Dialogo con l'assistenza tecnica lavatrici

– Assistenzatecnicanotamarcadilavatricibuongiorno.

– Buongiorno, avrei bisogno che un vostro tecnico venga a vedere la mia lavatrice.

– E perché mai?

– La lavatrice l’avete costruita voi, no? Ecco. Non funziona.

– Figuriamoci. Come sarebbe a dire che non funziona?

– Sta tentando di uccidermi. Vuole annegarmi allagandomi la casa. È completamente impazzita.

– Tutto qua? Perde acqua? Ma è normale. Le metta alcuni stracci ai piedi, in modo da assorbire le perdite d’acqua. O si procuri dei secchi. Arrivederci.

– Aspetti: essa manifesta altri comportamenti anomali. Sembra guasta.

– Non è possibile: le nostre sono lavatrici perfette, infallibili.

– Se provo ad accenderla emette suoni spaventosi e vomita vestiti dall’oblò. A volte, nel cuore della notte, si attiva da sola, a vuoto, e fa partire il programma per capi in lana colorati pur essendo vuota. Oppure, anche se le stacco la presa elettrica, fa lampeggiare le lucine a intermittenza. Come se volesse darmi dei messaggi.

– Con la presa elettrica staccata, dice.

– Sì. Una sera me la sono ritrovata in camera da letto: ci era arrivata da sola, saltando con la centrifuga, per farmi paura.

– Questo può capitare, certo.

– Persino i vicini sono preoccupati. Temono che quella possa uscire di casa e aggredirli. Mi mandi un tecnico per favore.

– Ha messo l’anticalcare?

– Senta, ho qualche difficoltà a parlarle: la lavatrice sta cercando di impedire questa telefonata, mi insegue per casa, mi viene addosso, apre il cassetto e mi spara in faccia getti di acqua rovente e detersivo in polvere. Credo abbia capito che la sto denunciando.

– Scusi, prima di avviare una richiesta devo rivolgerle alcune domande per assicurarmi che l’intervento sia davvero necessario: lei quale detersivo usa? Ha provato le pastiglie di nostra produzione? Ed è sicuro di aver letto tutto il manuale di istruzioni prima di chiamarci?

– La imploro: aiuto. La lavatrice adesso ha persino imparato a sollevarsi da terra e volare per la stanza.

– Vabbé, se insiste, le fisso un appuntamento.

– Grazie, grazie. Lei è davvero molto gentile.

– Vediamo, mi faccia controllare… le andrebbe bene alle sei della mattina di giov…

– È un po’ presto ma va benissimo. Di quale giorno?

– … di giovedì 6 dicembre 2056?

Dialogo sulla penale da pagare

– Buongiorno, o aguzzini.

– Oh, carissimo cliente, qual buon vento.

– Passo subito al dunque. Di certo ricordate il patto che anni fa ho firmato con voi.

– E come no, amico mio, ce ne ricordiamo bene.

– In base a tale accordo io promisi che non mi sarei lamentato dello stesso sino alla sua scadenza e non un giorno anzi non un minuto prima, dopodiché il contratto fra noi si sarebbe ritenuto concluso e ognuno sarebbe andato per la sua strada.

– Esatto, amico mio.

– Ecco, ci ho pensato: non mi va più bene. Addio.

– Ohibò, prima della scadenza pattuita?

– Sì.

– E il nostro accordo?

– Semplice: me ne fotto.

– Non le conviene.

– Altroché se mi conviene.

– Ah ah, capiamo: si tratta di uno scherzo.

– Sono serissimo.

– Suvvia, lei ha appunto stipulato un contratto valido sino a una data precisa et ancora assai lontana, mica quando le pare.

– Vero. Ma oggi ho cambiato idea, mi spiace. Col vostro contratto mi ci soffio il naso. Arrivederci.

– E no. Arrivederci un corno.

– Come?

– Se lei recede dal contratto prima della scadenza, c’è la penale.

– Ah. E in cosa consisterebbe, codesta penale?

– Guardi, è scritto qua.

– Dove?

– Qua, in fondo, in corpo 1, caratteri grigio chiaro su fondo bianco. Aspetti che prendo il microscopio e leggo io. L’articolo recita le seguenti testuali parole: “Se quel fesso del contraente un giorno cambiasse idea…”

– C’è scritto proprio così, quel fesso? Sarei io?

– Sì, il contraente, cioè il fesso, è lei. Vado avanti: “…e richiedesse anzitempo lo scioglimento del contratto…”

– Infatti, lo richiedo.

– Mi lasci finire: “…e richiedesse anzitempo lo scioglimento del contratto a noialtri mascalzoni e farabutti…”

– Continui.

– “… in tal caso siamo autorizzati a dileggiarlo e ridergli in faccia…”

– Cosa che infatti è già accaduta, eppure non mi preoccupa.

– “…tuttavia nella remota ipotesi che il contraente insista nel suo intento di stracciare il contratto istesso, al contraente verrà comminata una penale pari al quadruplo del danaro che possiede…”

– Urca.

– “… a ciò si aggiungerà il pignoramento dei mobili dalla di lui abitazione…”

– Ma non è possibile che ci sia scritto questo, dai.

– “… più la confisca dell’abitazione medesima nonché…”

– Pure.

– “… nonché l’esproprio forzato e violento di tutti i suoi averi, mobili o immobili che siano, oltre al…”

– Non ha ancora finito?

– “… oltre al sequestro dei suoi familiari e…”

– E?

– “…. alla riduzione in schiavitù del contraente medesimo a guisa di sanzione pel mancato rispetto del presente contratto…”

– Non ci credo.

– È scritto qui, vede? Vado avanti “…e se serve alla somministrazione di alcune nerbate sul viso quandanche il contraente ancora protesti per l’eccessiva severità di questa clausola e…”

– Ma è pazzesco.

– Vede? Non le conviene.

Dialogo con operatrice commerciale di call center in outbound

– Pronto?
– BuonaserasonoGiovannaditelecomitalia!
– Oooh, buonasera, Giovanna. Che sorpresa. Come andiamo oggi?
– Mah. Benino, ecco. Sa, questo lavoro è una galera.
– Capisco, capisco. E com’è oggi il tempo, lì da lei?
– C’era un bel sole, fuori. E lì a Milano?
– Fa un freddo porco, ma non mi lamento. A casa tutto bene?
– Sì, direi di sì. E lei, invece, come sta?
– Un po’ di mal di gola, però sta passando.
– Eh, è la stagione. Anche mia figlia, la più piccola, ha avuto l’influenza. Ma ora è guarita.
– Meno male. Allora, Giovanna, in che modo posso esserle utile?
– Ma nulla…
– Parli, la prego.
– Uffa, è che mi vergogno…
– Ma no, suvvia. Oramai ci conosciamo da mesi. Coraggio.
– Posso? Vado?
– Lo dica, lo dica. Tutto d’un fiato, se crede.
– Volevoproporlelanuovaoffertatelecomitalia!
– Ancora? Ma ne abbiamo già parlato ieri, Giovanna.
– Sì, è vero.
– E anche il giorno prima. E il giorno prima ancora.
– Eh, lo so, lo so.
– Anzi, è da circa un anno che ne parliamo. Tutte le sere.
– E dunque?
– E dunque, cara Giovanna, la risposta è sempre la stessa.
– E cioè?
– Cioè no.
– E perché no, scusi?
– Sempre per lo stesso motivo, cara Giovanna: non ho una lira.
– Già. Va bene, va bene, senta, adesso devo andare, che qui al call center mi stanno slegando i ceppi dai piedi perché sta finendo il turno serale. Ci risentiamo domani verso l’ora di cena?
– Certo, Giovanna mia. Chiamo io o chiama lei?
– Chiamo io. Chiamo io come sempre.