La nuova social media strategy di questo sito

– Oh bene, ben trovati, cari signori, eccoci qua a trattare di un argomento molto importante, fondamentale direi.

– Sì sì, giusto, svelaci la verità.

– Mi riferisco naturalmente alla nostra futura strategia sui social media.

– Evviva, evviva.

– Per rilanciare questo blog da tempo in disarmo, il titolare mi ha assunto affidandomi la responsabilità della comunicazione sui social media, fonte di certi ritorni forsanche economici.

– Giusto, parole sante, che gli dei ti benedicano, te e quel pirla del titolare!

– Vi confesso che io non so neanche bene cosa siano, ‘ste benedette social media strategy, però non lo sapete neppure voi, e comunque ogni giorno uso facebook dal mio iphone per scambiarmi messaggi con mia moglie, e quando vado in vacanza pubblico lì le foto delle mie vacanze.

– Non essere modesto, le tue competenze sono smisurate: mostrarci la via verso il Futuro.

– Anche stamane ho messo sul profilo (è così che si dice, vero?) una foto del mio cane, ricevendo un discreto numero di like. D’accordo, erano solo 6 like di cui uno da mio cognato, quattro di miei ex compagni di scuola che per inciso mi stanno pure sui coglioni, e uno, il primo like, era mio. E tuttavia credo di poter ritener sia stato un discreto successo social.

–  Bravo, bravo, te ne metto uno anche io, di like.

–  Grazie, ricambierò. Ma veniamo a noi: l’ordine del giorno di questo meeting prevede di discutere della nuova social media strategy di questo sito. Confesso e ribadisco a scanso di equivoci di non aver affatto chiaro cosa sia, una social media strategy, e tuttavia di tale argomento ne parlo lo stesso, tanto nessuno di voialtri oserà contraddirmi.

– Bravissimo, evviva.

– Ordunque, cosa facciamo con ‘sti social media? Dobbiamo averli anche noi, perché oramai se non hai i tuoi account su Twitter e Facebook sei considerato un cretino, almeno in questo ambiente della comunicazione multimediale nel terziario digitale. Persino il panettiere sotto casa mia ha intrapreso una sua social media strategy per promuovere il negozio, peraltro con ben poco successo (al momento ha soltanto 6 follower: sua cognata, quattro suoi ex compagni delle elementari e un finto account creato da lui stesso con un nome falso).

– Geniale, bravo, bravo.

– Ci sarebbero altre strategie, come quella di comperare follower e fan finti in Brasile, o in Indonesia, o in Bangladesh, a prezzi modici, circa 0,02 euro a cadaun fan, per poi vantarsene con i clienti ignari della truffa, come io sto facendo con voi decerebrati che mi applaudite senza capire assolutamente nulla di quanto sto affermando.

– Bravo, bravo!

– E tuttavia sarà chiaro anche a voi che un blog in italiano ha come scopo la lettura da parte di gente che possa comprendere ciò che vi è scritto, ossia testi in italiano, appunto; e se se i tuoi fan, o follower, parlano benissimo l’indonesiano o il malgascio ma non capiscono una beata ceppa di italiano, non ha molto senso avere costoro come lettori …

– Ma quante ne sa, quante ne sa!

– E naturalmente useremmo anche degli hashtag.

– Gli hashtag, che figata, gli hashtag.

– Grazie, amici, grazie. Proprio tutto vi bevete. Meglio per me, non certo per voi. Ma andiamo avanti. C’è poi la nuova strategy di pubblicare fotografie, perché come dice il famoso guru del social networking americano, quel tizio famosissimo di cui non ricordo il nome ma in fondo chi se ne frega del nome, più importante è ciò che insegna e pensa, dicevo: c’è poi la nuova strategy di inondare i social media di foto, brutte o belle che siano, senza nessun motivo apparente ma solo al fine di dimostrare a terzi di essere attivi, di aver un sacco di belle foto, di aver poco anzi nulla da dire ma molto anzi tantissimo da fotografare. Penso ad esempio – prendo fiato per creare la necessaria trepidazione – a Instagram.

– Sei il nostro idolo, quanta saggezza nelle tue parole, o vate.

– Per concludere, amici…

– Come concludere? Non ci hai ancora detto nulla di concreto, soltanto scemenze.

– E lo so ma la riunione sta finendo, e io ho un altro impegno.

– Sì ma quindi ‘sta social media strategy?

– Ma niente, aprite una pagina Facebook, apritevi un Twitter, magari anche un Instagram, e via, aumentate il numero di come si dice, follower, e mortà lì.

– Ehi ma tutto qui, ci stai pigliando in giro?

– Suvvia, i soldi non crescono sugli alberi ma i like invece crescono da soli, metto sul piatto anche del buzz, del viral, un video su youtube, un assaggio di native advertising, mezzo etto di gamification, qualche altro hashtag…

–  E…

–  E basta.

–  Tutto qui?

–  Sì.

–  Bravo, bravo, evviva. (euforici, lo portano in trionfo)

Il nuovo direttore marketing

Egregio popolo della rete, cari amici e uomini di affari, sono il direttore marketing di questo blog, forse qualcuno di voi si ricorderà di me, ad ogni buon conto eccomi qua, e siccome ne so a pacchi oggi vi spiegherò come funzionano Internet, i social network, il new marketing, facebook, twitter, gugle e il futuro dell’informazione nel III millennio. Immagino che siate già in diverse migliaia di persone a leggermi e quindi comincio subito a insegnarvi due o tre cose importantissime.

1.Piccola case history per spiegare a voi poveracci come risolvere i problemi nell’era delle nuove tecnologie e dei social media. Allora, ieri non ricordavo più la password di Facebook e non riuscivo ad accedere al mio account. E quindi, mi sono chiesto: mo’ come cazzo posso fare? Facile, mi sono risposto subito, con estrema sicurezza e un filo di supponenza: senza perdere tempo con le procedure di recupero, telefono alla Facebook SpA e chiedo di assistermi, che io in fondo sono un cliente, and client is king. Così, apro il sito delle Pagine Gialle del Nord America, vado alla F, cerco il numero di telefono della Facebook e con tono risoluto domando alla centralinista di consultare il database e leggermi la password a voce: la strada più corta è sempre la più breve, come dicevano sempre il mio professore del master e anche mio nonno. Vabbè, d’accordo, in realtà alla fine il centralino non mi ha manco risposto, ma solo perché io distrattamente non avevo tenuto conto del fuso orario e in California erano le 3 di mattina, gli uffici stavano chiusi. Altrimenti avrei potuto risolvere il problema in pochi secondi, con una semplice telefonata intercontinentale. Non è fantastico?

2. A Londra è andato molto ma molto bene il mio meeting con il management di Sfaccimr, una agenzia di media marketing appena nata ma di sicuro successo. Ci siamo incontrati nella loro nuova sede e abbiamo parlato a lungo di strategie e di affari; o meglio, ho parlato io, loro alla fine del mio lunghissimo discorso hanno ammesso che purtroppo non capivano l’italiano. Però sorridevano, e molto. Poi mi hanno lasciato da solo sui divanetti della reception (loro avevano da lavorare, dovevano farmi un preventivo) e quindi ne ho approfittato per giocare a tetris con l’ipad, leggere le ultime news dal sito della Gazzetta e guardare video di incidenti stradali su YouTube. In serata io e i miei nuovi fornitori siamo andati nel miglior ristorante della città a mangiare ostriche e aragoste, e alla quinta bottiglia di barbaresco, preso da un raptus di public relations, ho pensato di offrire io la cena.

3. “Sticazzi il Twitter”, come mi ha detto l’altra sera il mio consulente di fried air & smokesales communication mentre ci prendevamo assieme un cocktail e lui per scherzo mi sfilava il portafogli dalla tasca interna della giacca senza che me ne accorgessi (poi me lo ha restituito, rivelandomi il simpatico gioco di prestigio). Ma veniamo al sodo: ho configurato il geolocalizzazitore di Twitter per condividere la mia posizione in maniera fraudolenta, così i miei amici e colleghi pensano che io sia in Cina per lavoro e invece me ne sto comodamente a casa mia a Milano in mutande e ciabatte a guardare la televisione, con l’aria condizionata sparata sulla schiena. Un’idea geniale, lo so, per ora non posso dirvi di più ma ve ne parlerò meglio al prossimo convegno, il Powerpoint Simposium di Zibello (Pr), cui mi hanno invitato come relatore e sponsor unico. Bene, adesso vi saluto, torno sul divan… Scusate un momento, mi squilla l’iphone, ehi ma cosa cazzo succede, come mai la Mastercard mi avvisa via sms che sto acquistando dei rolex d’oro in una gioielleria di Santa Margherita Ligure?

I prezzi che finiscono per virgola 99 euro spiegati alle plebi (e altre idee per markettari truffaldini)

Uno dei particolari più comici e surreali dell’economia consumer del nostro tempo è rappresentato dai prezzi che finiscono per 9. Dicannove. Novantanove, novecentonovantanove, novemilanovecentenovantanove, 199, 299, 399… Ancora meglio (o peggio) quelli che finiscono per ,99 (ossia ,99). Il massimo poi sono quelli che finiscono per 9 virgola 99 (per esempio: 99,99).

Codesto è un sagace artifizio psicologico messo in atto dal sales & marketing system globale, confidente nella dabbenaggine del potenziale cliente.
Se tu avventore vedi scritto “99,99 euro” il tuo cervellino fritto e impanato triterà nell’ordine le seguenti conclusioni:
1 – “Bene, è un numero di due cifre, non tre”
2 – “Costa solo 99 euro”
3 – “Sì, vabbè, 99 e rotti, ma non sottilizziamo”
4 – “Comunque sempre meno di cento di euro. Mi pare un’occasione. Lo compro.”

Ecco, ci sei cascato come una pera! Ma come sarebbe a dire “Meno di cento euro”, cretino! Il prezzo è cento euro! Non lo vedi? Sei cieco? O soltanto rimbecillito? Scusa, eh, ma questi ti pigliano per il naso, diobono, e tu manco te ne accorgi.

Postilla per soli commercianti e creativi del marketing
Alcune nuove ideuzze per i cartellini dei prezzi che finiscono con: virgola 9 periodico euro:

9,999 periodico €  (cioè virgola 9 seguito da un numero infinito di altri 9: la cassiera incamera una banconota da 10 euro ma non dà nemmeno il resto, che è appunto inesistente);

9 π € – il cliente scarso in matematica ignora che il prezzo, alla cassa, verrà moltiplicato per 3,14);

9² € – il 2 (esponenziale) è scritto piccolo piccolo, il compratore non lo vede ma alla cassa dovrà pagare 81 euro anzichè 9. Se va bene si possono usare esponenti anche più alti;

∞ €  – l’utente crede siano otto euro, in realtà si trova di fronte al mitico Prezzo Infinito: alla cassa potranno pretendere qualunque cifra (e anche il pignoramento dei mobili, l’ipoteca sulla casa, un debito vitalizio illimitato e inestinguibile, e così via…)

 

Piccolo inconveniente per il direttore marketing della Zexus s.r.l.

Piccolo inconveniente per il direttore marketing della Zexus s.r.l., software house specializzata in distribuzione di crm per la silvicoltura e fondata dal papà del direttore marketing, papà che peraltro è anche amministratore delegato, presidente, Ceo e la sera dopocena si occupa della contabilità, assieme alla figlia, che fa il quarto anno di ragioneria. L’azienda ha tre dipendenti: il direttore marketing, suo papà e la figlia che fa ragioneria, appunto. Fino a ieri, tutto bene.

Dicevamo, il direttore marketing della Zexus ora non si sente tanto bene: Stava guidando ma si è distratto solo un momento a guardare il manifesto pubblicitario di una nota marca di biancheria intima, quello con la tipa che si tira giù le mutande e intanto dice pure “Cosa guardi, coglione?”, insomma lei l’aveva pure avvertito: sfortuna volle che proprio in quel momento il semaforo dell’incrocio fra via Plezzo e via Pordenone fosse diventato rosso.

Tre millisecondi dopo l’intero filobus numero 55 faceva il suo ingresso all’interno della vettura del direttore marketing, attualmente ricoverato all’ospedale di Biassono con trauma cranico, nove costole sbriciolate, frattura di entrambi femori, sangue dal naso, lividi, occhiali rotti e persino la tosse, giacché al momento dell’impatto ha inghiottito la sigaretta accesa che teneva in bocca. Guarirà, ma non prima del 6 marzo 2036, dice il primario.

Dettaglio religioso. L’ultima parola pronunziata dal direttore, quando con la coda dell’occhio ha visto un autosnodato da 30 tonnellate piombargli addosso, è stata “Ommadonna”.

Il Direttore Marketing tenta di portarmi in televisione al fine di rendermi celebre (ma non ce la fa)

Il Direttore Marketing del Mio Blog, che ad interim è anche il Direttore Marketing della mia vita (in)dolente e del mio totale fallimento nella carriera, nelle relazioni umane e nella comprensione della realtà che mi/ti/ci circonda nonché dell’esistenza di Dio dei marziani dell’aldilà di atlantide e del mistero dei vichinghi che sbarcano in america quattro secoli prima prima di Colombo solo che loro arrivano in canada e non trovano una ceppa di nessuno a parte degli orsi polari incazzati neri e quindi se ne tornano a casa – stavo dicendo, il Direttore Marketing è stato licenziato per la 354a volta.

Doveva convincere i produttori del Grande Fratello 66 che alla mia eliminazione, quando viene mostrato il montaggio di momenti tratti dalle puntate precedenti e la gente in studio si commuove, e l’eliminato nello split in primo piano ride e poi piange e la mamma poveretta piange e basta, ebbene la colonna sonora della clip doveva essere Stray Cat Blues dei Rolling Stones. Versione in studio. Tutta, dall’inizio alla fine, volume massimo. Non ce l’ha fatta: la produzione si era irrigidita su Elton John, lui, istruito da me, ha rilanciato con Stray Cat Blues però nella versione dei Soundgarden. Loro gli hanno chiesto e chi sono ‘sti Sangardi. Lui ha risposto che non lo sapeva manco lui però sulla lista che gli avevo passato c’era scritto di rispondere così. Allora la conduttrice della trasmissione si è arrabbiata e ha ordinato alla security di buttarle fuori questo cretino per piacere che ci abbiamo il programma tra 10 giorni mica possiamo perder tempo in questa maniera diobono. Insomma, è finita male.

Dopo la sconfitta, io e il Direttore discutiamo ancora. L’ho incaricato di trovarmi posto in un’altra trasmissione televisiva. Adesso siamo in trattativa per Superquark: il figlio di Piero Angelo miniautirizzato farà un viaggio nel mio corpo umano e da là dentro spiegherà agli spettatori il funzionamento dell’esofago e dell’aorta. Son cose.

L'email marketing all'inizio del XXI secolo

Erano mesi che la vecchia casella di posta elettronica di questo blog, registrata gratis et amore su Katamail, dava segni di insofferenza. La poveretta aveva cominciato a ricevere lettere dagli Stati Uniti, firmate da sconosciuti quanto molesti venditori di Valium e Xanax (evidentemente qualcuno pensava, non senza ragione, che io avessi bisogno di questi farmaci). Per ovviare al fastidio, la signora casella si era munita di un filtro speciale, ossia un’opzione automatica prevista dal programma: tutti i messaggi contenenti le parole “valium” e “xanax” venivano cestinati senza esser letti. La signora casella era soddisfatta di questa soluzione e si sentiva molto furba. Ma loro, i mittenti, per aggirare l’ostacolo hanno preso a scrivere le parole valium e xanax in modi diversi (va_lium, vaIium, va l ium, v.a.l.i.u.m., e così via).

Poi le missive anglofone si sono moltiplicate: commercianti di software pirata in saldo, chirurghi plastici, usurai specializzati in mutui trentennali, venditori di protesi porno… Tutti molto cortesi, tutti molto insistenti.

Ho scritto al dottor Katamail e gli ho chiesto se per puro caso avesse ceduto il database degli utenti a qualche malintenzionato: “Ma cosa va a pensare, signor mio,” – ha risposto lui – “anzi, già che ci siamo, le interessa un’enciclopedia? Un mutuo? Un vibratore usato? Un chilo di pomodori?”.

Quindi sono comparse le prime email delle ragazzine: “Ciao mi chiama Adalgisa, abito a Boston, ho 20 anni, mi piace la musica, il cinema e farmi le foto nuda seduta sul water, se vuoi chattare con me clicca qui”.  Una volta ci ho cliccato, lì. In un secondo sullo schermo si sono aperte quaranta finestre animate. Ma molto animate, forse persino troppo. Non avevo ancora finito di chiuderle, ‘ste benedette finestre, che mi telefona il direttore della mia banca: “Senta, Confuso, ma questo bonifico online da centomila euro a favore di una certa Adalgisa Inc., lei lo vuol autorizzare sul serio?”

Gli speditori di virus sono arrivati dopo. Sempre persone diverse, un esercito di mittenti che pareva l’elenco telefonico di Los Angeles. Jimmy, Claire, John, Pasquale, Sarah, Jason… “Hi!”, dicevano. E alla mail allegavano un file chiamato virus.exe, deleteyourcomputer.exe, andnowyoudie.exe e cose così. Hi lo dici a tuo padre, gli rispondeva io. Insomma, qui per leggere tre messaggi provenienti da esseri umani amici bisognava cancellarne 8.000 spediti da robot instacabili e pirla perseveranti.

Infine, il botto: in questi giorni, un supervirus gentilmente inviatomi da tale yblvdnbj@ahah.it ha raso al suolo casella e programma di posta elettronica. Orbene, mi tocca passare a nuovo indirizzo, e siccome qui siamo al passo coi tempi, ci siam fatti il Gmail, la casella email di Google. L’indirizzo, se interessa, è personalitaconfusa@gmail.com.

Come diventare ricchi, lezione 666

Per farla breve, oggi a mezzogiorno ero lì in casa mia, a tavola per il mio pranzo in solitudine: giornale e pizza margherita surgelata pronta in soli cinque minuti. Quanta mestizia. Ma in quel momento ho avuto l’Idea. Ho mollato tutto e sono corso a suonare al campanello della vicina di casa. Poichè non mi apriva, le ho preso a calci la porta:

– Signora, signora! Presto, venga a vedere!

L’ho trascinata a forza in casa mia, come un invasato, e le ho mostrato il piatto:

– Dunque? Non è incredibile?
– Ma che?
– Insomma, cosa vede?
– Una pizza. Peraltro bruciacchiata sui bordi e oramai fredda.
– Guardi meglio, guardi la macchia di pomodoro e mozzarella vicino a quella fogliolina di basilico.
– Boh. E quindi?
– Ma come, signora, è cieca? La macchia: è a forma di faccia di Padre Pio!
– Veramente io non…
– Ma sì, guardi, è chiarissimo! La barba, il naso. Persino le sopracciglia!
– Ragazzo mio, stai bene?
– Ma è lui, è lui, è il santo! Padre Pio mi è apparso nella pizza!
– A me non sembra…
– Un miracolo! Presto, signora, dobbiamo avvertire la gente! Il popolo deve sapere!

Adesso davanti alla porta del mio appartamento c’è una fila di 3.000 persone. La coda arriva fino in strada.
Io me sto all’entrata di casa: ho allestito un piccolo banchetto e faccio pagare 2 euro per l’ingresso al salotto.
Sulla parete dietro la tavola, protetta da un cordone, sta affissa la margherita santa, in una cornice a vetro.
“E’ lui, è lui, adoriamolo!” dicono alcuni mentre si inginocchiano di fronte alla pizza.
Pare che stasera arriveranno anche il sindaco e altre autorità. Prevedo di aumentare il prezzo del biglietto.

Che fine ha fatto il Direttore Marketing?

Un lettore insistente ma gentile mi chiede che fine abbia fatto il Direttore Marketing del Mio Blog, il manager fanatico di blog e business un tempo molto presente da queste parti.

Il Direttore sta bene. Negli ultimi mesi ha abbandonato l’idea di trasformare i blog in fonti di denaro ed è tornato alla sua antica passione, l’email marketing: in sostanza si sta dedicando alla compravendita di database di indirizzi posta elettronica per lo spamming porno e farmaceutico: si fanno tanti soldi, dice lui. Temo abbia venduto anche il mio (e il tuo) indirizzo a qualche migliaio di spammer industriali.

Inoltre ha una consulenza come Virus Diffusion Consultant Manager per conto di una nota multinazionale produttrice di antivirus. Lavora poco e da casa. Ha assunto in nero una squadra di programmatori cinesi senza permesso di soggiorno, segregati in cantina e legati a postazioni computer con dei ceppi: loro spargono milioni di messaggi virulenti in giro per la rete dalla mattina alla sera, la gente compra gli antivirus, la casa di software paga il Direttore e tutti sono contenti. Ogni tanto il direttore, di notte, prende a nerbate i cinesi, ma lui dice che loro sono abituati così, che fa parte della loro cultura.

Quando non lavora, sta bene, nella sua solita villetta in Brianza con giardino in erba rasata skinhead, piscinetta, quattro box auto e una famigliola di rottweiler da guerra che custodiscono la cancellata e si nutrono solo di cuori d’agnello o arti di ladri imprudenti.
Casa a due piani con tre bagni, solarium, sottottetto e tavernetta (quando pronuncia le parole “tavernEtta” o “piscinEtta” il Direttore allarga l’ultima “E” in maniera smisurata, più che lombarda, quasi slogandosi la mascella), parabola satellitare con abbonamento no limits alla pay tv del Milan (il canale dove trasmettono le partite, gli allenamenti e persino i consigli d’amministrazione della nota società calcistica) collegata a un plasma ultrapiatto largo tre metri e mezzo appeso in salotto; spesso invita gli amici per vedere le partite o i dvd pirata di snuff movie thailandesi.

Tiene una bandiera del Texas sventolante dal balcone. La domenica insegna al figlio di nove anni a guidare il fuoristrada nel parcheggio dell’ipermercato dove per l’occasione ha posizionato delle sagome in cartapesta raffiguranti persone anziane da centrare.

Insomma, il Direttore Marketing è felice.

Forse un giorno tornerà anche qui.

Customer satisfaction survey

– Basta con ste vaccate introspettive dammi la tastiera, devo lanciare una survey!
– No, questo è il mio diario, lasciala.
– Ho detto basta, il mercato lo vuole!
– Nooo!
– Dammi la tastiera o t’ammazzo!
– Vaffanc… bastar… Aaaiah!

Gentile Signora, Egregio Signore,

Mi presento, sono il Direttore Marketing di questo Blog. Approfitto della momentanea assenza del titolare per farLe alcune domande, se è d’accordo.

Nell’ottica di migliorare la performance del service a Lei fornito, la Direzione Marketing della PersonalitaConfusa SpA le chiede solo pochi secondi del suo tempo per rispondere a un breve questionario di customer satisfaction (bla bla laravaelafava bla) confidando che i nostri sforzi per offrirLe una gamma di servizi integrati siano da voi apprezzati, restiamo a disposizione (bla bla bla) cogliamo l’occasione per porgerLe distinti saluti (bla bla) (risposte nei commenti, grazie)

A) E’ la prima volta che visita questo blog?
1) No
2) Forse
3) Non te lo dico
4) Ma a te che te ne frega, scusa?

B) Quali argomenti le piacerebbe fossero trattati su questo blog?
1) calcio
2) Immanuel Kant
3) blog
4) web semantico
5) algebra
6) l’eterogenesi dei fini
7) alta finanza
8) web marketing
9) religioni abramatiche
10) altro (indicare cosa): ………….

C) Lei preferisce
1) post lunghi
2) post medi
3) post brevi
4) post brevissimi (solo una parola)
5) post brutti
6) post così così
7) nessun post

D) Quale di queste innovazioni le piacerebbe fosse introdotta in questo blog?
1) la trasmissione della messa in latino ogni mattina alle 5
2) la chiusura del blog
3) la finta chiusura del blog
4) Altro:………………….

E) Quante volte al giorno visita questo blog?
1) Una
2) Più di due
3) Più di ottocento
4) Mai
5) Non sa / non risponde
6) Altro (?): ……………..

F) Ed ora esprima un desiderio:
………………………….

Cordialmente,

Il Direttore Marketing

Accorato appello del Direttore Marketing ai lettori di questo blog

Salve a tutti. Qui parla il Direttore Marketing di questo blog. Anche stavolta ho rubato login e password e scrivo in prima persona. Sono disperato.

Non ce la faccio più. La pipeline di forecasting sulle revenues di questo blog manifesta trend negativi sul mio umore, e il Roipnol che prendo la mattina insieme al caffellatte sembra non bastare più.

E poi non sopporto di essere odiato: mi avete dipinto come un uomo superficiale e arrogante, uno che pensa solo ai soldi. Non è vero, a volte penso anche alle stock options e ai fondi bilanciati.
Mi avete preso in giro perchè leggo il Wall Street Journal ogni mattina. Vi sbagliate: lo compro ma non lo leggo. Se proprio devo, leggo altro, per esempio la Gazzetta dello Sport o Il Giornale.

Mi avete irriso perchè sono di destra e a favore della guerra, della pena di morte e dei combattimenti clandestini fra cani. Vi ingannate: ai combattimenti fra cani non ci vado più da quasi una settimana, e il pitbull che ho addestrato per ora lo faccio esercitare solo contro i passanti quando fingo di portarlo a pisciare per strada.

Mi accusate di ignoranza, di non toccare un libro da anni: balle! Ho appena finito  l’avvicente “Strategie di rightsizing delle imprese B2B: la focalizzazione sui core market” (e mi sa che lo rileggerò perché non ci ho capito una mazza).

Insomma io sono come voi, porcogiuda. Se proprio non mi volete comprare il blog, almeno vogliatemi un po’ di bene.

Il Direttore Marketing