Fiori, bambini, colori

E così, per gioco, abbiamo rapito Albertino di radiodigei. Dopo averlo torturato un pochino, all’ora di pranzo lo abbiamo legato ai binari del treno in un punto indefinito tra le stazioni di Milano Lambrate e Milano Rogoredo. Il poverino era pure imbavagliato, per cui non ha potuto nemmeno urlare quando l’Intercity delle 13.56 proveniente da Lecce gli è passato a gran velocità sull’addome (o attraverso l’addome, dipende). Dopo, siamo andati a vedere cosa era rimasto: di Albertino non restava alcuna traccia, a parte una strisciolina molto lunga e colorata, indelebile verso l’orizzonte, stampata sulla rotoia.

Oggi è una bella giornata di sole qui al nord: sembra quasi primavera. Stiamo cogliendo margheritine sulla scarpata tra la tangenziale e la ferrovia. L’erba è alta, ci son pure lumachine e quadrifogli. Ogni tanto, qualcuno di noi mostra il suo mazzetto di margheritine agli altri, che sorridono e si complimentano.

65 commenti su “Fiori, bambini, colori”

  1. No scusa eh… ma è che non ci capisco più un cazzo… ma sei tu l’ideatrice nonchè tenutaria del blog di bloggers liguri?
    Sono beatnik… non avevo voglia di loggarmi…

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  2. anch’io l’ho letto quel libro, anche se di Ermanelli preferisco “Viaggio alla fine di una coloritura”, se non altro per la sottile estetica del pandemonio che lascia trasparire verso la fine del romanzo, quando la protagonista, vedendo passare in una piazza principale di Milano quel ragazzo disponibilissimo che è Sapo, esclama : Quello si che è un gran bel pezzo duomo

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  3. Ma mentre era lì che si dibatteva ché stava arrivando la littorina a pedali, gli avete almeno chiesto cosa cazzo si faccia ancora chiamare Albertino che cià quasi cinquant’anni?

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