Il Papa è deluso

Salve amici, qui parla il Papa. Si, quelo, con la P maiuscola, Wojtyla, insoma. Come alcuni di voi sano, ò la password per scrivere su questo blog e oni tanto la uso per racontarvi i fati miei privati: ma stavolta ne aprofito per sfogarmi. Ora vi spiego cosa mi e suceso.

Duncue, dopo mesi di monotonia finalmente ogi o qualcosa da fare. Stamatina mi sono alzato di buonora e mi sono preparato per l’ocasione.
Mi son fato pure la barba da solo e vi asicuro, per uno come me, e ala mia eta, è un bel casino.
Poi o preparato la valigia: ci o meso dentro il pigiama, il dentifriscio, lo spazolino e un cambio di vestiti.

Insoma, ero pronto: mi sono infilato bereto e capoto, quelo bianco, e con la valigeta in mano sono andata nela camera da leto di Navarro, il mio segretario capuficiostampa e factotum che percio mi avrebe dovuto acompaniare la dove volevo andare:

– Svelia Joaquì!
– Ma chi caz…
– In piedi! Sbrigati che e tardi.
– Karol! Sei impazito???
– Dai, Joaquì, se non ti spici ariviamo in ritardo e faciamo pure bruta figura.
– Se puo saver dove credi di andare?
– Al funerale di Arafat, che domande.
– Karol, se non torni a leto te facio ricoverare.
– Joaqui! Noi dobiamo andarci! Ci sarano i capi di stato, le teste coronate, i papi delle altri religioni, i miei coleghi musulmani! Cuindi dobiamo eserci anche noi.
– Inanzituto, Karol, io partecipo solo a funerali di catolici batezati e temo non sia il caso del personaje in cuestione. In secundis, tu non sei in grado di andare in banio da solo figuriamoci se puoi afrontare un vuelo aereo intercontinentale. Terzo: speni la luce e lasiami dormire che ieri sera o fato tardi.

Cosi, niente viagio. Ufa, che piza. Sono dovuto tornare nel mio apartamento con la coda tra le gambe. Adeso sono cui al picì, magari mi facio un giro sui vostri diari blog. Intanto pero vi ringrazio per avermi ascoltato e vi saluto.

Un abaracio forte forte dal vostro caro

Papa.

Negozietto Carinissimooooo

Il Negozietto Carinissimooo (con almeno tre o) è un po’ nascosto: si trova nella viuzza carinissimaaa nel quartiere carinissimooo.

Ha una sola vetrina, carinissima, tutta ordinata, ove sono esposti i prodotti in vendita. Sono tutte cosine di scarsa o nulla utilità ma carinissimeee.

La titolare del negozietto carinissimooo: una signora carinissimaaa, magra & distinta, con occhiali. Passa le sue giornate sola, nel negozietto carinissimooo.

Esempi di prodotti commercializzati dal Negozietto Carinissimooo:
a) piccola legatoria realizzata a mano dalla titolare;
b) oggettini in carta, creati e dipinti dalla titolare in persona;
c) graziosi manufatti raffiguranti buffi animali in miniatura (pecorelle, mucchine, gattini, ecc.), opera della titolare;
d) decoupage, a cura della titolare;
e) candeline zoomorfe prodotte artigianalmente dalla titolare.

La signora ha dovuto piazzare un cartello con scritto “Ingresso Libero” sulla porta al fine di attirare gli assai timidi clienti, che tuttavia, di solito, si limitano a osservare la vetrina (lasciandovi le ditate) e constatando soltanto dall’esterno (e non dall’interno, maledizione) quanto il negozietto sia davvero carinissimooo.
Infatti il negozietto è carinissimooo ma anche, quasi sempre, vuoto.
Al raro tintinnare del campanellino sull’uscio, la titolare alza gli occhi dal romanzo e guarda stupita l’incauto avventore che entra intimorito da tutto quel silenzio e dalla totale assenza di clienti: lei sorride e a bassa voce lo invita a farsi avanti.

I clienti del Negozietto Carinissimo
Tre persone al giorno. Cinque il sabato. Guardano, toccano, esclamano ma che carinoooo. La titolare finge disinteresse e immersione nella lettura, in realtà pensa dai almeno oggi compratemi qualcosa che c’ho l’affitto da pagare diobono. Loro escono senza aver acquistato nulla, considerano il negozietto carinissimoooo una sorta di esposizione, una mostra, non un esercizio commerciale.

La conversazione all’uscita dal Negozietto Carinissimo
– “Che invidia, anche io vorrei possedere un negozietto così!!”
– “Sì, è davvero un negozietto carinissimoo.”
– “Adesso però sbrighiamoci che mi chiude l’iper.”

I grandi misteri del negozietto carinissimo:
Quanto fattura? Come sopravvive?

Garibaldi

Se gli altri suoi colleghi risorgimentali vestivano eleganti o in divisa, Garibaldi indossava il poncho. Non si faceva la barba e amava portare strani copricapi. Un eccentrico in abbigliamento da hippy ante litteram.

I potenti amici consideravano Garibaldi come un gran rompicoglioni: Mazzini, Cavour e Vittorio Emanuele (elegantissimi) diffidavano di lui e di nascosto ne parlavamo male. Immagino che tra loro lo pigliassero per il sedere per quella sua aria da matto, quei lenzuoli al posto della giacca. Erano invidiosi: avevano intuito che si sarebbe preso più vie, più piazze, più statue di loro.

Garibaldi fu l’uomo più ospitato di tutti i tempi. Si sa, in Italia ogni comune che si rispetti è sede di almeno una casa dove abbia dormito Garibaldi, con tanto di targa sul muro. Ogni notte cambiava letto (e federe, e cuscini, poveruomo). Soltanto qui Lambrate ci sono un paio di case dove si dice Garibaldi si sia coricato (e abbia russato) almeno per qualche ora.

A Garibaldi piacevano i nomi strani. Il suo banale “Giuseppe” doveva stargli stretto; così quando battezzò i suoi figli, meschini, scelse di chiamarli uno Menotti e l’altro Ricciotti, che facevano anche rima.

Si dice che Garibaldi fosse di sinistra, almeno per come lo si poteva essere nell’Ottocento. Due anni dopo lo sbarco a Marsala, voleva partire per Roma e liberarla dal papa, ma appena si seppe, il suo amico re fece prendere Garibaldi a fucilate.

– Nel folle Poema dei Lunatici di Ermanno Cavazzoni c’è un capitolo indimenticabile sulla spedizione dei Mille dove Garibaldi è un tipo fuori di testa e confuso che in realtà non sa nemmeno dove stia andando, e maschera il disorientamento con lunghi silenzi e discorsi strambi. Ad esempio, sulla nave diretta in Sicilia un soldato, tanto per far conversazione, gli chiede se l’America sia bella come si racconta. E lui: “Vedrai, ti piacerà”.

Quando non era in giro per il mondo a far casino, Garibaldi abitava a Caprera, isola deserta di fronte alla Maddalena, al largo di Palau. Mica fesso. Mai visitato la casa di Garibaldi a Caprera? Peccato. Il letto è disposto in modo tale che restandosene sdraiato sul materasso Garibaldi potesse vedere il mare dalla finestra. Nelle giornate più limpide, persino la Corsica.

Nella lavastoviglie

Se fossimo nel mondo della Pimpa i cani sarebbero a pois rossi e parlerebbero. Tutti gli animali parlerebbero, e anche i fiori. Sarebbero molto buoni, cortesi e ciarlieri. Gli oggetti avrebbero gli occhietti e la bocca, e parlerebbero anche loro.

A questo pensavo infilando nel cestello della lavastoviglie le posate unte di sugo, quando all’improvviso le forchette hanno cominciato a lamentarsi:
– “Ti prego non ci lasciare qui dentro, è terribile!”
– “Ossignore, voi dunque voi parlate?”
– “Per favore, tu non hai idea di cosa significhi trascorrere 110 minuti qui dentro con tutta quell’acqua rovente a ondate, e quella puzza di detersivo al limone, e il brillantante che dobbiamo tenere gli occhi chiusi sennò ci bruciano!”
“E tutto quel calore, alla fine!” – protestava una scodella.
– “Che commozione ascoltare le vostre vocine, ho sempre sospettato che voi oggetti aveste un’anima, una vostra vitalità.”
– “E allora per piacere puliscici nel lavandino, con le mani, la spugnetta morbida e la schiumina liquida agli agrumi.”
– “Uffa, ma non ne ho voglia, è tardi.”
– “Ti supplico” – piagnucolava un giovane cucchiaino da caffè – “abbi pietà! Solo per stasera!”
Era riuscito a intenerirmi: – “Dai, vi programmo un delicato a 35 gradi senza prelavaggio. Va bene?”
– “No, no!” strillavano in coro.
– “Oppure vieni qui con noi!” urlava disperato lo scolapasta.
– “Ma come faccio? Non ci sto, è troppo stretto”
– “Se smonti i carrelli e ti raggomitoli per bene sulle ginocchia forse entri pure tu. Dai, prova, vieni con noi!”
Mi avevano davvero stufato:
– “Ascoltate, adesso basta.”
Gli ho sbattuto lo sportello in faccia, di scatto, e ho girato la rotella sul programma intensivo a 75°. Vrooooom.

Dall’interno uscivano ancora le loro grida: strepitavano come matti, imploravano aiuto. “Soccorso, accorruomo!” Il rombo del motore non bastava a sovrastare tutto quel tormento. Ho dovuto accendere la musica, alzare il volume e andare nella stanza più lontana dalla cucina, pur di non sentire.

Sogno con product placement

Sono apparsi come in un sogno.
Erano tre, erano in parata.
Erano vestiti di bianco, dal cappello alla giacca fino ai pantaloni.
Sorridevano beati, come se non potessero fare altro, ma di un sorriso misterioso, indecifrabile.

Venivano da lontano: il primo di loro, nei tratti del viso, pareva europeo; il secondo asiatico, anzi, cinese, con tanto di codino sulle spalle, e per questo lo si ricorda meglio dei suoi compagni.
Il terzo doveva essere africano, o forse indiano, comunque di carnagione bruna.

Come i Re Magi portavano doni. Ma niente incenso, né mirra, nemmeno oro: particolare curioso, con grande fierezza ognuno di loro alzava verso il cielo un piatto caldo di risotto. A mo’ di trofeo, di bandiera.

Come può accadere soltanto nei sogni, i tre sembravano creature bidimensionali, e questo li rendeva ancora più inquietanti, senza tempo.

Erano i tre omini dello zafferano “3 Cuochi”.

Dialogo delle indicazioni stradali

– Scusi, signora, una informazione: per l’autostrada?
– Eh eh, siete lontani.
– Ah. Quindi?
– Vi conviene andare sempre dritto, di là e… e…
– E poi?
– E poi chiedete di nuovo, perché io non lo so mica dove sono le autostrade, non ho nemmeno la patente.

***

– Scusa, per le autostrade?
– Autostrade? Quale autostrada?
– Quella per Milano, o comunque il più vicino snodo autostradale.
– Milano, sì.
– Sa come possiamo andarci da qui?
– Non Genova, non Torino, proprio a Milano, volete andare, vero?
– Sì, proprio là.
– E andate a Milano a quest’ora di notte?
– Sì.
– Siete di Milano?
– Esatto.
– Già. A Milano ci abitate, dunque?
– Sì.
– Ma Milano Milano?
– Sì! Allora, ‘sta autostrada?
– Vediamo un po’… l’autostrada per Milano… Lasciatemi far mente locale.. dunque… autostrada per Milano, autostrada per Milano… l’autostrada per Milano dovrebbe essere… ah sì, certo… bè… però…mmm… No, guardi, non lo so, mi spiace.

***

– Scusi, per l’autostrada per Milano andiamo bene di qui?

– No, no. Dovete tornare indietro, fare inversione a U, poi sempre dritto, al quarto semaforo a sinistra, poi la prima a destra e quando incrociate il terzo viale alberato svoltate alla seconda a sinistra – mi raccomando la seconda, non la prima, non la terza ma la…
– …ma la seconda, sì. E lì siamo arrivati?
– Ma no, magari. Proseguite sotto il secondo cavalcavia, alla quarta rotonda prendete il lungofiume, dritto, al sesto ponte prima del tredicesimo – o dodicesimo, non ricordo – semaforo c’è un monumento, quindi destra, sinistra, allo stop ancora destra, sinistra e poi di nuovo destra e là…
– …là comincia l’autostrada, vero?
– No. Là imboccate la circonvallazione esterna tenendovi sulla sinistra e poi dritto, dritto drittodrittodritto, seeeempre diritto fino a…
– …fino all’autostrada, se dio vuole.
– No, fino all’incrocio sul secondo controviale, poi a destra dopo il terzo passaggio a livello. E ora mi ascolti bene perché da qui in avanti si complica un po’…

Dal diario di Heidi666

“cestino di lumache cestino di lumache cestino di lumache
cestino di lumache cestino di lumache cestino di lumache”

“In realtà io mi chiamo Gianfranco, ho 39 anni e faccio il controllore sugli autobus della linea Abbiategrasso-Mortara. Sono in lieve sovrappeso e ho il pelo toracico continuativo con la barba. Mia moglie indossa dei pantacollant a zampa zebrati.”

“Gli skills che voglio acquisire nei prossimi mesi: capacità di fare le uova; partenogenesi; capacità di far ricrescere gli arti mozzati; autofecondazione; resurrezione.”

Fonte: Heidi666.splinder.com

Statistiche sulla popolazione dei parchi cittadini di una decadente megalopoli dell'Europa meridionale in una domenica primaverile di sole

(Nota: la somma delle percentuali non dà 100 per una serie di motivi che la mente degli esperti contemporanei di statistica non è ancora pronta a conoscere.)

a) bonghisti: 10%
b) giocatori di freesbee: 0,5%
c) giocatori di pallone: 44%
d) vecchietti feriti da un freesbee in pieno viso: 11%
e) portatori compulsivi di cani al guinzaglio (varie taglie): 91%
f) persone in costume da bagno e tatuaggi sdraiate sui prati: 98%
g) senza tatuaggi: 2%
h) persone sdraiatesi per errore sopra freschissimi escrementi di cane lasciati da e: 1%
i) trainatrici di passeggini: 23%
l) coppiette di teen ager limonanti sulle panchine in pietra: 0,2%
m) cani inferociti e rompicoglioni che continuano a sospendere la partita di pallone con invasioni di campo, corse e morsi pensando di essere stati invitati: 34%
n) sudamericani con barbecue e musica del loro paese ad altissimo volume: 61%
o) statue in bronzo raffiguranti sconosciuti: 100%
p) pesci rossi vivi nel laghetto: 25%
q) anatre: non sa/non risponde
r) gelati il cui prezzo è inferiore ai 6 euro: 0%
s) appassionati di misterioso gioco solitario con bastoncini legati da un filo e oggetto aereo da pigliare al volo per ore e ore e ore: 2%
t) eremiti occhialuti che leggono libri con l’aria di chi pure nelle giornate feriali non fa nient’altro beati loro: 12%
u) venditori di palloncini colorati: 0%
v) ciclisti in calzamaglia da competizione: 4%
z) piccioni: 96%

All'interno del frigo

Ore 20,30. La visione del frigo da vicino:
– una confezione di 5 piccoli wursrtel woui di puro suino senza polifosfati aggiunti da consumarsi previa cottura;
– una barattolo di olive con dentro numero 2 olivette nere galleggianti in un circa mezzo litro di salamoia;
– un antico limone con curiose macchie grigioverde sulla scorza;
– una birra moretti, aperta;
– basta.

Il limone occupa solitario un intero, sterminato ripiano del frigo.

Guardo nel vano dietro la portiera del frigo e scopro che esso cela altri segreti dimenticati:
– 20 grammi di filetti di alici distesi in olio d’oliva;
– Magia d’Aromi Knorr aglio e prezzemolo (sottotitolo: “Tutto il sapere delle erbe!”)
– un vasettino contenente sette capperi Esselunga immersi in piccola piscina di aceto di vino
– stop.

Uova: zero
Formaggi e/o carni: zero.
Cibi per la cena e/o per la colazione di domattina: zero.

Ci rifletto, e il cervello macina a fatica i seguenti pensieri:
1) devo ricordarmi di fare la spesa;
2) tuttavia, oramai è tardi;
3) forse con gli ingredienti rimasti potrei creare una singolare ed inedita ricetta.
4) forse è meglio cibarsi di wurstel crudi davanti al televisore. E di finire pure le olive, crepi l’avarizia.

4 idee quasi legali per diventare ricchi imprenditori di se stessi

Data la congiuntura negativa, l’inflazione e il continuo procrastinare la fine dei tempi bui, sto oramai pensando a nuove professioni per tirar su quelle tre lire e campare. Al momento sono in valutazione le seguenti attività imprenditoriali:

Sequestratore di cani di razza incautamente lasciati fuori dal negozio d’alta moda in via della Spiga da signore miliardarie (via della Spiga a Milano, via del Corso a Roma, ecc.) – Slegare la bestiola dal paletto ove è stata parcheggiata. Fuggire mentre all’interno dello showroom la miliardaria si misura le scarpe da 8000 euro.
Portare la bestiola a casa, immortalarla con una copia di La Repubblica in bocca, spedire la fotografia alla miliardaria e chiedere riscatto con messaggio realizzato ritagliando le lettere del quotidiano medesimo. Ricavi previsti: 30.000 €

Grossista di arredi altrui – Lasciarsi affidare le chiavi di casa dai colleghi in partenza per la settimana alle Baleari promettendogli che andrete tutti i giorni a bagnargli le piante del salotto. Indi, impadronirsi del mobilio (cassettiere, armadi, tavoli, sedie, tutto insomma) e metterlo in commercio grazie ad annunci su siti specializzati. Cedere il mobilio in pronta consegna. Intascare il ricavato, chiamare la collega a Ibiza e spiegarle che la notte prima l’appartamento è stato svaligiato.

Coltivatore di rosmarino e salvia sul balcone di casa e spacciatore delle stesse come droghe leggere ai giardinetti pubblici. Cambiare spesso il luogo di vendita onde evitare che gli avventori truffati tornino e ti piglino a schiaffi.

Venditore di indumenti intimi usati da fotomodelle, attori di serie tv, concorrenti del grande fratello, rockstar morte, ecc. – Si tratta di implementare una bancarella da mercato per feticisti, con esposizione di canottiere, calzini, reggipetto e mutande di seconda mano, ma mano di vip. In realtà si tratterà di falsi, saranno tutti capi d’abbigliamento nuovi lasciati in salamoia qualche giorno per conferire loro un’aria vissuta. Prezzi altissimi.

Altre idee, se volete, nei commenti.