Anche ieri sera il papa è venuto a trovarmi a casa mia

Anche ieri sera il papa è venuto a trovarmi a casa mia. M’ha fatto un’improvvisata. Non è la prima volta. Anzi.

Di solito va così: alle 22 circa squilla il citofono, chiedo chi è, risponde uno dei suoi accompagnatori e mi dice per favore apra che qui c’è il papa. Per sincerarmi non sia lo scherzo di qualche buontempone, ogni volta m’affaccio alla finestra. E là sotto, sul marciapiede di fronte al cancello, c’è davvero un codazzo di arcivescovi, chierici, alabardieri e lui, assiso sulla portantina sostenuta a spalla da una dozzina di valletti. Qualche passante si ferma e ride, pensa al carnevale, ma sbaglia. Si tratta proprio del papa.

La arrampicata della portantina con lui sopra, su per due rampe di scale a curve, dura circa venti minuti. Quando poi finalmente il corteo arriva al piano del mio (misero) appartamento, i valletti abbassano il trono per lasciar passare il papa senza che sbatta la testa contro la porta.

In salotto, il pontefice viene calato a terra dall’intera comitiva. Entra, mi benedice e mi porge il dorso della mano con l’anello da baciare. Con un’abile mossa, lo spiazzo e gli stringo il palmo.

Il papa si sistema sul divano, gli uomini del suo seguito rimangono in piedi. Li invito a prendere una sedia, ad accomodarsi. Ma loro no, rifiutano. Sono abituati, e comunque grazie.

A casa mia il papa si sente a suo agio. Io un po’ meno, in questi casi: non mi piace avere ospiti inattesi. Lo guardo e mi domando: cosa vorrà costui? Perché è qui? E quando se ne andrà?

Per togliermi dall’imbarazzo, tento di intavolare una conversazione su argomenti facili: il tempo, come va il lavoro, la salute. Ma il papa non sembra aver molta voglia di chiacchiere. Piuttosto, mi chiede qualcosa da bere. Del rosolio, o una tisana, magari. Posso offrire solo dell’acqua del rubinetto, che lui accetta ma un po’ seccato. I suoi accompagnatori naturalmente non hanno sete, non prendono nulla: “Siamo a posto”.

Il papa mi propone di guardare un po’ di televisione. Dopo un giro sui canali, per non correre rischi, mi fermo a un documentario sugli animali. Programma innocuo, niente ballerine né politica né parolacce. Un cardinale mi guarda e annuisce: approva la scelta.

E tuttavia, ben presto il papa pare annoiarsi. Sbadiglia, si distrae.
Di botto se ne esce con un’idea: dai, giochiamo a carte. E va bene. Mi tocca accontentarlo.

Ci facciamo una partita a rubamazzo. Io, il papa e due giocatori selezionati da lui (una guardia svizzera e il vescovo più anziano). Gli altri, sempre in piedi intorno al tavolo, gli danno suggerimenti, eppure il papa perde di continuo. La guardia svizzera e il vescovo cercano di farlo vincere, ma niente, non basta.

Torniamo ai divani. La conversazione langue, io guardo l’orologio. Il papa chiede dov’è il bagno. In sua assenza, uno dei cardinali mi prende da parte e a bassa voce e con tono solenne, mi comunica che il papa si è divertito ma ora ha sonno e vorrebbe andare a casa sua. Gli domando se serve un taxi; ma no, ma quale taxi, mi dice il cardinale, qui fuori in strada, ad aspettarli c’è già uno stuolo di automobili nere e di camion della polizia con le luci blu lampeggianti, vede?
Ci sporgiamo dalla finestra, e in effetti ha ragione. Alle nostre spalle, il papa si sta già infilando il soprabito.
Mi fingo dispiaciuto: “Così presto? Che peccato.” Lui mi ringrazia per la bella serata.

Se ne va via sorridente. Ma non prima di promettere di tornare a trovarmi prestissimo.

22 commenti su “Anche ieri sera il papa è venuto a trovarmi a casa mia”

  1. in confidenza, signor Confuso, da fonti sicure so che Sua Santità non disdegna qualche tiro di canna, se il contenuto della stessa è di qualità (provenienza marocchina o jamaicana). Ciò lo rende simpaticamente brillante e chiaccherone. Pensi che recentemente, a casa di un amico di amici, dopo aver fumato uno spinello piuttosto pasciuto, Sua Santità si è messo a raccontare barzellette sconce sui preti pedofili, pensi un pò.
    Poi si è addormentato di colpo ed è stato portato via in spalletta dal Cardinal Bertone.

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  2. Quell'altro, di papa, sì che sapeva che dire. Che a volte i post li scriveva lui. Si è più fatto sentire? Da quando è morto è passato una volta sola, pensavo che ora fosse più libero e invece…

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  3. ma 'scusi il disordine' glielo hai detto?

    e l'hai fatto accomodare sul divano bello? (quello con ancora su il cellophane per dire)

    ks

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