Vorrei appuntare qui una banale disamina dei stereotipi manifestantesi nelle file agli sportelli delle biglietterie ferroviarie. Comincerei dall’osservazione scientifica di un comunissimo esemplare, ossia
1) Il tizio che domanda di passar davanti a tutti perché sta perdendo il treno
Arriva di corsa e si rivolge alla prima persona della fila, che a sua volta domanda l’opinione agli altri in coda. Breve conciliabolo: così d’impulso verrebbe da rispondergli “Arrangiati, la prossima volta arrivi più presto”. Ma siccome siam gente civile e senza fretta, si decide di lasciarlo andare. Alla fine il poverino convince tutti, tranne quello che…
2) Quello che non lo vuole fare passare
L’unico contrario: sostiene che è “una questione di principio!”. Si cerca di persuaderlo, ma lui niente. Alla fine crolla e confessa: pure lui sta perdendo il treno, però, come uno scemo, s’è messo in coda.
3) Turista nordeuropeo
Si esprime solo in finlandese e a gesti; la cassiera (a fatica) riesce a vendergli il “ticket”, per una destinazione sbagliata, ma nessuno dei due lo sa (lui lo scoprirà sei ore dopo sul treno, lei mai). E tuttavia, da tre quarti d’ora la venditora di biglietti Trenitalia sta tentando disperatamente di spiegargli che deve usare l’obliteratrice – parola intraducibile che il turista proprio non riesce a capire, anche perché nel suo paese le obliteratrici non esistono più dal 1971.
4) Chieditore di informazioni
È lì solo per chiedere informazioni: non deve partire per nessuna parte. Arriva il suo turno, e lui sta allo sportello un’ora. Comincia a interrogare il bigliettaio sulle combinazioni più complesse: “Ma se io compro un biglietto per andare da Salerno a Castellazzo di Biandrate non oggi ma il 25 novembre, in cuccetta, transitando da Imperia, e volessi pagare con l’abbonamento feriale dei pensionati, non è che posso portare con me un cane e cambiare a Firenze Rifredi anziché Santa Maria Novella?” E così, avanti per due ore circa. Il bigliettaio non riesce a trovare le risposte giuste, consulta il sito, telefona… I signori in coda fremono. Qualcuno dal fondo lancia delle parolacce a voce molto alta. Il chieditore persevera, imperturbabile. Poi ringrazia, saluta tutti e se ne va, senza comprare niente.
5) Compratore dilettante di biglietti al distributore automatico
Mezz’età, scarsa dimestichezza con le tecnologie, specie con quelle malfuzionanti, ma lui pur di evitare l’attesa, ci prova. Allora, selezionare la lingua: be’, sin qui è facile, basta toccare la bandiera italiana. Digitare la stazione di partenza: ahia, cominciano le difficoltà, la stazione non si trova, i tasti si inceppano, aiuto, come funziona ‘sto coso? Alla domanda “Accettare le condizioni di trasporto del vettore e l’informativa sulla protezione dati personali? Premere Conferma o Back“, l’acquistatore si arrende e chiede soccorso: ma l’unico modo per avere assistenza è mettersi all’ultimo posto della coda allo sportello del bigliettaio umano.
Io sono la litigante col funzionario responsabile della biglietteria, che se la prende con le clausole vessatorie del contratto e minaccia di adire il giudice di pace. Poi se ne va, perchè non ha tempo da perdere.
😀
C’è post per te sul mio blog. 1 bacio!
falta (falto): extranjera que se aprende de memoria la frase que deberá decir (ej: un biglietto per venezia santa lucia, per piacere) y que la repite, una y otra vez, ante cualquier comentario o pregunta (no prevista, claro) del señor de la ventanilla.
hai dimenticato il figo/la figa micidiale con cui sei pronto a partire subito, come sei, senza barba fatta (o senza ceretta… cazzo perchè si ostinano a ricrescere sti stronzi?!)
e cambiare vita e paese!
(dove starà andando?)
pw
IL COMPRATORE ON-LINE.
Quello che prenota e compra tutto sul sito http://www.trenitalia.com dove passa le ore
1) tentando di ricordarsi la temibile username e l’imperscrutabile password che poi dopo rimembra ma digita in maiuscolo e gli risponde username non valida e lui prende a pugni il pc;
2) dribblando le risposte “disponibilità di posti insufficiente” con improbabili richieste di intercity per mogadiscio alle 3 di notte;
3) cercando di inserire il codice della trenitalia card (pensa con solo 2 milioni di punti hai un fantastico sconto del 2% sui treni di giovedì all’alba);
4) provando a stampare quei deliziosi numeretti accompagnati da sigle trasparenti come PNR e PGT che servono in treno per rispondere al bigliettaio minaccioso “guardi buonuomo che io ho fatto tutto su internet” e poi paghi biglietto, sovrattassa e multa.
In alternativa puoi tornare agli stereotipi della classica fila.
Probabilmente ci metti di meno.
Faccio il biglietto su internet, arrivo ugualmente in stazione con largo anticipo ( sono un’ansiosa ). Per ammazzare il tempo, mentre difendo il portafoglio dalla fauna locale, decido di stampare il tutto con la macchinetta per impratichirmi pure con quella. Salgo in treno protetta come quelli che hanno impermeabile ed ombrello, cintura e bretelle. Al controllore mostro serena il mio ticket. Avevo ritirato solo la prenotazione, il biglietto era rimasto abbandonato nella feroce macchinetta….Sudata mostro l’sms di conferma sul cellulare, non vale più se si stampa il biglietto….
Ma esistono ancora le “donne di mezz’età” ?
Forse meglio “di un’età e mezza”.
L’exbl
La ventiquattrore con manager a braccetto.
Trattasi di valigetta contenente PC portatile con file segretissimi, documenti importantissimi e giarrettiera della segretaria fighissima. Per proteggerla il manager la tiene sotto l’ascella come una baguette ma, accorgendosi che questa procedura di sicurezza gli impedisce di svolgere indispensabili mansioni come tirare fuori dalla tasca il portamonete per pagare il biglietto, la sposta stringendola tra i denti come il coltello di Rambo, il che gli rende praticamente impossibile la comunicazione con il bigliettaio che si ostina a ripetergli che da quella stazione non parte nessun treno per MmmhgngngmmhhG!
Al primo tentativo di strangolamento da parte delle persone in fila dietro di lui, il manager infila la ventiquattrore, che per sua dimenticanza era rimasta aperta, tra le cosce, evirandosi. Tra le varie imprecazioni che seguono, il bigliettaio capta il nome di una città dell’antica Grecia e impassibile gli dice che forse non deve prendere il treno ma un traghetto…
Lo zaino con giovanotto in spalla (ZcGiS)
Trattasi di bagaglio di dimensioni leggermente superiori a quella di uno dei due tronconi in cui si spezzò il Titanic.
Come il suddetto troncone, lo zaino contiene un’orchestrina costretta a suonare nonostante il gelo e il pericolo di morte imminente, ed è proprio che questa ragione che lo ZcGiS rolla, barcolla, caracolla e soprattutto colpisce e affonda tutti gli altri viaggiatori nel giro di quattro miglia nautiche.
c’è l’utente boicottato: colui al quale viene imposto l’abbonamento elettronico e si ritrova con una splendida tesserina, senza però la possibilità di ricaricarla nella sua stazione di partenza o di arrivo, costui si aggira per la stazione con detto abbonamento (plastica rigida) in mano cercando dove infilarlo, si rivolge anche al personale che, fiutando il pericolo, nega la propria professione, minaccia dimissioni e se la svigna
tipicamente il chieditore agisce il lunedì mattina o il primo giorno del mese, alle ore 7:50.
solitamente è sordo e non prende un treno dal ’65.
a quando il post sui bigliettari? se hai bisogno credo di non essere l’unica a poterti offrire informazioni (in cambio di un metro quadrato di focaccia, plis).
strichnina
La probabilità di avere un chieditore in coda davanti a te è inversamente proporzionale al tempo che manca alla partenza del tuo treno.
Sei splendido! Riesci sempre a farmi ridere. Grazie!!
santa biglietteria online!
LA mandria di giovinetti vacanzieri.
trillano allegri et simultanei secondo gli idiomi di provenienza, talora si danno tra loro degli scappellotti, alcuni si strusciano, età media 17 anni, hanno anche dei bulloni appiccicati in varie parte del corpo e sull’adipe soprattutto.
E poi c’è la viaggiatora con lanciafiamme.
– parto fra tre ore.
Signor Confuso e cosa ne pensa della controparte, ovvero dei bigliettai?
Sono protetti da un vetro anti-proiettile, allungano il resto con faccia annoiata e si rianimano solo quando vedono che tenti di afferrarlo con dita prensili che non passano dalla fessura.
E non salutano mai.
e i microfoni che la ex FS gli ha dato fanno schifo
Giusto. Vergogna.
Scusate l’assenza, è da venerdì scorso che sono in coda e il chieditore non ha ancora finito.
Per quanto concerne i bigliettai, anche qui siamo in presenza di diverse fenomenologie, che meritano un’analisi a parte.
slurp: grazie, ma che c’è da ridere, scusa?
thepinkinside: gentilissima.
Spero che un giorno l’altro abbia l’ispirazione per analizzarci i bigliettai…. !
…dai che lo sai…è come le racconti! E questo fa la differenza!!
La famigliola festante. Formata da padre, madre e numero imprecisato di figli (superiore a tre) di età sempre compresa fra gli zero e i sei anni. I genitori sono cronicamente incapaci di tenere a freno i figli, che scorazzano sui piedi dei vicini e si tirano palline di carte, palloni, borse, senza curarsi del fatto che queste ultime non hanno alcuna vocazione alla aereodinamicità. Alle proteste degli altri, la madre sospira: “sono bambini!” e il padre lascia l’aria festante assumendo quella incazzata con il mondo. Se uno dei pupi è di età inferiore agli otto mesi, non appena arrivati davanti al bigliettaio, la mamma scopre che è l’ora di allattare, e blocca la fila. i presenti sono tenuti ad accompagnare l’allatto con ohhh di approvazione per la sacra famiglia….
Buongiorno Sor Confu§o, sono – purtroppo – tornato dalle ferie, ho evitato di fare coda alla stazione dei treni, per cui ho fatto colonna in auto; ma soprattutto Le porto i saluti di Lofoten, che mi ha inviato una graditissima cartolina da luoghi nordici quanto umidi, nella quale appunto tra un saluto e un’osservazione sul clima, mi prega di portarLe i suoi saluti…
Spero di essere stato comprensibile…
Luoghi nordici? Ma dove siete andati? A Varese?
adoro quando mi chiedono di passarmi davanti: è una delle rare possibilità che mi concedo per sentirmi buona e acconsentire con un benevolo sorriso.
Anch’io li faccio passare ma sotto sotto mi incazzo, mi sento psicologicamente più vicina al “pirla che si è messo in coda e non vorrebbe farli passare”.
in tutti noi c’è un po’ del pirla che si è messo in coda e a furia di lasciar passare gente perde il treno.
Oserei dire che c’è anche un’altra categoria, a cui io – modestamente – appartengo.
E cioè quella degli Scavanti, i viaggiatori che, dopo aver chiesto il biglietto, cominciano a scavare forsennatamente nella borsa alla ricerca del portafogli.
Mentre gli scavanti frugano in ogni piega dei contenitori più vari che portano con sé, il bigliettaio si tiene stretto il biglietto alzando un sopracciglio e quelli in coda ne approfittano per sbirciare tra i loro effetti personali (ormai in fila lungo lo sportello).
La versione più estrema della categoria (lo Scavante fatalista), mentre opera lo scavaggio (scavo selvaggio) insinua in tutti gli spettatori il dubbio che il portafogli sia stato rubato, allo scopo becero di recuperare un po’ di tempo per vedere nell’ultima tasca.
Ma tutti gli Scavanti (fatalisti e non) alla fine si accorgono che il portafogli sta nella tasca del giubbotto. Questo è matematico.
😉
Confu #27: no, è Lofoten che è andata a Nord, credo un po’ più a Nord di Varese in effetti… io ho solo ricevuto la sua cartolina.
Voglio un nuovo post!
Ma l’erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re.
Ma non scassarmi la minchia, voglio un nuovo post!
Il Connesso viaggiatore:
Fa la fila continuando a parlare al telefono, coprendosi la bocca discretamente mentre insulta ad alta voce trenitalia viaggiatori e bigliettai.
Arriva allo sportello tendendo il telefono fra capo e collo mentre boccheggia il nome della località cui é diretto e cerca i soldi nel portafogli. Le monete gli cadono a terra,invariabilmente, tutti lo aiutano a raccoglierle perché si tolga dai piedi, ma imperterrito resta connesso alla sua appendice telefonica, paga, prende biglietto e resto, sempre continuando la conversazione al cellulare…
E’ che i finlandesi di solito conoscono almeno altre 6 lingue, italiano compreso, e se la cassiera non è italiana, conosce la sua lingua lo stesso.
Nella mia esperienza, di solito sono giapponesi o africani…
Erano TUTTI davanti a me stamattina alla stazione di Harrow & Wealdstone, soprattutto quello delle informazioni. Io ero quello che stava perdendo il treno, ma non ho neanche chiesto perchè con gli inglesi chiedere di saltare la coda è come in Italia chiedere di fare sesso violento durante la messa perchè ti annoi…
(in entrambi i casi, ti piacerebbe farlo, ma poi l’educazione repressiva ricevuta ha la meglio e il timore delle occhiatacce di fuoco ti fa desistere)
Questo riferiferimento all’inghilterra mi fa venire in mente che ad ogni soggetto così argutamente delineato dal sig. Confuso corrisponde un diverso modo di “stare in coda”. Il risultato finale è di solito, in Italia , una non-coda.
Son cose.
C’è quello che la prima volta in vita sua capita in stazione e incontra proprio te in fila che lo precedi. Ha bisogno di sentirsi raffrancato, consigliato, informato. La sua tensione nervosa si avverte ben oltre il limite della sua camicia che solo perchè così ben intonata ai suoi calzini, gli ha dato il diritto di insidiarti e ritenersi potenzialmente sopportabile. Dopo la terza gli chiedi dove sia diretto e a quel punto lo avvisi che esiste un’area riservata della stazione proprio dedicata al suo tipo di esigenza che di norma non è mai troppo affollata. Quando torna protestando e tu fatalmente sei ancora in coda con altri problemi da sbrigare come cavare lo sguardo fisso di uno qualsiasi dietro ti te a mappare il tuo lato migliore, puoi indicagli con indice puntato e aria smarrita le indicazioni per il w.c. Simpaticamente, tua viaggiatrice..
Scusi, chi è l’ultimo? 😛