Omaggio a Yves Klein

La storia della pittura si concluse probabilmente con il più poetico degli artisti, il francese Yves Klein (1928-1962). Egli fu il primo a dipingere quadri monocromi. Utilizzava un solo colore. Di solito il bianco o il blu. Nessuna sfumatura, un’unica tonalità: una tela coperta di blu, con il rullo da imbianchino. Oltre non si poteva andare – se non lasciando la tela intatta e così esporla.

Anche nelle sue mostre, stupì amici e ammiratori: realizzò quadri monocromi alti persino venti metri. Un giorno invitò un gran pubblico nella sala di una galleria d’arte, e dopo averla completamente svuotata di arredi, e cominciò a intonacarne le pareti, come si fa per rinfrescare le case.

Nella sua ricerca dell’infinito, Klein osò anche altro: ad esempio, per un certo periodo decise di sostituire i pennelli con il lanciafiamme. Dipingere in quel modo, non era facile: durante il lavoro, spesso il quadro si incendiava.

Klein era affascinato dall’idea del vuoto: si diede così al commercio di spazi vuoti. Metri quadri d’aria, pezzi di cielo, opere assenti. “Zone di sensibilità immateriale”, le chiamava. Qualcuno le comprò. Lui pretese di essere pagato in oro, che poi gettava nei fiumi.

Fu anche musicista: nel 1949 compose una sinfonia. Lo spartito era semplice ma innovativo al tempo stesso: per venti minuti – o anche per ore, o per giorni – l’orchestra suonava la stessa identica nota, senza sosta, oppure stava in silenzio, con lui sul podio di direttore.

Il suo ritratto più famoso resta senza dubbio la fotografia che lo rappresenta mentre, con allegria, si lancia sulla strada dalla finestra del secondo piano di un condominio. Nel vuoto, appunto.

Come sopravvisse a un tale autoritratto? Ad attenderlo, sul selciato, in realtà c’era un gruppo di amici con un lenzuolo da pompiere. Ma li fece poi cancellare dall’immagine, coprendoli con il ritaglio di una foto del marciapiede deserto.

Yves Klein era un tipo strano, lo si sarà capito. Ossessionato dal blu oltremare, brevettò questo colore.

Realizzò antropometrie, sculture senza piedistallo, architetture dello spirito.

Giovanissimo ma malato di cuore, a soli 34 anni si fuse con l’infinito.

25 commenti su “Omaggio a Yves Klein”

  1. Questa cosa della gioventù spezzata comincia a preoccuparmi: il fatto di non essermi al momento ancora (con)fuso con l’infinito – segno di rozzo attaccamento alle cose terrene – non mi fa onore.

    Lot (ex Anonimo#6)

    (in realtà ho scritto questo insulso commento solo per fare colpo su Ks) 

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  2. gentile lot
    sono lusingata, ma a cuore antico mi viene il sospetto che noi si stia rivoltando il concetto di "flame" oltretutto così gentilmente ospitati nel salotto del signor confuso, che potrebbe suo malgrado trovarsi in una condizione di paraninfo (nella più nobile accezione del termine, nevvero) ammantato nel suo splendido blu

    ciò detto resto sempre sorpresa del perchè vengano, oltretutto consapevolmente, usati commenti definiti ‘insulsi’ per far colpo, far, BUM!

    saprebbe casomai lei dirmi, riguardo alla gioventù spezzata invece, dove vanno le papere quando ghiaccia il lago?

    ks

     

     

     

     

     

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  3. Cara Ks,

    le sue argomentazioni sono affascinanti (o, quantomeno, io ne sono affascinato) e rispondo subito alla sua domanda ornitologica:  ad oggi il laghetto di Central Park dovrebbe essere in via di disgelo, oramai, e le anatre sulla via del ritorno (magari questa risposta sarebbe piaciuta all’ex-giovane H.). 

    Concordo sul liberare lo spazio del cortesissimo e pazientissimo sig. Confuso, al quale chiedo scusa e ringrazio.

    Se lo ritenesse interessante mi può contattare qui: and.lot@gmail.com.

    Lot

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  4. uhhh qualcuno qui flirta nei commenti…

    de ja vù, bei tempi, bei ricordi…

    tornando a noi, una stanza non è vuota perchè in essa vi abita lo spazio, Signor Confusa, crede di poter definire messer Klein un artista Zen?

    (e se non risponde qui le rifarò la domanda su formspring :P)

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