L’arte oratoria del non dir nulla ma con gran classe

Vi sono varie tecniche per vincere le contese oratorie, ma la migliore sembra ancora essere quella di stordire l’interlocutore con discorsi incomprensibili ma ben declamati. Di solito la vittima, anziché protestare o chiedere spiegazioni, finge di aver compreso. E quindi si lascia sottomettere e non replica a chi, in realtà, non gli ha detto nulla.

Tutti ricordano il film di Mario Monicelli Amici miei, uno dei suoi tanti trionfi cinematografici degli anni ’70, assai citato, fra l’altro, per l’accorgimento linguistico inserito dagli sceneggiatori nei dialoghi del personaggio interpretato da Ugo Tognazzi, uso rivolgersi al prossimo, nei momenti di difficoltà, con frasi prive di significati per confonderlo e averne ragione. In questo modo riesce a imbrogliare le pretese di creditori, vigili urbani e altri pericoli.

Questo espediente è antico come il mondo, ma molto sottovalutato. Lo ha preso di mira solo la satira, da Rabelais al surrealismo, da Plauto al Boccaccio (“Haccene più di millanta che tutta notte canta”). Per il resto il meccanismo del nonsenso viene ancora oggi adoperato con successo in contesti apparentemente più seri: il mondo degli affari, le conferenze, le lezioni di filosofia, le conversazioni quotidiane, le autorità, i tiranni, eccetera.

Le varianti sono molte: il bombardamento di termini inglesi funzionano bene in economia. Ma pure le espressioni enigmatiche o allusive, in realtà vuote di concretezza, semplicemente paludate.

Ahinoi, sui libri, in televisione ma soprattutto dal vivo, di persona, il retore moderno sciorina lunghi discorsi illogici, zeppi di termini, volutamente, indecifrabili ai più. E nessuno che mai si alzi e dica scusi ma guardi che non si capisce un cazzo.
Almeno questo, nei film di Monicelli, a un certo punto, accadeva.

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20 Responses to L’arte oratoria del non dir nulla ma con gran classe

  1. Micci1984 dicono:

    Io l'ho fatto molte volte all'università, di guardare il docente in faccia e chiedergli se era possibile, di grazia, parlare come i comuni mortali. Frequentando una facoltà umanistica capitavano spesso lezioni durante le quali lo sproloquio pareva d'obbligo per esprimere concetti talmente semplici da esaurirsi in due parole. Anche adesso io mi sto rendendo conto di fare la splendida cercando di scrivere ''bene'', quando in realtà quello che sto dicendo potevo esplicarlo in poche righe, con un pò di slang della mia regione, qualche parolaccia – che ogni tanto ci vuole – e pochi verbi. A me hanno sempre sorriso tutti. Forse sono stata fortunata…

    Interessante questo blog

  2. galatea72 dicono:

    Retorica asiana. Ne era un campione Ortensio, il rivale di Cicerone. E il fatto che rispetto a lui Cicerone, noto trombone insopportabile, sembrasse ai suoi concittadini diretto e sintetico la dice lunga.

  3. Retorica asiana. Non lo sapevo, anni di liceo classico buttati nel cesso. Me lo segno, grazie!

    Micci84: bè almeno ciò che scrivi è comprensibile (a tratti).

  4. peppe80 dicono:

    Eeh! Quanto è vero, soprattutto in politica. E c'è ancora chi pensa ai contenuti, come se la politica badasse ai contenuti. E' tutto riassumibile nella formula: buona capacità dialettica più faccia come il deretano uguale successo assicurato.

  5. picccina dicono:

    Di Pietro non ci fa, ci è.

  6. In quattro anche scribài con cofandina?

  7. utente anonimo dicono:

    Per non parlare della capacità di farsi passare come dei veri esperti di tutto. Chi ricorda il caso di Hegesippe Simon, "Il Precursore", che fu così abile da smascherare centinaia di suoi contemporanei, soprattutto politici, senza fare nulla, ma solo con la forza della retorica (quella vera, anche se inventata di sana pianta)?

  8. utente anonimo dicono:

    Bravissimo, come sempre. Ma oggi, egregio dott. Confuso, …"non posso esimermi" dall'aggiungere un commento…eh!

    Le parole sono importanti!
     
    http://www.youtube.com/watch?v=Fcrobk3AMcA&feature=related
     
    – No… io non lo so, però senz'altro lei ha un matrimonio alle spalle a pezzi…
    – Ma che dice?!
    – Scusi forse ho toccato un argomento…
    – Non è l'argomento, è l'espressione!… "Matrimonio a pezzi"…
    – Preferisce "rapporto in crisi"? Però è così kitsch!…
    – [si tocca il cuore] Dove l'è andata a prendere quest'espressione, dove l'è andata a prendere?!…
    – Io non sono alle prime armi…
    – "Alle prime armi"?! Ma come parla?!
    – Anche se il mio ambiente è molto cheap…
    – Il suo ambiente è molto … ?
    – CHEAP!
    – [sberla] Ma come parla?!
    – Senta ma lei è fuori di testa!!
    – [sberla] E due! Come parla?! Come parla?! Le parole sono importanti! Come parla?!

  9. utente anonimo dicono:

    oh beh,no n c’è mica bisogno di chissà quante parole per annebbiare l’interlocure..
    io ricordo ancora con nitida perplessità cosa mi venne detto un dì:
    “io ho bisogno di una risposta da te, ma non so che domanda farti”
    sono ancora qua che mi perplimo, sono

    ks

  10. benjamino dicono:

    Era nelle bozze da martedì? :-)

  11. benjamino: bozze? antani?

    #9, "io ho bisogno di una risposta da te, ma non so che domanda farti" è un capolavoro.

    Su Hegesippe Simon mi informerò.

  12. utente anonimo dicono:

    Aneddoto su Arnaldo Forlani diventato ormai leggenda tra i cronisti politici.

    Forlani viene avvicinato nel Transatlantico dal solito gruppetto di giornalisti e risponde a una loro domanda e parla, parla, parla. Uno, due, tre, cinque minuti di eloquio senza che sui taccuini si concretizzi l'ombra di una notizia, di uno spunto. Il più coraggioso dei cronisti si fa avanti e abbozza: “Ma presidente, scusi… Lei parla da 5 minuti non ha detto niente…" E Forlani, gonfio d'orgoglio: “E potrei andare avanti tutto il giorno!"

  13. utente anonimo dicono:

    oh, sior confuso…se le è piaciuta quella lì ne ho un’altra!
    Tornando da un viaggio sarei passata praticamente sotto casa di un ‘amico’ quindi, con ingenua felicità, feci un sms ‘guarda, parto, sono lì intorno tra un tot ore, se vuoi che ci vediamo fammi sapere’
    Orbene, la risposta arrivò il mattino dopo: “Eh sai, io ti avrei chiesto di fermarti, ma poi tu avresti pensato che volevo vederti”

    è un mondo difficile :(

    ks

  14. utente anonimo dicono:

    mi viene in mente nichi vendola…. io però l'ho detto quello "scusi ma guardi che non si capisce un cazzo", eh… ci tengo a sottolinearlo….
    [anna]

  15. wiwipedia77 dicono:

    sì infatti antani.

  16. ioeilmiopc dicono:

    Tutta kolpa del “L’arte di avere sempre ragione” di Shopenauer.

  17. utente anonimo dicono:

    Shopenauer chi? il nipote di Sciopen?

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