Come forse ho già raccontato, sto allevando un polpo in casa. E proprio oggi decido di fargli una sorpresa: stavolta lo porto in piscina a fare il bagnetto. C’è una piscina pubblica coperta, a pagamento, qui vicino, e quindi mi metto il polpo in tasca e ci vado, anzi, ci andiamo. Alla reception pago l’ingresso solo per me, il polpo continuo a nasconderlo in tasca: so che mi farebbero delle storie se gli dicessi “Due biglietti, uno per me e uno per il mio polpo”.
Ma quando arriviamo a bordo della piscina e estraggo il polpo dalla tasca, ci si para contro un bagnino. Un bagnino grande come una casa, che ci insulta, a me e pure al polpo. Grida che nessun animale è ammesso alle vasche (il suo linguaggio, in realtà, è assai più colorito). Tento di far valere le mie ragioni: questo è un animale marino, avrà pure il diritto di farsi un tuffo. L’interlocutore non vuole saperne. Non ci lascia passare, ci dà pure un paio di spintoni. Il polpo mi guarda con aria interrogativa, come se volesse dire ehi ma chi è questo qui, cosa diavolo vuole.
E allora, a questo punto. A questo punto prendo coraggio: inizio a roteare il polpo in aria. Poi, con tutta la forza che ho, lo lancio in alto, oltre il bagnino, verso la piscina. Il polpo vola, centra in pieno una signora anziana sulla schiena, e infine scivola sott’acqua.
I bagnanti si mettono a urlare (che schifoooo, un polpooo!) e corrono fuori dalla piscina, ma a me non interessa. Sì, nel frattempo i bagnini mi stanno picchiando e pretendono che vada a tirarlo fuori da là – ma a me non frega niente, voglio solo osservare il mio polpo che finalmente nuota e si gode le sua abluzioni. Che tenerezza. E invece.
E invece lui si trascina fuori dall’acqua. Oddio, sembra stia male. Rutta, tossisce, tira su col naso. Vomita. Il cloro. Porco giuda, il cloro, non ci avevo pensato.
Adesso siamo al pronto soccorso veterinario, ma non vogliono farci entrare nemmeno qui.