OMAGGIO A UN’ILLUSIONE

Di tutte le vicende biografiche di artisti, quella di Paul Gauguin è senz’altro la più vivace per date, incontri e geografie.

Gauguin ebbe molte vite in una: dapprima fu padre di prole numerosa, oscuro impiegato parigino con stipendio fisso vittima della recessione, indigeno maori, girovago dell’Europa, bambino in Perù, operaio, contestatore avanti lettera, pittore eccelso ma incompreso e rifiutato da tutte le gallerie del globo, alcolista mangiapreti, scrittore di saggi, marito degenere, attacchino di manifesti, coinquilino di immensi artisti che davano i numeri e si tagliavano le orecchie.

Gauguin restava profondamente convinto di essere un genio dei suoi tempi – e oggi possiamo dirlo: non aveva torto – ma non riusciva a comprendere per quale diavolo di motivo nessuno o quasi fra i suoi contemporanei volesse tenere i suoi quadri in salotto.

Per l’arte si giocò tutto – la moglie, la famiglia, il denaro, la serenità – e tutto perse. Allora, fuggì dalla civiltà. Partì per gli antipodi. Due o tre mesi in nave. Malato, povero in canna, libero. Credeva di approdare in un paradiso primitivo: si ritrovò in un porto della Polinesia ottocentesca, pieno zeppo di coloni francesi e missionari cattolici. Preferì frequentare i nativi, e diventò loro amico. Chiuso in una capanna, creò opere sublimi, dai colori mai visti. Tornò a Parigi per mostrarle e per venderle. Le mise all’asta. Si aspettava un trionfo: fu un catastrofe. La sera, pianse come un vitello, da solo nel bar ove doveva semplicemente stordirsi nel vino.

Alla mattina, si svegliò furibondo. Scappò, di nuovo, e per sempre, dall’altro capo del mondo a consolare il dolore del fallimento. Prima Tahiti, poi le remotissime isole Marchesi, il luogo più selvaggio e irraggiungibile che si possa immaginare. Tirò l’ultimo respiro in una foresta, lontano da tutto. Persino la sua tomba, persa fra il fogliame, venne dimenticata.

Ma la sua vita non terminò con la morte. Tempo al tempo, galantuomo, e il talento fu riscoperto. Un estate, a Parigi, dopo una grande mostra a lui dedicata, Gauguin all’improvviso diventò una celebrità. Peccato che lui fosse già morto da tre anni.

Oggi i capolavori di Gauguin non possono essere venduti: non hanno prezzo. Le persone fanno ore di fila davanti ai suoi quadri esposti nei musei. La gente lo venera, lo ama. Chissà se lui dove sta ora, ne è in qualche modo consapevole.

Questa voce è stata pubblicata in cose. Aggiungi ai segnalibri il permalink.

14 Responses to

  1. MonsieurIdiota dicono:

    "chi ha il pane non ha i denti"?

  2. chi troppo chi niente

  3. utente anonimo dicono:

    ☆ ☆ ☆ ☆ ☆  

  4. utente anonimo dicono:

    Egli ebbe gli occhi per vedere

  5. utente anonimo dicono:

    Leggo in questo tuo post una sorte di amaro compiacimento collegato ad una presunta similitudine con la tua persona.

  6. E ti sbaglio di grosso: io sono pavido, non so dipingere e mi sto pure imborghesendo di brutto. :-)

  7. thepinkinside dicono:

    Sì una vita molto affascinante che non tutti conoscono. hai fatto bene a scriverla, bravo! Respect!

  8. PICCHU dicono:

    Geniale.
    No Gauguin, lei. Confuso.
    Questa è la mia rubrica preferita in assoluto.
    Diffusione assicurata.

  9. utente anonimo dicono:

    Posso copiarla per la ricerca di storia dell'arte di mia figlia?

  10. sì ma solo se vuoi che la bambina prenda un brutto voto.

  11. FreeFlight dicono:

    gauguin se la ride e con lui vincent (van gogh) e tutti quelli che da vivi hanno fatto cilecca ma che da morti è stato un successone

    come si può non ridere dell'idiozia della natura umana e non gioire d'averne preso distanza?

  12. utente anonimo dicono:

    è sempre così, bisognerebbe leggere da vivi gli elogi che scriveranno quando saremo morti.

    Firmato Ckf

  13. zauberei dicono:

    1. Il post è bellerrimo confuso – confessoti che mentre l'uomo delle signore cor pareo mi pare immenso, l'omo senza na recchia ma rotto infinitamente la uallera, forse per sovraesposizione da industria culturale, ma mi chiedo se almeno una parte del fracassamento uallero non derivi dalla recchia dal DSM anzichè dal merito artistico.
    2. Ma mejo del post mi permetto di dire è il commento 5, che paragona il mitico confuso al pittore delle signore cor pareo: confuso, quando decidi di lasciare Milano per che ne so, Isernia – dove ti sbronzerai con una manica di speculatori edilizi votanti forza italia – facce sapè.

  14. Apau dicono:

    Bello il post, però non ho capito l'illusione!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *