Il quesito della Collega Dirimpettaia

Indovina quale di queste dichiarazioni non appartiene alla collega dirimpettaia.

a) Maaaa saaaai che pasqua vado una settimana sul mar rosso ma il biglietto aereo è gratis perché c’ho i punti millemiglia?

b) Maaaa tu per caso conosci qualcuno che fa i massaggi shatsu?

c) Maaaaa lo sai che il mio ragazzo sta una settimana in America per lavoro?

d) Sentito che caldo, oggi?

e) Eeeee no, non posso aiutarti, questo pomeriggio devo uscire alle cinque perché ho palestra

f) Maaaaaa sai che ho aaaaaappena finito di leggere un libro bellissimoooooo! B-e-l-l-i-s-s-i-m-o, ti giuro! Però il titolo non me lo ricordo.

g) Maaa sai che io sono fortunata, abito in una casa beeeeellissima, con le assi in legno a vista, la volta di mattoni in cucina e il balcone, però di affitto non pago quasi niente perché il proprietario è un mio zio che tanti anni fa aveva comprato questa casa in pieno centro storico così, per sfizio. Adesso è in pensione per cui si è trasferito in Costa Azzurra.

h) Maaaaaaaaa sai che sabato sono stata tutto il giorno al mercato e ho comprato delle scarpine beeeeeeeellissime, guarda qui, 350 euro, guarda che beellleeeeeeee, sembrano vere!

i) Maaaaaaaa no, neanche a me piace questo governo, io, a mio modo, sono di sinistra! Cosa credi, che abbia votato Berlusconi? Ma vaaaaaa, io ho votato Alleanza Nazionale.

l) Che mal di testaaaaaaa, ieri sera sono tornata tardissimo, ho dormito solo sei oreeee

m) Ciaooo!! Si vede che ho fatto la lampada??

[La soluzione è nei commenti]

La suoneria del telefono della collega dirimpettaia

La collega dirimpettaia è il tipo di persona che possiede due cellulari, uno per il lavoro e l’altro per gli impegni mondani. Entrambi con la stessa suoneria che le “piace un saaaacco!”. Così ogni volta che uno dei due suona lei non sa a quale rispondere.

La collega dirimpettaia è il tipo di persona che passa le giornate a inviare spiritosissimi allegati via email. Le riceve da chissà chi e le smista a tutto l’universo, accompagnate da commentino elettrizzato tipo:
– “Questa è fortissima!”
– “Ah ah ah! Ciaoooo!”
– “Caaaarinissimo”
– “Kaffèèèèèèè???”
– “Per risollevarvi la giornata ciaooooooooo”
L’email contiene immagini, barzellette o alcuni gigabyte di filmato con battute vecchie come Noè. Insomma, ciarpame. Quel genere di cose che quando le ricevi guardi destinatario e oggetto, capisci subito che è una cretinata e quindi cancelli senza nemmeno leggere.

La collega dirimpettaia è il tipo di persona che un tempo inviava anche le catene di sant’antonio. Poi un comitato di destinatari l’ha minacciata di morte e lei ha smesso.

La collega dirimpettaia è il tipo di persona che cambia la melodia della suoneria polifonica ai due cellulari ogni mese. Per colpa sua ci siamo beccati la discografia completa di cantanti e rapper innominabili, diversi rumori finti, le canzoni dei cartoni animati anni 80 e ora la sigla del tg5. Da circa mezz’ora il suo telefono suona, son qui che ascolto a ripetizione la sigla del tg5 a vuoto, ma lei non c’è, è in bagno.

Il grande problema mattutino della collega dirimpettaia

Ore 8.30. Colazione solitaria e beata a base di cappuccio in bicchiere di carta e baiocchi davanti al dispensatore automatico di caffeina a pagamento nel sotterraneo aziendale, e chi ti arriva? La collega dirimpettaia, che squittisce tutta arzilla già di primo mattino. E parla parla parla, ah se parla. Mi tocca fare colazione con lei. In genere la conferenza del mattino riguarda la grandiosa serata etno-lounge del giorno prima, ma per oggi il tema è il suo personalissimo problema di salute. Personalissimo: la poveretta si sente la pancina gonfia. Insomma, la mattina non riesce piu’ a farla. Me lo dice così, senza nessuna vergogna, mi parla della sua popò proprio mentre degusto il cappuccino. Che non è bello, ma a questo lei non ci pensa. Mi sa che le ho dato troppa confidenza, a ‘sta ragazza.

Le tenta tutte ma niente, non succede niente. Eppure, mi assicura, un tempo si era abituata a produrre regolare come un orologio, prima di uscire di casa. E allora sciorina tutte le possibili strategie adottate per combattere il male, e io le do corda, aggiungendo qualche consiglio volutamente surreale. Lei ridacchia ma non si rende davvero conto dell’assurdità della situazione. Il dibattito si infittisce. Ne viene fuori la ricetta che su mio suggerimento adotterà da domattina. Una terapia d’urto. In successione, ecco cosa bisogna fare la mattina per esser certi di andar di corpo:

1) bere 1 caffelatte caldo a letto
2) subito dopo bere 1 bicchierone di acqua gelata (una sorsata unica)
3) fumare sigaretta fumata con avidità
4) mangiare 1 yogurt alle fibre
5) mangiare 1 porzione di frutta cotta
6) bere un secondo caffelatte, stavolta tiepido
7) altro bicchiere di acqua gelata
8) fumare una seconda sigaretta, questa volta però aspirata lentamente e con emissione di anelli
9) un minuto di pausa
10) bere due cucchiai da cucina d’olio d’oliva
11) pausa di riflessione
12) sedersi e provare
13) se non ce la si fa, ripartire da 1).

Il libro preferito dalla Collega Dirimpettaia

Tragedia breve. Personaggi: la Collega Dirimpettaia e Io. Collocazione temporale: ufficio al secondo piano. Un minuto fa.

Dir. – Uaooo!!! Vieni a vedereeeeeeeeeee!!!
Io – Cosa vuoi?
– Guarda che beeeello! Guarda che bel libro mi hanno regalato!!!
– Che è?
– Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venereeee!
– Fantascienza?
– Coooome? Non lo conosciiiii? Ma è uuuuuuun manuale, un saggio!! Famooosissimo!
– Cioè?
– Spiega che le donne e gli uomini sono diversi e per questo le coppie litiganooo!
– L’autore?
– John Gray, un vero guruuuu! Un guuuuru!! Ma guru nel vero senso della parolaaaa… (seria, leggendo le note di copertina) “…ha anche studiato accanto allo yogi Maharishi Maharesh”!!!

A questo punto senza fiatare e in soli due secondi netti ho:
a) strappato il libro dalle sue mani (Lei: “Ehi ma che faaaaiii??”)
b) aperto la finestra
c) lanciato il libro in strada.

L’autunno degli innocenti

Mattina, 8.30. In questa grande città grigia piove. Il benzinaio della Shell in piazza Durante per la prima volta in vita sua non indossa gli occhiali da sole.

In auto passo davanti alla scuola elementare privata di via Rombon. Non bisognerebbe mai studiare tragitti che passino davanti alle scuole elementari private tra le 8 e le 9: si rischia di rimanere imbottigliati tra le Cadillac e i fuoristrada parcheggiati in terza fila, o di investire bimbi vocianti che non vedono l’ora di tuffarsi sotto le tue ruote. Mi attraversa la strada un noto presentatore della tv. Ha le meche. Una coppia di mammine piacenti lo ferma sulle strisce per domandargli l’autografo.

In ufficio, ha inizio la cerimonia inaugurale della giornata col caffè presso il distributore automatico nel seminterrato. La collega dirimpettaia, di fronte ad un pubblico di quattro o cinque persone, tiene una conferenza sul suo tema preferito: la sua serata di ieri, in un esposizione densa di dettagli. Nel resoconto riesce ad infilare quattro volte la parola “magari”, sei volte “di tutto di più’ (ad indicare una grande quantità di qualcosa) e undici “cioè voglio dire nel senso che”.

L’addetto alla manutenzione del macchinario, il malvagio omino della società Vending System (società leader nel suo settore, immagino) arriva agitando un mazzo di chiavi, ci chiede di spostarci, spalanca la porta del distributore automatico di caffè, e sorridendo ce ne mostra l’interno. L’orrore. Scopriamo che è l’ingresso della cantina del Silenzio degli innocenti. Ci sono pure i nidi delle falene. Un serial s killer seminudo abita lì dentro, i cappuccini li fa lui. E noi la beviamo, quella roba.

Fuori fa freddo, e sugli appendiabiti appaiono le prime giacche pesanti. È cominciato l’autunno.

I saluti prima di partire per le vacanze

Lei – Ciaaaaaaaaaaaaaaaaooo come staaaai volevo salutarti, sai, parto per le ferie e allora
Io – Grazie! E dove vai di bello?
– Niente di speciale, quest’anno vogliamo risparmiare
– Dai, parla, dove?
– Guarda, mi vergogno quasi a dirtelo, è una vacanza talmente sfigata… Ma nulla, prima facciamo una settimana in Grecia sulle isole, dopo andiamo in aereo in Portogallo per 9 giorni, e da lì in aliscafo alle Baleari, poi ci facciamo Barcellona e da lì proseguiamo per la Camargue, la Provenza, tutta la Costa Azzurra. Quindi prendiamo l’elicottero per la Corsica e….
– Insomma, una cosa semplice.
– Sì, perché sai, poi dopo il 15 andiamo in America.
– Mi pare il minimo.
– E poi in Giappone.
– Ovvio.
– Tu invece?
– Anche io, come te, voglio risparmiare. Anzi, credo che non farò proprio nulla.
(incredula) – Rimani qui?
– Sì.
– Mah, guarda, tutto sommato un po’ ti invidio. Milano ad agosto è magnifica, non c’è traffico, non c’è casino, insomma diventa una città vivibile. Ti assicurooooooooo se potessi resterei a Milano. Fa persino più fresco che a luglio.

Italian Psycho

Un’estate lontana e grazie a dio dimenticata, nella compagnia degli amici vigeva una regola tacita: leggere American Psycho di Bret Easton Ellis. Chi non lo avesse fatto era emarginato, escluso da buona parte dei discorsi. Cose che si si fanno per essere accettati dal branco.

Così lo lessi pure io, sulla spiaggia, e a parte qualche sporadico impulso ad alzarmi dalla stuoia e ammazzare senza motivo il vicino di ombrellone, quel libro mi ha lasciato solo un po’ di nausea e dei ricordi confusi.

Dopo tanti anni, l’unico episodio che mi è davvero rimasto in mente è questo: il protagonista deve uscire con la fidanzata che non ha mai amato. Cena a lume di candela in un bel ristorante, è il di lei compleanno.

Lui deve organizzarsi il regalo. Allora ruba uno di quei panetti igienici tipo WCnet da un cesso pubblico. Lo porta nella pasticceria più chic della città e lo fa ricoprire di cioccolato e incartare in una confezione elegante, con il marchio del negozio bene in vista.

A tavola la fidanzata è costretta a assaporare il gustoso dolcino. Le viene da vomitare ma non può. Non si possono vomitare in pubblico i dolci di Cova. Anzi, bisogna fingere che siano buoni.

Ecco, domani l’odiosa Collega Dirimpettaia della scrivania di fronte compie gli anni e mi invita alla festicciola. Non la sopporto. E allora stavo pensando di farle un regalo…

 

Stenografia di una conversazione avec la collega dirimpettaia

Terapia d’urto: continuo a scrivere corbellerie qua sopra, per curarmi (pare che scrivere faccia bene, chissà se è vero).
Gli unici che si lamentano del mio nuovo hobby, che è anche la mia terapia, sono i miei colleghi, i quali si domandano cosa faccia in silenzio con le mani danzanti sulla tastiera per ore. Loro sono totalmente esclusi da questa cosa dei blog, non sanno nemmeno che i blog esistano, e anche se lo sapessero, non ne capirebbero il funzionamento.

Ecco, si avvicina la collega dirimpettaia. Trentenne, laureata, nubile, parrucchiere ogni settimana, aperitivi al Gattopardo (il locale più frequentato da scemi della città). In ufficio, se il mio hobby è il blog, il suo è mandare 800 messaggi al giorno al nuovo fidanzato. Il quale però, quando va allo stadio, è pure cornuto, poverino. E non lo sa. Non lo conosco ma un giorno dovrò trovare il modo di avvertirlo, ad esempio con una lettera anonima scritta coi ritagli di giornale:

 

Stai CON una scema E 6 pure becco

 

Per attaccare discorso la dirimpettaia mi pone il quesito più brillante che le passa per la testolina ben pettinata. Da ora scrivo in diretta, in questo istante, il dialogo.

– Ma tu hai visto ieri sera il film con Giooorg Cluneiiii?

– Quello dello spumante?

– Cheeee???

– Dico, George Clooney, quello che per andare alle feste deve portarsi lo spumante altrimenti non lo fanno entrare (riferimento colto alla pubblicità tv, No martini no party).

(lei mi guarda, aggrotta la fronte, poi si illumina: ha capito) – Aaaaaaaaaaahsssssì! Lo spot! Nomartininopartiiii!!! Cheeee fico, neh?

– Neh?

– Ma si può sapere cosa stai scrivendo? La tua autobiografia?

– Sì, direi di sì. Più o meno.

– Uuuuuuuuuh dai-dai-dai-dai!! Fammmmmela leggere, dddddaaaiii!!

– Senti…

– Edddaiiiii!!!!

– Ma una padellata di cazzi tuoi, fritti, non te la vuoi fare?

– Uffaaaa, sei sempre cosssssssì volgare!

E si allontana. Meno male.

Forse ho esagerato. Non so come mi vengano queste oscenità, sparate in faccia a un essere innocente e privo di intelletto.

Le dirimpettaie

Sono settimane che Milano non vede il sole. Il diluvio universale è iniziato qui, i fiumi hanno invaso le strade: da qualche giorno la via da cui devo passare ogni mattina esclusi festivi è ora un immissario del Lambro. Giove Pluvio la odia, Milano. E ha ragione.

In ufficio, la mia collega dirimpettaia ha trascorso gli ultimi sette giorni a mandare sms ai suoi pretendenti (poveretti, riceveranno 20 messaggi al giorno solo da lei) e a ragguagliarmi sull’andamento della sua vita sentimentale con la puntualità di un radiocronista di Tutto il Calcio Minuto per Minuto. Non riesce a capire che l’argomento è irrilevante per chiunque non sia lei, specie se replicato otto ore al dì.

Ma la mia dirimpettaia è una ruffiana adorata dai capi, e non solo non verrà mai licenziata ma non le verranno nemmeno inflitte le crudeli pene corporali che meriterebbe.