La giornata della signora

Ah, l’età.

Buongiorno a tutti, sono venuta qui a rubare un posticino all’amico che scrive qui di solito per annunciare quanto segue: oggi, come tutti gli altri giorni da un bel pezzo a questa parte, non ho combinato niente. Ma  n-i-e-n-t-e. Niente di niente.

Appunto: è l’età. Non posso fare molto. Non posso muovermi se non con l’aiuto di qualcuno.
Me ne sono stata tutto il giorno a letto, immobilizzata, sdraiata a pancia in su, a guardare il soffitto. E ti dirò, ho trovato questa visione persino interessante.

Mentre guardavo in alto, mi sono fatta la cacca addosso. Sì, proprio la cacca addosso. E son rimasta lì una bella mezz’ora con tutta quella roba calda nelle mutande. Non mi dava nemmeno troppo fastidio, se posso esser sincera.
Dopo un po’ è arrivata la signora, la solita signora: mi ha trovato così, nel letto mi ha detto buongiorno, ma io l’ho guardata senza neanche risponderle. Non si è nemmeno arrabbiata troppo, per la storia della cacca, oramai deve essersi abituata. Mi ha preso sottobraccio e mi ha accompagnato in bagno, dove mi ha lavato il sedere, poveretta. Poi mi ha dato da mangiare. A fine pasto le ho ruttato in faccia. Poi sono tornata a letto, a dormire.


Mi chiamo Alice.
Ho due mesi.

Dialogo con la morte

Scena. Venerdì, mattina presto. Cielo sereno. Che strano, nella via di fronte a casa non c’è nessuno, tranne me. Mi sto avviando verso l’auto, quando arriva una di quelle mercedes lunghe da carro funebre.

È nera, lucida, perfetta. Brilla al sole.

Ne esce un uomo altissimo e sorridente, in divisa scura. Impeccabile.

Sembra quasi una creatura ultraterrena.

Mi guarda.
Mi viene incontro.
E punta proprio verso di me, deciso, dritto, come se mi conoscesse bene.
 
Nell’aria risuonano canti gregoriani. Oddìo.

Lui si avvicina, e mi saluta, gentile. Dice:

– Buongiorno.
– Ehm. Buongiorno a lei.
– Eccomi qua. La cercavo.
– A me?
– Già. E l’ho trovata. Ci siamo, dunque. [Mi indica l’ingresso posteriore al suo veicolo].
– Ci siamo, dice?
– Purtroppo sì. È pronto?
– Come sarebbe a dire? Pronto per cosa?
– Dobbiamo andare. È l’ora.
– Così, all’improvviso? Così presto?
– Presto mica tanto. Ma sono stato puntuale, no?
– Non saprei.
– Puntualissimo, le assicuro.
– Sarà. Però non credevo accadesse in questo modo.
– Lo so, è strano. Un momento difficile. Coraggio. Allora, andiamo?
– Andiamo, cosa vuole che le dica.
– Sia forte.
– Eh, forte. È una parola.
– Almeno non ha sofferto.
– Bè, no, quello no. Proprio per nulla.
– Lo so. Succede, a volte. Uno non se l’aspetta, e invece…
– E invece.
– Ma la capisco. Forza, però. Andiamo. È tutto finito.
– Tutto finito. Che debbo fare adesso? Mi sdraio nel… bagagliaio, là dietro?
– Ah ah. Suvvia, io a queste situazioni ci sono abituato, ma lei, le pare questo il momento di far lo scemo?
– No, no, per carità.
– Insomma, prima la bara, no?
– Certo, la bara.
– Deve stare nella bara.
– Ah, giusto.
– Dov’è?
– Dov’è cosa?
– La salma.
– La salma… sarei io?
– Ma cosa caz… Scusi, eh, ma lei non è il nipote di (rovista in tasca, estrae un foglietto, lo legge) “Pizzagalli fu Domenico, di anni 97”, deceduto iersera in questa via, a questo numero civico?
– Il signore anziano del secondo piano! Poverino. È mancato?
– Certo, infatti siamo venuti a prenderlo.
– Comunque no, io non sono il nipote. Anzi, io, a dire il vero, stavo solo uscendo di casa.
– Oh, mi scusi. Credevo fosse un parente.
– No, no, passavo di qua per caso.
– Ci deve esser stato un malinteso. Mi perdoni. Che gaffe.
– Non importa, non importa. Arrivederc… Aehm, volevo dire, buona giornata, e buon lavoro, ecco.

La Festa della Quiete

Altro che pasqua e pasquetta. E’ stata indetta la Festa della Quiete, una sorta di primomaggio fai-da-te e senza code ai caselli. Una festività che solo il proprio calendario individuale prevede. Essa cade nella giornata feriale che più garba a chi ne usufruisce. La data può essere decisa in qualsiasi momento, tre mesi prima come la mattina stessa. Poiché non è prevista dal resto dell’umanità, in occasione della Festa della Quiete occorre richiedere un giorno di permesso per oscuri “motivi personali” (?). Se il vostro attuale impiego è tanto gravoso da non consentire licenze di questo genere, bè, o fai un mestiere divertente e molto ben remunerato oppure è probabile che a tua insaputa, sotto sotto, ti stiano fregando.

Caratteristiche della Festa della Quiete: essa cade nel bel mezzo della settimana lavorativa, mai di venerdì e mai di lunedì. Evitare compleanno, onomastico o altro anniversario. E’ importante che parenti, fidanzati, coniugi, colleghi e soprattutto genitori non ripeto non sappiano alcunchè della Festa della Quiete, pena l’abolizione di quest’ultima. Costoro ne approfitterebbero per coinvolgervi in altre attività, o peggio per rinfacciarvi che non fate un cazzo: la Festa della Quiete è di per sé una ricorrenza segreta. In particolare, le mamme sapendovi inoperosi vorranno a tutti i costi invitarvi a pranzo, cosa che la Festa della Quiete non contempla affatto. La Festa della Quiete esclude altresì trasferte, viaggetti e gite fuoriporta, benché possano presentarsi rare eccezioni.

Il programma della Sagra della Quiete può essere più o meno il seguente:

10.30. – Poltrire nel letto incuranti che il mondo là fuori sta lavorando alacremente per far crescere il PIL.
11.30. – Colazione lunga (circa 1 ora): in pigiama, lettura del quotidiano con sottofondo di musica classica. Osservare come da questo punto di vista una giornata feriale possa apparire pacifica e serena.
12.30. – Un’ora netta nella vasca da bagno con indotto di pisolino, bolle di sapone e libri mentre ancora una filodiffusione a scelta allieta lo scorrere del tempo. All’esterno, curioso che l’universo continui a produrre benissimo anche in vostra assenza.
13.30 – Cerimonia di toletta lenta e pigra. Segue altrettanto indolente attività domestica di ordinaria amministrazione.
14.30 – Pranzo alla comemipare: menù libero; è ammesso cibarsi con le mani e bere a canna dalla bottiglia.
15.30 – Disbrigo della posta elettronica ed eventuale breve tournèe sui blog preferiti o ove più vi sembri opportuno.
16.00 – Passeggio in città. Ad esempio, visita di una bella e fornita libreria che date le circostanze si presenta semivuota. Tra gli scaffali si aggirano solo studenti e altri celebranti della Festa della Quiete. Non è necessario acquistare alcunché (la Festa della Quiete è la vacanza meno costosa del mondo, come vedete)
17.00 – La Festa della Quiete, ohimè, sta per terminare. Presto anche gli altri esseri umani del pianeta verranno liberati e vomitati nel traffico dell’ora di punta. Conviene tornare a casa per concludere con l’ultima ora di ozio solenne al fine di poter affrontare la sera con aria molto ma molto riposata. Facoltativo rivelare al prossimo come si sia davvero svolta la vostra giornata.

Maglietta Confusa

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Ragazze e ragazzi, è arrivato il gadget più trendy dell’estate: Maglietta Confusa! Come farne a meno? Porta Maglietta Confusa con te in vacanza! Pensa a tutti quelli che ti guarderanno con invidia sulla spiaggia o in discoteca o nelle feste nelle ville dei tuoi amici sulla Costa Smeralda (uhm, Costa Smeralda? Ville? Ma che razza di gentaglia frequenti?)

Pensa a tutti quelli che ti fermeranno per strada: “Ehi ma questa è Maglietta Confusa! Ma allora anche tu leggi quel blog! Ma allora anche tu leggi Personalità Confusa! Sei troppo avanti!”

Immagina lo stupore dei tuoi amici quando ti vedranno scendere dal traghetto sorridente e con la Maglietta Confusa addosso! “Wow, hai visto quel tizio? Ha Maglietta Confusa!”

Non perdere Maglietta Confusa, il capo di abbigliamento che ogni blogger che si rispetti dovrebbe avere!

Update – Ah, ovviamente la Personalita Confusa SpA non ci guadagnerà una lira: i ricavi vanno tutto in beneficienza a Emergency.it.

Anche blogger celebri come Selvaggia Lucarelli, Luca Sofri e persino Gesù (!) indossano Maglietta Confusa, e non se ne vergognano. Cosa aspetti a seguire il loro esempio?

I turbamenti del Giovane Blogger

Dicembre, anno domini 2002. In questo mio primo mese di blog ho gironzolato parecchio sui blog altrui, ho passeggiato per decine e decine di blog, e ho messo insieme delle modeste elucubrazioni sui comportamenti del bloggante. Parlo semmai del comportamento della/del Giovane Blogger, ossia di chi ha un blog da poco, come me, ma ci ha preso gusto, e lo fa con passione – un po’ troppa passione – perdendoci un sacco di tempo. Di seguito dieci osservazioni – sicuramente già pensate e scritte da altri molto più illustri di me, e tutte da verificare.

1. Giovane Blogger torna spesso sul suo blog per vedere se è aumentato il numero dei commenti al suo ultimo post;

2. Giovane Blogger ci resta male quando nessuno ha commentato il suo ultimo post, che lui riteneva essere originalissimo;

3. Giovane Blogger guarda le statistiche dei visitatori del suo blog anche più volte al giorno;

4. Quando, guardando le statistiche, scopre che il blog è stato linkato spontaneamente dal proprietario di un altro blog, Giovane Blogger se ne rallegra;

5. Quando scopre che è stato linkato spontaneamente da un altro blog, Giovane Blogger va subito a visitare quel blog;

6. A volte Giovane Blogger scopre dalle statistiche che il suo blog è stato visitato da utenti arrivati da un altro blog: va a visitare quel blog ma non trova il link. Come è possibile? Questo dilemma lo sconcerta per ore;

7. Appena Giovane Blogger scopre che qualcosa non funziona nel suo blog scrive immediatamente un’email allarmata al gestore del servizio

8. Se Giovane Blogger scrive il blog dal suo ufficio, in genere di sabato e di domenica non posta nuovi contenuti, perché non vuole risultare compulsivo (né dar l’impressione a sé e ai familiari di essere un poveretto che passa il fine settimana in casa chino sul computer anziché darsi alla convivialità). Ma poi Giovane Blogger si tormenta, non resiste e alla fine si collega da casa, almeno per dare un’occhiata al suo blog e accertarsi che vada tutto bene (un po’ come si fa con i neonati quando dormono)

9. Se Giovane Blogger ha postato su un altro blog un commento che reputa particolarmente azzeccato, torna più volte su quel blog per vedere se qualcuno ha replicato al suo commento;

10. Nei giorni delle vacanze, Giovane Blogger concepisce dei post molto brillanti (almeno secondo lui) ma per ora li tiene nel cassetto: teme che durante le feste quasi nessuno avrà tempo di leggere il suo blog. Poi però non resiste, e li posta lo stesso.

La Riunione

“Ragazzi, domani abbiamo la Riunione.”

Immagina una riunione-fiume presieduta da un trio di spietati dirigenti tra i 40 e i 60 anni. La trimurti è composta da:

1) il mio capo (personcina già ampiamente descritta: una quarantenne che nel lavoro e nelle anfetamine affoga la disperazione che altrimenti l’avrebbe già sbriciolata);

2) l’ingegner X. Circa 55 anni, alto 160 cm, tarchiato, capelli corvini pieni di gel, un faccione maligno da gangster degli anni Trenta. Ha una cicatrice sulla fronte, e in più indossa quasi sempre il gessato, che dicono sia di moda, ma se hai la faccia da mafioso italoamericano sembri vestito da carnevale. Quando parla, si esprime solo con parole derivate dall’inglese, risparmia solo le preposizioni, gli articoli e qualche verbo che in inglese non esiste, e mima il discorso con le mani come Robert De Niro nei film di Scorsese. Dà del tu a tutti quelli che sono più giovani di lui, ma si aspetta del lei.

3) l’ingegner Y., sui 60 anni ben portati, statura media, capelli tinti. Viene in ufficio in bicicletta, con qualsiasi tipo di clima, comprese pioggia e neve. Come l’ing. X, anche l’ing. Y è un bastardo da battaglia, e pure lui ha una cicatrice in faccia (procurata cadendo dalla bicicletta: sì, Dio esiste). Lo detestano tutti, soprattutto gli altri dirigenti, ma a lui questo non interessa: pure lui odia il prossimo, e a priori. Le centraliniste tra di loro lo chiamano Darth Vader.

Insomma, domani per me c’è la riunione: sarà una brutta giornata. La capa, sull’attenti di fronte alla mia scrivania, proclama l’ordine del giorno: è zeppo di parole anglosassoni (evidentemente l’ing. X ne è l’autore). Preview, coverage, priority task, open forum… La scema bipolare mi snocciola il menù indigesto sorridendo, lo recita con voce squillante e marziale, come se stesse leggendo la sentenza di condanna a morte di un criminale. I criminali saremmo io e i miei colleghi, i morituri senz’altro colpevoli, anche se non si sa ancora di cosa.