Giovanotto, si arrangi

Raimondo Lanza Branciforte di Trabia, Marchese di Butera, Signore di Mussomeli, si lancia dal sesto piano dell’Hotel Eden di via Veneto a Roma alle cinque e un quarto nel pomeriggio del 30 novembre 1954. Per fortuna sotto le sue finestre in quel momento non transita nessuno. Raimondo, peraltro, muore sul colpo. Non poteva reggere al tormento del collasso finanziario, dopo aver bruciato in pochi anni l’intero patrimonio di famiglia consistente in castelli, ville, terreni, un impero di solfatare ereditate e ridotte sul lastrico dal progresso.

Per omaggiare il defunto, l’amico Domenico Modugno scrive una canzone. No, non Volare (adatta ma forse di cattivo gusto) bensì l’inno alla nobiltà decaduta, Vecchio Frac: “Ha il cilindro per cappello, due diamanti per gemelli, un bastone di cristallo, la gardenia nell’occhielloooo…”

Raimondo viene da una vita quanto meno avventurosa. Figlio illegittimo di una tresca fra aristocratici – Giuseppe Principe di Scordia e Maddalena Aldobrandini Papadopoli – non ha mai lavorato in vita sua. Preferisce i finti mestieri: schermidore dilettante, spia per conto del regime nel Ventennio, console onorario a Parigi, discreto pilota automobilistico, viveur, presidente della squadra di calcio di Palermo, ospite dello Scià di Persia, frequentatore assiduo di Gianni Agnelli e ancor più della di lui sorella Susanna, non so se mi spiego. Fu infatti anche un grandissimo donnaiolo, specie con le mogli altrui, hobby che lo costrinse a un paio di duelli comunque vinti agevolmente a pistolettate o sospesi dai carabinieri sul più bello.

Ebbe diversi momenti di gloria, ma fra tutti, il maggiore resta forse quello del 9 settembre 1943, quando Raimondo incontra per caso Vittorio Emanuele III di Savoia, in fuga dalla guerra e da Roma verso le Puglie dopo l’armistizio del giorno prima, l’Italia sprofondata nel caos.

La vettura regale si ferma a un passaggio a livello. Il Nostro passava di là in bicicletta. Incredulo quanto disperato – era un monarchico sfegatato – ne approfitta. Si avvicina, bussa al lunotto: “Maestà, maestà, e ora cosa facciamo, che debbo fare io?”. Gli risponde sbrigativamente Badoglio, alzando il finestrino prima di invitare l’autista a ripartire: “Giovanotto, si arrangi.”

Questa voce è stata pubblicata in informazioni errate. Aggiungi ai segnalibri il permalink.

11 Responses to Giovanotto, si arrangi

  1. sandra dicono:

    vivere senza lavorare, o fare “finti mestieri”- sarà impopolare – ma mi piacerebbe un sacco

  2. Rots dicono:

    Pfiuu…meno male che s’è lanciato anni addietro, sennó uno così finiva che ci facevo dei fanacazzistini e poi mi sarei lamentata di dover pulire il selciato a via veneto.

  3. Firmato Ckf dicono:

    …ma siamo sicuri non si sia suicidato per l’insostenibile peso di avere un nome così lungo?

  4. FirmatoCkf dicono:

    dicono che un turista spagnolo assistendo all’omicidio abbia urlato: “Mira! Lanza!” e poi abbia fondato una ditta di detersivi.

  5. Vale dicono:

    Bah non so.
    Sta biografia mi ha messo addosso un po’ di tristezza. In fondo non era un ricco cattivo. Di sicuro meno peggio di quelli che girano oggi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *