo o capito che la segretaria non centrava niente e che era un truco e lo o mandato via. Devo stare atento ragazi, anche a me mi voliono rubare il posto di lavoro.

Bene, io adeso vado a fare il riposino. Un abracio dal

Papa

Il Papa è deluso

Salve amici, qui parla il Papa. Si, quelo, con la P maiuscola, Wojtyla, insoma. Come alcuni di voi sano, ò la password per scrivere su questo blog e oni tanto la uso per racontarvi i fati miei privati: ma stavolta ne aprofito per sfogarmi. Ora vi spiego cosa mi e suceso.

Duncue, dopo mesi di monotonia finalmente ogi o qualcosa da fare. Stamatina mi sono alzato di buonora e mi sono preparato per l’ocasione.
Mi son fato pure la barba da solo e vi asicuro, per uno come me, e ala mia eta, è un bel casino.
Poi o preparato la valigia: ci o meso dentro il pigiama, il dentifriscio, lo spazolino e un cambio di vestiti.

Insoma, ero pronto: mi sono infilato bereto e capoto, quelo bianco, e con la valigeta in mano sono andata nela camera da leto di Navarro, il mio segretario capuficiostampa e factotum che percio mi avrebe dovuto acompaniare la dove volevo andare:

– Svelia Joaquì!
– Ma chi caz…
– In piedi! Sbrigati che e tardi.
– Karol! Sei impazito???
– Dai, Joaquì, se non ti spici ariviamo in ritardo e faciamo pure bruta figura.
– Se puo saver dove credi di andare?
– Al funerale di Arafat, che domande.
– Karol, se non torni a leto te facio ricoverare.
– Joaqui! Noi dobiamo andarci! Ci sarano i capi di stato, le teste coronate, i papi delle altri religioni, i miei coleghi musulmani! Cuindi dobiamo eserci anche noi.
– Inanzituto, Karol, io partecipo solo a funerali di catolici batezati e temo non sia il caso del personaje in cuestione. In secundis, tu non sei in grado di andare in banio da solo figuriamoci se puoi afrontare un vuelo aereo intercontinentale. Terzo: speni la luce e lasiami dormire che ieri sera o fato tardi.

Cosi, niente viagio. Ufa, che piza. Sono dovuto tornare nel mio apartamento con la coda tra le gambe. Adeso sono cui al picì, magari mi facio un giro sui vostri diari blog. Intanto pero vi ringrazio per avermi ascoltato e vi saluto.

Un abaracio forte forte dal vostro caro

Papa.

Discorso inedito del Papa

Buongiorno a tuti, riecomi, sono sempre io, Wojtyla, il Papa. Propio il Papa senza acento, che l’italiano lo parlo ma scriverlo e un casino perche il polaco tuti sti acenti non li a e io le elementari da bambino le o fate in polonia. Bei tempi, fralaltro.

Come vi ò gia deto altre volte, il titolare di questo sito internet mi a lasiato la password in modo che io posa intervenire cuì oni tanto e racontarvi la mia vita cuotidiana, che dela mia vita cuotidiana sui giornali e in tivu non ne parlano mai, mi chiamano solo per l’angelus e le feste comandate.

Duncue, devo dire questo. Ieri sera, dopo cena, ero sul divano a guardare la televisione insieme alla suora che mi fa da badante e mi accompania in banio quando devo andarci. E insoma in televisione cerano tute queste guere, tuti questi morti e alora o pensato che il mondo di questi tempi fa proprio schifo e io devo far cualcosa per miliorarlo, perche io sono il papa mica il primo che pasa, ho una responsabilita. Alora o fato un cenno ala suora e lei mi a deto ancora santita guardi che ci siamo stati solo dieci minuti fa. “Cosa ai capito, impunita” – le o risposto io – “devi farmi un altro favore: devi dire a Navaro, il mio consiliere, di venire subito cui che li devo parlare.”

Ora dovete sapere che Navaro la domenica sera sta nel suo apartamento che lui a la parabola di Sky e si guarda il posticipo con li amici e i cardinali piu giovani: fano la spaghetata e si scolano il vino de li casteli. La suora li a busato e lui a deto chi e che rompe a cuestora. La suora li a risposto sinior Navaro sua santita le deve parlare, cora. Lui non voleva venire perche cera la partita, la suora a dovuto insistere.
Ala fine la suora mi a portato Navaro tuto scamiciato.

– Oooh, Joaquim finalmente! li o deto io mi ai fato pure aspetare!
– Karol vediamo di sbrigarci che di la ce la partida.
– Joaquim, stami a sentire che ci son cose asai piu importanti dela partita: il mondo e bruto, li uomini si amazano, il sangue score, le guere si moltiplicano.
– Embè?
– Come sarebe a dire embe?!? Io devo far qualcosa. Dami un sugerimento, non poso restare a guardare. Sono il Papa!
– Scusa Karol ma ne parliamo domani, mi bolle la pasta, ce la Juve e o li amici a cena, quin..
– Ma insoma, di qualcosa! 
– Non so.. ah, ecco, ho un idea: potresti fare un apelo.
– Un apelo? Ma a chi? A qualcuno in particolare? 
– Per carita. Un bel apelo generico, urbi et orbi, a favore della pace e dela amicizia e dela fraterna convivenza tra i popoli.
– Ma ne o gia fati cinquemila, di cuesti apeli, Joaquim, non servono a nula, lo sai.
– Karol, domatina ti scrivo un bel discorsino, un discorso di ferma condana contro odio distruzione e morte: tu lo declami (si fa per dire) dal balcone, vai sul telegiornale uno e siamo tuti piu contenti.
– Contenti un par de ciufoli, Joaquì!
– Senti, ne parliamo domani: scusa ma è tardi, anzi, tu dovresti esere gia a leto. Sorela, accompagni sua santita in camera, ogi lo vedo stanco. Mi racomando li rimbochi bene le coperte e non lo lasci legere, che deve dormire.

E se ne e andato. Anzi prima di andarsene lo sentito che bisibiliava alla suora qualcosa tipo “Sorela me pare un po agitato stasera li dia le goccine.”

Adeso la suora mi a meso a leto: mi a deto buonanote, a spento la luce e mi a chiuso a chiave nela stanza. Ma cuando e uscita io mi son alzato e in pigiama sono venuto cui al computer.
Eco, io vi saluto, e se qualcuno à dei consili su come dovrei comportarmi scriva pure nei comenti, cosi ci metiamo dacordo e faciamo cualcosa per cambiare cuesto mondo orendo.

Un caro saluto dal vostro

Papa.

Un intervento estivo del Papa

Salve a tuti, qui parla il Papa. Propio io, Karol. No, no, restate in piedi, e che e, mica siamo nel medioevo.
Come sapete, in gran segreto facio parte dela redazione di questo sito e quando non mi ritrovo tra i piedi capi di stato o cardinali mi chiudo in camera, mi siedo al computer e vi scrivo i fati miei.
Adeso sono qui, ala tastiera, o meso il pinguino de longi sul 3 che seno dicono in tivu che prendo caldo e alle persone anziane come me il caldo d’estate non fa mica bene. Anche a gastelgandolfo io o il pinguino de longi nela stanza, pero di note Navaro mi entra in camera mentre dormo e me lo spegne e alora io la matina mi svelio tuto sudato.
L’altra sera lo o aspetato al buio, facevo finta di dormire e cuando navaro e entrato in camera quato quato lo o visto che si avvicinava al pinguino e alora mi sono alzato di scato e li o detto Joaquim ma cosa fai, mi spegni il pinguino?
E lui: – “Ah, perdone, Karòl, ti o sveliato?”
– “E si, managia a te! Senti Joaquì lasciamelo aceso che o caldo.”
– “Ma no que poi ti viene la cervicale, Karòl, lo sai.”

Abiamo litigato un pochino poi siamo giunti a un compromeso: lo ha solo abasato. Sull’1.
Poi pero quando e uscito io lo o rimeso sul 3.

Bene adeso vi saluto. Mi piacerebe tanto fare un viagio come ai bei tempi, una gita in brasile o sudafrica, che in cuei posti e inverno e si sta al fresco, ma navaro dice che piu in la di Rieti non mi lasia andare. E un uomo malvagio, se qualcuno vuole venire a liberarmi e portarmi via in vacanza li regalo l’indulegenza plenaria e perpetua dai pecati con validita per tuta la vita e anche oltre, cosi dopo va in paradiso. Io poso farlo. Se interesati contatatemi.

Un abracio dal

Papa

Il libro del Papa

Salve a tuti, sono il Papa. Ecomi qui. Sì, Wojtyla, l’attuale pontefice. Scusate se ancora abuso di cuesta finestra gentilmente ofertami dal’amico Confuso, che Idio lo benedica e lo facia andare in paradiso quando tochera a lui… e… cosa volevo dire? A si, in confidenza devo rivelarvi una cosa segreta, e solo cui poso farlo.

Avete presente il libro mio di cui si parla tanto in tivu e si fa tanta publicita, quelo che dicono e la mia autobiogràfia? Eco, io cui vorei dire che quel libro non lo ho mica scrito io. Propio no. Quelo lo a scrito tutto Navaro, di mio non c’e neanche un rigo. Figuratevi se io o tempo e volia di batere a machina duecento pagine: ma mi ci vedete? E poi nel libro lui ci a meso tute quel storiele simpatiche, tuti queli aneddoti sul fato che da giovane ero uno sportivo, che mi piaceva sciare… ma basta! Che poi a me non piaceva cosi tanto, a sciare ci saro andato due o tre volte, ma non ero capace di prendere al volo il piatelo delo skilift e alora o smeso.

Quindi, volevo dirvi cuesto: non compratelo, cuel libro, non comprate i finti libri dei papi, non li scrivono i papi, se proprio volete comprare dei libri prendetevi li evangeli. E cuando Navaro nelle conferenze stampa insiste che il libro e farina del mio saco, non fidatevi. Lui vuole solo guadagnarci dei soldi.

Oh, l’ho deto. Che liberazione. Come sapete cuesto per me e un periodo molto intenso. Laltro giorno ero in casa, cui a Roma, stavo in saloto e legevo il mio bruto finto libro cuando e arivato Ruini che zito zito mi a spento il lampadario. Alora li o deto “Camilo sei impazito riacendi la luce lo sai che gia ci vedo poco.” E invece lui e uscito dalla stanza, mi a lasiato al buio per un minuto e poi enterato di nuovo ma con in mano una torta dela pasticeria bindi e sopra le candeline, e intanto cantava “Tanti auguri a te tanti auguri a te tanti auguri caro Kaaaarol tanti auguri a teeeeeee.” Eh si, era il mio compleano. Lui mi à fato sofiare sul’unica candelina, che era solo una perche otantacuattro candeline sulle tortine bindi non ci stano, poi pero la torta se la e mangiata tuta lui, dice che a me tropi zucheri fan male perche ci o la glicemia alta.

Ragazi ora scapo che se mi becano al computer che scrivo la verita su cuela cosa del libro mi fano cancelare il post.

Vi saluto e vi abracio, che Gesu vi protega, viva la pace e abaso la guera. A presto.

Il vostro,

Papa

Il Papa e il giubbotto antiproiettili

Buonasera amici, sono sempre io, il vostro Papa. Sì, Wojtyla. Oramai e noto che ò la password di questo blog e cosi trovo il tempo per scrivere due righe sul faterelo di ogi. Non sapete? Ora vi spiego.

Duncue. Stamatina non era nemeno l’alba cuando mi e piombato in camera da leto Navaro, quel siniore spaniolo che non ò ancora capito se è il mio magiordomo, il carceriere o il capo del’uficio stampa come lui sostiene di esere. Insoma, fato sta che questo e sempre tra i piedi.
Stavo dicendo? A si, mi entra in camera da leto Navaro, io ero ancora in pigiama con la cufia in testa e i tapi di cera nele orechie, percui non sentivo nula ma vedevo che strilava e mi sono tolto i tapi e li ò deto:
“Joaquim, si puo sapere cosa vuoi?”
“Avanti, Karol, sveliati che è tardi, sono gia le cuatro e meza, devi vestirti per oficiare la prima mesa dela giornata.”
“Ufa, Joaquì, che barba.”
“Smetila di lamentarti, vai en bano e poi vestiti. E recordati che devi indosare il giubino.”
“Ma quale giubino, Joaquì, mica fa fredo, siamo in primavera.”
“Il giubino, Karol, quelo di sicureza. il giubino antiproietili, che dopo la mesa andiamo a fari un giro in auto su piaza san pietro, e di questi tempi non si sa mai”.

Cuesta frase mi à fato arabiare e alora li ho risposto per le rime: “Ma basta, Joaquim, metitelo tu il tuo giubino, a me è scomodo e va pure streto. E adeso esci per còrtesia, che io sono il papa mica tuo fratelo.”

Cosi, amici, l’ò mandato a quel paese e per il giro in piaza sono uscito con la decapotabile, senza giubino.

Ora vi saluto, e ci risentiamo presto per farvi gli auguri di pascua a tuti, che la pascua per me e periodo di lavoro duro, devo pure lavare i piedi ai cardinali. Che schifo.

Vabbe’, ciao ciao dal

Papa.

 

Buonanotte dal Papa

Salve a tuti amici, sono io, il Papa. Dominus vobiscum. Ancora una volta abuso dela vostra pazienza per scrivere quelo che mi pare. D’altronde, sembra che i blog siano nati proprio per cuesto.

Duncue, non o molto da raccontare, volevo solo salutarvi e avere un po di compagnia. Stasera ò mangiato la mia minestrina in brodo, ò pelato il mio arancio e preso le medicine. Di solito mentre Navaro sparechia, mi meto comodo sul divano a guardare un po di televisione, poi verso le nove e meza Navaro mi porta le ciabate e mi dice “Avanti Karol vai a meterti il pigiama, e ora di andare a leto che domani alle cincue ai le lodi matutine con le suore.”

Ma stavolta mentre lui faceva la lavastoviglie io invece sono andato di nascosto al computer. Ecomi a voi per un veloce saluto, prima chie mi scopra.

State bene? Spero di si. Vi abracio forte, vi benedico e vi bacio sula fronte.

Il vostro,

Papa.

 

Buona setimana dal Papa

Ciao a tuti amici, sono il vostro amico Papa Karol. Come sapete o l’aceso a questa pagina grazzie all’amico bloger confuso, che Idio lo benedica. Mi piace questo mondo dei blog, e un hobby molto divertente, se solo Ruini mi lasciase usare il computer piu speso invece di portarmi alle mese cantate la matina presto posterei tuti i giorni.

Duncue volevo racontarvi un altro retroscena inedito di un fato che vedo se ne parla molto li da voi in italia.
Alora, ero ala solita udienza con preti e vescovi, stavo facendo un bel pisolino sul soglio pontificio e intanto questi preti parlavano e parlavano, sembrava una nina nana. A un certo punto il mio segretario Navaro mi a dato una gomitata piano e mi a sveliato, e io mi a deto sotovoce:
– Rispondi, Karol, non senti che un prete ti a fato una domanda?
– Eh? Scusame, a Joaquì, ma mi ero distrato un atimo, non stavo seguendo… che vuole ‘sto prete?
– Ti ha domandato di dire due cose in romanesco, cosi, per ravivare la seduta.
– In romanesco? Ma io facio gia fatica con litaliano!
– Avanti Karol, stai al gioco, di’ qualcosa di simpatico, che so, prova con “Mi piace la pajata e pure e puntarele, a cicoria e li carciofi ala giudia”
– Ufa. Et sia, cerchero di di dir cualcosa, ma di piu semplice e breve, va bene?

Alora io me ne sono uscito con due o tre frasette, che insoma io a roma ci abito da quasi trentani e un po di romanesco dale suore lo imparato – qualcosa tipo: “Damose da fà”, “Volemose bene” e “Semo romani”. E tuti i preti ridevano, alora io volevo continuare e recitare le poesie di Trilusa ma Navaro mi a sconsiliato perche gli sembrava che avrei cosi esagerato.

Adeso pero sembra che il vostro ministro Bosi, quelo che grida, si mete la cravata verde e cela coli estracomunitari come me, si sia ofeso perche o parlato romanesco anziche in piemontese o lombrado, o veneto, e mi vuole spedire per posta dei vocabolari di quei dialeti cosi la prosima volta saluto in milanese e faciamo pari. Eco io vorei dire al vostro ministro di non spedirmi niente, che io i suoi vocabolari al masimo li poso usare per il fuoco del camino nel saloto picolo, o per la gamba del tavolo che mi bala in sagrestia, ma nula piu. Casomai mi spedise una gramatica italiana, o un dizionario italiano-latino-polaco, che come vedete fazio ancora un po fatica.

Amici, sono stanco e vado a leto. Vorei salutarvi in napoletano o in sardo ma ora non mi viene niente.

A presto, un abaracio dal vostro,

Papa

Ciao

Dove sta il tasto invio? A, ecolo. Ciao di nuovo.

 

Una confidenza dal Papa

Amici, ciao a tuti sono ancora io, il vostro amico Papa. Proprio io, Karol, si. Oramai lo so che mi volete bene e che i miei post su questo blog piaciono a tuti e vi ringrazio. Ancora una volta uso lo spazio gentilmente offertomi dal titolare di questo sito per racontarvi i fati miei in maniera un po meno formale di come vorebe il mio uficio stampa o quel palone gonfiato di Ruini.

Infati devo racontarvi un retroscena politico davero inedito.

Veniamo al dunque. Ne avevo piene le scatole di questi ministri italiani che un giorno si e laltro pure dichiaravano ai giornali che forse presto un aereo di linea si sarebbe schiantato sulla cupola di sampietro: “Adeso basta! Io ci abito, a sampietro! E poi se sanno le cose in anticipo, almeno spieghino per bene: ci dicano quando, cosi quel giorno io vado a castelgandolfo!”
Mi ero proprio stufato di questa storia. Alora o chiamato al telefono il presidente del consiglio del vostro paese: o preso le Pagine Gialle M-Z, o cercato la P e o fato il numero di palazo chigi. Libero. Tu-tu-tu. Risponde una voce femminile:

– “PalazzoChigi buongiorno sono Katia in che cosa poso esserle utile?”
– ”Mi pasi il sinior berlusconi per cortesia sono…”
La centralinista aveva un tono seccato:
– “Impossibile, è in un riunione, e poi lei chi sarebbe, chi le ha dato questo numero?”
– “Siniorina, mi pasi il capo del vostro governo su-bi-to. Li dica che cè il dotor Wojtila al telefono e vedra che la riunione si interrompe,”

E alora lei me lo a pasato.

Quindi mi pasano questo tizio dal’acento milanese. Faceva tuto il rufiano: Santita di qua, Santita di la, “ma che bela sorpresa, a cosa devo questo onore, a proposito buon natale in ritardo ah ah”, rideva credendo di essere spiritoso. Io li o ordinato di smetterla coi convenevoli e li o urlato che se lui e i suoi provano ancora a dire in televisione questa cosa dell’aereo sulla cupola mi arabio veramente e al prossimo Angelus dal balcone ordino ali italiani di votare compati per Rosy Bindi, e poi vediamo chi le vince le prosime elezioni!

Il vostro presidente si e scusato, a giurato su la Madona che non acadra piu: “Adeso quel pirola di Pisanu mi sente, Santita, è colpa sua, io di questo rischio del’aereo l’ho saputo dai giornali.”
“Lasci stare la Madona – li ho replicato, gelido – e torni ale sue riunioni. Se avete notizie serie avvertitemi, ma se parlate di pericoli solo per spaventare la povera gente piantatela, non si scherza con questi argomenti.” Dopo la sfuriata il vostro capo era mogio mogio e non rideva piu, continuava a ripetere “Sensaltro, Santita, sensaltro, mi scusi ancora, siamo stati fraintesi.” 
Li o apeso il telefono in facia, che io sono papa e poso permettermelo.

Bene amici, spero di avervi chiarito la cuestione, come sapete del’aereo che entra nella cupola ora non parla piu nesuno. Ora vi abracio forte e vi saluto,

Il Vostro caro amico,

Papa.