Quella volta che Salvador Dalì tenne un conferenza in uno scafandro da palombaro (e per poco non ci resta dentro)

Nel 1936 il pittore surrealista Salvador Dalì viene invitato a Londra per tenere una conferenza. L’artista amava stupire il suo pubblico, e quindi si presenta in sala con addosso uno scafandro da palombaro e accompagnato da due alani russi.

Nell’immaginario di Dalì l’equipaggiamento marino doveva essere metafora della sua discesa nelle profondità dell’inconscio, ma va ricordato che gli scafandri degli anni ’30 non somigliavano affatto  alle mute da subacqueo di oggi: erano per ingombro assai più scomodi. D’altronde, servivano a camminare in fondo agli oceani, e per tirarli su ci voleva l’argano di una nave.

Dalì arriva alla conferenza nel suo costume di ferro. L’ingresso non è trionfale come previsto: le scarpe da palombaro sono tanto pesanti che alcuni amici devono aiutarlo a raggiungere il palco. Anzi, lo trasportano proprio a braccia, e lo posizionano di fronte al microfono.

A questo punto il celebre pittore si rende conto che dietro il casco di metallo e vetro non può fuoriuscire alcun suono. Nessuno potrà ascoltare il suo intervento. E ora? Non importa, lui da là dentro parla lo stesso.

La gente assiste interessata al discorso di questo tizio muto vestito da sommozzatore. Nello scafandro fa un caldo boia, e manca l’aria: Dalì si sente male. Comincia ad agitarsi per avvisare del pericolo. Ma la sua mimica disperata viene presa come parte dell’esibizione. Qualcuno ride, tutti gli altri applaudono festanti. “Bravo, bravo!”

Sarebbe forse la morte più cretina della storia, se la moglie non si accorgesse di cosa stia succedendo davvero. Brusio in sala, si smette di applaudire, si tenta di liberare l’artista. “Attenzione ragazzi che qui il Maestro ci lascia le penne.” Ma l’elmo, avvitato per bene, resiste. Prima provano a forzarlo con delle leve, poi lo prendono perfino a martellate, sempre più forte. Il casco, con la testa di Dalì all’interno, risuona come la campana di una chiesa.

Epilogo. Alla fine Dalì viene estratto ancora vivo dallo scafandro. Morirà più di mezzo secolo dopo. Qui sotto, una testimonianza documenta quell’indimenticabile giornata del 1936. Lui è quello al centro.

 

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20 Responses to Quella volta che Salvador Dalì tenne un conferenza in uno scafandro da palombaro (e per poco non ci resta dentro)

  1. Bostoniano dicono:

    Noto una vena nuova nei tuoi post. Che, ti dirò, non mi dispiace affatto!

  2. utente anonimo dicono:

    Bel post: insieme a quello sulla tazza da water e l’orrido "artista" che l’ha eletta a opera, il migliore degli ultimi tempi. Continua così! :-)

  3. Lei sta dando dell’orrido al più grande umorista del Novecento, nonché forse l’uomo con il più alto quoziente d’intelligenza che si sia mai visto su questo pianeta.

  4. PICCHU dicono:

    Ci sono cose che nessuno ti dirà. Meno male che esiste lei, signor Confuso.

  5. utente anonimo dicono:

    Visto che ti si è aperta una nuova vena, mi permetto di farti una richiesta.
    Potresti parlarci di quella volta che Aldobrandi De’ Cassiopei si chiuse il dito mignolo dentro il cofanetto della sua Bibbia tascabile al convegno dei Morigerati nemici di Satana?
    Posso salutare chi mi conosce e mia zia Pina?
    Grazie.

    p.s. un ultima cosa: potresti dedicare il tuo prossimo pezzo a Giovi, Mirko e Barbara?

    Arual

  6. utente anonimo dicono:

    queste cose le vengono per caso ispirate da "Forse Non Tutti Sanno Che?" della Settimana Enigmistica?

  7. è la settimana enigmistica a ispirarsi a me.

  8. Comunque stavo pensando di continuare la serie con "Quella volta che Borges rimase chiuso in ascensore per due ore con la sua badante", "Quando Picasso dimenticò dove aveva lasciato la macchina nel parcheggio del supermercato", "Il giorno in cui Kant perse le chiavi di casa ai giardinetti", eccetera

  9. utente anonimo dicono:

    Egregio sig. Confuso,
    potrebbe raccontarci anche di quella volta che Dante si perse in una selva oscura… E poi non s’è capito bene come gli sia successo.

    Grazie

    Morgana

  10. Bostoniano dicono:

    Confuso: sì, sì, sì!

  11. morgana: quel tale si era perso nel boschetto dell’Impruneta, lo hanno ritrovato i bracconieri il giorno dopo.

  12. utente anonimo dicono:

    mi ricorda quella volta che mi feci fare una maschera nuova per non esser riconosciuto durante le rapin… ehm il lavoro, dimenticai di lasciare lo spazio per bocca e naso :

    firmato ckfpi

  13. zauberei dicono:

    Io sto indovinando l’origine di questi nuovi post confuso, che mi piacciono moltissimo – questo qui lo potrei lasciare aperto sur picci quanno viene gente, che mi fa fare una porca figura di persona dotta ma umoristica pure. Io comunque non dirò il mio sospetto ispirativo.

  14. utente anonimo dicono:

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  17. Deborah dicono:

    Metaforatragica del solipsista?

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