Quella che segue è una storia assolutamente vera. Mi è venuta in mente in questi giorni , visto che è l’anniversario della caduta del muro di Berlino nel 1989.
Io il muro l’ho visto, ancora in piedi, prima che cadesse, e dal lato orientale, cioè quello sovietico.
La vicenda: nell’estate di tanti, ma tanti anni fa, sono ancora un diciottenne, ma insieme a un amico abbiamo deciso: partiamo verso la Svezia. Per due adolescenti italiani, la Svezia rappresenta il paradiso terrestre: un luogo remoto popolato solo da bionde coetanee discinte, pronte a fare amicizia e altro insieme a qualsiasi turista mediterraneo gli si pari davanti. Così pensavamo. Sì, eravamo dei deficienti – come molti a quella età, e pure dopo.
Pianifichiamo il viaggio e i suoi costi: i genitori non hanno intenzione di mollare una lira (c’era ancora la lira, non l’euro) per la sciagurata avventura, e quando proviamo a spiegargli che “guardate che andiamo là per studiare la geografia e l’arte scandinava”, loro quasi ci prendono a botte. Perciò.
Perciò, costretti ad arrangiarci con i pochi risparmi del salvadanaio, alla fine scegliamo l’unico volo che rientra nelle nostre possibilità. Un improbabile Milano-Berlino Est-Stoccolma su aerei di linea della DDR, la Germania orientale, una dittatura filorussa. Aerei a eliche, giuro. Una specie di low cost dell’epoca.
Per l’alloggio, a Stoccolma ci ospiterà un amico. Per il vitto, ci saremmo barcamenati fra discount e digiuni. Vai, si parte.
Naturalmente, la vacanza in Svezia si rivela un fallimento totale: in sette giorni, neppure una ragazza nativa ci rivolge la parola. Mai.
Impariamo che là le giovani, di sera dopocena, studiano o vanno a dormire. O se escono escono col fidanzato, un vichingo alto tre metri e largo due, e comunque quando sono sole di sicuro non danno retta a degli sconosciuti italiani che le abbordano per strada.
Una sola volta riusciamo a imbucarci a una festa di svedesi, ma quasi tutti maschi e sulla quarantina. Per il resto, passiamo le giornate in casa o in una pizzeria con una combriccola di liceali bolognesi finiti lì per i nostri stessi motivi e con gli stessi risultati. Inciso: Stoccolma si rivela città ostile, sia per il clima gelido sia per la terrificante cucina locale.
Sì, ma ora basta con ‘sta Svezia, dovevamo parlare di Berlino Est, di guerra fredda, di cortina di ferro. Eccola, ora arriva.
Al ritorno, come già all’andata, ci tocca lo scalo a Berlino Est, ma stavolta l’intervallo fra i due voli è di otto ore. E allora che facciamo? Andiamo a vedere qualche monumento. Cioè? Bè, ovvio: il muro. Il muro? Ma sì, siamo a Berlino, andiamo a vedere il muro di Berlino. È l’attrazione più famosa. Anzi, col muro ci facciamo qualche foto, come si usa davanti alla torre di Pisa o al duomo di Milano da noi. D’accordo, d’accordo. Andiamo al muro.
Chiediamo ai passanti: Scusi, dov’è il muro? – ma nessuno ci risponde, anzi, ci guardano parecchio male, o fanno strani gesti. Boh, forse non ci capiscono, sarà colpa del nostro inglese scolastico.
Poi, vagando, lo vediamo, in fondo a un viale. Il muro, sì, sì, è lui. Eccolo là, evviva, dai, fammi la fotografia davanti al muro, anzi, già che ci sei, fotografa anche il filo spinato, i cavalli di frisia, la torretta, la guardia lassù con fucile e binocolo.
Un secondo dopo aver pronunciato questa frase, siamo circondati dall’esercito del Patto di Varsavia. Ci puntano i mitra addosso. Ci arrestano. Sul serio, ci arrestano proprio.
A questo punto della storia, mi ritrovo in manette su un auto della polizei di una nazione nemica, stretto fra due militi, due soldati molto arrabbiati e molto armati. Il mio amico è stato portato via su un’altra macchina. Dietro al finestrino, scorre il panorama della città più cupa, grigia e deserta che si possa immaginare, in confronto Stoccolma pareva Copacabana il giorno di carnevale.
I militari ci conducono in una caserma di periferia, o una prigione, non si capisce, e ci chiudono in una cella. Non scherzo: io sono veramente stato in una cella, legato, nella Germania Est sovietica.
Il mio amico piange. Io per tranquillizzarlo gli racconto la storia di “Fuga di Mezzanotte”, celebre film dell’epoca su un ragazzo che va in un paese lontano ma per errore viene preso e piombato in galera per decenni. L’amico piange ancora di più.
Passano le ore. Una, due, tre, quattro, cinque ore.
Poi, chi lo sa, forse i poliziotti se ne rendono conto. Guardano i passaporti: non è bello torturare e uccidere due stranieri minorenni, due pirla, poi magari il nuovo segretario del Pcus, Gorbaciov, lo viene a sapere e ci sgrida. Forse è meglio lasciarli andare.
Aprono la cella, entrano. Un tizio vestito da generale, con il cappello a visiera e le medaglie sulla divisa, ci intrattiene urlandoci in faccia un lungo discorso in tedesco di cui non capiamo una parola. Poi lui distrugge le nostre fotocamere calpestandole con gli anfibi. Ci spiega a gesti che non potremo più visitare la Germania Orientale, mai più. Quindi ordina ai suoi di sbatterci fuori. Fuori.
Siamo fuori.
Corriamo in direzione dell’aeroporto, rapidi come due centometristi. Fra un’ora c’è l’aereo per l’Italia. Il prossimo chissà quando ricapita. Siamo a Berlino Est, in una città che fra due anni smetterà di esistere.
Veramente una bella storia di vacanza raccontata molto bene, riuscendo a descrivere l emozione di quegli anni, ma soprattutto leggendola si rivive assieme l avventura e si partecipa emotivamente al viaggio. Viene trasmessa l idea del partire e l andare verso la curiosità, il desiderio e l esplorazione del mistero con addosso l animo intrepido ed al tempo stesso la paura. Confesso che la Svezia ed il Nord Europa hanno una attrazione forte per me che non vi sono mai andato, ed essendo appassionato di cinema adoro i films danesi, svedesi e norvegesi, di cui un regista tra tutti Ingmar Bergman. Ancora grazie per il Road Movie..
Confermo #1, (a parte la questione conema, di cui non capisco un accidente). Bel racconto !
Dovevate chiedere ai passanti informazioni per vedere il "vallo protettivo antiimperialista (o anticapitalista)". Quello era il nome ufficiale del muro. E sì, ci credo che vi abbiano arrestati: chiederlo in giro era impensabile. Io la mia avventura non ho mai finito di raccontarla, ma sarebbe qui: http://www.lavitaistruzioniperluso.com/article/7/berlino
ma almeno li avete mangiati i crauti con wurstel e birra?
http://www.starfarm.it/firecorall/try
sì, li abbiamo mangati, ma a milano il giorno dopo.
Io so di vichingi alti 2 metri che non vedono l’ora di arraffare ricciolute siciliane.
Mi sa che parto.
Minchia confuso adorato, la pirlitudine di "scusi dov’è il muro?" la meritava una castigazione minima. capisco che questa è stata troppo ma Dio bbono eh:)
Chiedo scusa Zaubè, ma come doveva dire? Chiamiamo le cose col loro nome. Il muro si chiama muro. C’era e andava visto.
Qui quando ci chiedono dov’è che è stata la strage di Capaci, mica tiriamo dritto ingrugniti.
Sia che essa possa essere pura curiosità o condivisione di un triste accadimento reale.
L’importante è non dimenticare.
laura devi immaginare la domanda con la strage in corso.
no io mi sarei vergognata.
e confuso infatti ci ironizzava
Che bella la vita Signor Confuso
Maledette spie americane! Volevate forse carpire i segreti del "vallo"?
Esagerati questi tedeschi, il mondo già sapeva del muro, perchè nascondersi dietro ad un dito?
io vorrei solo sapere chi mette in giro voci di Svedesi facili, disponibili e abbondanti!
…e meno male che non sono più partito per Stoccolma… comunque da fonti certe dicono che il paradiso sia l’Ungheria, ci sono muri di cui non chiedere lì?
Ckf caretto niente muri in Ungheria! E spesso le signorine sono meno riservate. Ora non so com’è la situazione però – spero migliorata – quando ci sono andata con gli amici miei le signorine erano estroverse per fame, e non facevi attempo a dire uh che bel culo che già ti ritrovavi ammogliato.
Marò come sono seria sto giro Confuso abbasta post amarcordici politici.
E Praga?
Caspita, una volta ho chiesto dov’era la Primavera ed eravamo ad aprile.
Non vorrei avere offeso qualcuno.
Laura
ma il #1 scherza o è serio?
stu
dai, ma non è vero, non ci credo che sei così pirla 🙂
Ah, io al massimo mi sono limitato a scarabocchiare come un demente sul muro o a fare foto di dubbio gusto su e contro di esso. Ma sono di un’altra generazione
Ghebuz
signor stu #16, a mio modesto parere uno che scrive che gli piacciono i film danesi, svedesi e norvegesi, non può essere serio 😛
firmato ckf
unica discrasia: "estate 1987" e "distrugge le nostre fotocamere".
ok che eravate delusi, ma definire stoccolma peggio di livorno grida vendetta….
#20: ecco, avevo il dubbio: ma fotocamere vale solo per le moderne macchine fotografiche digitali? e se sì, perché?
La macchina fotografica o fotocamera (unione del termine greco φως phōs, Gen. φωτός phōtos, luce con quello latino, camera obscura, camera oscura) è lo strumento utilizzato per la ripresa fotografica e per ottenere immagini di oggetti reali archiviabili su supporti materiali o elettronici. La fotocamera in senso stretto, quella più nota e diffusa, lavora con la porzione dello spettro elettromagnetico visibile o luce ma può sfruttare altre porzioni spettrali, o differenti forme di energia, riflesse, emesse, diffuse o trasmesse dall’oggetto da rappresentare.
Loffyna
discrasia???
una volta su questo blog le parolacce non erano tollerate 🙁
firmato ckf
Ho letto tutto il blog da cima a fondo.
Davvero molto bello.
Anch’io scrivo racconti/storie.
Se ti va di passare mi fa piacere.
*25.
ma tutto tutto tutto??
io vidi distruggere macchine fotografiche e cineprese. A riprendere, non faziosi sciagurati di precisa parte politica. Erano giornalisti di RAI INTERNATIONAL. Ed eravamo a Genova, luglio 2001.
#25: mi spiace per lei. vista l’ora del commento spero che la lettura le abbia almeno conciliato il sonno.
michelesilenzio, sì ma a genova i vopos non si limitavano distruggere le macchina fotografiche: menavano proprio la gente.
ma noooo. dai StockHolm non è come Livorno. a me piace tanto la sua naturale calma … a Livorno ci sarà industriale calma 🙂
e cmq volevo dire che dopo questo post, definirei il tuo blog nella categoria dei "Road Blog" 🙂
Bella, bella storia, bella, bella, bella! Naturalmente soprattutto per il lieto fine… non da Confuso, eppur è sua!
….se ne hai altre…. 😉
Giuli
A mio cugino è successa la stessa cosa. Forse era la persona con te. O forse sei tu. Sta di fatto che non ha mai più fotografato un muro. Nemmeno quello di una casa o di un giardino. Nemmeno con una persona davanti o sopra.
minchia….
stoccolma è una città romantica e bella…ritornaci ora, da grande!
Ah! Non mi è proprio nuova questa storiella.