Dispaccio da un breve viaggio invernale nella Liguria d’Occidente

Oggi siamo (ma perché mi do del noi? Vabbè, transeat, in tutta evidenza mi sto rincretinendo) oggi sono in vena di languori autoreferenziali. Sai che novità. Dunque, seguiranno quinci note sul recente quanto breve viaggio invernale nella Liguria d’Occidente, sui colli, ultimo confine con la Francia. Per quale motivo ho voluto recarmi ivi? Non si sa. Forse la ricerca di un luogo dell’anima. Oppure, intendevo andare da un’altra parte ma poi mi son perduto. O chissà, ero lì, in quella estemporanea villeggiatura presso una qualche stazione climatica, per motivi indicibili, e che tutto sommato non fregano a nessuno, manco meno a te. Ma non divaghiamo.

A Dolceacqua ho potuto apprezzare la visione del famoso ponte, da cui l’ingresso in un groviglio di abitazioni pittoresco non ancora completamente rovinato dal turismo dei venditori di cartoline e dei pittori da strapazzo, anche se il pericolo incombe. Ma starsene al sole, nello spiazzo al di là del fiume, a bere un cordiale osservando il ponte rinomato, è pur sempre un momento d’ozio appagante. Specie per esteti fancazzisti snob (benché senza una lira ma con fierezza) (la volpe e l’uva) quali noi istessi siamo.

Più sopra, a pochi chilometri d’istrada in automobile, s’erge il paese di Apricale. Cittadina medievaleggiante in ascensione, costruita su una parete pressoché verticale di roccia. Un altro labirinto di salite e discese, che poi son la stessa cosa, dipende da dove le si guarda. Degno di nota il ristorantino anch’esso verticale affacciato nella piazzuola in vetta: encomiabile baccalà mantecato con le olive, abbinato con coraggio da un calice di Rossese.

Simile ai due luoghi precedenti è il piccolo comune di Cervo, sempre nella provincia di Imperia: un altro posto inaccessibile alle vetture, e ai deboli di gambe. Una geografia di scale e di case sollevate verso il cielo. Una città, come le altre, inspiegabilmente deserta, disabitata. Questa però si differenzia per la posizione: al contrario dei due di cui sovra, si alza come una cuspide di fronte al mare, e sembra quasi volergli cadere addosso lanciandosi dalla montagna.

Per il resto, cielo terso, tante mimose – è la stagione della fioritura – e una lunga strada da percorrere al tramonto per tornare indietro, a malincuore. Ah, lasso, quanto lirismo, quanta melanconica poesia nelle visioni. Lo dicevo, mi sto rincretinendo.

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11 Responses to Dispaccio da un breve viaggio invernale nella Liguria d’Occidente

  1. Rots dicono:

    Deve essere stato bello, bellissimo addirittura, ma chissà quanto si rompono le palle quelli che ci abitano.

  2. Firmato Ckf dicono:

    Certo che andare in un ristorante e pagare per un baccalà con olive, cosa molto snob…

    Ma il cordiale lo vendono ancora come bevanda? (oltre che come liquido antighiaccio per le auto)

  3. chiarapetrucci dicono:

    …infatti, piuttosto un arzente, che ti staffili di maschia vitalità!

  4. Lofoten dicono:

    La tua obsolescenza nell’usare certe parole è alquanto eccitante. Che fai stasera?

  5. Franca dicono:

    Lofoten mi ha fregato l’idea dell’invito… azz… per lo stesso identico motivo…
    Vedi un po’ se ti conviene perseverare…
    parlando col mio moroso ho inserito al giusto posto un “all’uopo” ed è ancora lì che mi prende per i fondelli… con te la storia sarebbe diversa….
    Comunque ho osservato Apricale su google ed è fantastica. Grazie.

  6. Sandra dicono:

    Cervo … Da tempo desidero visitarlo, da quando seguo i concerti di fine estate nella chiesa dei Corallini. Beh… Prima o poi verrò . Il titolo della mia autobiografia – scritta a poche ore dalla morte- sarà : Prima o poi….

  7. Rots dicono:

    Potrebbe scrivere qualcosa per favore?

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