L'oroscopo

“Ma tu di che segno sei?” è una delle domande che sento sempre più spesso dai miei coetanei. Mi cascano le braccia se debbo trattenermi con chi pone quesiti del genere. Capisco subito che l’interlocutore è poco intelligente, e lo capisco senza conoscere il suo, di segno zodiacale.

“Allora? Di che segno sei?” Se me lo chiede qualcuno che non conosce la mia data di nascita, rispondo nominando il primo segno astrologico che mi viene in mente. “Lo sapevo! Infatti i Pesci sono proprio come te, sensibili, un segno d’acqua, ma la settimana prossima sarà un bel periodo per te, perché Giove…” Ma vaffanbrodo, vorrei ribattere. Ma cosa vuoi che ne sappia Giove di ciò che mi succederà la settimana prossima.

La mia capa

Sono in ufficio. Risentimento.

La mia capa è una donna di circa 40 anni, di buona famiglia milanese. Abita in pieno centro storico. Parla con una erre rotondissima, alla francese. I soldi le hanno permesso di ringiovanire: si è fatta rifare il naso, siliconare le labbra, alzare gli zigomi, correggere il taglio degli occhi e ingrandire i seni. Lo racconta lei stessa. Non ha potuto avere la bellezza, perché la chirurgia estetica non basta, a volte. Questo però non lo dice.

È una tipa nervosa, fin dal primo mattino. Mentre beve il primo dei suoi tredici caffè giornalieri e mi fuma in faccia, racconta con un sorriso finto e un po’ forzato che la sera prima è stata nel locale chic dove ha cenato nella stessa sala dove sedevano la figlia del primo ministro di questo paese. Oppure descrive con minuzia la villa dei genitori a Malindi, in Kenya. I suoi genitori, entrambi italianissimi, vivono a a Malindi, in una enorme casa con piscina e servitù. A pranzo la mia capa torna sull’argoment e mi spiega che a Malindi spesso organizza dei picnic nella savana con Flavio Briatore. Lo dice davvero. La mia capo è amica di Flavio Briatore, e anche di Naomi Campbell. “Con Flavio ci diamo del tu”, dice lei, fierissima e ilare.

Provo un forte risentimento verso lei, Briatore e pure Naomi Campbell.

Serata

Alla televisione un tipo bercia dei motivi per cui ha cominciato a fare l’attore. Sento, ma non guardo: è come un rumore di sottofondo, peraltro piuttosto fastidioso. Il mio lentissimo collegamento internet sta scaricando della musica da un computer lontano migliaia di chilometri, in Asia o America. La tv accesa ma completamente ignorata urla scemenze come se volesse farsi notare da me. Sembra quasi che il volume si sia alzato da solo. Non è allucinazione, C’è un motivo: la pubblicità. Le reclame vengono trasmesse ad un livello sonoro più alto. Lo fanno per attirare l’attenzione. E quindi, spengo.

Inizio

Diario di una persona che in una giornata di maltempo apre il suo blog. È un esperimento, non si sa come andrà a finire. D’altronde gli esperimenti si fanno proprio per vedere come andrà a finire.

Milano, Europa sudoccidentale, novembre 2002 dopo Cristo: tempo grigio, freddo, pochi soldi e idee piuttosto confuse in testa sul futuro, e anche sul presente e sul passato.