Cari umani, approfitto dell’amicizia con il tenutario di questo sito per lanciare un appello. Mi presento, anche se non ho nome: sono un pesce. Sono un’orata, peso due etti e vivo in un allevamento industriale vicino al porto. Se va bene, settimana prossima sarò sul banco pescheria di un supermarket, o, peggio, surgelata in una scatola.
Vengo al dunque: noi pesci siamo i vertebrati più sottovalutati nella storia di questo pianeta: è ora che lo si dica chiaro e tondo. Scusate ma quando ci vuole ci vuole. Milioni, miliardi di noi vengono uccisi da voi umani ogni giorno. È un’ingiustizia, una vergogna. In uno dei vostri ristoranti, mio cugino settimana scorsa è finito in padella con olio e rosmarino. Non si lascia morire così una persona.
Noi pesci non ci consideriamo affatto inferiori a voi. Anzi. Siamo solo diversi: voi avete il vostro stile di vita (parlate, usate mani e piedi, respirate fuori dall’acqua, andate in ufficio), noi abbiamo il nostro.
Quella di non parlare è stata una scelta. Ancora oggi la voce ci sembra una capacità inutile. Siamo muti e ci va bene lo stesso. Almeno evitiamo di sparare scemenze tutto il tempo, come voialtri fate.
Per quel che riguarda mani e i piedi, non avete niente da insegnarci: nel paleozoico, fu un pesce coraggioso a uscire dal mare e, per primo, camminare sulla terraferma. Sì, cari miei, siamo stati noi i precursori di questa moda dell’andare a passeggio. D’accordo, abbiamo impiegato un bel po’ prima di imparare a respirare all’aperto e trasformare le pinne in piedi, ma alla fine ci siamo riusciti. Prima di noi, sulla terra non c’era mai stato nessun altro, a parte qualche zanzara e le erbacce.
Poi, i migliori fra noi hanno preferito tornare in mare e ridarsi al nuoto, certo. Ma siamo pur sempre i vostri antenati.
Noi vi abbiamo creato.
Discendete da noi. Non potete trattarci così.
sono d'accordo: se il mio bisnonno fosse ancora vivo lo sbatterei in una casa di riposo trattenendo tutto quello che posso dalla sua pensione.
addio, e grazie per tutto il pesce.
bravo ragazzo. tuo bisnonno sarebbe fiero di te.
Cara Gianna,
sappi che io sostengo da sempre la tua causa. Fin da piccola, infatti, ho sempre rifiutato con sdegno il baccalà che mia madre mi metteva nel piatto, a volte anche mettendomi a piangere. Se non è solidarietà questa!
Certo che la triglia gratinata, però… E va be', nessuno è perfetto… se non altro spero che tu possa apprezzare l'impegno.
r.
Anche la cernia al forno, tutto sommato, ha il suo perché.
Eh, ma il Delfino è imbattibile… lo dico senza falsa modestia… ; )
Confu io ci ho un cugino – non è uno scherzo è un cugino vero – che è studioso delle chiacchiere dei pesci. Mi ha fatto sentire na cassetta!
Ora da quel che ho capito ci vole un convertitore di suonini per sentire cosa si dicano i pesci.
Quanno li senti più o meno e come un duetto di pernacchie.
Un consiglio alla triglia: scappa finchè sei in tempo!
non piangere pesce,
poi respiri sofferenza
Cara triglia, come darti torto?
La gente di terra è spocchiosa e arrogante. Avevo un cugino pastore, proveniva da Monaco, era infatti un pastore tedesco, di quelli col pelo talmente lungo che gli arriva sotto le zampe e ci inciampano dentro. Era così fesso che cercava di acchiapparsi la coda pure mentre cagava.
Un giorno ha cercato di mangiare Filiberto, il pesciolino rosso: ha infilato la testa nella boccia di vetro ed è annegato così, mentre Filiberto gli nuotava davanti agli occhi. Credo che gli abbia fatto anche i bisognini nell'orecchio.
Vedi, cara triglia, i terricoli sono proprio fessi. Vai pure tranquilla all'appuntamento a Milano, sono sicuro che incontrerai un sacco di amici.
Un affettuoso saluto dal tuo amico gatto.