Autobiografia di un’infanzia foriera di presagi

Il primo ricordo della mia vita è una macchia di vomito, stampata sulla moquette verde. L’autore del vomito sono io, probabilmente ho due o tre anni. Il proprietario della moquette, invece, è un signore romano che ha affittato alla mia famiglia un appartamento sul vicolo.

 

Sono nato a Genova, come tutti i miei parenti, ma ho vissuto i primi anni della mia vita a Roma, a seguito di madre e padre ivi trasferiti per i soliti motivi di lavoro.
L’abitazione della primissima gioventù, cioè dai miei zero ai quattro anni, era questa piccola casa in via degli Spagnoli, a pochi passi da piazza Navona. Si dirà: beato te, che lusso, famiglia abbiente. Ma no, ma quale lusso. Oggi quel quartiere si riserva a giornalisti, attori, deputati e altri milionari, ma ai tempi della mia infanzia – cioè nella prima metà degli anni Settanta – era un rione popolare, se posso osare pure un po’ zozzo: mi ricordo – e questo è forse il secondo ricordo della mia dolente esistenza – che avevamo i sorci in casa.
La loro presenza si manifestò a sorpresa la sera in cui la signora madre, assisa sul divano a guardare la televisione in bianco e nero, intravide un oggetto irsuto e semovente, con la coda rosa correre sulla moquette sotto le tende per nascondersi dalla luce o dal rumore.
Così l’augusta genitrice fu costretta a comperare le trappole, quelle a scatto con il pezzetto di formaggio che aziona una molla per imprigionare il topolino o eventuali amici suoi. Anzi per ammazzarli, ma ai bambini questo non lo si poteva dire.
Non ho peraltro mai saputo di ratti catturati, né delle condizioni fisiche in cui furono ritrovati. Sospetto che ne sarei rimasto turbato.

 

Il primo istituto scolastico frequentato in vita mia si trovava in via dell’Arancio, a Roma, ed era un asilo. Ho dimenticato tutto di quell’esordio nel mondo dell’istruzione. Dalla memoria riaffiorano soltanto gli abiti bianchi e gonfi delle suore all’ingresso e l’impressione di una scala, poi nulla più. Sommarie ricerche mi informano che quell’asilo oggi potrebbe aver cessato le sue attività.

 

Tra le reminiscenze spuntano anche i primi spostamenti in triciclo sui quadrucci di piazza Navona, l’acquisto di una mela caramellata per Natale, parecchie visite al giardino zoologico, la gentilezza dei vicini, cioè una famigliola di camionisti romani che all’occorrenza mi facevano da balia.
Il ricordo più chiaro nei contorni resta lo stereotipo dell’epoca: il percorso del trenino elettrico allestito in salotto dal padre, con la campanella della stazione in grado perfino di suonare al passaggio della locomotiva sui binari. Ma il montaggio delle rotaie era troppo complesso per l’ingegneria di un minore d’età, e malgrado le mie proteste temo non si potesse occupare il tinello, già angusto di suo, con una ferrovia, né costringere il padre ad assemblarla ogni sera.
Mi sembra però che nell’ultimo mio pomeriggio romano, proprio mentre intorno a me s’alzava il putiferio del trasloco per rientrare a Genova, in mezzo al viavai e alle scatole, il trenino fosse in allegramente funzione, forse per distrarmi dalla partenza.
Poche ore dopo Roma finì, e tornò solo nei viaggi o nei ricordi.

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10 Responses to Autobiografia di un’infanzia foriera di presagi

  1. Firmato ckf dicono:

    e quando s’è astratto dalla borghesia per diventare l’uomo che è oggi?

  2. LifeIsBeautifulissima dicono:

    Il suo modo di scrivere è molto bello e coinvolgente :) … spero di leggerla ancora e più spesso …

    • confuso dicono:

      troppo buona, troppo buona.

      • LifeIsBeautifulissima dicono:

        Mi chiedevo se per caso ci fosse la possibilità di seguirla anche su Facebook … mi sembra di aver capito lei non nutra molta simpatia per i social, antipatia che condivido, ma dato che io ed i Blog non abbiamo ancora familiarizzato come vorrei (non ci capisco nulla!!!)mi chiedevo se per caso lei bazzicasse anche su Facebook, di tanto in tanto … sarebbe molto più facile seguirla lì, per me … ne approfitto per augurarle una Meravigliosa Giornata :)

  3. sandra dicono:

    hai preso proprio la strada che preferisco: adoro le autobiografie. la mia la scrivo e la riscrivo, la cogito e la rimugino, ossessione perenne.

  4. Rots dicono:

    Certo alla fine il protagonista muore, tranne un paio proprio epiche, finiscono tutte così.
    Però per quanto riguarda Roma mi sento di rassicurarla che è sempre li, cambia cambia, ma poi rimane.

  5. Massimo dicono:

    Come al solito passo e ripasso ogni giorno e trovo perle. Lei caro Confuso, è stata la spinta per scrivere ancora. Non smetta mai, o almeno lo dica prima, così che possa lenire il dolore piano piano.

  6. Silice dicono:

    Mio padre metteva le trappole in garage. Io facevo scattare le trappole e lasciavo il formaggio. Mio padre che veniva dal Friuli pensava che a Mestre i topi fossero evoluti geneticamente. Poi un giorno mi ha sgamato.

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